Le 5 azioni chiave per la Continuità di Carriera

Image of young pretty woman changing reality

Ripartire è un’operazione complessa, che si sviluppa da un’interruzione, al giorno d’oggi derivata da eventi di cui le persone coinvolte sono incolpevoli.
Il tempo che viviamo è particolare perchè:
• La lunghissima crisi, da cui proveniamo, non ha ancora sviluppato tutti i suoi effetti negativi sui livelli occupazionali.
• C’è un atteggiamento paranoico delle imprese, grandi o piccole, nei confronti delle assunzioni e del lavoro.
• Il “cost saving” tocca senza criterio la possibile occupazione in entrata, quella presente e tutte le operazioni sul personale con costi ( avanzamenti di carriera, premi , incentivi etc.. ), indifferente al possibile effetto “leverage” immediato e/o a breve che potrebbero avere.
• La crisi stessa ha accelerato il recupero del ritardo accumulato dall’Italia nell’applicazione delle nuove tecnologie, dei nuovi modelli organizzativi e di mercato.
• Paradossalmente paghiamo caro, come individui e come imprese, il costo della “globalizzazione” senza essere in grado di approfittare delle infinite opportunità che offre.

tibetano

Per ripartire dobbiamo tenere sullo sfondo di ogni singola azione che agiremo, il contenuto dei 5 punti elencati sopra. Dobbiamo fare nostra una onesta valutazione della situazione in cui ci troviamo considerando almeno questi ambiti:
1. La propria professionalità , il valore che riteniamo avere, quello che percepiamo i diversi “altri” hanno di noi. Nel dubbio optare per una lettura più severa ancorandoci al senso di realtà.
2. L’esperienza accumulata in tutta la carriera, quella recente, ma anche quella più lontana, raccogliendola in un’ottica di “rivitalizzazione” nella quotidianità attuale.
3. L’apporto personale, diverso da altri, che potremmo dare da domani, visti i cambiamenti in atto.
4. I compromessi nell’ambito familiare, personale e sociale. Come possiamo cambiarli (tutti possono essere cambiati!), migliorarli e/o ridefinirli e quanto ci costa.
5. L’obiettivo di continuità di carriera, come risultato dell’algoritmo dei punti precedenti, da proporre in tutte le occasioni programmate o casuali, filtrato nel senso di possibilità .
Questo percorso non è semplice, alcuni passaggi ricordano un ponte tibetano, fatto di corde lanciate su strapiombi inquietanti. Ma con un aiuto e con impegno tutto diventa possibile. Più si riesce ad anticipare l’avvio di queste azioni, appena s’intravedono sintomi negativi, più facile, meno stressante e più efficace sarà il percorso e la certezza del risultato.
Contattatemi per aggiungere le vostre esperienze e il racconto di quello che state vivendo. Quando vorrete e dove posso, continuerò ad aiutarvi.

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I 5 casi più frequenti di crisi personali nelle diverse realtà aziendali

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L’esperienza di questi ultimi anni mi ha fatto incontrare 5 situazioni tipo, con soggetti e comportamenti in cui più o meno possiamo riconoscerci o che abbiamo osservato da vicino in parenti stretti, amici o conoscenti:
1. Chi non avendo segnali di criticità del proprio posto di lavoro e pur ostentando sicurezza, in cuor suo non è tranquillo; intorno a sé vede troppe negatività, la crisi ha lasciato segni pesanti nella propria rete sociale. Tiene caro il suo posto, ma non riesce più a lavorare bene. Vorrebbe guardarsi intorno o crescere in azienda, ma non sa cosa fare e capisce che non può agire come avrebbe fatto anche solo 3/5 anni prima.

2. Chi invece sente bruciare il terreno sotto i piedi, la sua azienda non sta andando bene; non ci sono ostilità nei suoi confronti, non corre il rischio che tocchi specificatamente lui/lei, ma percepisce come reale il pericolo che la casa gli crolli in testa. E’ bloccato/a, non conosce vie di fuga, perché o non se ne è mai occupato o quel poco che credono di sapere fuori non lo ritrova più, tutto è cambiato.

3. La crisi è quasi certa, si vive alla giornata. La persona sente che l’attività si sta spegnendo, clienti e fornitori sono al corrente della situazione; lavorare è difficile, è spesso poco più che un trascorrere il tempo in chiacchiere inutili o deprimenti. Se è della rete esterna si ritrova come un disperso, non può non parlare della situazione con il suo network senza sentirsene un poco responsabile o scaricare le responsabilità su altri. Capisce che in tutti e due i casi è sbagliato. C’è un modo per uscire da questa trappola, ma è troppo ansiosa e svuotata per trovarlo.

