2016: nel lavoro e nella carriera si riparte!

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Il 2015 è finito e abbiamo in dote sia il peggio che il meglio. Il terrorismo è arrivato sull’uscio di casa, non ci fa dormire tranquilli e siamo preoccupati che questo incida negativamente su tutti gli aspetti della nostra vita, lavoro compreso. I provvedimenti governativi sull’occupazione hanno dato risultati contraddittori: più assunzioni, ma nessuna chiara inversione di tendenza.

Ma qualche riflessione un poco più approfondita e molto utile possiamo farla. Gli altri, istituzioni pubbliche a tutti i livelli, associazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali e professionali potrebbero fare molto di più e meglio, ma non sarebbe comunque decisivo. Solo i tanti “io” che formano il “noi” hanno la chiave per ripartire nel lavoro. Certo le strade e i percorsi sono individuali e non c’è la soluzione valida per tutti. Ma la novità che ho imparato nell’anno appena passato è che l’unica scintilla sicura che accende il motore è quella che possiede ciascuno di noi. O riparte il singolo o il motore paese non si muove. Ho anche scoperto che la parola carriera è rientrata, dopo quasi mezzo secolo, nel vocabolario politically correct.

Quello che oggi vogliamo tutti è la continuità di carriera per poter affidare il nostro stile di vita a questa continuità, poter mantenere e migliorare la nostra identità professionale. Per un individuo maggiorenne, normalmente dotato  e che vuol diventare o restare adulto, il lavoro, inteso come continuità di carriera, è la soluzione diretta di alcuni bisogni importanti ed è anche un ingrediente di tutti gli altri.

Vivere la continuità di carriera è per tutti, disoccupati, precari, occupati. Età, genere, stato lavorativo, anzianità aziendale, professionalità non precludono nessun risultato. Le discriminazioni, i pregiudizi e gli stereotipi ti possono rendere più complicato il percorso, ma non possono, nel mondo attuale, precludervi il successo. Per quanto paradossale possa sembrarvi, l’esperienza di quest’anno mi dice che essere occupati non è più garanzia di sicurezza. Per fortuna, l’essere disoccupati non rappresenta più la certezza di un futuro peggiore. E statisticamente la soluzione del problema del primo richiede più tempo di quello per la realizzazione del secondo. Il paradigma che va accettato è che “sicurezza” dell’uno e “certezza” dell’altro  sono sempre più di pertinenza personale e sono le due facce della stessa medaglia: il mondo è cambiato!
Non ho fatto mediazioni o addolcimenti nel descrivere quello che vedo e che penso. Ma è quello che pratico. Non cerco contestatori, ma li preferisco a chi è in attesa del peggio senza muoversi.
Aspetto le vostre riposte, richieste di chiarimenti, tutto quello che può aiutarci ad agire. Ci conto.
Un buon inizio d’anno!

 

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