Lavoro: chi può dartelo e da dove può arrivare

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Donald Trump, nuovo presidente degli Stati Uniti, ha promesso un trilione di dollari di investimenti in infrastrutture per stimolare la crescita, finanziando a deficit progetti pubblico-privati con crediti d’imposta che probabilmente funzioneranno, ma non saranno rivolti verso aree del paese e settori che ne hanno più bisogno. Con Reagan e Bush questi incentivi ebbero effetti molto inferiori alle aspettative e il deficit esplose.

Nella trasposizione italiana si parla di grandi opere, se mai ci saranno è probabile che abbiano gli stessi risultati. Altre proposte che escono dal pubblico rischiano la stessa sorte.

O si accetta una conclusione poco seria, tutti gli estensori di queste politiche sono “rimbambiti”, oppure è la strada che ci suggerisce il passato a non funzionare più.

Investimenti pubblici a pioggia, mirati, bonus individuali, tutto rischia di non procedere se non si agisce con la persona. Anche le modalità sono influenti sul risultato, non sono più accettati vincoli, regole e priorità predefinite. Nessuno più vuole sentirsi utente, paziente, usufruttuario, fruitore, consumatore. Cliente è il termine corretto in cui si riconoscono tutti.

Il lavoro è sempre meno un fatto di “aziende offrono e individui rispondono”;  tutti i cambiamenti in corso concorrono a definire una realtà più simile a “professionalità offrono alle aziende la soluzione di alcuni dei propri problemi”.

Questa regola è molto più interessante per tutte le parti in causa, azienda e persona, riduce i rischi di malcontento e mette in una posizione chiara tutti e due i soggetti: individuo e impresa sanno  cosa devono dare e cosa ricevere.

Ma per arrivare a questa condizione, che è la base per vivere con serenità la propria carriera e gestire con tranquillità eventuali sorprese nel proprio lavoro, bisogna prepararsi.

Con il permesso degli amici esperti di impianti e manutenzione userò qualche loro scenario comprensibile a tutti. La manutenzione di un impianto, se fatta in via preventiva e programmata, è una garanzia del miglior ritorno dell’investimento in tempo e qualità del risultato, ma è anche un contributo per la possibilità di un risparmio futuro per i prossimi impianti e di un consolidamento nel mercato. In più esistono altri risparmi correlati ai temi dell’energia, dei costi accessori del lavoro, che sommati rendono conveniente l’impegno per la manutenzione.

Occuparsi della propria carriera, a “prescindere” dalla percezione del rischio del momento, è fare bene la manutenzione e garantirsi una parte importante del “lavoro chi può dartelo”.

Le aziende vogliono i loro problemi risolti, ma non percepiscono sufficiente garanzia dalla consulenza. Il consulente per quanto bravo ed esperto è coinvolto nel quadrare i suoi “conti”, che solo in seconda battuta e in parte possono dipendere da quell’azienda cliente. La persona che si offre per sciogliere problemi con il contratto dipendente da più certezze. Deve, come il consulente dimostrare  la propria capacità di risolvere, ma non ha bisogno di convincere l’impresa dell’unicità del “matrimonio”.

“Da dove ti può arrivare il lavoro” è la persona stessa ad essere protagonista, senza dover fare troppi compromessi o ringraziamenti. E’ necessario prepararsi , ma è un’attività che frutta e che ha i suoi effetti sia nel nuovo ingresso che nella continuità del lavoro.

Essere offerta significa saper tenere il filo del proprio discorso, ma anche essere pronti a rispondere a tutte le domande dell’altro. E’ per facilitare questo compito che si scelgono le aziende a cui proporsi. Questa operazione si chiama “posizionamento” e va preparata con un lavoro di scouting di imprese e non di posti di lavoro, che si prevede abbiano un bisogno importante che sappiamo soddisfare. E’ un lavoro di “intelligence” molto importante, dal farlo bene o meno bene dipende il grado di difficoltà che si dovrà affrontare per raggiungere il risultato voluto.

Conoscere il Sistema, applicarlo e farsi aiutare rende il tutto più sicuro e più veloce. C’è ancora poca cultura del nuovo per muoversi autonomamente ed avere alte probabilità di successo. Il rischio è di dover perdere troppo tempo per scoprire “acqua calda”, che altri già praticano e offrono.

