Certezza del lavoro: come arrivarci

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“Solo saper risolvere problemi può garantire lavoro per tutta la vita.”

L’affermazione è impegnativa e cercherò di guidarvi per come farla diventare realtà.

Primo: perché valga per sempre  bisogna imporsi  un atteggiamento curioso verso il lavoro, non presuntuoso,  non superficiale,  non solitario.

  1. Per poter essere curiosi, bisogna essere interessati; quindi fare un lavoro, che ci è indifferente o peggio che consideriamo inutile, è un gravissimo errore. Restituisce troppo poco nel quotidiano, quando non provoca sofferenza, si perde tempo (non accettabile quando si è giovani, devastante quando si ha esperienza).
  2. La presunzione è un difetto, può diventare un ostacolo al miglioramento della propria conoscenza. Se decreti in anticipo chi ti interessa e chi no, fai un errore. Conviene perdere tempo a relazionarsi con dieci “stupidi”, piuttosto che perdersi uno “intelligente”. In più mettersi in atteggiamento d’ascolto è sempre utile, “chi parla semina, ma chi ascolta raccoglie”.
  3. La superficialità nel lavoro non paga mai. Atteggiamenti di sufficienza precludono l’intensità dei rapporti e non producono risultati interessanti. Si può essere lo stesso leggeri senza essere banali.
  4. I risultati si ottengono solo con una collaborazione a “largo raggio”. Rete o net sono presenti oggi in ogni attività del lavoro e ne sono la caratteristica peculiare. Il solitario è una figura del passato.

Secondo: risolvi problemi. Sempre vengono affidati compiti che vanno oltre le responsabilità della persona; le ragioni per cui questo avviene sono svariate, alcune virtuose altre meno. Capita, anche frequentemente, si venga espropriati della fase finale dell’incarico o che colleghi e responsabili si accollino l’intero merito del buon risultato, mai succede quando questo viene giudicato insufficiente. Queste situazioni sono motivo di amarezza comprensibile, ma fermarsi a questo fase è deprimente e non utile per sé. Deve essere memorizzato e analizzato il fatto, se necessario assimilando la parte che non ci è stata permessa svolgere, per completare il compito.  Dobbiamo dare una misura finale al nostro intervento.  Tutto questo è materiale per il valore al futuro, che serve alla carriera interna, meno probabile di questi tempi, e futura. In ogni caso significa ridurre di almeno un mese i tempi medi dell’inizio di una nuova esperienza.

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Terzo: il livello di mobilità è aumentato, noi ne vediamo oggi le parte più preoccupante: quella della disoccupazione. Ma aumenta e aumenterà sempre di più in futuro quella tra posto e posto. Significa che il curriculum vitae del 2030 ( sempre che non venga sostituito da altro strumento più funzionale ai tempi) racconterà di almeno dieci passaggi.  Avremo un mercato del lavoro che dovrà muovere circa cinque milioni d’individui. Questo sarà possibile con persone, imprese e collettività preparate. Prepararsi è già un vantaggio competitivo e un aiuto per l’oggi.

La sicurezza nel lavoro e nella carriera è garantita solo se ce ne occupiamo individualmente e se siamo pronti ad investire tempo e denaro per essa. Ne vale la pena per il reddito, per lo stile di vita, per le relazioni e per la propria salute.

Avanti a Gran Carriera

 

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