Il Team giusto per trovare lavoro

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Oggi cercare una nuova occupazione, sia che tu creda ancora nell’attuale morente mercato del lavoro e conosca solo antiche ricette per procedere, sia che tu lo voglia affrontare con il nostro SISTEMA, richiede il seguire una serie di indicazioni su strumentazioni innovative con supporti nuovi, più professionali e più efficaci.

Nel passato le società di outplacement affiancavano un consulente ad ogni candidato, anche quelle che agivano nell’orbita delle multinazionali del settore (e noi lo eravamo) ignoravano i modelli americani molto proceduralizzati e  considerati poco adatti all’individualismo italiano.

Questa scelta era motivata da diversità del mercato del lavoro: maggiore rigidità, cultura più centrata sulla fedeltà, che sulla professionalità, crescente individualizzazione degli stili di vita e del modo di pensarsi degli italiani. E in parte il risultato di ragioni interne alle società del settore: facilità di controllo per chi governa,  primitivismo organizzativo e scarsa traceability. Le uniche concessioni erano  la possibilità di cambiare consulente, qualora non ci fosse feeling e in qualche caso un pacchetto di workshop collettivi a tema predefiniti dalle società.

Queste modalità impoveriscono il contributo che la persona riceve e sono totalmente insufficienti con la complessità dell’oggi.

Infatti già allora era impossibile avere career coach capaci su tutto. La negatività di questo  si percepisce meno se il mercato è agevole: “mi serve quella professionalità per sostituire… per duplicare”.  Importante era che il consulente guidasse la persona nella stesura di strumenti efficaci di comunicazione, che lo preparasse un poco ad un colloquio, che contattasse il numero più alto di aziende sperando di trovare la ricerca giusta (fatto che in tempi medi avveniva).  I migliori avevano rapporti intensi con head hunter, società di ricerca e selezione, qualche direttore del personale amico e dopo il 2004 con le agenzie di lavoro interinale. La domanda centrale del periodo era se le persone  si ricollocavano a stipendi più alti o più bassi.

Quello che è richiesto al tempo della globalizzzazione è molto di più e diverso.

  • Devi aggiungere altre competenze, quella linguistica e la capacità di dialogare con mondi e culture differenti
  • Si danno per scontate, a certi livelli, le specializzazioni e sono più convinti da ruoli multipli o esperienze in più ruoli
  • Sono apprezzate capacità comunicative e di guida del cambiamento

 

Tutto queste pretese riguarda il nostro vicinato, quello in cui siamo anche territorialmente, quello che deve cambiare per stare nel mondo globale.

Il team che ti deve accompagnare sarà diverso; devono essere presenti almeno questi 3 esperti.

  1. Un “colloquiatore”, che abbia rapporti con le aziende a livelli che gli permettano non solo di presentare candidature (quello che si faceva nel periodo dell’outplacement), ma di colloquiare su difficoltà, obiettivi, problematiche e avere l’autorevolezza di suggerire soluzioni,
  2. Un head hunter esperto, che sia integrale alle logiche della carriera e che ami preparare professionisti perfetti per i diversi tipi di colloquio, telefonico, di selezione, di assunzione,
  3. Un web content specialist globale, a cui piaccia curare il personal branding dei candidati con impegno ed intensità per ottener il miglior posizionamento nel tempo nei social media.

Il tutto completato da altre due figure centrali: il consulente di riferimento, che svolge le funzioni di career coach per tutto il percorso e il team leader, che interviene nei passaggi significativi del Sistema.

In questo modo sono possibili certezze e garanzie di successo. A questo punto quello che deve fare la persona è avviare il “cantiere” e lavorare insieme al team. Così può anche prendersi quelle pause “dovute” senza sentirsi preoccupato, in ansia e pieno di dubbi.

Così si affrontano le ferie senza troppe preoccupazioni.

Avanti a Gran Carriera!

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Ripartire con la carriera: il percorso diagnostico

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Incontro tutti i giorni professionisti, insieme ai miei colleghi, nelle nostre sedi e via web. Centinaia di persone di valore, che hanno a cuore la difesa della propria esperienza e che vogliono continuare la loro carriera lavorativa.