Importante è accettare l’incertezza del mondo che ci circonda, capire che ne siamo, senza colpe, coinvolti, agire velocemente per metterci in sicurezza e …

Avanti a Gran Carriera!

 

 

 

 

 

 

 

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SPENDERSI PER LA CARRIERA E’ SICUREZZA

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Oggi le persone vivono due sole realtà nel lavoro: o lo si ha e lo si sta vivendo o lo si cerca. Carriera, nel pensare comune, può essere una preoccupazione  di chi il posto ce l’ha, per gli altri la si definisce con un esclamazione: “magari!”.

Nel primo gruppo possiamo circoscrivere due comportamenti prevalenti: chi è interessato a migliorarsi e chi “per il momento va bene così”.

I “carrieristi”, scusate la brutta parola, hanno svariate motivazioni: più soldi, più riconoscimento di status, desiderio di misurarsi in ruoli più impegnativi.

Questo gruppo è una minoranza affogata nel mare magnum di chi pensa che conviene accontentarsi. Le logiche individuali di questo modo di pensare sono tante quanto sono le persone, ma possiamo raccoglierle in tre categorie: adesione a “luoghi comuni”, problemi famigliari, scelte personali.

Il mondo è cambiato e questo è apparso evidente da troppo poco tempo perché la gente, nella sua grande maggioranza, abbia già aggiornato le proprie maps e le applications. I segnali erano  manifesti  già da qualche anno prima della crisi e molti individui ne erano a conoscenza, ma per più di 10 anni, prima si è creduto che potessero essere allarmi sopravvalutati, poi si è pensato che sarebbe sicuramente toccato ad altri e per ultimo, ancora presente, si è preferito imitare gli struzzi precludendosi ogni possibilità di osservazione.

Le conseguenze di questi comportamenti sono la carenza di difese e nemmeno si sa come approntarle.

Questa situazione ha prodotto conseguenze negative negli individui per le loro prestazioni, intaccandone il loro valore.  Il sano/malato è una specie in vertiginoso aumento. Ansie e fobie ne sono le conseguenze meno gravi, quando non succede di peggio.

Pensare che questa mancanza di progettualità non abbia conseguenze sul breve periodo e che ti precluda un buon futuro è un’illusione. Il lavoro, gli affetti e le relazioni che sono  parti centrali per lunghi periodi dell’esistenza, sono coinvolti e frequentemente travolti.

Non occuparsi della propria carriera è al tempo presente non solo un danno personale, ma può configurarsi come un atto di egoismo verso tutti quelli che in qualche misura dipendono da noi o si stanno impegnando per noi.

C’è un bisogno di sicurezza e questo non può più essere garantito dalle aziende, grandi o piccole che siano. Queste non vanno oltre il “qui ed ora” definito contrattualmente. Tutto quello che viene promesso oltre sono “variabili troppo dipendenti da altro” per essere accettate  come sicurezza. Senza per questo imputare responsabilità soggettive o men che meno oggettive.

La sicurezza in tema di continuità del lavoro, ritorna dopo poco meno di due secoli, nelle incombenza delle persone. La responsabilità sociale delle imprese è qualcosa che riguarda la collettività non più i singoli individui. Il contratto, sia nella sua parte formale che reale, non la garantisce più.

Possiamo dire che il tempo indeterminato è tornato al suo significato semantico e può assicurare limitate certezze non sufficienti a programmare e poi assicurare il modello di vita desiderato. Nel mondo presente sono troppe le variabili più “indipendenti” di un testo concordato, sottoscritto e persino garantito dalla legge nazionale.

Questo può essere messo in discussione da troppi eventi fuori dal controllo del singolo o della collettività.

Occuparsi della carriera non è un problema da affrontarsi ad una certa età e non preoccuparsene più ad un’altra.

Pensare che riguardi solo un certo periodo della vita è un errore che costa carissimo: il giovane rischia di complicarsi tutta l’esistenza futura, e la persona di esperienza azzarda, se non lo fa, rischia il crollo del suo valore fino ad uscire di fatto dal mercato.

I rimedi ci sono, ne ho parlato nei post precedenti. Non sono gratuiti, come tutto quello che vale, ma il non far nulla o il rinvio dell’azione costa molto più caro e non è garantito.

Quando vai fuori strada è faticosissimo rimettersi in carreggiata e spesso ti ritrovi con qualcosa di rotto che non ti permette la ripartenza immediata.

