Cercare lavoro e fare carriera al tempo di BREXIT

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La vittoria del “leave” sul “remain” ha aggiunto incertezza a una realtà già confusa. Il nostro Paese, uscito stremato dai lunghi anni di crisi e incapace di scegliere, ha ora una ragione in più per rinviare. Ma questo comportamento si è già rivelato fallimentare: nessun reale miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, una politica stop&go contro le lobbies che frenano le opportunità di lavoro e innovazione.

Le notizie del giorno sembrano indicare una volontà di agire sulle banche (spero che l’amico Marco Parlangeli nel suo blog ci aiuti a capire), ma nulla sull’occupazione e su come produrre il maggiore reddito di cui abbiamo, anche singolarmente, bisogno.

Quindi insisto:dobbiamo sbrigarcela da soli, ripartire da noi stessi.

Siamo stati abituati a considerare dell’incertezza solo il lato negativo e a credere che la vita più desiderata sia quella “sicura”. Lo facciamo col lavoro, gli affetti, lo stile di vita. Crediamo che la conquista di sicurezza sia il nuovo benessere. Nel mondo del lavoro, vorrei ricordarlo a quanti dimenticano la storia, il benessere lo abbiamo conquistato quando le lotte hanno saputo umanizzare il lavoro, tutto qua. Si è poi creduto per un periodo brevissimo, che la stabilità fosse l’oggetto delle conquiste, ma era un’aberrazione di visione. Non può essere questo l’elemento di crescita di una società e non è questa la garanzia che porta il singolo al futuro.

Oggi si sta creando un fenomeno paradossale, anche nelle fasce giovanili. L’ansia legata alla mancanza di sicurezza offusca la libera scelta e la crescita, per cui molte persone (lo osservo quotidianamente) sono come ingabbiate in una posizione assurda: qualsiasi cosa io scelga, nulla potrà assicurarmi il futuro.

È una condizione trappola e di profonda impotenza che nulla ha a che fare col ruolo proattivo che tutti oggi vorremmo avere.

Bisogna smettere di credere che è il sistema a decidere per te, ma  scegliere che sia tu a entrare direttamente nel gioco del sistema, con le tue energie personali, modificando a tuo favore la traiettoria di alcuni eventi.

Dobbiamo cessare, soprattutto in Italia, di continuare a pensare che tutto dipende da altri, che i giochi siano già decisi, e di sprecare le nostre energie solo per lamentarci, per trovare complici che si lamentino almeno quanto noi.

Tutto è incerto in questa vita, ma incertezza non significa nessun valore, non significa avere già perso.

Incertezza è anche condizione che accende energie, mobilita risorse, attiva la mente strategica, che per poter continuare dovrà cogliere ciò che nel futuro durerá. Siamo parte di questo sistema disordinato e non possiamo pensare che l’ordine venga imposto da fuori. L’illusione di nuove regole sovrastanti la nostra vita, forme contrattuali e, perchè no, una Nuova Europa che ci faccia guadagnare quanto i lavoratori tedeschi, sono solo sogni infantili. Sono scorciatoie di chi è già troppo stanco per iniziare a pensare al nuovo percorso personale e al proprio spazio lavorativo come il luogo in cui apportare valori destinati al futuro.

Valore al futuro è il punto di partenza per uscire dall’inconcludenza attuale del mercato del lavoro e per aiutare le aziende a scegliere e accettare le nostre offerte.

Essere l’offerta cambia il quadro, permette di muoversi non su richieste, ma  in un terreno quasi infinito

Posizionamento permette di scegliere, di proporsi laddove il nostro valore può risolvere problematicità, di tener conto delle nostre preferenze e dei nostri compromessi per essere nella migliore condizione di poter affrontare realtà che cerchiamo di rendere sfidanti.

Questi  tre cardini del nuovo agire sul mercato valgono lo sforzo e l’investimento per costruirli. Un grande investimento in termini di tempo mentale e non solo economico.

