Nel lavoro cosa fare: ruolo unico o multitasking

nel lavoro cosa fare

I cambiamenti della nostra vita si susseguono toccandone tutti gli aspetti. Nel lavoro sono molti e, per il nostro paese, pochi sono piacevoli. Ma alcuni possono diventare opportunità di miglioramento e sicurezza del futuro a condizione che siano ben compresi e gestiti.

Il ruolo è coinvolto da una mutazione strisciante, procede in più direzioni, che possono essere piegate a favore della persona, del suo valore, del suo prezzo e contribuire ad una ripresa del benessere generale.

Questa metamorfosi è una derivata diretta della “nuova società”in cui siamo entrati e degli architravi a cui s’ispira: velocità, globalizzazione, flessibilità, superficialità.

  • Velocità: tutto avviene in tempi più brevi, passiamo da “il tempo è denaro” al “meno tempo è valore”. Non devi fare le cose più veloci perche risparmi, ma perché sono considerate migliori. Oggi affermare che quel prodotto costa e vale di più perché è stata messa più attenzione, più cura e quindi più tempo fa perdere clienti non guadagnarli. La velocità, se riflettiamo, si è sganciata dal tempo; è un unico gesto in progressione che contiene più movimenti e, qui sta la novità, ciascuno di questi produce energia per il successivo fino al raggiungimento dell’unico risultato accettato. Velocità è energia, non meno tempo!

 

  • Globalizzazione: oggi pianificare e conoscere il mercato e i suoi protagonisti, i concorrenti è già impresa difficile nel breve periodo, ma impossibile nel medio e lungo. Questo significa che bisogna essere sempre pronti a reagire e quindi più attenti alla risorsa che può adattarsi più velocemente. Solo gli individui hanno questa capacità e nessun altro fattore può gestire l’imprevedibile.

 

  • Flessibilità: l’attuale vecchio mondo che volge alla fine ha avuto bisogno di rigidità, nella produzione, nel sociale, nel pensiero. Tutto era fondato sul molteplice, sulla riproduzione del campione. Nell’organizzazione, nella vita di tutti i giorni nelle scienze, persino nell’arte si è privilegiato di fatto il “pensiero unico”. La flessibilità era o un cedimento o una imperfezione da sanare. Se riflettiamo, ragionare flessibile è oggi più conveniente apre a più possibilità e permette di scegliere e di “contrattare” un allargamento delle scelte.. Attualmente il modo rigido è sempre perdente, per il breve è possibile sia solo per una parte, ma per il medio/lungo è perdente per tutti. Oggi  flessibile è sinonimo di qualità. Il pensiero flessibile sa affrontare la continua varianza della realtà. Essere flessibili è un valore e una precondizione delle nuove competenze e del self learning.

 

  • Superficialità: non intesa come disinteresse od approssimazione, ma come capacità di comprendere in un unico sguardo tutto l’oggetto del nostro agire. E’ scostato dall’approfondimento, è il sinonimo di essenzialità; solo esclusivamente quello che serve allo scopo. Non accetta deviazioni o rimandi, perché creano confusione e depotenziano la ragione del gesto. La superficialità permette visioni più ampie. L’energia scorre senza ostacoli.

 

Il ruolo sta individualizzandosi. Acquisisce caratteristiche indotte dalla realtà aziendale in cui ha lavorato e si modella sui differenti bisogni. Le mansioni di cui si compone tendono ad una  estensione e ad avvicinarsi progressivamente ad altri ruoli aziendali. Questo diventa competenza dalla persona e la rende unica.

Il passaggio dal ruolo ingabbiato ad un abbozzo di multitasking ha più aspetti interessanti: permette una migliore comprensione dell’insieme del  compito. Questo si fonda sempre sulla sua base tecnica, ma allarga ad altri saperi e influenza in positivo il risultato. Questa unicità emerge chiara nelle riunioni di board ed è molto apprezzata dai vertici. Se poi si acquisiscono modalità di relazione positive, aiuta in un percorso per la  leadership e concorre all’obiettivo generale dell’impresa.

Quello che ne viene fuori non è un centauro mostruoso, ma il citizen del mondo oggi  e la base su cui continuerà questa mutazione.

Ci si deve preparare seguendo queste regole e misurarsi con queste situazioni. Fare tutto da soli è più difficile e non aggiunge nulla al contenuto. E’ più veloce e più produttivo farsi aiutare.

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A Gran Carriera!

Mario Piccoli

 

 

 

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