4. Lui/lei si sente fuori, la perdita del lavoro è certa e i tempi sono definiti, al di là di ambiguità formali (vedi varie forme di CIGS, contratti di solidarietà, part time). La paura del nuovo, senza avere nessun orizzonte di previsione, lo/la paralizza. Tutto sembra impossibile e il mondo esterno è estraneo; si teme per le relazioni fuori il lavoro, familiari, sociali. Si fa molta fatica a pensare e cercare chi ci possa aiutare.

5. Ormai è fuori, il rapporto con l’impresa è chiuso, una cruda verità dura da accettare. Si rivolge ai conoscenti che aveva in azienda, agli amici e ha solo risposte che aumentano il suo senso di vuoto, la paura di non trovare soluzioni. Intorno a sé tante parole di comprensione, persino compassione, ma pochissima concretezza. Il conto economico immediato non è quasi mai grave, ma lo vede peggiorare nel futuro prossimo se non otterrà un nuovo lavoro. Entra nel panico e sente che quasi tutto quello che fa è sbagliato e non capisce il perchè.


Nel mio lavoro in Career Counseling, uno degli esercizi che per lungo tempo ho proposto a chi si rivolgeva a noi per essere aiutato era quello di immaginarsi tra 5 anni e di descrivere la propria posizione, entrando anche nei dettagli materiali del suo posto di lavoro ideale. Il risultato che volevo ottenere era di comprendere meglio le sue aspirazioni, di fargliele materializzare e sollecitarlo a definirsi un target positivo e piacevole per il lungo termine.
Oggi le condizioni esterne sono molto cambiate, ma la sostanza dell’esercizio rimane la stessa e ti suggerisco, se ne senti il bisogno, di farlo riducendo solo il tempo a 18/24 mesi. Il suo significato è diverso, ma molto utile nella realtà odierna.
Verranno fuori elementi importanti della carriera, parte dello stile di vita, che possono aiutarti a sostenerne la continuità.
Se li tieni presenti nelle scelte che dovrai fare, riuscirai a governare la casualità dei fatti, a ricondurre anche le negatività che sei obbligato ad accettare in una direzione di senso che ti può aiutare ad uscire dai problemi che stai vivendo.
Molte altre cose devono essere fatte in questi casi, tutte importanti, ma questa mi sembra in termini costi/risultati quella che mi sento di consigliarti subito.
Nelle prossime settimane, avremo modo di approfondire assieme altri aspetti e metodologie utili per allargare il proprio orizzonte di previsione e ridare continuità alla propria carriera.

Nessuno si senta innocente! lettera aperta a tutti gli HR managers

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Il 5 ottobre abbiamo visto la foto di un uomo sconvolto, praticamente spogliato, che tenta di scavalcare una recinzione. Era Xavier Broseta, direttore del personale di Air France, scappato da un tentativo di linciaggio da parte dei dipendenti dopo la comunicazione del piano di riorganizzazione, che prevedeva il licenziamento di 2900 lavoratori.
La sua immagine mi ha turbato e disorientato. Il mio primo istinto è stato di ritrovarmi nella sua paura, poi ho pensato ai 2900 licenziati, ai problemi che loro e le loro famiglie potranno avere nel futuro, all’Air France che non è certo una perla di azienda solidale, complice di rimpatri forzati d’immigrati, una delle poche compagnie al mondo che continua a trasportare primati per la sperimentazione animale (i macachi delle Mauritius in particolare).
Mi sono chiesto: ma io con chi sto?
Con Xavier che terrorizzato forse non ha neanche percepito il rischio mortale? Sono solidale con i 2900 licenziati e i loro probabili drammi futuri? Sono contro Air France che licenzia e manda i propri dirigenti allo sbaraglio, insensibile delle possibili conseguenze?
In questa trappola non ci sto!
Sono con il dirigente, condivido le paure dei futuri disoccupati e pure credo che licenziamenti di massa ne abbiamo visti e ancora ne dovremo gestire. Ma non posso cavarmela così, essere d’accordo più o meno con tutti e non voglio più vedere simili immagini. Se voglio e vogliamo questo dobbiamo fare qualcosa di diverso che schierarci.