Tutti mi pongono o si pongono le stesse domande: “che certezza posso avere di raggiungere i miei obiettivi, in particolare la sicurezza di poter mantenere e migliorare il mio attuale stile di vita?”. “Ho responsabilità verso la mia famiglia, tutti i suoi componenti e come  posso rischiare?”. “L’investimento è importante, che garanzie ho di un ritorno positivo?”.

Nessuno ha mai recriminato sulla validità del Sistema, valore al futuro-posizionamento-essere offerta. Tutti hanno apprezzato la differente impostazione, la logica indiscutibile e le novità dell’approccio. Anch’io sento il peso della responsabilità che mi prendo nella nostra proposta ed esigo la certezza del risultato del nostro lavoro.

Per esserne sicuro prendo a prestito dal mondo medico una pratica obbligatoria per garantire le risposte e la coscienza professionale: il Percorso Diagnostico.

Fortunatamente, a differenza di un medico, l’esito può essere assicurato a condizione che il processo venga condotto correttamente.

In più, rispetto alle normali terapie, il Sistema si è rivelato, nella realtà agita, autoadattabile a tutte le novità individuali e di contesto generale.

 

Ad esempio, il nostro cliente, arrivato disperato con il bisogno di uscire ad ogni costo da una multinazionale dal clima interno insopportabile, oggi si ritrova talmente rafforzato, in linea con uno dei risultati del Sistema, da decidere lui, rispetto alle sue convenienze, tempi, direzione e modi del suo cambiamento.

Oppure quell’altro professionista con una scadenza molto sfidante definita temporalmente di riposizionarsi, l’ha risolta puntualmente seguendo rigidamente il processo e le mie istruzioni.

Il percorso diagnostico medico prevede la presa in carico della persona e del suo problema, la definizione dl possibile iter nel sistema sanitario e nel suo contesto di vita, gli interventi multi professionali e multidisciplinari, il tutto per diminuire (nel caso medico) la possibilità di errore.

Noi possiamo eliminare questa possibilità a condizione di lavorare insieme con il possibile cliente, già prima del servizio, nella definizione dei suoi obiettivi, del suo contesto personale, famigliare e lavorativo e delle credenze che lo sostengono. A questo serve il nostro primo  colloquio conoscitivo.

Ma verremmo molto aiutati, se la persona si preparasse preliminarmente.

Nella mia esperienza gli ostacoli al raggiungimento del risultato sono due:

  1. Una scarsa o esagerata valutazione delle proprie esperienze e del proprio valore
  2. Una profonda convinzione delle proprie credenze, nonostante evidenze palesi.

 

Nel primo caso l’esperienza di questi ultimi anni mi riporta una prevalenza schiacciante di scarsa convinzione di sé. In pratica la persona conosce benissimo la sua storia e i suoi valori, ma va in tilt quando deve farne la somma. Questo è dovuto agli ormai otto anni ininterrotti  di crisi e al vissuto personale nell’attuale agonico mercato del lavoro.

Nel secondo caso le credenze, quello che ciascuno pensa essere vero, sono molto più invalidanti e subdole. E’ chiaro che nella globalizzazione le aziende possono garantire solo il “qui e ora”, indipendentemente dalla dimensione, dal settore e dalle leggi nazionali (ultimo, il caso Deutsche Bank docet), che i singoli stati non sono più in grado di agire, come se fossero pienamente indipendenti.

Eppure molte persone in gamba, colte e preparate continuano a pensarla così o peggio per il risultato, a esserne convinti razionalmente, ma poi recedere quando si trovano di fronte a una scelta importante che genera impegno o in momenti fortemente stressanti come un colloquio d’assunzione.

Quando c’è troppa ansia la nostra mente si concentra (peggio,va in paranoia) solo sul traguardo perdendo di vista tutta la pianificazione di azioni mirate, coordinate e programmate insieme.

Un filosofo terapeuta del secolo scorso affermava “la mente, sola, mente solamente”. Nella mia vita lavorativa quotidiana ho troppi riscontri che mi confermano questa affermazione forte.

