W le DONNE!

mimose

 

Oggi è la festa delle donne. Non sono un festaiolo, ma W le Donne si, perchè credo in loro, perché spero in loro. Per tutti noi, per il nostro e mio futuro.

Oggi non sono in grado di scrivere e non è giusto che scriva. Venerdì 11 farò il mio compito.

Ho chiesto a Tania Margiotta, medico, psicoterapeuta, filosofo della mente, che ci ha aiutato e che ancora ci aiuta a trovare una strada nuova per andare oltre alle difficoltà del quotidiano del lavoro di tutti, di scrivere a me e a tutti voi che leggete.

Grazie Tania , grazie a tutte le Donne!


CHE COSA ABBIAMO ANCORA DA FARE, ORA?

 

Negli ultimi cinquant’anni abbiamo fatto molto, moltissimo: acquisito la licenza di parlare in pubblico, di dire ciò che pensiamo (ed eventualmente essere ascoltate), di portare i pantaloni o la minigonna (per come ci va), di scegliere professioni prestigiose, di guidare mezzi di trasporto ed anche masse di persone adulte.

Ad un certo punto della vicenda storica che ha attraversato gli esseri umani, noi donne occidentali abbiamo aperto le porte ai mondi del sociale.
Non più solo nell’Oikos, dietro le quinte del mondo, ma nella Polis, là dove le cose accadono e la mente si forma.

L’estensione delle nostre possibilità è stata molto rapida: dopo millenni di stasi in pressochè tutte le culture, siamo improvvisamente entrate irrompendo sul palcoscenico della vita, invadendo le scene che erano state popolate soltanto da uomini.

Cultura per uomini, scienze per uomini, giurisdizione, arte, commerci, politica, movimenti di popoli…i mondi degli uomini sono stati mondi di conoscenza, non soltanto di lotte.
La donna della Nostra Storia per conoscere ha dovuto invece farsi strega o maga; perché sempre nascosto, occulto doveva essere il suo potere.

Abbiamo attraversato un percorso arduo, di non immediata comprensione e realizzazione, fatto di logiche anguste, silenzi obbligati e verità dissimulate. Siamo state costrette –dalle circostanze- ad avere una mente mimetica per poter pesare sul mondo.

Ora in molti se ne accorgono.
Che possiamo dare, pure noi, al mondo, qualcosa.

Bene.
Da qui partiamo, perché il nostro viaggio è appena cominciato. E da questa trama di significati di Noi, antichi e recenti, vogliamo capire che cosa sia meglio fare.

Ora, come direbbe un antico saggio orientale, dobbiamo unire l’uno e il molteplice, allineare il dentro con il fuori, raccogliere il centro nella periferia.

Non sono metafore d’effetto, ma modi d’essere compartecipi del mondo.

Ora che abbiamo imparato-a-fare-tutto, ci tocca ri-fare-tutto, ma con un senso nuovo.

La situazione estrema in cui nessuna donna ancora può essere immaginata è quella di compiere e condurre il proprio viaggio.

Nessuna donna è mai stata raffigurata come colei che cammina e si ferma, che ha percorso la sua strada e sceglie la successiva, che sa stare anche da sola senz’ansia, come chi è tranquillo, perché ha conquistato qualcosa.
Ancora nessuno di noi può realmente pensare a una donna così, senza fraintenderla e pensarla pazza o puttana.

L’operazione da compiere non è più lottare e invadere spazi, l’operazione è saperci stare, in quegli spazi.
Questa è la vera conquista di oggi.
Attraversare davvero gli spazi per riconoscerne le qualità e le regole.
Fermarsi, scegliere e ripartire.

Ripartiamo sì, a Gran Carriera, come direbbe Mario Piccoli, ma smettiamo di temere i cambi di rotta.

Condurre, fermarsi, scegliere e ripartire.
È un’operazione mentale di un attimo che può durare però tutta una vita.

Buon viaggio, a tutte noi!
Tania Margiotta

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