Posto di lavoro certo? Ecco la garanzia

aaaaI tempi che da qualche anno stiamo vivendo non contemplano più la sicurezza del lavoro come una certezza a basso costo su cui contare.

Per tre generazioni il lavoro poteva essere, a secondo dei momenti, un bene più o meno difficile da reperire, ma non complesso da mantenere.

Le preoccupazioni dei genitori, a loro era delegato l’assillo e la pianificazione del futuro lavorativo dei figli, erano: cosa e come devo fare, a chi posso chiedere aiuto per “sistemarli” (il femminile, come genere, era scarsamente considerato).

Per la prima di queste generazioni di padri, quella che usciva dalla seconda guerra mondiale, il da farsi era chiaro: devo dargli un’istruzione adeguata, “sputare sangue” (qui le madri c’entravano eccome!), ma dargli il benedetto “pezzo di carta”, poi tutto il resto sarebbe stato più facile.

A questo punto entravano in gioco fortuna, impegno e caratteristiche individuali, ma il più era fatto e avrebbe garantito alla totalità statistica delle persone, pur con gli alti e bassi della vita, di arrivare alla pensione.

La società era rigida, quindi garantista al ribasso: se nascevi in una famiglia operaia saresti stato operaio pure tu, contadina eri contadino, di panettieri eri panettiere.

La scuola imponeva ai genitori, alla fine delle elementari, di scegliere cosa avresti fatto nella vita (non eri certo tu a 10 anni a decidere). Infatti c’erano tre tipologie di post-elementari (i 3 anni): avviamento, commerciali e medie. Alle prime due accedevi con il solo esame di quinta elementare (te lo facevano le tue maestre), per le medie invece dovevi fare un altro esame con tre professori a te sconosciuti e fuori dalla tua scuola. Però con le prime due era già deciso quando la tua istruzione (e la tua sorte lavorativa) si sarebbe arrestata, solo con le medie potevi continuare e arrivare alla laurea.

Laurea o anche solo maturità (per tutte due dovevi avere le medie) significavano negli impieghi, privati o pubblici che fossero, avere ruoli di responsabilità garantiti.

Ecco spiegata la dedizione “eroica” di quella generazione di genitori per il “pezzo di carta” dei figli.

Nel frattempo il nostro paese ha avuto grandi “terremoti sociali”: lo sviluppo impetuoso dell’industria al Nord, la migrazione,”biblica”, per quantità e conseguenze individuali e collettive, dal Sud al Settentrione, dalla campagna alle città.

Tutto questo è stato scandito da grandi cambiamenti che hanno coinvolto l’individuo. Sicuramente il rapporto complessivo tra tempo di lavoro e il tempo di vita si è molto modificato, le barriere sociali sono diventate più permeabili e il reddito medio, anche in valore reale, è aumentato. Ma le certezze, che negli ultimi 30/40 anni si erano consolidate, fino a diventare una sorta di diritti, stanno progressivamente franando.

Non c’è più garanzia credibile del posto di lavoro e del luogo dove si svolgerà.  Anche superati i 45/50 anni le preoccupazioni da affrontare per prime riguardano i rischi di continuità e di percorso professionale (cosa faccio oggi per mettermi in sicurezza), piuttosto che quelli della sfera parentale e dello stile di vita (come aiuto figli e genitori per la loro vita futura e come costruisco per noi un sereno terzo tempo).

In questo modo, se si investe sul potenziamento della carriera, è possibile gestirli entrambi e depotenziarne i pericoli, ma partendo prima dal rischio lavoro.

Come in molte altre situazioni della vita e delle imprese è conveniente agire in anticipo, prevenire.

Se ti sei appena consolidato è il momento migliore per pensare a potenziare il tuo valore non solo nell’azienda (questo non hai bisogno che qualcuno te lo suggerisca), ma sul mercato. Non hai tempo e scarsi stimoli; per gli stimoli devi trovare chi te li fa venire, il tempo devi probabilmente comprartelo.

Sei nelle condizioni migliori per farlo: basso stato d’ansia, qualche risorsa disponibile e buona salute psichica.

Aspettare non paga, anzi ti indebolisce sia nella performance lavorativa e pure nelle tue certezze quotidiane personali e famigliari.

Occuparsi della continuità della tua carriera è un dovere permanente e non deve essere un ricovero in “pronto soccorso”, perché qualcosa si può tamponare, ma quanta fatica e troppe incertezze.

L’ingresso nel mondo della “variabilità” provenendo da quello della “continuità” è tutto qui. Dobbiamo avere una “continuità” personale che percorre con tranquillità “variabilità” esterne sempre maggiori.

Per questo Avanti a Gran Carriera

Mario Piccoli

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