La certezza del risultato può esistere solo se si è convinti che:

  1. L’unica sicurezza, che funziona oggi, è quella che deriva dalla propria storia, dalle scelte e dalle azioni
  2. Interventi esterni, quali raccomandazioni, segnalazioni, sollecitazioni rischiano di essere nella gestione pratica più dannose che utili
  3. La certezza dell’obiettivo si raggiunge con una progettazione precisa, una programmazione adeguata, un allenamento continuo e una attenzione, meglio se maniacale, dei particolari
  4. La complessità del contesto in cui operiamo è tale che richiede un supporto professionale qualificato
  5. Una presenza adeguata, attenta e costante sui social è utile alla continuità nel tempo della sicurezza dei risultati

 

Queste sono le condizioni che garantiscono il successo. Il tempo per raggiungerlo dipendono dal punto 3 e 4.

 

Io sono interessato al successo dei nostri clienti e al moltiplicarsi del numero di persone e società, che applicano il nostro Sistema. Il numero di chi mi legge è sempre più alto e ringrazio tutti . Posso garantire loro che continuerò a riportare le mie esperienze e quello che vedo e pratico.

Buona giornata, a venerdì prossimo e

Avanti a Gran Carriera!

 

 

 

 

Il colloquio di assunzione

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L’ho chiamato ASSUNZIONE e non selezione, perché dobbiamo evidenziare in modo netto il cambiamento che stiamo operando per ottenere i risultati nel mondo attuale.

Il bisogno di assumere delle imprese, per risolvere problemi di cui solo in parte possono dire di conoscere e di saperli governare in tutti i suoi aspetti e, elemento più importante, avere la certezza dal successo delle operazioni, è la base del colloquio d’assunzione.

Questo bisogno è 1000 volte più numeroso delle offerte di lavoro di questo mercato.

Il classico colloquio di selezione continua ad esistere nella forma attuale fino a che i social non saranno così organizzati per permettere di fare tutto senza presenze, solo con voci ed immagini. Nel modello ancora seguito, la selezione va ben oltre la short list. Quel cosiddetto colloquio di assunzione altro non è che un corollario della lettera d’impegnativa.

Infatti fino all’ultimo si è incerti. Non c’è azienda, direttori del personale, head hunter e persona che non abbiano dovuto gestire casi imbarazzanti di intoppi o rinunce.

Quello di cui vi parlo salta tutte le fasi e diventa un unicum, anche se è spesso diviso in 3 parti:

  1. Conoscenza dell’offerta (è attore il nostro cliente)
  2. Conoscenza dell’azienda (è attore il responsabile per l’azienda)
  3. Contrattazione del prezzo, in particolare la parte variabile (sono attori lo shareholder e il nostro cliente)

 

Nel colloquio d’assunzione il protagonista principale è il nostro cliente. E’ lui che offre il suo valore al futuro, quello che corrisponde alla soluzione di quei singoli  problemi che ha l’azienda, e solo in parte conosce, e quelli che paventano dover affrontare nel tempi successivi. Poi per rafforzare il risultato si presentano altri valori coerenti con le qualità e il modello organizzativo interno e i desideri di espansione dell’imprenditore.

In quel momento, quando si è ben preparati, nella 1° parte si stimola nell’altro un forte interesse sia economico ma rovesciato: “quanto ci posso guadagnare con lui”, che comportamentale: “mi potrò fidare di lui e di quello che dice?”. Il colloquio si sta incanalando nella giusta direzione. L’altro  è tutto concentrato nel disegnarsi un futuro negli argomenti esposti in cui il nostro cliente è presente.

Inizia la 2° parte, che spesso è la visita all’azienda che può prolungarsi anche tutto il giorno. E’ fondamentale ascoltare, ascoltare, ascoltare. Si memorizza tutto. Il giusto atteggiamento è l’umiltà unita alla curiosità. Attenzione all’eventuale pranzo, mai modificare il comportamento. Nel ringraziare alla fine si può comunicare la volontà, dopo una notte di riflessione di riprendere la chiaccherata.

La 3° parte è la contrattazione, che può cominciare con una riflessione sulla visita e, con il tatto dovuto iniziare, iniziare a descrivere i “primi 100 giorni” possibili. Se si è seguito alla lettera il sistema e si è sfruttato a dovere la visita ci sono tutti gli elementi per fare un buon “rendering” del possibile lavoro futuro. A quel punto il prezzo è una banalità.

Le opportunità di fare colloqui di assunzione diventano maggiori e, colloquio dopo colloquio, si diventa più preparati e il prossimo ha maggiori possibilità del precedente. Il successo si pensa che derivi dalla situazione più adatta a noi, vero solo in parte. Noi siamo più preparati a gestirli!

