Dopo i 50 anni… quale futuro?

future

Tutti eravamo convinti che dopo i 50 anni non avremmo più dovuto fare scommesse. Nel bene o nel male “le tue carte te le eri giocate”; solo un numero minimo ben lanciato in carriera, più spinto dall’ambizione che dal bisogno, continuava ad affannarsi.

Anche la vita a quell’età si era stabilizzata, il tuo impegno era più orientato ai figli e al loro futuro. Se in famiglia si parlava di lavoro  era per loro, per cercare di guidarli nei percorsi migliori.

Questa situazione cominciò ad incrinarsi con le prime ristrutturazioni industriali della fine degli anni 70. Ma ad esserne coinvolti furono prevalentemente gli operai, quelli più vicini alla pensione.

Furono eventi importanti per chi ne era coinvolto, ma con ricadute sociali ancora gestibili, grazie a un combinato tra la riduzione di fatto dell’età pensionabile e disponibilità economiche dello stato. Si “risarcì” il danno del mancato reddito con Cassa Integrazione infinita e con prepensionamenti.

Seguirono poi gli anni 90 e i primissimi di questo millennio, che ci diedero ancora l’illusione che nulla sarebbe cambiato e che il nostro mondo sarebbe in qualche modo sopravvissuto.

La lunga crisi, le riduzioni di personale hanno coinvolto anche e maggiormente le fasce più alte dell’occupazione e frantumato le ultime speranze del “tutto tornerà come prima”.

Oggi, 2017, siamo in una situazione doppiamente negativa che paga l’indebolimento generato dai lunghi anni di depressione economica e la contemporanea incapacità di comprendere ed essere pronti al nuovo globale che stiamo vivendo.

Da questa condizione, dopo i 50 anni, bisogna ripartire se si è interessati (per scelta o per forza) al lavoro. L’atteggiamento deve essere identico per tutti, ma il percorso individuale è influenzato dalla diversa necessità dell’urgenza di una soluzione.

Va compresa e accettata l’inefficacia dei comportamenti passati (fin qui ci si arriva da soli), anche se costa risvegli bruschi e abbandono di convinzioni rassicuranti che ci siamo costruiti negli anni.

Il difficile è immaginare e agire nuove modalità, reinterpretare il proprio ruolo professionale alle esigenze del presente.

Bisogna focalizzarsi sui problemi: quelli che come professionisti si sono risolti nella lunga carriera, e prepararsi a rappresentarli con modalità nuove e in proiezione futura.

Va fatta una ricerca delle aziende che hanno in corso problematiche simili e che ancora non sono riuscite a risolverle.

Queste problematiche vanno affrontate eseguendo due “pesature”:

  1. qual è il livello di priorità e di urgenza delle loro soluzioni che l’azienda percepisce come strettamente necessarie;
  2. quanto della nostra storia personale garantisce la sicurezza all’azienda che il nostro agire sia il contributo decisivo a risolverle e a quali condizioni.

A questo punto il percorso è solo un duro allenamento a praticare questo sistema e a perfezionarlo sempre di più in base alle risposte di quello che abbiamo definito il “mercato personale”.

Il risultato, se tutti i passaggi sono stati eseguiti correttamente, è garantito.

Avanti a Gran Carriera.

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