Rileggendo quello che ho scritto mi sono un poco preoccupato, forse ho esagerato e non mi sento di rovinarvi l’umore. Per questo entro breve vi rimanderò al mio amico Vinicio e a qualcosa e che vi faccia sorridere descrivendo però sempre la realtà, perché sempre ….

Avanti a Gran Carriera!

Lavoro: i desideri hanno un valore?

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I desideri sono un fatto personalissimo, quando corri in un rettilineo, possono essere utensili utili, quando “sei nelle curve” sono difficili da gestire ma lo sono ancora di più. Come maneggiarli?

I dati sul lavoro sono ormai oggetto di satira, peccato che siano drammatici per chi lo ha perso, per chi lo vive male, per chi lo cerca e per quei milioni che ne sono legati indirettamente.

Dobbiamo esercitare ogni sforzo per far ritornare i numeri della piena occupazione e per migliorarli nella qualità del lavoro. Non avendo voce in capitolo per le scelte dei vari livelli di governo e preferendo lasciare ad altri questa incombenza, mi concentro su cosa le persone  possono fare e come possono essere aiutate.

Tutti noi abbiamo dei desideri e alcuni di questi riguardano il lavoro. La loro intensità  si rapporta con gli eventi della nostra vita. Una “cosa” quando ce l’hai è normalmente meno desiderata di quando non ce l’hai o di quando la perdi. La mia attività è abbastanza centrata su questo oggetto del desiderio.

Come già raccontato, esistono due tipologie di desideri: quelli reattivi e quelli realizzanti. Questa modalità di classificarli tiene conto dell’altro e del contesto in cui si vive.

Noi siamo ancora indotti a considerare i desideri come qualcosa di intimo e da nascondere. La nostra cultura li considera più una negatività da bloccare o tenere a freno.
Questo non è utile nell’ambito del lavoro, anzi oggi possono servire sempre di più.

Nei periodi storici a noi prossimi, per il lavoro, quello che si cerca nelle persone, superficialmente parlando, ha avuto un’evoluzione ben chiara. Il fordismo richiedeva tempo, forza fisica e ubbidienza delle regole e procedure, successivamente ci si è centrati su competenze, capacità, fedeltà, oggi ti chiedono anche il “cuore”.

Il ”cuore” è un oggetto complesso e dentro ci stanno sentimenti, atteggiamenti, sogni e desideri.

 Oggi siamo nel tempo del cuore, del difficilmente misurabile. Una selezione ha due parti: una prima, che segue una qualche forma e corrisponde all’etimo “selezionare, scartare”, un’ultima che è “scelta” e segue regole soggettive. E’ con questa parte che dobbiamo confrontarci. L’altra, da questo punto di vista è poco più di un banale passa/non passa.

I desideri, se ben governati, possono essere il passepartout per sciogliere nodi complicati della carriera.

I desideri reattivi nel lavoro sono utili per alzarsi la mattina e andare in ufficio, impegnarsi di più se si percepisce o si vuole evitare un possibile giudizio negativo, vanno bene nei rettilinei.

Desiderare uno stipendio o uno ancora migliore, formarsi, fare esperienza e in parte fare carriera, ti servono, ma interessano poco all’altro. Alcune volte lo spaventano.

Formarsi, fare esperienza possono essere oggi indicatori di costi aggiuntivi, di performance non adeguate. Tutti vorrebbero evitarli.

Se sei giovane è scontato che tu non abbia esperienza ed è folle pensare di vendere un tuo limite. Se sei maturo e non hai quell’esperienza specifica, questo si evidenzia già nel tuo CV. La tua presentazione non deve fondarsi sul desiderio di farsela, ma piuttosto sulle tue capacità di adattarti e dare risultati comunque. Ma nelle “curve” sono i desideri realizzanti quelli decisivi.

Un desiderio realizzante, consiglio sempre sincero, può interessare l’altro. Certamente l’incuriosisce.

 Se credi di poter trovare soddisfazione nel chiudere una vendita, se desideri aiutare gli altri in qualche attività, se ti piace una nicchia di prodotti e vorresti essere parte della squadra che ci lavora e ti posizioni e scegli interlocutori che hanno un legame con uno di questi desideri il confronto è più produttivo. Questo significa essere offerta. Ovviamente hai più possibilità se hai esperienza, ma anche costi di più. Se sei giovane, neolaureato costi molto meno.