Buon weekend e Avanti a Gran Carriera!

PS: settimana prossima nelle news del sito di CC Global ci sarà un’intervista alla Dott.ssa Rossella Farina sui “primi 100 giorni”, non perdetevelo.

Il terzo fondamento del job seeking: essere offerta

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Dopo il valore al futuro e il posizionamento oggi parliamo di essere offerta.

Per secoli e anche per gli ultimi decenni, il mercato del lavoro nel mondo si è configurato in due figure principali: gli imprenditori, che erano l’offerta, e i lavoratori, che erano la domanda. Ci sono state  nel tempo molte mutazioni, ma la sostanza è rimasta la stessa. Tutto questo perché l’azienda aveva le idee molto chiare del proprio futuro e di quale “manodopera” le servisse per agirlo e la persona era prevalentemente in attesa ad aspettare una chiamata.

La globalizzazione ha complicato tutti gli scenari: la visibilità sul futuro si è molto ridotta. Le previsioni economiche generali, il nostro “bollettino meteo”, sono diventate totalmente inaffidabili. Economisti, sondaggisti, statistici, futurologi continuano a campare più come “cantastorie” al servizio di questo o quel potere, piuttosto che per merito e utilità.

In passato l’imprenditore conosceva la sua concorrenza,  si sapeva tutti quel poco che c’era da sapere . Se era bravo diventava un leader, se era “così, così” andava avanti lo stesso grazie ad una crescita quasi perenne del mercato.

La persona doveva adattarsi all’offerta e approfittare, se ne era capace, dei momenti migliori sperando che nella “piena occupazione” si spuntasse un prezzo più alto. La carriera era decisa da altri, altri definivano regole, tempi e modelli.

Oggi per l’impresa la realtà è infinitamente più complessa e impossibile da prevedere. Concorrenza, mercato, gusti del cliente, persino le regole, tutto è indefinito, incerto, non scontato nella globalità del mondo, nel mercato e per le vischiosità delle aziende stesse. Concorre a rendere le organizzazioni incerte, deboli, tendenti all’immobilismo e all’attesa passiva.

Per il professionista la situazione è diversa; la sua forte sofferenza non deriva dalle logiche della globalizzazione, ma dalle regole di ripartizioni della “torta”, dall’enorme ulteriore arricchimento dell’1% di ricchi, in maggioranza non imprenditori. Le persone hanno avuto occasione di farsi  esperienze e di applicare competenze negli 8 anni di crisi. Sono quelli che definirei “generazione ad interim”.

Il tutto raramente riconosciuto e retribuito, ma comunque reale. Questo contesto continua nel quotidiano odierno.

Il sistema valore al futuro, posizionamento, essere offerta, che spinge a gerarchie e valori generati dal campo, rimette logica in un ordine falsato. Le esperienze praticate, la loro compattazione nel posizionarsi professionale hanno creato un effetto microscopio, che permette, volendolo, di avere maggiori capacità di visione futura vendibile e utile alle problematicità delle imprese. Avviene così per le persone, prima e più facilmente che per le aziende, una sorta di branding ante litteram, che rende chi segue questo percorso coerente con il tempo che stiamo vivendo.

Essere offerta è la conclusione logica dell’avere capito di avere un valore, della sicurezza di poterlo replicare nel futuro. Questo deriva dall’aver riconosciuto un proprio posizionamento  indipendentemente da quanto altri hanno definito nel personale “currere” passato.

Questa offerta va orientata e presentata.

Non significa che quello che manca sono aziende con cui fare un colloquio, anzi ce ne sono troppe, quasi quante il numero delle imprese. Significa solamente, che non si è preparati per ignoranza (accettabile) o per pigrizia (meno accettabile) a seguire questo percorso semplice, ma non già “precotto”.

Sono un patito di cinema e del genere western. James Stewart, nel suo primo successo del 39, è uno strano sceriffo senza pistola con un ombrellino da sole, e così si definisce alla stupenda Marlene Dietrich: ‘sono come un francobollo, che si appiccica a una cosa finchè questa non arriva’.

Stewart Dietrich

 

P.S.: giovedì 21 luglio nelle news del sito di CC Global uscirà un’intervista a Luca Salani, head hunter di lungo corso,  sui colloqui di assunzione, sulle sue regole e sulle novità oggi e venerdi 22 riprenderò l’argomento colloquio.

