Andiamo a vincere nel mercato del lavoro

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“Il mercato del lavoro non funziona più”, questa evidenza è sotto gli occhi di tutti e comporta effetti negativi in generale. Coinvolge i disoccupati e i giovani che sono in cerca di lavoro e ha riflessi pericolosi sulla vita delle famiglie. Coloro che il lavoro ce l’hanno e vogliono migliorare la propria posizione e quelli che l’hanno appena trovato ne pagano anche loro le conseguenze.
Tutti, dal collaboratore che vuole sentirsi riconosciuto il valore espresso al professionista che patisce il blocco della sua carriera, ricevono, quando va bene, vaghe promesse, accompagnate sempre da una raccomandazione un poco inquietante “…il momento non è quello giusto, pensi a garantirsi quello che ha…”.
Anche le aziende alla lunga sono danneggiate da questa realtà: a fronte di un ridotto risparmio sui costi, che potrebbe facilmente essere ottenuto per altre strade, si hanno performance inferiori all’auspicabile, crescenti incapacità a reagire alla concorrenza e non si vive al meglio la variabilità che caratterizza questa epoca appena iniziata.
Un professionista in gamba, ieri sera, mi descriveva come una grande fortuna avere trovato una sua conoscenza che l’aveva recuperato da un’azienda a rischio ad una retribuzione poco più bassa.
Uscire da questa trappola in cui ci cacciamo è essenziale per il nostro futuro.
Dobbiamo rivedere le nostre convinzioni, sostituirle con una lettura appropriata della nuova realtà e poi utilizzare le nostre abilità per trarre il giusto ritorno di reddito, carriera e sicurezza da tutti i cambiamenti consolidati e in corso.
Se il mondo precedente era centrato sulla sostanziale stabilità, in quello attuale domina la variabilità.
Le certezze su cui puoi fare affidamento stanno sempre più al nostro interno.
Cosa succede fuori dalla nostra portata? O ci si trova coinvolti nel medio e lungo termine oppure non è influenzabile. Nel primo caso c’è il tempo per intervenire, nel secondo è sprecato attivarsi.
Non solo il vecchio mercato ci interessa poco perché non funziona, ma è anche l’oggetto centrale trattato, “i ruoli”, che è scarsamente utile per muoversi con successo.
Dobbiamo porre al centro del nostro interesse i “mal di pancia” delle aziende.
Come la persona, anche l’impresa ha i suoi “mal di pancia”; sono tutti gli irrisolti, quello che è stato affrontato male, ma per cui non si possiedono soluzioni soddisfacenti. Questi spesso possono essere endemici, arrivare dal passato, rimasti sotto traccia per lunghi periodi, ma possono evidenziarsi anche all’improvviso derivati da cambiamenti esterni.
A differenza dei ruoli ricercati nel vecchio mercato, che sono pochi e poco attraenti, i “mal di pancia” sono tanti, presenti in ogni impresa ed hanno una capacità di riprodursi, al momento, infinita.
Il vero ed indiscutibile valore professionali della persona è legato alle soluzioni di problemi agite nel passato e all’essere confidenti di poterle replicare ancora per risolvere situazioni simili.
Porre al centro del mercato i “mal di pancia” significa riaprirlo a nuovi e rinnovati protagonisti, renderlo più attraente per tutti. I lavoratori, che così non sono mano d’opera, ma solutori di problemi e le imprese che possono trovare risposte alle proprie criticità.
Il problema della concorrenza, che nel vecchio mercato è defaticante sia per persone che per le aziende, non esiste. Il possibile conflitto tra chi sceglie e chi vuole essere scelto è sfumato. Tutto discende da un dato oggettivo: hai proposto o meno soluzioni adeguate e sei o meno risultato credibile nel proporle.
Nel nuovo mercato si invertono i ruoli: il professionista è offerta, l’impresa è domanda.
Il vecchio mercato si muove sulle posizioni non coperte, nel nuovo l’oggetto è diverso e tutte le posizioni possono essere coinvolte.
La vecchia piazza si muove oggi sul prezzo più basso, nel nuovo mercato si rivaluta il valore e il prezzo non è predefinito, ma deriva da quanto vale la soluzione di quel “mal di pancia”.
Il colloquio non è più di selezione, ma è un colloquio di vendita/assunzione. La parola spetta alla persona, come pure la gestione dell’interview deve essere pensata di sua competenza.
Nel vecchio mercato tutto ruota intorno alla conoscenza del candidato per confrontarlo con il profilo definito nella selezione, nel nuovo quello che conta è approcciare il “mal di pancia” dell’impresa ed essere adesi alle sue logiche.
Ora smettiamo di accusare il fato, il sistema, la crisi, il mercato, la Fornero ed iniziamo a lavorare su noi stessi, sul cambiamento che dobbiamo apportare per tornare ad essere i numeri Uno nel lavoro, come lo eravamo ieri, aiutati da professionisti che lavorano tutti i giorni per creare le condizioni del successo.
Al prossimo post di martedì 14 altri approfondimenti.
Avanti a Gran Carriera

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