Propongo un indicatore, che può essere usato da tutti per capire se si vale per l’altro. Se hai di fronte una realtà di servizi il moltiplicatore può variare tra 10 e 15, la tua presenza deve influenzare attività che valgono almeno 10 volte il tuo costo. Se invece è una realtà industriale il moltiplicatore varia tra 15 e 20. Fare questi conteggi non è semplice e devono essere considerati indicativi. Esistono altri fattori sia personali che aziendali che vanno analizzati caso per caso.

Trovare lavoro, cambiarlo è garantito per tutti a condizioni definite. E’ un percorso individuale impegnativo, che va affrontato senza troppi se o ma.

Le aziende che cercano sono pochissime, quelle che hanno problematiche che possiamo risolvere moltissime. La soluzione di questo apparente ossimoro è alla nostra portata. L’impegno personale e il costo hanno un ritorno.

Avanti a Gran Carriera!

Cerchi lavoro? Nel colloquio ti giochi tutto!

 

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Quando cerchi lavoro, perché ti devi ricollocare o perché vuoi cambiarlo, il colloquio di selezione è il teatro dove tutti i nodi vengono al pettine.

C’è certamente moltissimo lavoro prima, non siamo al “vedi Napoli e poi muori”, ma a quello che possiamo definire il “punto di non ritorno in negativo”, cioè se hai “toppato” al colloquio, non la recupera nemmeno il padreterno!

Tutte le volte che ho ceduto alla richiesta della persona di “perorare la causa”, facendo un recall, un poco pushing dopo un colloquio, è stato un fallimento per me e per la persona stessa, ma almeno ho scoperto quel qualcosa che non ha funzionato. Quindi la tua performance nel colloquio di selezione deve essere perfetta.

Riprendiamo la metafora del teatro, che può farci da guida per vivere al meglio questa situazione.

Nel teatro c’è un luogo fisico in cui avviene la rappresentazione, ci sono elementi che se non sei abituato possono infastidirti e far emergere le tue paure, far salire il tuo livello di ansia, farti sbagliare le battute.

Se ti alleni e, ancor meglio, hai un buon consulente di carriera, il primo gruppo di problemi te li puoi gestire.

Poi ci sono i diversi soggetti. Alcuni stanno in teatro, attori e tecnici di sala, regista, il pubblico. Ciascuno interpreta la sua parte, definita chiaramente per taluni, legata al momento per altri.

Ma c’è anche chi non è in sala o può non esserci, autore, sceneggiatore, scenografo, produttore. E poi, come in teatro, c’è l’imprevedibile: qualcuno dimentica la battuta, un guasto ai microfoni, una giornata in cui va tutto storto.

Qui comincia il difficile: tu sei, oltre che l’attore, il co-autore, co-sceneggiatore, produttore e per la tua parte regista. Ma a differenza del teatro o del cinema il tuo unico margine è concordare il giorno e l’ora dell’incontro/rappresentazione.

Non c’è nessun Shakespeare che ti ha lasciato il suo testo su cui costruire la tua interpretazione, né nessuno che ti svela in anticipo le sue battute.  Il consulente non basta più, hai bisogno dell’esperto.

Per aiutarti devi sapere quelle che sono le regole generali e le differenze tra i diversi individui, nei loro ruoli, co-protagonisti con te del colloquio di selezione.

Head Hunter e Selezionatore: Il “wanted” che devono rispettare è chiaro e contiene anche la sua “taglia”, una tariffa o più indirettamente uno stipendio, a seconda che sia un esterno o interno all’azienda. Da lì lui non si muove, può solo interpretare il suo compito meglio o peggio in base alla sua esperienza e alla sua intelligenza. Non rischia e in fondo non decide, può influenzare, a volte molto, la decisione che un altro prenderà. E’ comunque entrato nella tematica dell’assunzione a processo già avviato. Del valore al futuro apprezza più la forma, come lo rappresenti, più il racconto, che il risultato del contenuto.