Avanti a Gran Carriera!

 

SI PUO’ SALVARE LAVORO, SI PUO’ FARE CARRIERA CON IL MARCHIO CE

Nel nostro ufficio di Torino abbiamo un videocitofono acquistato 2 mesi fa. La marca più prestigiosa in Italia e non solo, una sorta di Coca Cola del settore, conosciuta e diffusa nel mondo. Per il nostro lavoro accogliamo manager fuori dagli orari canonici, nulla di strano: dopo le 19, il sabato mattina etc…

Da quasi subito percepivamo che qualcosa non funziona. Sentivi la voce, vedevi la persona poi dopo un troppo tempo il tizio arrivava (siamo al 1° piano). Anche tra di noi succedeva nella pausa di mezzogiorno lo stesso problema, ma ci si dava reciprocamente la colpa: “Sei sbadata”, “alla tua età non sai usare bene la C – S”; “Testone, dimentichi sempre il codice di chiamata”. Alla fine, un nostro cliente ingegnere (benedetti gli ingegneri!) sentenzia: “Il vostro citofono non funziona!”. Per fortuna in CC Global vale la regola del “cliente ha sempre ragione” e chiamiamo l’elettricista dello stabile (prima stazione della Via Crucis superata brillantemente in 2 giorni).

Il tecnico sentenzia: “è difettoso, per fortuna è ancora in garanzia; tranquilli (nostro sospiro di sollievo), devo passare in azienda per altro materiale (lo guardiamo e non ci scatta il sentimento del mal comune mezzo gaudio), tempo 3 giorni lavorativi, che la casa produttrice, per caso sempre torinese, me lo renda (seconda stazione della Via Crucis) e poi lo reinstallerò.” (terza stazione della Via Crucis).

Dopo un settimana abbiamo di nuovo il nostro bel video citofono e siamo convinti di averla scampata. In fondo a nostro Signore di Stazioni ne sono capitate 14, a noi solo tre e mezzo (dimenticavo due persone per smontarlo e due per rimontarlo) e di drammaticità ben diversa.

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Ma poi raccogliendo la spazzatura ho visto il marchio CE, ormai più citato e famoso di Gucci e Armani messi insieme, quello su cui la nostra industria pone tutte le sue speranze di crescita e di sopravvivenza e mi sono ricordato della nuova quindicesima Stazione della Via Crucis, la Resurrezione. Le mie competenze in materia si fermano qui.

Restando su temi terreni chiedo cosa si può fare? Rimango un fermo credente, il bollino CE, ci può tirare su, ma non con situazioni che vi ho descritto e vissuto.

Allora come?

Un ingegnere, giovane ma già con ruoli importanti, che apprezzo per la sua open mind, Luca Vescio ha cominciato a scrivere sul suo blog Aspettando Lunedì”. Giro a lui e a tutti gli uomini prodotto come lui la domanda. Scrivetemi, anche alla mia mail personale. Tante persone sono a rischio e molte aziende possono chiudere se non diamo valore al futuro (scusate l’insistenza) ai nostri prodotti.  Molti di voi sanno, nel loro individuale,  cosa fare. Proviamo  a mettere tutto insieme.

Sono certo che otterremo risultati sia per i singoli,  per le imprese, ma anche per chi si impegna nello studiare il cosa fare.

 

Avanti A Gran Carriera!

Cercare lavoro con il posizionamento

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Nonostante le stime al ribasso della nostra economia prima del risultato del Brexit e considerato l’ormai sicuro peggioramento ulteriore, continuo ad essere certo sulla possibilità di cambiare, trovare lavoro e fare carriera oggi in Italia più che in altri paesi del mondo. Non sono necessarie fughe, né affrontare rischi e necessità di cambiamenti di stile di vita.

Dobbiamo però partire dalla una presa d’atto che la strumentazione e i percorsi consigliati da istituzioni, protagonisti storici  e influencers sono dannosi e portano fuori strada.

Una prima considerazione è sul volume dei cambiamenti di posti di lavoro. In Italia è troppo basso e questo è un indicatore più della inadeguatezza del mercato, che della crisi perdurante. Le persone hanno voglia di cambiare, di crescere e di ricuperare quanto gli otto anni bui hanno loro tolto; l’ interesse è alto, ma viene frenato e frustrato da chi non conta più nulla o non ha mai contato nulla sul benessere dei singoli e delle nostre collettività.