lav airfrance

Da anni cerco strumenti, strade per affrontare queste situazioni in modi differenti, che sappiano aiutarci a quadrare i conti con le aspettative di tutti. Mi sono convinto però che molte più menti devono essere coinvolte per far sparire dalle nostre vite simili fatti.
Il Direttore del Personale ha nel suo ruolo la responsabilità di governo di queste materie, ma deve essere di altri il lavoro di preparazione e prevenzione. Quasi sempre la linea e non solo, manca di competenza di gestione del colloquio difficile, delle relazioni sociali, e del colloquio a diverse dimensionalità. Senza questo si arriva troppo spesso a complicare ancor di più il tutto, rischiando il dramma per non aver cominciato a gestire in anticipo, nello stretto spazio lasciato da leggi e regole, con i diretti interessati (le persone prima di tutti) il problema. Tra smacchi e successi, ho imparato che qualcosa si può smuovere, ma partendo molto prima di quel terribile contesto che abbiamo visto.
La gestione di una situazione di crisi a Orly come a Milano o Torino viene affrontata con modalità superate, che rispondono a logiche di rappresentanza non più corrispondenti alla realtà. L’ideologia conta sempre meno nel riconoscersi collettivo. In più i tempi informali di gestazione sono troppo lunghi e non coinvolgono i diretti interessati. Regole e procedure, giustificate nel passato, rischiano di portare all’ arroccamento di posizioni inconciliabili tra le parti, dall’altra di favorire soluzioni standard che ormai non soddisfano più nessuno.
Cercare di trattare collettivamente 2900 persone, così come 10, è sempre meno possibile con queste modalità. I differenti bisogni individuali non sono più unificabili e la regola del “meno peggio” è scesa troppo in basso da rischiare di perdere valore.
In questo contesto il ruolo del Direttore del Personale è ancora più importante ed indispensabile, non solo nel fare, ma ancor di più nel saper far fare.
“Nessuno si senta innocente” non è una chiamata in correo ma la base di una ricerca nel saper agire per prevenire la formazione di “atmosfere esplosive” ad effetti imprevedibili non governabili.

Iniziamo…a gran carriera!

Il genio dà inizio alle opere belle, ma soltanto il lavoro le compie.”

(Joseph Joubert)

La-vo-ro, la-vo-ro, la-vo-ro.
Astratto desiderio, sogno impersonale, generica realizzazione.
Quando è un “buono” ci solleva, quando è “duro” ci logora, quando è “un’opportunità”, ci fa sognare.
Per come oggi ne parliamo, per come tutti ne parlano, il posto di lavoro è diventato un luogo immobile, estraneo alla persona, che lo occupa quando è libero o lo perde quando svanisce.
Impegna gli esperti nella stratosfera o in basso, basso le discussioni da bar.
A volte lo usiamo anche noi tutti per sganciarci dalle implorazioni di un amico, un conoscente che ci chiede aiuto. “Non c’è lavoro, è dura”, diciamo. “Mandami il cv, vedo cosa posso fare ma non ti prometto nulla!”.
Lavoro per il singolo è una parola senza più significato! Anzi mi porta fuori strada, non mi distingue, non mi serve nei colloqui, non accetto più che mi qualifichi socialmente.
CAR-RIE-RA, car-rie-ra, car-rie-ra.
Il lavoro può essere nella coniugazione dei verbi l’infinito, la carriera è l’indicativo presente. Se fossimo di lingua inglese probabilmente diremmo: io carriero, tu carrieri , lui carriera, noi carrieriamo…
Contiene il mio passato e posso inserire quello che vorrei del mio futuro. E’ in “movimento”, mi riconosco, m’impegno e penso che ne valga la pena. In più è capace di farmi restare con i piedi per terra senza incatenarmi.
Oggi concentrarsi sulla carriera è l’atteggiamento giusto per prepararsi a seguire con successo tutte le tappe necessarie per conquistare il lavoro e per tenerselo.
Significa avere un posizionamento, anche mentale, diverso nel Mercato del Lavoro.
Tutto questo non è facile farlo senza l’aiuto di un esperto.
Io mi sono sempre occupato di carriere e oggi più che mai voglio continuare a farlo. Ho fatto errori, ho visto tante realtà, ho seguito tantissime persone e tante aziende.
Con questo blog voglio continuare ad imparare (e per esperienza so che imparerò da voi) e darvi in cambio tutto il mio know-how e l’aiuto nell’ambito della vasta area delle persone nel lavoro e del suo Mercato, che ho percorso in ruoli diversi e in cui ancora agisco.