Fare carriera è un obbligo!

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In tutta la mia vita lavorativa il “fare carriera” era una decisione presa da altri. Ci si metteva del proprio e non era facile, ma a partire dagli ultimi 40 anni, se non volevi impegnarti più di tanto, potevi vivere tranquillamente e qualche risultato lo ottenevi quasi per anzianità anche nell’industria privata. Non solo il pubblico era così (e ora, ahimè per noi, non è molto diverso), ma anche il privato aveva forme contrattuali garantite: alcuni passaggi automatici di categoria e gli scatti d’anzianità era un poco l’immagine della regola militare per la truppa, “l’anzianità fa grado”. Se non volevi responsabilità e ti accontentavi era facile essere appagato.

Ci si lamentava, ma le battaglie sindacali più seguite erano quelle che puntavano al garantito sicuro, molto più sentite di quelle che cercavano un minimo riconoscimento di un merito certificato. Potevi essere una zucca vuota o completamente disinteressato del tuo lavoro, un pezzo di carriera era assicurata. Li definirei “gli anni  dell’acquisito”.

Anche quella parte del mondo del lavoro, che alla carriera era interessata e coinvola, oltre ad essere mal vista, “ma dove vuole arrivare quello!”, poteva ad una certa età fermarsi e godere il ruolo conquistato aspettando la pensione. Il cosiddetto “scivolo” per arrivare alla pensione era di fatto una realtà prima che psicologi, sociologi ed economisti ( tutti del lavoro) cominciassero a discuterne e presentare progetti, mai realizzati.

Oggi, anche quando il disegno del quadro sembra essere lo stesso, è cambiata la prospettiva e l’insieme che ne risulta è altro.

Fare carriera non è più una possibilità, un esito che puoi conquistare, ma è diventato un obbligo.

Se non segui questa regola, il rischio o peggio la certezza a cui vai incontro è che prima o poi incapperai, nel tuo ruolo, in un qualsiasi incidente di percorso di cui quasi sempre non ne hai la minima responsabilità.

Elenco, a titolo d’esempio, alcune tipologie di situazioni in cui si può incappare con più frequenza: cessione dell’azienda o del ramo in cui lavori, desiderio di ritiro del titolare o suo decesso, cambio generazionale della proprietà, arrivo di un nuovo socio, rinnovo del  vertice aziendale, errori di visione, di posizionamento, ritardi nella comprensione dei cambiamenti di mercato.

Le possibili conseguenze negative, più hai anzianità, più possono essere tragiche.

Per l’altro non esiste protezione esterna che possa venire dal passato, il giudizio e i criteri di scelta sono diversi e raramente tengono conto dell’individuo e della sua storia, se non per immaginarsi a priori ostacoli, rigidità e difficoltà di ambientamento al nuovo. Gli anticorpi per preservarsi da queste situazioni sono interni a se stessi. Devi coltivarli in continuazione, indipendentemente dalla situazione.

Ricevo molte lettere che esprimono: “al momento non ho necessità in tal senso ..”, “non piani di uscita, quando valuterò….”, “ sono molto soddisfatto della mia attuale posizione..”.

Tutte queste situazioni, per paradossale possa sembrare, sono le più rischiose: un rischio latente è più pericoloso di un rischio evidente.

Mettersi al riparo del primo è facile, se ne ha il tempo e le risorse sono disponibili e coinvolge solo se stessi, affrontare il secondo è molto più pesante in tutti i sensi e rischia di coinvolgere altri del proprio ambito familiare. Il primo caso è un rafforzamento che arricchisce, che aumenta la possibilità di far carriera, il secondo è un recupero, che necessita contemporaneamente due operazioni obbligatorie al posto di una per ripartire nel percorso .

Quando si pensa di star bene e il futuro è per fare progetti,  in realtà si è più esposti a sorprese negative.

Costa poco mettersene al riparo, ma non lo facciamo quasi mai…è cambiato tutto, è tempo anche di cambiare questo atteggiamento.

Avanti a Gran Carriera!

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