Se nella nostra vita professionale ci siamo sempre confrontati con problematiche di marginalità bassissime, ad esempio nel mondo dell’auto e del suo indotto, abbiamo lottato con continue riduzioni di prezzo, sia dentro la produzione che in mansioni service (quality, logistics, procurement, project, controlling, finance etc…). Dobbiamo essere in grado di trasformare queste esperienze in valore futuro.

Invece di sperare che un’azienda ricerchi un particolarissimo profilo, dobbiamo essere noi a diventare offerta. Per un’azienda che arriva dopo mille tentennamenti a offrire quel posto, ne esistono almeno altre cento (non solo dello stesso settore merceologico) che hanno quel tipo di problematiche.

Attrezzandoci con un posizionamento personale abbiamo la possibilità di scegliere tra tutte quelle che meglio si adattano alle nostre caratteristiche professionali, individuali e famigliari.

Possiamo così avviare in modo mirato l’ultima fase della nostra ricerca e garantirci un successo alle nostre migliori condizioni.

Ho preso ad esempio il settore automotive, ma la stessa logica è applicabile sia in altre nicchie industriali, che il settore del credito o dei servizi. Lo stesso modello può riprodursi partendo dalle diverse funzioni e può avere un’infinità di variabili miste.

Con questo sistema siamo in grado di trasformare tutte le negatività e i non funzionamenti del mercato del lavoro in opportunità per ottenere il nostro obiettivo.

Avanti a Gran Carriera!

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Elezioni e lavoro, come scegliere di continuare?

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Questa settimana si è persa nelle valutazioni dei risultati delle elezioni amministrative. Molti parlano di rivoluzioni, sconvolgimenti epocali, ci sono stati tanti “la prima volta che…”, ma nulla di cui fidarsi. Il massimo dell’ottimismo esprimibile è “speriamo che ora cambi qualcosa”.

Mi ricorda “io, speriamo che me la cavo”, un libro dell’allora maestro elementare di Arzano (Napoli) che raccolse i temi dei suoi allievi. Sono passati 25 anni, Marcello D’Orta, ahimè, è morto e la situazione è probabilmente peggiorata per i suoi alunni, oggi più che trentenni.

Non sono sconfortato dai risultati, ma da come ci si è arrivati. Nessuno degli schieramenti in campo ha focalizzato la sua campagna elettorale sul lavoro, sull’efficienza, sul rimuovere le cause che bloccano gli investimenti. Eppure è il lavoro il primo problema degli italiani e il territorio è il luogo dove deve essere trovata una soluzione.

Una conferma però l’abbiamo avuta:  è inutile sperare che dall’alto arrivino ricette spendibili. Se questo sarà possibile, non sembra essere con questi protagonisti. Quindi dobbiamo sbrigarcela da soli. Non è una provocazione, ma una necessità.

Per poter affrontare il proprio  problema di lavoro e di carriera bisogna pianificare azioni , acquisire modelli, comprare risorse esperte. Pensare ad un “fai da te” è difficile, si rischiano perdite di tempo e brutte figure.

Per valutare come muoversi e quale scelta operare è utile utilizzare una logica make or buy, questo è il mio consiglio per muoversi:

  • Valutare la posizione attuale e ipotizzare il proprio futuro in termini di carriera , il reddito disponibile e il fabbisogno futuro di reddito (make)
  • Ipotizzare la solidità nel tempo dell’azienda in cui lavori e ponderare rischi e opportunità future (make)
  • Stimare le probabilità future di un mantenimento del welfare attuale (make)
  • Acquisire un metodo per far emergere, riordinare e prezzare le tue esperienze (buy)
  • Calcolare il valore delle tue esperienze (make)
  • Raccogliere conoscenze/competenze e dare loro una priorità in relazione ai valori e ai trend di mercato (make e buy)
  • Diventare l’offerta del mercato del lavoro che corrisponde ai tuoi desiderata,
  • Avere un sistema che definisce il tuo posizionamento (buy)
  • Preparare una modalità per soddisfare i tuoi obiettivi futuri e garantire il loro mantenimento nel tempo (buy)
  • Provvedere una modalità che espanda la produttività del tuo tempo a disposizione (buy)
  • Costruire un elenco di aziende target che soddisfano il tuo posizionamento (make e buy)
  • Analizzare a “freddo” la realtà visibile di ciascuna azienda (make)
  • Conoscere dati “liquidi” e non visibili delle aziende target (buy)
  • Informarsi delle problematiche presenti e delle condizioni per la continuità della vita delle aziende target (buy)
  • Preparare il curriculum vitae e la lettera di presentazione adeguata ad ogni singola azienda (buy)
  • Riflettere e valutare su tutte le selezioni a cui hai partecipato e sui risultati (make)
  • Usare il “risk based thinking” per valutare le tue performance selettive, presenti e future (buy)
  • Correggere gli errori di tratto delle tue capacità espressive nei colloqui selettivi (buy)
  • Allenarsi, allenarsi, allenarsi e misurare i miglioramenti della incisività della tua presentazione e delle tue risposte (buy)
  • Resettare e reimpostare la propria presenza sui social (buy)
  • Identificare il network organizzandolo in funzione del posizionamento individuato (make)

 

Questo percorso moltiplica le opportunità e aumenta di molto le possibilità di successo.

Affrontarlo da soli (make) e scoprire la via per comprendere e piegare al nostro obiettivo tutti i cambiamenti già in atto e futuri è possibile, ma molto dispendioso in termini di energie necessarie e rischi di errori. Possono essere molti gli ostacoli, che ci portano a desistere.

Essere aiutati (buy) riduce enormemente gli ostacoli, non elimina l’impegno personale, ma lo potenzia in maniera virale e da sicurezza.

Avanti a Gran Carriera!

 

 

Cercare di cambiare lavoro…e perdere 3 mesi!

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Oggi rinviare, procrastinare, allontanare scelte viene giustificato da eventi altri, il più lontano possibili dalla sfera di chi dovrebbe decidere.

Tutto, rischi di risultati elettorali, rallentamenti veri o presunti di altre economie, previsioni di analisti su performance aziendali, è giustificabile per bloccare una decisione.

Il rinviare è il virus più devastante per il nostro Paese e per chi ci abita.

Siamo di fronte a quella che possiamo definire la peste del momento. Ha il decorso delle malattie da immunodeficienza: ci sta distruggendo a poco a poco.

La paura di perdere quello che abbiamo accumulato negli anni è la causa del nostro vivere male questo tempo di cambiamenti. Non decidere non risolve i problemi, li sta solo aggravando. Così siamo in una partita il cui risultato certo è la sconfitta, possiamo solo sperare di prolungare il tempo del gioco.

Si crede che questo modo di vedere le cose sia l’unico possibile, ma non ci si accorge che, oltre ad essere spesso la volontà  di una minoranza di personaggi, istituzioni, organizzazioni che sono interessati a che nulla cambi , è anche la conseguenza delle nostre paure. Questo criterio ci rende corresponsabili di quanto ci succede.

Il lavoro e le carriera sono la mia mission e il centro delle attività in cui credo. Frequento persone di valore, che hanno  competenze o esperienze o storie, molte volte tutte tre insieme. Questi soggetti hanno buoni motivi per cambiare e per muoversi sul mercato, ciascuno il proprio, ma tutti validi e con un forte legame con il loro stile di vita. Sono persone serie con ragioni serie e a me paiono parte importante del  futuro di tutti. Ma sono sempre più preoccupato di come anche loro possano essere aggrediti dalla peste del rinvio.

Il mercato del lavoro ufficiale continua ad essere depresso, poca offerta e sempre peggio retribuita. Oltre a questo i mesi buoni per questo mercato si riducono; oggi, passata la metà di giugno, si comincia a pensare alle ferie d’agosto, poi ci sarà settembre e forse ad ottobre riprenderà.  Si deve decidere come non perdere tre mesi nell’agire.