Il “posto fissaro”, così ben descritto e ridicolizzato da Checco Zalone nel suo film “Quo vado?” è sia il modello comico delle nostre paure e sia dei parassiti del nostro tempo, ma alla fine è anche il personaggio dalla furbizia buona messa al servizio di un cambiamento, di una causa alta e altra.

Per vincere questa battaglia nella vita reale abbiamo bisogno, dopo aver ben definito il proprio valore d’uso, di un forte posizionamento. Le aziende che hanno problemi da risolvere, orizzonti desiderati da raggiungere, criticità da superare sono la quasi totalità dell’universo imprenditoriale. Sono presenti, con densità diversa, in tutte le aree del nostro paese.

Posizionarsi vuol dire:

  • Tener conto dei propri valori professionali, iniziale operazione di screening che ci fornisce il primo numero provvisorio di imprese a cui rivolgere la nostra attenzione
  • Considerare lo stile di vita oggi e quello desiderato per il futuro comprendendo la propria famiglia e i suoi componenti presenti e prossimi, che ci aiuta a selezionare l’ultima la lista su cui agire

Tutto il resto di questa fase è operatività da svolgere con un sistema, che garantisca ordine, sicurezza, efficienza e efficace utilizzo della risorsa tempo.

L’evento protagonista di tutto il lavoro ben fatto sarà il colloquio di selezione.  Ma in questo nuovo mercato, il colloquio ha regole, alcune riprese dal passato, altre nuove, che derivano dall’essere offerta e non più domanda di lavoro.

Martedì 19 parleremo dell’essere offerta e del nuovo colloquio.

A differenza di chi vuole restare in questo clima tempestoso e catastrofico ( nonostante il caldo opprimente), perché  ha interessi da difendere e prosperare, e di chi non sapendo come uscirne e spera nella tregua della ferie, continuerò ad essere presente e a sforzarmi di darvi i migliori consigli.

Il primo: preparatevi ferie serene organizzando adesso il vostro percorso/ cambiamento, che vi imponete essere operativo da settembre.

Luglio è il tempo giusto per decidere e fare il primo passo operativo.

Io sono pronto a consigliarvi e aiutarvi.

Avanti a Gran Carriera!

Con il valore al futuro, trovare lavoro è più semplice!

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Per avere la certezza di trovare un buon lavoro, migliorare la carriera e aumentare la sicurezza  si deve cominciare dal valore al futuro.

Valore al futuro è la proiezione di quello che tu sei certo di poter fare, e dei risultati che potrai ottenere in realtà aziendali che abbiano problematicità e obiettivi a te familiari. Questa certezza viene dalla storia passata, dai problemi con cui ti sei confrontato e hai risolto o hai capito come risolvere. 

Per costruire la base della tua ricerca è necessario che tu faccia una diversa ricostruzione della tua vita professionale. Il curriculum vitae, nei differenti format  che oggi sono consigliati e anche offerti sul web, non è più una base utile per impostare il tuo valore.

Il CV ha risposto ai bisogni di un’epoca, che è durata per più di cinquant’anni. Lungo tutto questo periodo era prevalente il bisogno di sostituire e di duplicare mansioni. In tutta l’Europa Occidentale e negli USA lo sviluppo economico è stato impetuoso e c’era fame di tutti i diversi tipi di figure professionali: tante e con urgenza. Il CV è stato usato come un passa/non passa per rendere veloci le ricerche. Per questo la sua lettura si è molto focalizzata sull’ultima esperienza.

Le persone sono state spinte a perdere interesse al proprio valore: era molto più concorrenziale il “prezzo” che veniva offerto. Ancora oggi ho professionisti, anche ben pagati, da molto in azienda, che mi chiedono di fornirgli un servizio, che  certifichi solo il proprio  prezzo sul mercato. Sono sempre imbarazzato a rispondere “ mi faccia la seconda domanda, allora avrà senso la mia risposta!”.

Se non si riparte dal valore, definito dai passati risultati e dalla parziale garanzia, a proprio rischio, di altrettanti o migliori nel futuro, il prezzo lo farà il mercato con un esito, per  le poche offerte presenti, scontato al ribasso.