HR Manager: Ha il futuro nelle sue responsabilità ma, entro certi limiti, è più interessato al comportamento, che al valore al futuro. Nella grande organizzazione ha una parte fondamentale nella decisione, ma cerca sempre di condividerla. Presidia sicuramente il prezzo. Nella PMI ci sono tre tipologie di HRM:

  • Giovani, con scarsa anzianità aziendale, spesso un’esperienza in società dell’area HR, poco strategici, molto tecnici, più capaci a fermarti che a spingerti. Non decidono.
  • Forte anzianità aziendale, nati con l’impresa, a volte atterrati in quel ruolo da altri. Possono spingerti, conoscono alla radice il problema per cui potrebbero interessarsi a te, ma anche loro non decidono, però sono molto utili per capire.
  • Professionisti più anziani, di provenienza grandi gruppi, esperti nella selezione, la storia li ha resi diffidenti, potrebbero influenzare molto, ma sono restii a farlo.

Ricorda: nella PMI, a differenza della grande multinazionale, non deve scoraggiarti il prezzo, non sono queste figure che hanno l’ultima parola, il valore, con l’interlocutore giusto, può pesare molto.

Executive del ruolo: Sarebbe il tuo futuro capo funzionale e lo incontri in una seconda fase. A parte il tuo valore professionale, cerca rassicurazione sulla tua capacità di collaborare e di “stare al tuo posto”. Può bloccare la tua assunzione, non può deciderla.

Imprenditore: La più importante figura nella realtà italiana. Ha 2 punti di fortissimo aggancio: è molto interessato al suono degli Euro che possono entrare nelle sue tasche e vorrebbe dormire tranquillo qualche notte in più. Di queste caratteristiche dobbiamo tenerne conto nel colloquio. Ci sono anche utili per scegliere. Diffidare dell’imprenditore a cui mancano questi punti è una regola sana, ci evita un futuro di “fulmini a ciel sereno”. E’ lui il vero decisore. Su di lui dobbiamo puntare.

 

Per ultimo, puoi trovarti in un teatro le cui regole cambiano nel corso del colloquio oppure un tuo errore ti ha messo in imbarazzo e devi uscirne, se vuoi salvarne l’esito. Devi allestire immediatamente un nuovo teatro e l’esperto, ovvio, in quel momento non c’è. E’ qui che hai bisogno di un sistema.

Per essere sicuro di fare un colloquio vincente, dentro un percorso di successo hai bisogno di un SISTEMA, di un ESPERTO, di un CONSULENTE di CARRIERA.

Trovare tutto questo non è facile, ma ne vale la pena. Le tue probabilità di riuscita aumentano. Cercare e scegliere ti porta via tempo e denaro, ma ne vale la pena.

Avanti a Gran Carriera!

 

Sono un eroe, perchè lotto per la carriera!

Il nostro mondo immaginario ha bisogno di eroi. Caparezza nel 2008, con la crisi ancora oltre oceano, cantava “sono un eroe, perché combatto per la pensione”. Quanto tempo è passato,  le pensioni hanno cominciato a dare delusioni e chissà quante altre ce ne daranno nel futuro.

Oggi il  Luigi delle Bicocche di Caparezza comincerebbe a lottare per la carriera e sarebbe nel giusto credersi un eroe. Lo farebbe per le stesse ragioni di fondo per cui lottava quasi 10 anni fa: la famiglia, lo stipendio, il pensiero: “a qualunque età io sono già fuori mercato”.

Quante verità c’erano già in quei testi!

Ora tutti spiegano che sei fuori dal mercato,  perché sei troppo vecchio, perché sei troppo giovane. Rischi d’impazzire nel chiederti il perché.

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Carriera oggi ha lo stesso significato di lavoro. Non è più una scelta, è l’unica strada certa per restare nel lavoro.

Nel passato ed ancora oggi in alcuni che camminano guardandosi indietro, far carriera voleva dire sgomitare e non rispettare le regole e gli altri, pur di riuscirci. Era implicito, che queste persone non fossero le migliori.

Nella mia famiglia questi soggetti, anche se parenti, non erano accettati, nemmeno durante le feste comandate. Erano carrieristi. Brutta parola, brutta gente!

Ma oggi, estratti i tre contenuti importanti del percorso professionale, valore al futuro, posizionamento e capacità espositiva, abbiamo il sostegno giusto per agire con successo le nostre azioni per continuare o fare la nostra carriera.

Continuità di carriera, è riferito a chi ha esperienza, che appresa la competenza  di trasformare quest’esperienza in valore futuro quantificato in moneta, si muove su un numero di aziende mirate per raggiungere il proprio obiettivo. Se tutto viene svolto nel sistema corretto non esiste concorrenza. Il posizionamento e le capacità di risolvere quei problemi in quel modo sono unici. La probabilità  che ci sia qualchedun altro identico è impossibile.