Si sa che cambiare, sia perché si vuole o si deve, non è facile. Questi mesi possono essere  molto produttivi e non diventare un ostacolo all’obiettivo. Prepararsi e farsi trovare pronti a settembre vuol dire avere le condizioni e lo spirito giusto per avere successo.

Nell’esperienza di questi ultimi mesi, nell’insieme soddisfacente dei risultati, i migliori sono stati quelli in cui la persona è subito entrata nell’ottica di definire il proprio tempo indipendentemente dalle scadenze “comandate”; aver saputo fare,  con il nostro sostegno,  i compromessi necessari, ma ricavandone sempre una utilità per il raggiungimento dell’obiettivo. La quantità del tempo disponibile non è mai stata un ostacolo, se si sono rispettate le priorità decise. Il lavorare insieme permette di superare ogni emergenza equilibrando la distribuzione del lavoro da farsi.

Decidere di sfruttare più adeguatamente questo tempo che ci separa dall’interruzione feriale  permette di vivere al meglio agosto, di farlo rendere  come ricarica personale e stare con i propri cari con la certezza di essersi già preparato per la ripartita. Essere sereni di aver fatto bene il proprio compito e convinti del risultato.

Le ragioni che ci portano a decidere sono coerenti con l’unico modo di vivere il mondo globalizzato in cui stiamo, che offre opportunità, ma distrugge certezze passate. Se vogliamo costruirne di nuove che ci soddisfino, ad esempio un nuovo lavoro più coinvolgente e meglio retribuito, dobbiamo decidere di sfruttare anche questo periodo.

Avanti a Gran Carriera!

Stiamo davvero rovinando il lavoro?

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Foto tratta da http://www.cycling-passion.com

 

 

Federico Pace su Repubblica intervista un head hunter di lungo corso. Le risposte di Osvaldo Danzi non lasciano molte speranze, sono crude, le chiamate in correo esplicite. Più o meno, i casi che riporta fanno parte del  vissuto di questi tempi.

Però il suo racconto mi fa anche tenerezza e ritorno bambino, quando tifoso di un grandissimo delle 2 ruote, Gino Bartali “con quella faccia un po’ così” della canzone di Paolo Conte, seguivo trepidante le radiocronache delle sue imprese.

Fatto outing della mia età, ritorno a Bartali, al quale nelle interviste di fine tappa nulla andava mai bene, ma poi il giorno dopo, nelle peggiori condizioni, senza mollare mai, superava l’impossibile  e batteva tutti.

Ecco, da questa immagine dobbiamo ripartire: vincere si può!

Alcuni dei protagonisti principali del mercato del lavoro, quelli che governano le regole, quelli che con i loro comportamenti hanno definito le prassi, non sono più in grado di garantire nulla. Sono più concentrati a difendere le posizioni acquisite e quindi hanno perso la volontà di confrontarsi con il nuovo e di accollarsi il rischio di prevedere gli eventi.

In un mondo sempre più “liquido”, con l’acqua che avanza, cercano stupidamente di accaparrarsi il più possibile delle rimanenti terre emerse, senza adempiere al proprio compito di costruttori di “barche” per “navigare” la complessità dei cambiamenti.

Oggi non è il tempo per “sopravvivere” e la persona (come scrive Danzi) “sta cercando”,  è più avanti delle istituzioni, più pronta delle aziende e delle organizzazioni. Dobbiamo aiutarla, questo è il credo mio e dei miei colleghi.

Ma come fare?

Per prima cosa la persona dobbiamo ascoltarla e aiutarla a decodificare i suoi bisogni, definirne le priorità per far emergere e rispettare l’unicità delle sue richieste. Queste non sono il “libro dei sogni” di un individuo isolato, ma parte di una nuova collettività. Queste richieste non sono pretese , ma  quello che “so e sono”. Fanno parte del valore di oggi per il futuro. Sono la base del proprio posizionamento. Il posizionamento diventa la parte solida in tutta questa incertezza generale, è merce preziosa, che deve essere venduta e contemporaneamente accresciuta. L’esperienza non conta se non è vista in quest’ottica. Esperienza, valore e posizionamento sono la certezza che il “nuovo” collaboratore può garantire all’azienda e contemporaneamente la garanzia per il proprio futuro.

