A 50 anni ho ricominciato da capo

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Alessandra D. si è ricollocata in 3 mesi. Un normale eroe del nostro tempo.

Laureata in economia, dopo 16 anni di una società di consulenza, in uno di quei giorni qualunque, che di questi tempi si trasformano in ordinaria follia, viene convocata dal capo e licenziata senza ragione. O meglio una ragione c’era: tanta anzianità, costo più alto e, ci scommetto, credere che la mentalità dei 50enni non sia più adatta al mondo di oggi.

Ora ha ricominciato in un’altra società di consulenza (e che azienda!).

Adesso si sente piena d’energia, ha preso questa sua ripartenza della carriera come una sfida e vuole vincerla.

Fortunatamente questi casi appartengono al mio quotidiano e stanno crescendo di numero.

In realtà questo pieno d’energia  Alessandra D. l’ha tirato fuori almeno 6 mesi fa, quando con il “mondo che le è crollato addosso” ha scelto di farsi aiutare.

Ha creduto che la sua esperienza, la sua competenza e la sua storia non potessero essere buttate via così. Ha riconosciuto che andavano “riposizionate”, che andavano trovati nuovi canali di comunicazione e si è molto impegnata, lasciandosi guidare da chi la stava aiutando.

Certamente anche nella sua testa c’erano luoghi comuni: cominciare a pensare alla pensione, credere che “a una certa età sei arrivata”, che “nel tuo percorso lavorativo sei ormai vicina al capolinea”.

Piccole stupidaggini del tempo passato, che non hanno oggi nessuna base di realtà, e rischiano di confermare l’errata riflessione del capo (e ahimè di una parte del nostro Paese), che un over non sia più adatto al “nuovo” del lavoro.

La strada per non cadere in queste situazioni (o, se ci si trova dentro, per rialzarsi e ripartire) è semplice, non facile. Questo ce lo insegna Alessandra D.

Farsi aiutare e scegliere da chi farsi aiutare. Sicuramente da chi queste situazioni  le comprende e ha un sistema per aiutarti a risolverle.

Ad Alessandra un mio caldo…Avanti a Gran  Carriera!

 

PS: ovviamente il nome è di fantasia, il racconto no! Oggi lei sta facendo il suo cammino. Non voglio distrarla, solo continuare seguirla. Ma se vogliamo darle un contributo, camminiamo sulle sue tracce. Aiuteremo lei e anche tutti noi, capo compreso.

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Il mio prezzo nel mercato del lavoro

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Le domande che mi fanno sempre tutte le persone che incontro sono due: quante opportunità ci sono per me, quale è il mio prezzo nel mercato oggi. Rispondere è un mio dovere: “pochissime”, “più basso almeno del 25%”.

E’ già duro spiacevole dirle, ma, se dovessi essere più sincero, aggiungerei: ”pochissime, ma per te nessuna”. Anche peggio, perché il mercato è “fuori mercato per il 90%”.

Il bisogno di personale in Italia è molto alto, perchè abbiamo attraversato 7 anni di buio occupazionale.

L’azione delle imprese si è concentrata sui costi, quelli quotidiani, in prima battuta quelli del personale. L’imperativo generale è stato raggiungere il saving, poi, se c’era spazio, si pensava come e cosa avremmo potuto far dopo.

Nel contempo il mondo si è messo a correre ancor più di prima e il nostro esubero  complessivo è cresciuto, anche in termini di qualità. Oggi siamo molto vicini ad un punto di non ritorno.  Abbiamo arretrati non risolti, speranze che non si trasformano in obiettivi, opportunità che aspettano di essere colte, scommesse che vale la pena di essere avanzate. Se non facciamo entrare e rientrare forza lavoro, adatta alla domanda del mercato mondo o la formiamo perché lo sia, rischiamo un continuo declassamento dei nostri prodotti, della nostra industria e del sistema paese.

Per questo motivo abbiamo bisogno degli over 50. La loro consapevolezza è la materia base del problema. Ma deve essere lavorata.

L’esperienza della persona contiene storia professionale, problemi affrontati e risolti, errori da cui si è imparato, abitudini e consuetudini apprese, tutti fattori che sono serviti e serviranno anche nel futuro.

Questa esperienza ( quelle che riteniamo più significative) deve essere trasformata in valore, in moneta sonante. E’ un’operazione, che forse può non avere tutti gli elementi per essere compilata, ma questi possono facilmente essere ricostruiti. Abbiamo così  “valore al futuro”.

