Nessuno si senta innocente! lettera aperta a tutti gli HR managers

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Il 5 ottobre abbiamo visto la foto di un uomo sconvolto, praticamente spogliato, che tenta di scavalcare una recinzione. Era Xavier Broseta, direttore del personale di Air France, scappato da un tentativo di linciaggio da parte dei dipendenti dopo la comunicazione del piano di riorganizzazione, che prevedeva il licenziamento di 2900 lavoratori.
La sua immagine mi ha turbato e disorientato. Il mio primo istinto è stato di ritrovarmi nella sua paura, poi ho pensato ai 2900 licenziati, ai problemi che loro e le loro famiglie potranno avere nel futuro, all’Air France che non è certo una perla di azienda solidale, complice di rimpatri forzati d’immigrati, una delle poche compagnie al mondo che continua a trasportare primati per la sperimentazione animale (i macachi delle Mauritius in particolare).
Mi sono chiesto: ma io con chi sto?
Con Xavier che terrorizzato forse non ha neanche percepito il rischio mortale? Sono solidale con i 2900 licenziati e i loro probabili drammi futuri? Sono contro Air France che licenzia e manda i propri dirigenti allo sbaraglio, insensibile delle possibili conseguenze?
In questa trappola non ci sto!
Sono con il dirigente, condivido le paure dei futuri disoccupati e pure credo che licenziamenti di massa ne abbiamo visti e ancora ne dovremo gestire. Ma non posso cavarmela così, essere d’accordo più o meno con tutti e non voglio più vedere simili immagini. Se voglio e vogliamo questo dobbiamo fare qualcosa di diverso che schierarci.

lav airfrance

Da anni cerco strumenti, strade per affrontare queste situazioni in modi differenti, che sappiano aiutarci a quadrare i conti con le aspettative di tutti. Mi sono convinto però che molte più menti devono essere coinvolte per far sparire dalle nostre vite simili fatti.
Il Direttore del Personale ha nel suo ruolo la responsabilità di governo di queste materie, ma deve essere di altri il lavoro di preparazione e prevenzione. Quasi sempre la linea e non solo, manca di competenza di gestione del colloquio difficile, delle relazioni sociali, e del colloquio a diverse dimensionalità. Senza questo si arriva troppo spesso a complicare ancor di più il tutto, rischiando il dramma per non aver cominciato a gestire in anticipo, nello stretto spazio lasciato da leggi e regole, con i diretti interessati (le persone prima di tutti) il problema. Tra smacchi e successi, ho imparato che qualcosa si può smuovere, ma partendo molto prima di quel terribile contesto che abbiamo visto.
La gestione di una situazione di crisi a Orly come a Milano o Torino viene affrontata con modalità superate, che rispondono a logiche di rappresentanza non più corrispondenti alla realtà. L’ideologia conta sempre meno nel riconoscersi collettivo. In più i tempi informali di gestazione sono troppo lunghi e non coinvolgono i diretti interessati. Regole e procedure, giustificate nel passato, rischiano di portare all’ arroccamento di posizioni inconciliabili tra le parti, dall’altra di favorire soluzioni standard che ormai non soddisfano più nessuno.
Cercare di trattare collettivamente 2900 persone, così come 10, è sempre meno possibile con queste modalità. I differenti bisogni individuali non sono più unificabili e la regola del “meno peggio” è scesa troppo in basso da rischiare di perdere valore.
In questo contesto il ruolo del Direttore del Personale è ancora più importante ed indispensabile, non solo nel fare, ma ancor di più nel saper far fare.
“Nessuno si senta innocente” non è una chiamata in correo ma la base di una ricerca nel saper agire per prevenire la formazione di “atmosfere esplosive” ad effetti imprevedibili non governabili.

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