Lost Generation: i millennials in cerca di lavoro

cpu millennials

 

Lost generation è la più consona definizione dei “millennials” del Sud Europa.

In una prospettiva tra quello che potrebbe risultare in termini di opportunità del nuovo, dell’ esserci nati e quello che vivono nel quotidiano, il loro barometro sociale tende al peggio.

In un mondo che cambia e che ancora non ha una stabile regolamentazione del potere e dei suoi percorsi, i 25/30enni hanno ad oggi un destino di impoverimento probabile, accompagnato da una declinante speranza di godere di qualche accumulo del passato.

Questo avvio di nuova era ha ampliato il numero di aree geografiche coinvolte nella crescita, ma ha ingigantito le differenze tra gli individui al loro interno. Nel primo mondo (definizione anni 70 dell’area a cui l’Italia apparteneva) questa situazione si rappresenta con la paura di un futuro peggiore per la stragrande maggioranza della popolazione.

A questo dobbiamo aggiungere un alto costo del nostro sistema sociale (al punto che oggi il dibattito è: privilegiamo l’offerta, aziende-investimenti-riduzione delle tasse sul lavoro, o la domanda, pensioni-contratti-salario minimo?) e una convinzione errata di diritti acquisiti. Questi vengono pensati inalienabili invece che giustificati come ritorno in servizi a ogni cittadino, che li ha ampiamente pagati con tasse dirette ed indirette.

Se continuiamo a credere, che evasori (grandi o piccoli che siano) e “timbratori di cartellini in mutande” siano furbi e “beati loro”, dovremo scegliere tra più lavoro e meno pensioni e, di fatto, togliere speranza al futuro di tutti.  E la lost generation, non avendo ne numeri elettorali, nè “prosciutti in cantina” sarà quella che pagherà un costo talmente alto da rischiare di scomparire dalla storia contemporanea del nostro paese.

Quale percorso per uscire da questo vicolo cieco?

Lasciando alla politica la farsa dello scontro generazionale e della “rottamazione”, ci sono molte aree interessanti dove agire per capovolgere questa situazione.

Possiamo muoverci su queste certezze:

  1. l’Italia ha un ampio valore da mantenere e sviluppare nel comparto industriale. La deindustrializzazione e la vendita diffusa delle aziende è la risposta sbagliata
  2. Abbiamo una tradizione nell’agroalimentare ancora tutta da scoprire per il resto del mondo (e non solo)
  3. Disponiamo di un territorio paesaggistico/culturale infinitamente più vasto di quello sfruttato fin qui, malamente
  4. Le generazioni precedenti e la lost generation hanno competenze, conoscenze conciliabili
  5. I modelli di vita italiani, quando sono in armonia con i territori, con pochi accorgimenti, sono sostenibili al futuro e sono già un valore internazionale, che può diventare prezzo, che non sfruttiamo

 

Ciascuno dei punti precedenti apre universi da scoprire e riscoprire, partendo dal mantenere l’esistente, da cosa modificare e cosa aggiungere. La nostra è una realtà che per troppi secoli si è dimenticata della sua storia, quella alta, quella famigliare e personale; siamo sopravvissuti lo stesso accantonandola come un vecchio album di foto da tirar fuori sporadicamente.

Per fortuna la globalizzazione ci obbliga a liberare, rivitalizzare e sfruttare le nostre stesse tradizioni se vogliamo perdurare a noi stessi. I millennials sono la nostra scommessa, e loro devono scommettere sulle due generazioni che li precedono.

Con i miei colleghi, con le nostre esperienze nel mese di ottobre inizieremo un servizio, che guida a livello individuale neolaureati e laureati con esperienze precarie e mira a consolidare la propria storia professionale e occupazionale, per costruire uno stile di vita adeguato al proprio valore futuro.

Personalmente vi chiedo un aiuto raccontando, con casi ed episodi vostri o che avete visto, i cinque punti che ho descritto.

 

Ripartiamo in Avanti, a Gran Carriera!

 

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