In base al posizionamento completo (oltre ai valori al futuro, i condizionamenti e compromessi che non vogliamo mettere in discussione) dobbiamo scegliere le aziende che valutiamo essere il nostro target.

Il percorso, per arrivare a presentare la nostra offerta ad ogni singola impresa, utilizza sia i canali tradizionali con l’interlocuzione del personale, che quelli più adatti, per livello d’interlocutore, alla proposta che stiamo portando.

Il risultato raggiunto dai valori al futuro agiti nel posizionamento definito, deve rappresentare almeno 20 volte il proprio stipendio.

A queste condizioni si possono recuperare le posizioni perdute, smuovere la propria carriera e rimettere impegno ed entusiasmo

…..per ricominciare a correre a Gran Carriera.

Il lavoro ha bisogno degli Over 50!

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Mentre la politica si prepara, per l’ennesima volta, ad aggiungere complicazioni alle già complesse problematiche del nostro Paese, noi rimaniamo con le nostre emergenze.

Ripresa e occupazione  restano “missing in action”.

Fino ad oggi continuiamo a pensare che la disoccupazione giovanile abbia raggiunto livelli critici, e pensiamo bene, avvicinandoci a scenari simili a quelli dei paesi nordafricani a noi prossimi.

In più il futuro economico della maggioranza degli italiani, io tra questi, dipende dalle pensioni. E se i contributi pensionistici versati oggi sono ridotti, per le ragioni che tutti conosciamo, l’erogazione quotidiana delle nostre pensioni, pur avendone il sacrosanto diritto, è a rischio.

Le due teoriche strade possibili sono: aumentare l’età del pensionamento e ridurre il carico economico delle nuove pensioni.

Fatto questo (e già siamo avanti nel percorso!), perché non trovare il modo d’incentivare l’uscita dei “prossimi” alla pensione? E forse è meglio “restare insensibili” al taglio dei over 50, che sta avvenendo in Italia.

Il tutto sembra essere una soluzione non dichiarata del “buon senso comune” e anche di alcune intenzioni delle politiche del lavoro (vedi favorire il part time per coloro che sono vicini alla pensione in funzione di un atterraggio morbido).

Se sostituisco un over con un under, avrei una riduzione dei contributi pensionistici.

Ma, parodiando l’incolpevole signore di  Lapalisse aiutato dall’anonimo veronese “l’è peso el tacon del buso”: l’uscita dal mercato degli over 50 è negativa. Anzi più perdiamo esperienza, cioè over 50, meno possibilità avremo di favorire l’inserimento di giovani.

Tutto possiamo chiedere ai giovani, meno che l’esperienza. Hanno competenze interessanti, che devono essere guidate e favorite nel loro svilupparsi. Senza questo essi diventano un peso e in più non crescono.

Più giovani devono entrare al lavoro, più abbiamo bisogno di over 50. Questo mix è la formula perfetta del nostro paese: aumenta il valore della prestazione aziendale, allarga la possibilità di offerta, abbassa il costo, incrementa la velocità della risposta.

Più abbiamo over 50, più giovani entrano al lavoro. Con questi paradigmi dobbiamo ripensare tutto il nostro agire. Per primo, fare tutto il possibile per far rientrare al lavoro  quelli che ne sono usciti, non di loro volontà. La mia storia in CC Global è tutta concentrata su questo obiettivo. Per far questo e perché possa essere utile a tutti, over 50, giovani, impresa ci vuole un sistema, che, per prima, la persona esperienziata deve imparare.

Più siamo in grado aiutare gli over 50, meglio realizziamo il nostro compito!

Sono un eroe, perchè lotto per la carriera!

Il nostro mondo immaginario ha bisogno di eroi. Caparezza nel 2008, con la crisi ancora oltre oceano, cantava “sono un eroe, perché combatto per la pensione”. Quanto tempo è passato,  le pensioni hanno cominciato a dare delusioni e chissà quante altre ce ne daranno nel futuro.

Oggi il  Luigi delle Bicocche di Caparezza comincerebbe a lottare per la carriera e sarebbe nel giusto credersi un eroe. Lo farebbe per le stesse ragioni di fondo per cui lottava quasi 10 anni fa: la famiglia, lo stipendio, il pensiero: “a qualunque età io sono già fuori mercato”.

Quante verità c’erano già in quei testi!

Ora tutti spiegano che sei fuori dal mercato,  perché sei troppo vecchio, perché sei troppo giovane. Rischi d’impazzire nel chiederti il perché.

