Stiamo davvero rovinando il lavoro?

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Foto tratta da http://www.cycling-passion.com

 

 

Federico Pace su Repubblica intervista un head hunter di lungo corso. Le risposte di Osvaldo Danzi non lasciano molte speranze, sono crude, le chiamate in correo esplicite. Più o meno, i casi che riporta fanno parte del  vissuto di questi tempi.

Però il suo racconto mi fa anche tenerezza e ritorno bambino, quando tifoso di un grandissimo delle 2 ruote, Gino Bartali “con quella faccia un po’ così” della canzone di Paolo Conte, seguivo trepidante le radiocronache delle sue imprese.

Fatto outing della mia età, ritorno a Bartali, al quale nelle interviste di fine tappa nulla andava mai bene, ma poi il giorno dopo, nelle peggiori condizioni, senza mollare mai, superava l’impossibile  e batteva tutti.

Ecco, da questa immagine dobbiamo ripartire: vincere si può!

Alcuni dei protagonisti principali del mercato del lavoro, quelli che governano le regole, quelli che con i loro comportamenti hanno definito le prassi, non sono più in grado di garantire nulla. Sono più concentrati a difendere le posizioni acquisite e quindi hanno perso la volontà di confrontarsi con il nuovo e di accollarsi il rischio di prevedere gli eventi.

In un mondo sempre più “liquido”, con l’acqua che avanza, cercano stupidamente di accaparrarsi il più possibile delle rimanenti terre emerse, senza adempiere al proprio compito di costruttori di “barche” per “navigare” la complessità dei cambiamenti.

Oggi non è il tempo per “sopravvivere” e la persona (come scrive Danzi) “sta cercando”,  è più avanti delle istituzioni, più pronta delle aziende e delle organizzazioni. Dobbiamo aiutarla, questo è il credo mio e dei miei colleghi.

Ma come fare?

Per prima cosa la persona dobbiamo ascoltarla e aiutarla a decodificare i suoi bisogni, definirne le priorità per far emergere e rispettare l’unicità delle sue richieste. Queste non sono il “libro dei sogni” di un individuo isolato, ma parte di una nuova collettività. Queste richieste non sono pretese , ma  quello che “so e sono”. Fanno parte del valore di oggi per il futuro. Sono la base del proprio posizionamento. Il posizionamento diventa la parte solida in tutta questa incertezza generale, è merce preziosa, che deve essere venduta e contemporaneamente accresciuta. L’esperienza non conta se non è vista in quest’ottica. Esperienza, valore e posizionamento sono la certezza che il “nuovo” collaboratore può garantire all’azienda e contemporaneamente la garanzia per il proprio futuro.

E’ a questo punto che i miei colleghi ed io ci trasformiamo da job hunter a cacciatori di aziende, dobbiamo diventare gli head hunter al servizio della persona. Non con l’ottica di disputare quel poco rimasto di “terre emerse”, ma di conquistarsi il futuro. Qui senza nessun conflitto, a parte quello con le paure nostre e dell’altro, possiamo insieme, la persona, i miei colleghi ed io, diventare nuovi esperti “problem hunter aziendali” e aiutare il cliente a continuare ad essere nel futuro il problem solver con le competenze presenti nel suo posizionamento.

Queste trasformazioni sono urgenti e riguardano il nostro ruolo, non solo quelle delle persone che si affidano a noi. Il “grido di dolore” di Danzi dobbiamo raccoglierlo, come il testimone in una corsa a squadre, e portarlo Avanti a Gran Carriera!

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