SPENDERSI PER LA CARRIERA E’ SICUREZZA

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Oggi le persone vivono due sole realtà nel lavoro: o lo si ha e lo si sta vivendo o lo si cerca. Carriera, nel pensare comune, può essere una preoccupazione  di chi il posto ce l’ha, per gli altri la si definisce con un esclamazione: “magari!”.

Nel primo gruppo possiamo circoscrivere due comportamenti prevalenti: chi è interessato a migliorarsi e chi “per il momento va bene così”.

I “carrieristi”, scusate la brutta parola, hanno svariate motivazioni: più soldi, più riconoscimento di status, desiderio di misurarsi in ruoli più impegnativi.

Questo gruppo è una minoranza affogata nel mare magnum di chi pensa che conviene accontentarsi. Le logiche individuali di questo modo di pensare sono tante quanto sono le persone, ma possiamo raccoglierle in tre categorie: adesione a “luoghi comuni”, problemi famigliari, scelte personali.

Il mondo è cambiato e questo è apparso evidente da troppo poco tempo perché la gente, nella sua grande maggioranza, abbia già aggiornato le proprie maps e le applications. I segnali erano  manifesti  già da qualche anno prima della crisi e molti individui ne erano a conoscenza, ma per più di 10 anni, prima si è creduto che potessero essere allarmi sopravvalutati, poi si è pensato che sarebbe sicuramente toccato ad altri e per ultimo, ancora presente, si è preferito imitare gli struzzi precludendosi ogni possibilità di osservazione.

Le conseguenze di questi comportamenti sono la carenza di difese e nemmeno si sa come approntarle.

Questa situazione ha prodotto conseguenze negative negli individui per le loro prestazioni, intaccandone il loro valore.  Il sano/malato è una specie in vertiginoso aumento. Ansie e fobie ne sono le conseguenze meno gravi, quando non succede di peggio.

Pensare che questa mancanza di progettualità non abbia conseguenze sul breve periodo e che ti precluda un buon futuro è un’illusione. Il lavoro, gli affetti e le relazioni che sono  parti centrali per lunghi periodi dell’esistenza, sono coinvolti e frequentemente travolti.

Non occuparsi della propria carriera è al tempo presente non solo un danno personale, ma può configurarsi come un atto di egoismo verso tutti quelli che in qualche misura dipendono da noi o si stanno impegnando per noi.

C’è un bisogno di sicurezza e questo non può più essere garantito dalle aziende, grandi o piccole che siano. Queste non vanno oltre il “qui ed ora” definito contrattualmente. Tutto quello che viene promesso oltre sono “variabili troppo dipendenti da altro” per essere accettate  come sicurezza. Senza per questo imputare responsabilità soggettive o men che meno oggettive.

La sicurezza in tema di continuità del lavoro, ritorna dopo poco meno di due secoli, nelle incombenza delle persone. La responsabilità sociale delle imprese è qualcosa che riguarda la collettività non più i singoli individui. Il contratto, sia nella sua parte formale che reale, non la garantisce più.

Possiamo dire che il tempo indeterminato è tornato al suo significato semantico e può assicurare limitate certezze non sufficienti a programmare e poi assicurare il modello di vita desiderato. Nel mondo presente sono troppe le variabili più “indipendenti” di un testo concordato, sottoscritto e persino garantito dalla legge nazionale.

Questo può essere messo in discussione da troppi eventi fuori dal controllo del singolo o della collettività.

Occuparsi della carriera non è un problema da affrontarsi ad una certa età e non preoccuparsene più ad un’altra.

Pensare che riguardi solo un certo periodo della vita è un errore che costa carissimo: il giovane rischia di complicarsi tutta l’esistenza futura, e la persona di esperienza azzarda, se non lo fa, rischia il crollo del suo valore fino ad uscire di fatto dal mercato.

I rimedi ci sono, ne ho parlato nei post precedenti. Non sono gratuiti, come tutto quello che vale, ma il non far nulla o il rinvio dell’azione costa molto più caro e non è garantito.

Quando vai fuori strada è faticosissimo rimettersi in carreggiata e spesso ti ritrovi con qualcosa di rotto che non ti permette la ripartenza immediata.

Rileggendo quello che ho scritto mi sono un poco preoccupato, forse ho esagerato e non mi sento di rovinarvi l’umore. Per questo entro breve vi rimanderò al mio amico Vinicio e a qualcosa e che vi faccia sorridere descrivendo però sempre la realtà, perché sempre ….

Avanti a Gran Carriera!

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