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Carriera oggi ha lo stesso significato di lavoro. Non è più una scelta, è l’unica strada certa per restare nel lavoro.

Nel passato ed ancora oggi in alcuni che camminano guardandosi indietro, far carriera voleva dire sgomitare e non rispettare le regole e gli altri, pur di riuscirci. Era implicito, che queste persone non fossero le migliori.

Nella mia famiglia questi soggetti, anche se parenti, non erano accettati, nemmeno durante le feste comandate. Erano carrieristi. Brutta parola, brutta gente!

Ma oggi, estratti i tre contenuti importanti del percorso professionale, valore al futuro, posizionamento e capacità espositiva, abbiamo il sostegno giusto per agire con successo le nostre azioni per continuare o fare la nostra carriera.

Continuità di carriera, è riferito a chi ha esperienza, che appresa la competenza  di trasformare quest’esperienza in valore futuro quantificato in moneta, si muove su un numero di aziende mirate per raggiungere il proprio obiettivo. Se tutto viene svolto nel sistema corretto non esiste concorrenza. Il posizionamento e le capacità di risolvere quei problemi in quel modo sono unici. La probabilità  che ci sia qualchedun altro identico è impossibile.

Avvio della propria carriera è studiato per chi entra o è appena entrato nel mercato del lavoro e vuole sfuggire a una realtà di frammentazione, anni persi, percorsi privi di logica. Si parte dagli stessi paradigmi della continuità, valore al futuro, posizionamento,capacità espositiva e si gioca più sulle conoscenze, competenze e attitudini distintive. Anche in questo caso tutto deve essere, anche se con maggiore indeterminatezza e difficoltà, riportato a misura. L’esperienza, che è pressoché inesistente, deve essere sostituita dalla motivazione, che deve però stare dentro i particolari del lavoro stesso. Affermare “mi interessa perché imparo” oppure “voglio far carriera”  vanno banditi, perché sono tuoi problemi.  Dire “mi interessano quei prodotti”, “voglio fare quella professione” è più convincente. La concorrenza ci sarà, ma molto meno agguerrita.

Noi non abbiamo bisogno di eroi. Abbiamo bisogno di essere eroi!

Al ritmo dell’hip hop….avanti a Gran Carriera!

Banche, banchieri e bancari. Quale futuro?

Banca del Futuro

 

Mia zia era molto orgogliosa quando maritò la figliola con un bancario. Allora tutti la pensavano così. Cosa c’era di meglio? Lavoro pulito, ben pagato, orari da dipendente pubblico, carriera assicurata e poi, non si sa mai, potevi anche averne bisogno. Preferibile a un medico: turni, non sapevi mai se c’era da correre dietro qualche urgenza. Vita grama, almeno all’inizio!

I banchieri erano poco conosciuti dal grande pubblico, ma importantissimi per il potere. Sia i “buoni” che i “cattivi” ne avevano bisogno. Infatti nacquero figure mitiche, Alberto Beneduce (INA, IRI), Raffaele Mattioli (COMIT), Enrico Cuccia (MEDIOBANCA ).

Beneduce chiamò una delle sue 3 figlie Idea Nuova Socialista (con le altre non fu da meno: Vittoria Proletaria e Italia Libera), fu il banchiere più importante d’Italia nel periodo fascista. Quello che caratterizzò tutte quelle figure fu l’indipendenza, comunque, dalla politica e l’assoluta integrità morale ed economica.

Enrico Cuccia, sicuramente la persona più potente del nostro paese degli ultimi 40 anni fino alla morte avvenuta nel 2000,  ai suoi figli lasciò poco più di nulla e mai li favorì nelle loro carriere (ne ho la prova personale). Strano siciliano da sembrare l’ultimo giansenista milanese.

Le banche facevano il proprio dovere. Magari davano troppi soldi a chi già ne aveva, ma comunque finanziavano lo sviluppo del Paese e ne avevano una propria visione. Quando cominciarono ad uscire dalla raccolta del risparmio per buttarsi sulla rendita non ne azzeccarono molte e cominciarono i guai con la politica.

La capacità propositiva iniziava a mancare e anche il ruolo guida del sistema bancario franava. Pure nel peggio questo fu evidente: passare da Sindona (Banca Privata Finanziaria, scandalo IOR ) a Fiorani (Popolare di Lodi),  è stato come passare dalla giungla al pollaio.  

