Devi cambiare la tua idea di lavoro!

 

change

 

La carriera nella storia che ho attraversato nei miei 71 anni ha assunto differenti facce e pesi.

 
Nel periodo successivo alla fine della guerra carriera era prevalentemente “mestiere”. Il suo percorso era conosciuto e molto lungo: potevi diventare operaio provetto solo dopo 12/15 anni, panettiere dopo 8 /10, contabile dopo 20 anni. La stabilità era assoluta e la variabilità inesistente. Comunque saresti vissuto nello stesso quartiere, lavorato nella stessa azienda o negozio. La disponibilità di merci sul mercato, vista con gli occhi di oggi, era scarsa, sia come quantità che varietà. Il reddito anche per chi acquisiva il “mestiere” non sarebbe cresciuto molto e comunque non c’erano status symbol che lo rappresentasse. La mobilità sociale, una rarità.

 
Il boom economico iniziato alla fine degli anni 50 cambiò lo scenario; fu il tempo del prodotto e delle produzioni di massa, della mitica migrazione dalla campagna alle grandi città, dal sud al nord. La carriera perse parte del suo connotato di mestiere e cominciò a riguardare anche le competenze di governance. Rimase comunque un fenomeno limitato fino agli inizi degli anni 70.

 
Tutti gli anni 70 furono il periodo dei diritti collettivi, quelli che oggi chiamiamo “acquisiti”: pensioni, salari, sanità e istruzione. La scuola di massa produsse una generazione ambiziosa e pronta ad occupare non solo la nuova fascia intermedia di governo delle aziende, ma vogliosa di ribaltare tutto. La crescita generale continuò con sporadiche crisi. La carriera assunse allora connotazioni non positive – carrierista – che sono sopravvissute fino a pochissimo tempo fa. La mobilità sociale cominciò a crescere. La presenza pubblica calò nell’industria, ma crebbe in particolare a livello locale.

 
Gli anni a seguire furono gli anni del consumismo sfrenato, della “Milano da bere”. Il mercato offriva prodotti in abbondanza, di provenienza sempre più globale. Il lavoro continuava ad essere influenzato da vincoli e regole dei periodi precedenti, che diventavano sempre meno adeguate al bisogno sia delle imprese che dei cittadini lavoratori. La realtà economica cominciava a deteriorarsi, ma vuoi per i processi di delocalizzazione, che creavano grosse problematicità per le fasce di massa del lavoro, ma richiedevano duplicazioni di funzioni nelle aree tecniche e gestionali, i segnali di pericolo vennero sottovalutati. L’importanza oggettiva della carriera nel percorso professionale cresceva, ma non se ne vedeva l’importanza nel mantenimento della ricchezza del nostro Paese. Era prevalente la convinzione di tutti, che in fondo quello che si temeva, da noi non poteva succedere e in qualche modo tutto si sarebbe aggiustato.

 
Poi è arrivata la crisi generale del mondo ricco, che ha annichilito tutte le economie, Italia in particolare (ricordiamoci lo “spread”). Fino alla metà del 2015 il nostro paese arretrava senza alcun serio tentativo di reazione. Oggi ci troviamo con qualche dato moderatamente positivo, ma perdura la sofferenza nel mercato del lavoro. Il periodo ha provocato grossi arretramenti evidentissimi nella classe media anche del lavoro. Carriera, come termine, è stato finalmente sdoganato, anche se molti la pensano non praticabile oggi.
Invece oggi valore e carriera sono l’unica soluzione per far ripartire il proprio percorso professionale, per catturare la positività e non le negatività dei cambiamenti del mercato del lavoro.

 

 
Esperienza, rigenerata nel futuro, ti garantisce continuità e sicurezza, che le imprese non sono più certe di assicurarti.
Questo è anche l’unico modo produttivo per non subire un mercato visibile fatto solo di pochissima offerta per di più al ribasso.
Mettere insieme esperienza, valore, continuità e sicurezza è un compito che possiamo affrontare insieme.
Gli spazi professionali sono garantiti, purchè trattati con il sistema giusto. Abbattersi e stare fermi non serve e fa male.
Sono a tua disposizione per coinvolgerti nella tua strategia di carriera.

 

 

Nel frattempo, buon weekend!

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