La Continuità di Carriera come azione realizzante

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Ho conosciuto ormai decine di migliaia di manager. Oltre ad occuparmi delle loro professionalità ad un certo momento mi sono interessato alle loro motivazioni e desideri, pur tenendo conto della realtà in cui erano inseriti e dei relativi bisogni. Ho trovato situazioni diversissime: occupati in carriera e non, contenti e non della loro condizione, disoccupati. Ho persino scoperto disoccupati felici; uno di questi è oggi il titolare di una delle maggiori società di head hunting italiane.

Mi  sono chiesto moltissime volte quale fossero i meccanismi che spingevano professionisti a comportarsi a volte in un modo a volte in un altro, che legame ci fosse tra le loro azioni e i risultati e quale fossero le ragioni ultime di successi ed insuccessi.

A rendere più intrigante la ricerca, diventata poi parte importante della mia vita, è intervenuto il cambiamento epocale che tutti stiamo vivendo. Ma questa nuova realtà in cui siamo precipitati è stata utile,  perché ha reso più chiara ogni lettura. Come ho già avuto modo di scrivere, nel mondo del lavoro di oggi o sali o scendi.

Non puoi più stare fermo, vivacchiare o avere un’interruzione e pensare di mantenere o ritrovare lo stesso identico ruolo e compito. Con buona pace di E.L. James tra il bianco e il nero sono sparite quasi tutte le sfumature di grigio.

Ieri, se una persona perdeva il lavoro, voleva cambiarlo o era disponibile a farlo e volevi assumerlo, era giustificato un supplemento d’indagine. La possibilità che ci fosse qualcosa di personale, che non quadrasse, era reale.  Oggi la probabilità che questo sia oggettivamente vero è quasi inesistente. E’ molto più utile indagare sulle motivazioni e più ancora sui desideri più profondi e disegnare con questi la previsione del suo futuro in azienda.

Per questo, occupandomi di carriere e della loro continuità, insisto con le persone sul valore al futuro e sul posizionamento. Nel valore al futuro c’è la garanzia e la volontà al personale di riprodurre i contenuti della prestazione, dentro il posizionamento si offre una mappa del percorso desiderato e del legame con i risultati.

Ora vedo con chiarezza chi potrà avere successo, indipendentemente dai guai in cui può incorrere nella sua vita professionale, e chi invece rischia oggi tempi sempre più critici.

Tutto deriva dai desideri che concepiamo. Se i nostri sono desideri reattivi è improbabile far carriera, ricollocarsi, se i desideri sono realizzanti ogni ostacolo può essere superato. I desideri reattivi, sono quelli che nascono dalla mancanza di qualcosa che è stato importante nella nostra vita passata e che per ragioni diverse crediamo sia insostituibile. Agiamo e ci rappresentiamo spinti da quella mancanza.

Se il nostro lavoro ci ha sempre permesso un buon tenore di vita e ora lo abbiamo perso e il nostro agire è motivato dal desiderio di ritornare a quella condizione, saremo nella peggiore condizione di partenza per raggiungere l’obiettivo. Se la nostra carriera dal momento della laurea in poi è sempre  cresciuta, perché ci hanno cercato imprese e cacciatori di teste e il nostro desiderio è aspettare la prossima chiamata, rischiamo attese più lunghe di quelle che ci sta abituando il Servizio Sanitario Nazionale. Quando poi decidiamo di scodinzolare dietro cacciatore di teste prescelto abbiamo o amarissime delusioni o pochissime offerte sempre al ribasso.

I questi casi tutta la tua energia, i tuoi sensi, sono concentrati sul tentativo di riempire il presunto vuoto, tu diventi sordo e cieco a tutto il resto. Non convinci nessuno e non sei credibile, perché non sei nella relazione. Più rimani in questo stato più perdi identità, e perdere valore ne è  la logica conseguenza. Non cerchi l’altro, in realtà cerchi solo quello per cui ti stai muovendo. Tutto questo è percepito facilmente e ti penalizza.

Tutti i desideri realizzanti ti aiutano, aprono e ti portano al raggiungimento dell’obiettivo.

Se una persona mi avvicina e mi dice: “voglio uno stipendio per poter vivere”, esprimo tutta la mia solidarietà e mi fermo. Ma se mi dice: “voglio lavorare nel tuo settore, perché solo lì mi sento realizzato”, comincio a farle domande e se risponde giusto (per me ovviamente) il rapporto si apre enormemente. Dove si fermerà non lo so, ma non ci sono preclusioni.

Se mi spieghi che vuoi far carriera, mi stimoli a chiederti perché. Voglio sapere le tue skill, sono interessato a te.

In realtà gestendo i desideri realizzanti apri una partita da giocare, con quelli reattivi quando va bene ti fermi; quando l’altro li lega (per sua cultura, ideologia, esperienza) a qualcosa di negativo, ti danneggi.

La carriera è un buon argomento realizzante per la relazione con l’altro. Non deve restare solo, va abbinato al valore e al setting e ai protagonisti della situazione. Insieme, se ben selezionati (posizionamento) danno il risultato cercato.

Avanti a Gran Carriera!

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