Oggi le banche non sono uscite bene dal lungo periodo di crisi. La percezione comune è che l’abbiamo più assecondata che contrastata. Non  si è visto un legame tra gli obiettivi di ripresa del Paese e l’azione degli istituti di credito. Sembra che si sia ancora all’anno zero della riorganizzazione.

I banchieri, non sono più degli sconosciuti. Ciampi è stato presidente della repubblica tra i più apprezzati, Mario Draghi è il potente capo della Banca Centrale Europea. Ma il dubbio è che siano stati o siano oggi una sorta di “capitani coraggiosi” senza esercito, senza una solida struttura alle spalle. Alcuni sembrano in gamba, per tutti vedi Saviotti (Banco Popolare, guarda caso cresciuto nella cucciolata di COMIT di Mattioli), ma non si percepisce con chiarezza dove si voglia andare.

Forse, anche per questo, mia zia Maria, se fosse viva,  non sarebbe più sicura sul matrimonio di mia cugina. E se per magia io non avessi gli 8 anni di allora, ma quelli d’oggi, dovrei raccontarle, che lo stipendio dei bancari non è più così interessante, gli orari non sono competitivi e soprattutto la carriera te la puoi solo sognare. Dovrei dirle, che per entrare servono lauree e master prestigiosi e che al tempo attuale, dopo un poco, le persone si chiedono il perché, visto lo scarso uso che ne devono fare.

Dovrei invitare lei e il suo futuro genero alla 2 giorni di workshop dedicati al futuro di chi oggi lavora nelle banche, realizzata nella sede di Milano di CC Global. Sarà presente per raccontarci e rispondere all’infinità di domande e dubbi che ci passano per la testa  un vero banchiere, con il passato da bancario. Il personaggio giusto e bravo per aiutarci a capire e decidere.

A questo link potete scaricare la locandina e trovare tutte le informazioni relative a contenuti, orari e modalità di partecipazione.

Vi aspetto!

NO al taglio degli over 50!

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Aver superato la cinquantina non significa più cominciare a stare più tranquilli.

Nel passato i figli iniziavano a farsi strada nella vita, la propria attività si era definitivamente stabilizzata, avevi casa di proprietà e a volte qualcosa di più. In particolare nel lavoro, se avevi investito in impegno e serietà, eri in una botte di ferro.  Con un poco di buona salute potevi cominciare a “respirare”.

Oggi è tutto cambiato.

Nei tuoi 50 hai probabilmente i figli che vanno a scuola o comunque ancora a tuo carico, tutto il resto (casa, proprietà, famiglia) è diventato più costoso o pesante. Il tuo barometro personale è passato da sereno stabile ad incerto tendente al peggio, quando non sei già nello “stormy”.

Nel lavoro poi, a partire dal nuovo millennio, per essere più precisi con l’inizio della crisi, tutto il tuo passato fatto di studi, di dedizione, spesso di sacrifici sembra non contare più. Anzi a volte ti fanno credere: “…sì lei è stato importante, ma adesso i tempi sono cambiati, quindi…”  Te lo dicono ormai tante volte o te lo fanno capire, che quasi ti convinci. Ma quali errori hai commesso, dove hai sbagliato, cosa c’è che non va in te?

Nulla!

Nulla che non possa essere corretto e risolto in tempo ragionevole, nulla che ti precluda una continuità della tua carriera. Anzi, hai qualcosa che è assolutamente necessario alle imprese, al nostro paese. L’esperienza , che è l’unica “merce”, che non si può copiare e non si può ricostruire identica, e che trattata a dovere diventa valore e moneta sonante al futuro.

Si deve però uscire da un vecchio e ormai scarsissimamente efficace sistema, dove oggi tu sei la domanda, e dove l’offerta è limitata e troppo spesso sfasata rispetto al tuo profilo.

Bisogna distaccarsi dalla logica del prezzo, perché ci sarà sempre qualcuno più giovane, con il profilo a volte migliore del tuo, a cui andrà benissimo lavorare alla metà del tuo costo. Ma non avrà mai le stesse esperienze e competenze.

Devi lavorare sul posizionamento, che considera insieme valore al futuro, vincoli e compromessi, per selezionare le 20 aziende a cui offrirsi.

Tutto il resto è un duro lavoro di tecniche da imparare e di allenamento ad applicarle mantenendo, in tutti i momenti del percorso di avvicinamento al nuovo incarico, una rigorosa coerenza al nuovo sistema.