Perché conoscenze, competenze e in particolare esperienze diventino valore al futuro, dobbiamo seguire un metodo che le trasformi in racconto comprensibile all’interlocutore e che indichi un metro di misura confrontabile con il costo che noi riteniamo congruo al nostro valore. Bisogna poi verificare una sorta di R.O.I, diverso per tipologie di funzioni e settori, che soddisfi l’investimento dell’azienda.

Definito perfettamente il proprio valore al futuro abbiamo reso semplice tutto il percorso successivo. Semplice non è il sinonimo di facile, vuole solo dire che il primo risultato è certo.

Il tempo per il suo raggiungimento è conseguenza di quanto impegno ci si mette per raggiungere la perfezione  nella definizione del posizionamento, nella determinazione con cui ci si definisce offerta nelle aziende target e “last not least” nella perfezione che si raggiunge nella preparazione del colloquio di selezione. Ci arriveremo nei prossimi post.

Nel frattempo, Avanti a Gran Carriera!

E’ Milano la bandiera blu della carriera

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La lunga crisi ha picchiato duro e questo si è percepito molto nelle aree più attive ed industrializzate.
Lasciando perdere i dati degli economisti, che come categoria in questi anni hanno meritato il “tapiro d’oro” per previsioni e contributi e partendo dalle mie esperienze e osservazioni, posso affermare che quelle aree del nostro Paese che ci avevano abituati nei decenni passati alle migliori performance (e che erano più esposte alla competizione mondiale) sono state le più colpite. Quelle stesse che hanno dovuto finanziare, nonostante i crolli di utili e guadagni, un settore pubblico oneroso ed improduttivo ed un’illegalità, non solo fiscale, crescente.

La crisi ha avuto effetti collaterali pesanti sulle carriere delle persone. E’ stata usata per bloccarne il riconoscimento formale, sia in termini di ruoli che di retribuzione. Essa ha comportato anche allargamenti orizzontali delle mansioni ed estensioni non riconosciute di responsabilità.

Questo fenomeno ha coinvolto tutte la attività, escluse quelle pubbliche toccate solo marginalmente per i mancati rinnovi contrattuali, e ha creato insoddisfazione e guasti con reazioni differenti per fasce d’età, per professionalità e per aree geografiche.
Le maggiori città del Nord hanno pagato i prezzi più elevati. La presenza di forti realtà industriali simbolo, da elemento di sicurezza è diventata un danno. Tutte le scelte di queste imprese e i loro guai si sono amplificati nel territorio con effetti epidemici per le altre attività. Solo Milano, con la sua multiculturalità e multisettorialità, ha retto e gestito meno peggio questi otto anni bui.
Le professionalità più colpite e su cui si sono rovesciate le conseguenze peggiori della recessione sono state quelle dei manager e del reddito medio alto, sia per il crollo di aspettative future, che per l’alto rischio di conseguenze, anche drammatiche, nei casi di cattive performance aziendali.
Questo pericolo si è ingigantito per le fasce d’età over 50 per ragioni di costo e per pregiudizi senza fondamento, ma molto diffusi sulla previsione di risultati prevedibili del personale più anziano.

La tematica del costo del lavoro, in questo caso, appare una ovvietà, quasi insultante, ed è l’indicatore di una scarsa qualità di governo del sistema e delle aziende o il paravento di ben altre responsabilità. Il costo/ora nei diversi paesi europei è certamente il più alto, ma il bollino CEE è ricercatissimo. E’ diventato una griffe molto ambita, ne fanno fede tutte le contraffazioni, alcune anche semilegali, che avvengono intorno a questo marchio.
La scelta di aumentare qualità e contenuti dei prodotti/servizi e al tempo stesso l’efficienza del sistema Italia è stata troppo timida e ostacolata da troppi “se” e “ma”. La Germania e le aziende tedesche, che hanno seguito questa strada senza tentennamenti, sono state immuni da tutti i nostri guai e possono considerare gli ultimi anni tra i migliori della propria storia, nonostante il più elevato costo del lavoro.
Ma le competenze e le esperienze dei nostri manager e delle persone sono rimaste alte e possono crescere ulteriormente. Da questo dobbiamo ripartire.

