“Sei troppo vecchio!”…..Che fare?!

Quante volte hai percepito questa frase come sottotesto dei dialoghi nella tua ricerca di un nuovo lavoro, anche con le persone a te amiche e care con cui ne discuti normalmente? Forse troppe, e comunque sufficienti a demoralizzarti ed abbatterti nei tentativi di risolvere le tue problematiche di carriera.

 
Sì, voglio parlarti di continuità di carriera alla tua età.

 
Il “senso comune” ci direbbe che da un certo momento in avanti dovremmo cominciare a pensare alla pensione. Ma questo senso comune non sembra sia ancora allineato ai cambiamenti delle leggi, all’onere aggiuntivo che si deve affrontare con la crisi che ha quasi fermato l’ingresso nel mondo del lavoro dei nostri figli, con le difficoltà che loro hanno nel sopravvivere e superare il lungo periodo di precariato. Senza contare la situazione di progressiva insicurezza che preoccupa i nostri anziani genitori, che hanno una sanità pubblica a costi crescenti e quantità e qualità dei servizi che si riducono.
Non voglio nemmeno raccontarti di strade facili; il presidente dell’INPS, Tito Boeri, ha appena dichiarato: “al di sopra dei 55 anni è molto difficile trovare un impiego” (solo un disoccupato su 10 ci riesce, in effetti).
E’ vero che queste stime, peraltro le più autorevoli e fondate, si ridimensionano se saliamo nel valore dell’ultimo reddito, ma rimane comunque una sfida difficile.

Che fare?

 

Ascoltiamo con attenzione quello che ci viene detto e, quando possiamo, chiediamo all’interlocutore di essere meno generico, di spiegarci il perché secondo lei/lui “io” non posso essere ancora utile, invitiamola/lo ad aiutarci con la sincerità. Scartati i luoghi comuni, sicuramente ci verranno detti tutti i dubbi che aleggiano nei colloqui, così da poterci preparare nelle risposte, impostare la nostra lettera di presentazione e l’autocandidatura. Possiamo definire con precisione il senso di possibilità, che unito al senso di realtà ci permette di sapere con esattezza quale è il grado di difficoltà che dobbiamo affrontare. Questo è il primo importantissimo passo che dobbiamo fare. Tutto il resto continua ad essere in salita, ma “conosciamo quanto è brutto il diavolo”. Da quel momento è solo una questione “tecnica”, onerosa sia per l’impegno che dobbiamo metterci, sia per la difficoltà di scegliere la persona “giusta”, che possa aiutarci per tutto questo “percorso ad ostacoli”.

 

Io ed i miei collaboratori abbiamo avuto modo di analizzare e gestire queste situazioni per anni. Oggi siamo pronti ad gestirne altrettante, consapevoli di ciò che è cambiato e sta cambiando.

 

 

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