Fare tutto questo è faticoso mentre stai lavorando, perché oltre al surplus d’impegno hai anche la realtà di tutti i giorni che ti risucchia verso il vecchio sistema. Farlo quando sei in criticità lavorativa porta con sè l’ansia del risultato, senti sulle spalle pesi che vanno ben oltre a quelli che ti vengono richiesti e hai paura che non possa funzionare.Questi sono i passaggi più difficile da superare, ma ce la si può fare, specialmente se si è aiutati dall’equipe giusta.

Tutto è possibile, essere Over 50 e avere una giusta continuità di carriera  non è poi così inconsueto. Proviamo a renderlo un fatto generalizzato.

Avanti a gran carriera…e buon weekend!

 

I 3 nuovi principi della termodinamica del lavoro

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Come nella termodinamica anche nel lavoro esistono i 3 principi, che oggi sono:

  • NEL LAVORO ESISTONO SOLO 2 DIREZIONI: SALIRE O SCENDERE, NON E’ PIU’ POSSIBILE RESTARE FERMI
  • ALLA PENSIONE CI ARRIVI AL MASSIMO DELLA TUA CARRIERA, ALTRIMENTI RISCHI IL FUORI MERCATO
  • IL LAVORO NON GRADISCE LE ALTRE TUE IDENTITA’

 

Abbiamo appena abbandonato un lungo periodo in cui dominavano altre regole ed erano accettati comportamenti diversi.

Si poteva salire, il “far carriera”, comportamento che non sempre era visto bene. Si accettava di più che fossero altri a decidere. Chi dava segni di essere troppo interessato non era apprezzato, ne dai colleghi, ne dai capi. Quel mondo era fatto principalmente da chi stava fermo. Ci si lamentava un poco, ma poi andava bene così, nella vita c’era anche altro e c’erano le risorse per permetterselo. In Italia, per un periodo discretamente lungo, abbiamo vissuto nella società dei 4/5. Solo un quinto percepiva di star male, il resto era soddisfatto. E’ stato il tempo delle “nuove povertà”, quelle che non derivavano dal lavoro, ma da comportamenti sociali (tossicodipendenza ad esempio). Anche il scendere era relativo.

In quell’epoca precrisi si parlava di “atterraggio morbido” alla pensione. La tua carriera ad un certo punto si fermava e tu e tutti intorno a te, cominciavate a pensare al tuo pensionamento. Il massimo dei guai che potevano capitarti era il mal di stomaco provocato dal nuovo che avrebbe dovuto prendere il tuo posto, non certo l’essere buttato fuori.

Durante un colloquio di selezione se parlavi del tuo gradimento, perché il posto era più vicino a casa era considerato normale, era quasi gradito. Se spiegavi  il tuo grande desiderio di lavorare in quell’azienda, perché avresti molto imparato, lusingava l’interlocutore. Se esprimevi con parole giuste la tua volontà di crescere di ruolo, eri apprezzato.

Parliamo al passato “remoto”, ma sono solo 8 anni fa. Oggi, cosa devi fare?

  1. Se è un poco che sei fermo nello stesso ruolo devi prepararti a scegliere: o accetti ogni giorno di essere sempre più a rischio oppure comincia a pensare di cambiare. Questo vale ancor di più se i tuoi superiori apprezzano veramente il tuo lavoro. In particolare il  middle management è pieno di carriere stroncate,  perché sei diventato indispensabile. Ma questo principio vale anche per gli executive.
  2. La curva della tua carriera non è più sostenibile. Anche relativamente vicino alla pensione (oggi poi che sono cambiati tempi e regole) devi crearti una retta verso l’alto. Le tue esperienze ti possono aiutare a continuare a crescere, ma non sperare che siano gli altri a riconoscerle. Che tu sia in azienda o che sfortunatamente sia obbligato a cercar lavoro, sei tu che devi rivalutarle e venderle nel modo e nel posto giusto. Altrimenti il rischio che tu possa precipitare fuori mercato è altissimo
  3. Quando vuoi un lavoro dentro o fuori l’azienda o quando sei obbligato a cercarlo, nel colloquio non accampare mai ragioni estranee a quel lavoro. Vicinanza, qualcosa che lo rende più accettabile a te e alla tua vita, anche il tuo desiderio di formarti, far carriera, imparare, tutto quello che ti riguarda fa scattare nell’altro domande e sospetti, che non ti aiutano. Tutto ciò che è fuori da quel lavoro non è più gradito: esiste, ma devi convincere l’interlocutore, che non ricadrà mai sul tuo lavoro. Quindi è per te un terreno insidioso, meglio non entrarci e prepararsi solo a domanda risponde.