Nella crisi il valore di quella parte dei nostri dirigenti, quadri e professionisti, che non si è lasciato coinvolgere dal lassismo del nostro sistema, è aumentato. Quelli che avevano esperienza l’hanno ulteriormente accresciuta, quelli che ne avevano poca , se l’hanno voluto, se la sono fatta.

E’ ora possibile e necessario riconoscere questo nuovo valore, piegando il mercato del lavoro malato di prezzi bassi e di scarsa qualità e ricostruendolo.
Il sistema c’è e parte dall’esperienze trasformate in valore al futuro, dalla ricerca del proprio posizionamento ottimale dove avere la migliore performance e la certezza di risolvere problemi dell’impresa e dal trasformarsi in offerta per il successo delle aziende.
L’abbinamento valore/problema da risolvere è la sfida su cui scommettere. Ma è anche l’unica strada per garantirsi crescita e sicurezza.
Milano e i suoi manager e quadri sono la realtà più pronta ad accettare questa sfida e a ricongiungere due generazioni, che possono trainare la nostra ripresa: 40/50enni con nuova esperienza e over 50 con un nuovo valore al futuro.
Avanti a Gran Carriera!

Cercare lavoro in Italia è ancora buono per la carriera?

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Dialogo tutti i giorni con professionisti per il mio lavoro e si parla del nostro paese, delle sue prospettive in chiave di sviluppo delle loro carriere personali.

Spesso ho la sensazione di avere persone, anche con importanti posizioni, rassegnate.

Se hanno figli giovani (8-14 anni) li percepisco, aldilà delle apparenze, spaventati, preoccupati per il futuro, che cercano di ancorare a qualche sicurezza esterna a cui non credono ma comunque disposti a raccontarsi qualunque favola che rassicuri. Se la loro prole è nell’età tra i 25 e i 30, non parlano più di se ma investono tutto nella scommessa sulle carriere dei figli. Raccontano con orgoglio situazioni assurde per il pensare italiano: il primogenito che sta lottando per entrare nello “Square Mile” a Londra, la piccola che fa uno stage a Washington. Progettano di posizionarsi anche loro all’estero per essergli più vicino.

In tutti e due i casi siamo fuori dalla logica, siamo nella tipica situazione di “la mente, da sola, mente solamente”.

Rafforzando il proprio grado di sicurezza, mettendosi al riparo di variabili esterne a sé, si potrebbe realmente sostenere il percorso dei propri figli. Lo si sa, ma si mente a se stessi. Perché?

La prima delle risposte vale per tutti e riguarda un nostro limite, che risale alla notte dei tempi. Fermarsi, nascondersi quando la situazione è ritenuta pericolosa è un comportamento istintivo. Noi l’abbiamo tradotta, al tempo d’oggi, nel rinvio continuo delle decisioni.

Nella realtà antica gli umani agivano in gruppi (erano già sociali) e la scelta era facile: la “mente” non era mai lasciata da sola. Oggi siamo ancora più social, ma la mente è veramente sola, in particolare sul tema lavoro. E quando deve prendere decisioni, sceglie di ingannarsi  sistematicamente. Perché questo avvenga così spesso possiamo comprenderlo solo frequentando i seminari della dottoressa Tania Margiotta, nostra esperta, ma quello che ci serve al momento è applicare il sistema per disincagliare i professionisti da realtà non più adeguate per la propria carriera e il proprio stile di vita.

Il prezzo di una simile situazione non giustifica la solo apparente tranquillità che può dare uno stipendio a fine mese.

In più con il nostro sistema non è necessario abbandonarlo, fino a che non si raggiunge l’obiettivo che soddisfa tutte le aspirazioni. La personalizzazione del percorso e la centralità del cliente fanno parte di tutto il nostro agire. Orari, giorni  e strumenti sono programmati per essere sempre allineati con le disponibilità della persona.

La preparazione necessaria è breve e subito si entra nel mercato dei problemi da risolvere. Questo è il futuro del lavoro e diventa il terreno su cui far correre la propria carriera. Il numero delle aziende dove diventare offerta cresce esponenzialmente ed è possibile con il posizionamento scegliere quelle più adatte al nostro valore.

In questo modo l’Italia ritorna ad essere molto interessante per chi considera importante  la propria carriera.

A queste condizioni la certezza del risultato diventa più credibile e l’insuccesso può solo derivare da un errore del percorso, che può essere corretto nel corso del servizio.

Avanti a Gran Carriera !