La carriera ai tempi del cambiamento

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Nulla può essere come prima. Tutto cambia, sia in modo diretto che con modalità sotto traccia. Nulla della nostra vita è inattaccabile dalla forza del nuovo. La cognizione che tutto quello che pensiamo resti identico o molto simile a quello che abbiamo vissuto, spesso è la proiezione della nostra paura del nuovo e delle sue  conseguenze, presunte inevitabili e da noi temute come negative.

 Abbiamo difficoltà ad accettare un realismo diretto e a progettare un viaggio nel nostro futuro. Così siamo perdenti, qualsiasi sia la posizione e status da cui si parte.

Tutto questo vale per il mondo della “paura”, che appartiene a noi europei, al Giappone e ancora in parte al Nord America. Gli altri due mondi, della speranza e dell’umiliazione (accettando la classificazione della “Geopolitica delle Emozioni” di Dominique Moisi), vivono diversamente queste problematiche, e i primi hanno risposte più elettrizzanti.

Un realismo ragionato vale anche per  l’ambito professionale e se vogliamo costruire il futuro che ci soddisfa, dobbiamo affrontare un percorso che tenga conto di:

  • Cosa devo mantenere
  • Cosa devo modificare
  • Cosa devo aggiungere

 

MANTENERE

C’è molta “tradizione” da portarsi dietro: personale, collettiva e storica, perché:

  1. Il cambiamento, ancora per alcuni anni, sarà troppo recente per poter essere generalizzato in tutte le direzioni e dimensioni
  2. Del nuovo ci sono solamente le linee guida, tutto il resto è un maturare di nuove esperienze. Le certezze sono ancora tutte da costruire
  3. Si è dentro una “rivoluzione” della stessa portata, ma diversa da quella industriale cominciata nell’Inghilterra alla fine del 600 e che ha avviato l’era che sta morendo
  4. I protagonisti non vengono tutti dallo stesso ambiente e ciascuno porta parti della propria cultura, che a volte diventano fondanti del nuovo, a volte  solo mode passeggere
  5. Nella globalizzazione c’è più fame di soggetti, consumatori e produttori, che di territori. Le persone, siano consumatori o produttori, esprimono ciascuna una propria identità fatta di radici, storia personale e collettiva, aspirazioni individuali, che può essere a certe condizioni un punto di forza e un valore nel nuovo in cui ci muoviamo

 

MODIFICARE

C’è bisogno di specializzazione e di estensione contemporaneamente. Il nuovo in cui viviamo, forzando all’estremo, possiamo considerarlo uno spazio grandissimo per un’enormità di brand, oggi non ancora esistenti, che devono rispondere a bisogni e a desideri di un infinito di individui. Questa definizione di glocal va estesa al massimo perchè:

  1. Il prodotto deve essere rintracciabile e pronto a contenere altri valori oltre a quelli tradizionali di qualità, affidabilità e sicurezza
  2. La competizione, lo sviluppo di territori e tecnica, se non specializzi e innovi, possono renderti superfluo in breve tempo
  3. L’allargamento dei mercati, dei bisogni e dei “bisognosi” creano spazi anche per il tuo personal branding
  4. Il nostro essere è unico ed è qualcosa di più, che va oltre la specializzazione
  5. La velocità è il modo di vivere la globalizzazione e rappresenta la garanzia per la sopravvivenza e la crescita

 

AGGIUNGERE

Il prodotto, come lo abbiamo inteso fino ad oggi, non esiste più, sia nel B2C, che nel B2B. Servizio e marketing sono il nuovo e inseparabili dal “vecchio” prodotto. Il consumatore deve poter entrare nella produzione. La trasparenza è un valore, l’offerta deve farsene carico. Le certificazioni non sono sufficienti, devo poterle vedere realizzate. I richiami di prodotti a rischio non sono più una negatività, ma la garanzia dimostrata che offro realmente quello che dichiaro.

Dobbiamo aggiungere perchè:

  1. Come prodotto noi necessitiamo, per essere riconosciuti e presi in considerazione, di marketing e di servizio
  2. Dobbiamo estendere la nostra professionalità. Non per fare altro, ma per continuare a fare e a dare sempre più valore a quello che siamo
  3. Tutte le nostre competenze, conoscenze e titoli hanno valore solo nella continuità e così possono essere garantite nel futuro
  4. Il privato come dimensione si è modificato, il professionale si è appropriato di spazi che devono essere governati, e come prodotto ti è richiesta trasparenza
  5. Devi essere offerta, perché come domanda non hai più spazi interessanti, e come tale hai regole e richieste diverse a cui devi rispondere.

 


 

Nessun segnale ci fa sperare che il nostro tempo sia meglio del passato che abbiamo appena vissuto. Quei timidi segnali di ripresa sembrano già essersi esauriti.

E’ il caso di considerare che solo quello che possiamo fare come singoli risolva problemi personali e collettivi.

Se vogliamo ripartire nel miglioramento delle nostre situazioni bisognerà aderire a queste tre evidenze:

  • Non possiamo aspettarci nessun aiuto da chi governa la cosa pubblica
  • Dobbiamo riconoscere che il percorso che dobbiamo affrontare è impossibile senza aiuto
  • Dobbiamo comprendere che questo aiuto lo dobbiamo pagare. Dobbiamo investire tempo e risorse economiche

 

Questo è il modo meno oneroso, più consolidante per ripartire con la propria carriera e il più sicuro per mantenere il nostro modello di vita personale e collettivo.

Avanti a Gran Carriera!

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