E’ a questo punto che i miei colleghi ed io ci trasformiamo da job hunter a cacciatori di aziende, dobbiamo diventare gli head hunter al servizio della persona. Non con l’ottica di disputare quel poco rimasto di “terre emerse”, ma di conquistarsi il futuro. Qui senza nessun conflitto, a parte quello con le paure nostre e dell’altro, possiamo insieme, la persona, i miei colleghi ed io, diventare nuovi esperti “problem hunter aziendali” e aiutare il cliente a continuare ad essere nel futuro il problem solver con le competenze presenti nel suo posizionamento.

Queste trasformazioni sono urgenti e riguardano il nostro ruolo, non solo quelle delle persone che si affidano a noi. Il “grido di dolore” di Danzi dobbiamo raccoglierlo, come il testimone in una corsa a squadre, e portarlo Avanti a Gran Carriera!

Ricerca del lavoro, siamo sulla strada giusta!

Job search

Il rapporto annuale dell’ISFOL su come si cerca e trova lavoro in Italia ci racconta verità, ancora coperte, che ci confortano sulla strada da seguire.

Nell’ultimo rapporto, che si riferisce al 2014, rimane alta e costante l’incidenza di amici/parenti/conoscenti, mentre continua a crescere l’autocandidatura. In terza posizione abbiamo contatti all’interno dell’ambiente professionale lavorativo e in quarta l’autoimprenditorialità.

Se riflettiamo, questi  quattro canali in crescita costante da anni (vi invito a dire la vostra in merito ai perchè di questo trend) hanno in comune la distanza dal mercato ufficiale e dai suoi protagonisti principali e si caratterizzano per una forte proattività.

Anche il canale  amici/parenti/conoscenti ha dovuto cambiare il proprio comportamento per non scivolare nella cosiddetta “intercessione in favore di una persona, al fine di ottenerle ciò che le sarebbe difficile conseguire con i mezzi e i meriti propri” e diventare dannoso alla persona stessa. Solo l’azione e merito personale possono valorizzare questo canale.

Il merito, complice la crisi, sta tornando di moda. Le aziende hanno troppi problemi non risolti, sono sensibili a chi propone soluzioni,  e non possono permettersi di aggiungerne altri per soddisfare esigenze estranee alla sopravvivenza. Questa regola ormai vale anche per i settori pubblici, che devono decidersi se rivalutare il merito o aspettare lo tsunami prossimo venturo, protagonisti cittadini o magistratura.

Ma il merito non può essere coniugato al plurale, diventa con il tempo la propria pelle. E come tale va affrontato singolarmente.

Da qui può iniziare un percorso, attraverso l’esperienza, che lo trasforma in valore futuro riconosciuto da altri, che possono avere interesse a risolvere loro problematicità con quel valore.

Posizionarsi su quel valore e su scelte personali, famigliari e di ruolo professionale permette di selezionare aziende probabilmente recettive della propria offerta.

A questo punto il deal è aperto e  le due parti possono unire i propri interessi e contrattare un giusto prezzo. Ma, anche in questo caso, i soggetti cambiano d’importanza. L’imprenditore diventa l’interlocutore principale, non solo il responsabile formale.

Perché il risultato sia garantito bisogna avere una strategia nuova nei singoli passaggi di questo sistema. Questa deve unire le differenti fasi e renderle coerenti alla soluzione dei propri obiettivi.

Il diverso risultato, tra l’aspettare che appaia un’offerta e rispondere o essere offerta  e proporsi, è “pagato” dal diverso impegno di risorse. Nessun miracolo, nessuna fortuna, solo lavoro e giuste scelte.

Diventiamo sempre più normali per il mondo che ci osserva,  così  riprendiamo a crescere e a far prezzare di più le nostre qualità; partendo da scelte personali, si comincia ad ottenere risultati.

Avanti a Gran Carriera!