 

Può sembrare un mondo crudele, ma è solo un mondo diverso. La nostra sfortuna è di dover vivere un cambiamento a cui non eravamo preparati. Facciamo di necessità virtù.

 

Avanti a Gran Carriera!

Contro il vecchio mercato che ammala il lavoro

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Il lavoro non riparte. Nonostante i provvedimenti governativi, la forte ripresa economica degli USA, che sono la nostra vera locomotiva, l’Italia è sempre allo stesso punto: qualche passetto in avanti, qualcuno indietro e nulla più. Eppure il mondo non è fermo.

Anche se il terrorismo mette a dura prova il nostro stile di vita, certi assetti geopolitici non reggono più e di conseguenza creano aree di forte instabilità pericolosamente vicine a noi, abbiamo sorprendentemente  energia a basso costo e continue espansioni del commercio, quindi nuove opportunità, che si aprono.

Ma la percezione di tutti è che la crisi continui per il lavoro. Ormai è evidente che qualcosa non funzioni nel nostro mercato, che non sia più adeguato ai tempi e che gli attori non abbiamo ancora chiara la propria parte. Si “blatera” su le aziende che non si muovono, head hunter che non capiscono, il governo che non fa questo o quello. Spesso si dicono anche cose vere, ma inutili perché non risolvono nulla.

Forse è giunto il momento di cambiare ruolo, passare da spettatore che subisce, ad attore che propone.

Le aziende hanno difficoltà a formalizzare le proprie esigenze, a renderle esplicite e pubbliche. Questo è influenzato da esperienze o percezioni che vengono dal passato prossimo di una fortissima rigidità del lavoro, ma conta molto di più la reale incertezza sul futuro a breve. Tutte le sicurezze su concorrenti, prezzi e regole sono svanite. Oggi un imprenditore naviga a vista. Ma questo significa che il bisogno esiste e spetta a noi emanciparlo da tutte le paure, dubbi ed indefinitezze.

Se hai chiaro il tuo valore al futuro e centri bene il tuo posizionamento sei la persona giusta per affrontare e convincere l’altro a prenderti in considerazione.

Per prepararci adeguatamente dobbiamo sapere che l’imprenditore, non l’azienda, è interessato a due argomenti intrecciati tra di loro: quanto potrai fargli guadagnare e quante ansie puoi prendere dalle sue spalle e caricartele sulle tue, il famoso “dormire preoccupato”.

Per avere una buona probabilità di successo le aziende, le famose 20 di cui ho parlato qualche post fa, devono essere coerenti con il proprio posizionamento e il risultato del nostro lavoro futuro deve essere almeno 20 volte superiore a quanto costeremo a prodotto raggiunto.

Dobbiamo saper monetizzare il nostro valore al futuro, con una parte variabile identica a quella fissa, dobbiamo arrivare all’imprenditore. La prima delle due è la base di tutto, la seconda è essenziale per entrare in fase di chiusura.

Se osserviamo superficialmente questo sistema possiamo confonderlo con la consulenza. Ma la differenza è abissale. Il consulente non è un dipendente, si presume  ovviamente che abbia altri clienti e certamente non è credibile pensare che dorma preoccupato al posto dell’imprenditore.  Un collaboratore che ha saputo posizionarsi sul punto dolente e ha venduto alla perfezione il suo variabile a risultato è più difficile respingerlo che accettarlo.

Arrivare all’imprenditore non è facile, ma nemmeno impossibile. Non è quasi mai sufficiente una mail o una telefonata. Usando i normali canali di contatto ad un certo punto devi  intervenire con altre modalità. E’ impossibile elencare quali siano. Per esperienza posso però dire che quelli personali, referenze, raccomandazioni sono, contrariamente a quanto pensiamo, i meno governabili. Forse perché, anche con gli amici e conoscenti, siamo diventati diffidenti o perché il tema “mio lavoro” l’imprenditore lo considera una sua esclusività. L’uso dei social, comunicare contenuti coerenti sono più lenti, ma più sicuri.

Così il mercato cambia e il nostro agire si rivitalizza. Nel peggiore dei casi un risultato lo otterremo: se non funziona sappiamo che è per qualche nostro errore o di posizionamento o di valore al futuro. E allora basta ripartire…

…A Gran Carriera !