Sui drammi di Parigi. Lo tsunami sta arrivando, ma si può fermare!

PARIS, FRANCE - NOVEMBER 14: People place flowers and candles on the pavement near the scene of yesterday's Bataclan Theatre terrorist attack on November 14, 2015 in Paris, France. At least 120 people have been killed and over 200 injured, 80 of which seriously, following a series of terrorist attacks in the French capital. (Photo by Jeff J Mitchell/Getty Images)
Parigi, 14 novembre (foto di Jeff J Mitchell/Getty Images)

Profetizzare sventura sembra essere diventato facile. Ci si prende sempre, anche sbagliando mira! Le stragi di Parigi si preparano ad arrivare fino a noi (vedi Corriere della Sera, 8 novembre 2015, “il pentito della mafia nigeriana” e le ultime dichiarazioni dell’ISIS) e possono essere fermate. Il lavoro d’intelligence è importante, specialmente se si mette in pratica il propositum dei santi Falcone e Borsellino “segui i soldi”, ma è sempre episodico, non si può pretendere che sia a garanzia assoluta. Si dice: se vuoi essere sicuro di eliminare il pesce (chiedo perdono ai pesci), togli l’acqua; ma l’acqua è ricchezza, è vita. L’acqua, se la sappiamo usare, è la soluzione sia di questo che di altri problemi.
Nel racconto precedente parlavo dei giovani, anche di quelli più fortunati e più titolati, del peso negativo che ha la loro disoccupazione nel nostro presente e avrà ancor più nel futuro per una possibile mancanza di chiara identità derivata da frequenti periodi di disoccupazione e di precarietà. Esprimevo una mia convinzione, che l’aspetto professionale fosse nell’età lavorativa la sfaccettatura più importante dell’identità personale e quindi essenziale per il benessere materiale e mentale.
Non mi aspettavo di essere qui oggi ad affrontare il tema giovani e lavoro, anche commentando aspetti dei tragici avvenimenti parigini. Ma queste osservazioni/riflessioni mi sembrano interessanti:
• I terroristi sono tutti giovani
• Godono per ora di un habitat a loro non del tutto ostile, di luoghi caratterizzati da masse giovanili senza lavoro e convinte di avere nessun futuro
• Sono o hanno origini in aree del mondo, le stesse che caratterizzano l’habitat in cui possono muoversi, comunque interessanti per la globalizzazione e la sua fame congenita di espansione
• Sembrano, a mio avviso, fortissimamente “squilibrati” dal loro passato


Tutto questo senza concedere attenuanti per le loro azioni, ma per contrastarli ed eliminare definitivamente il loro contributo a questo complotto contro l’umanità. Per lasciare alla giustizia tutte le risorse per arrivare ai burattinai, che vivono in habitat molto prossimi a noi per aree e stili di vita, e probabilmente ben poco hanno a che vedere con povertà, religione, colore della pelle o presunti scontri di civiltà.
In Italia, per il contesto attuale e coincidenze storiche, si può agire per ottenere risultati rispondendo anche alle nostre urgenze citate in questo scritto. Mettendo in gioco comportamenti prevalentemente individuali si serve la battaglia contro la precarietà e si contrastano i pericoli incombenti al nostro stile di vita. Non togliendo l’acqua, ma rendendola inagibile ai terroristi e persino utile alla crescita individuale, si possono costruire basi solide per una civile convivenza.
“Parlare a chi non si conosce”. Per un giovane in cerca di lavoro è essenziale, ma vale anche per chi, indipendentemente dall’età, è obbligato a ripartire nella propria carriera. Cercare chi può contribuire a chiarirci aspetti della nostra strada, che cosa può farci riflettere e non solo chi è in sintonia con le nostre credenze. Questo vuol dire che spesso i consigli “sensati” o possiamo pensarli da soli o ci portano all’inattività. Non serve, in questo momento, puntualizzare. Non siamo al “nero sul bianco”, chiedere assicurazioni o rassicurazioni ha perso il valore di certezza. E’ più utile andare al cuore del problema, dopo un lavoro d’intelligence, il cui valore va riconosciuto a chi ci aiuta, esprimere, nella forma più adatta al contesto, la volontà di fare quel lavoro, dettagliare cosa poter dare a chi potrebbe assumervi. Ma il parlare con chi non si conosce o è parte di un mondo a noi ignoto, vale anche più in generale. Per quei giovani che hanno avuto la ventura di stare in classe con compagni di altre etnie, lingua, nazione, pelle, religione e frequentarli, possono riprendere con facilità il dialogo scambiare la loro disponibilità a farvi capire il loro diverso, con la collaborazione ai loro percorsi di vita; molto dei cambiamenti che stiamo vivendo, che ci spaventano e ci frenano passano dalle loro parti. Essere “golosi” del nuovo rende, ci fornire spunti per i nostri progetti. Cerchiamo di capire cos’è globalizzazione, partiamo da cosa c’entra con la nostra vita oggi e come può essere piegata ad un nostro futuro migliore.
“Rischiare la certezza, per inseguire un sogno”. Farlo da giovani non costa molto, si può sbagliare e recuperare con più facilità; farlo oggi è quasi una scelta obbligata. Le certezze passate non esistono più e quelle nuove che stiamo cercando sono molto più legate al nostro agire piuttosto che all’attese e all’aspettare gli altri. Il cambiamento, quello che vogliamo, uscire da questo stato d’incertezza e di paura della perdita, deve attraversare le coscienze, diventare “inconscio di tutti”. Forse i giovani possono più di altri aiutarci a trasformare questo modo di dire in un modo di essere e di agire di tutti.
“Lasciarsi aiutare”. “Rispondere quando ci chiedono qualcosa che si conosce”. Dopo Parigi è qualcosa di più chiaro, ma deve essere ben più di una reazione emotiva ai fatti che stiamo vivendo. L’aiuto ci serve per il nostro progetto. Ci serviva prima di Parigi e, messi insieme i due modi di agire, aiuto ed aiutare contribuiscono a risolvere i problemi più assillanti di oggi: disoccupazione, precarietà e rischio di stato di guerra.

Queste strade sono un modo per rifiutare le logiche che stanno alla base dei due drammi e per superarli.

Io ci sono!

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