Avvio della propria carriera è studiato per chi entra o è appena entrato nel mercato del lavoro e vuole sfuggire a una realtà di frammentazione, anni persi, percorsi privi di logica. Si parte dagli stessi paradigmi della continuità, valore al futuro, posizionamento,capacità espositiva e si gioca più sulle conoscenze, competenze e attitudini distintive. Anche in questo caso tutto deve essere, anche se con maggiore indeterminatezza e difficoltà, riportato a misura. L’esperienza, che è pressoché inesistente, deve essere sostituita dalla motivazione, che deve però stare dentro i particolari del lavoro stesso. Affermare “mi interessa perché imparo” oppure “voglio far carriera”  vanno banditi, perché sono tuoi problemi.  Dire “mi interessano quei prodotti”, “voglio fare quella professione” è più convincente. La concorrenza ci sarà, ma molto meno agguerrita.

Noi non abbiamo bisogno di eroi. Abbiamo bisogno di essere eroi!

Al ritmo dell’hip hop….avanti a Gran Carriera!

NO al taglio degli over 50!

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Aver superato la cinquantina non significa più cominciare a stare più tranquilli.

Nel passato i figli iniziavano a farsi strada nella vita, la propria attività si era definitivamente stabilizzata, avevi casa di proprietà e a volte qualcosa di più. In particolare nel lavoro, se avevi investito in impegno e serietà, eri in una botte di ferro.  Con un poco di buona salute potevi cominciare a “respirare”.

Oggi è tutto cambiato.

Nei tuoi 50 hai probabilmente i figli che vanno a scuola o comunque ancora a tuo carico, tutto il resto (casa, proprietà, famiglia) è diventato più costoso o pesante. Il tuo barometro personale è passato da sereno stabile ad incerto tendente al peggio, quando non sei già nello “stormy”.

Nel lavoro poi, a partire dal nuovo millennio, per essere più precisi con l’inizio della crisi, tutto il tuo passato fatto di studi, di dedizione, spesso di sacrifici sembra non contare più. Anzi a volte ti fanno credere: “…sì lei è stato importante, ma adesso i tempi sono cambiati, quindi…”  Te lo dicono ormai tante volte o te lo fanno capire, che quasi ti convinci. Ma quali errori hai commesso, dove hai sbagliato, cosa c’è che non va in te?

Nulla!

Nulla che non possa essere corretto e risolto in tempo ragionevole, nulla che ti precluda una continuità della tua carriera. Anzi, hai qualcosa che è assolutamente necessario alle imprese, al nostro paese. L’esperienza , che è l’unica “merce”, che non si può copiare e non si può ricostruire identica, e che trattata a dovere diventa valore e moneta sonante al futuro.

Si deve però uscire da un vecchio e ormai scarsissimamente efficace sistema, dove oggi tu sei la domanda, e dove l’offerta è limitata e troppo spesso sfasata rispetto al tuo profilo.

Bisogna distaccarsi dalla logica del prezzo, perché ci sarà sempre qualcuno più giovane, con il profilo a volte migliore del tuo, a cui andrà benissimo lavorare alla metà del tuo costo. Ma non avrà mai le stesse esperienze e competenze.

Devi lavorare sul posizionamento, che considera insieme valore al futuro, vincoli e compromessi, per selezionare le 20 aziende a cui offrirsi.

Tutto il resto è un duro lavoro di tecniche da imparare e di allenamento ad applicarle mantenendo, in tutti i momenti del percorso di avvicinamento al nuovo incarico, una rigorosa coerenza al nuovo sistema.

Fare tutto questo è faticoso mentre stai lavorando, perché oltre al surplus d’impegno hai anche la realtà di tutti i giorni che ti risucchia verso il vecchio sistema. Farlo quando sei in criticità lavorativa porta con sè l’ansia del risultato, senti sulle spalle pesi che vanno ben oltre a quelli che ti vengono richiesti e hai paura che non possa funzionare.Questi sono i passaggi più difficile da superare, ma ce la si può fare, specialmente se si è aiutati dall’equipe giusta.

Tutto è possibile, essere Over 50 e avere una giusta continuità di carriera  non è poi così inconsueto. Proviamo a renderlo un fatto generalizzato.

Avanti a gran carriera…e buon weekend!

 

I 3 nuovi principi della termodinamica del lavoro

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Come nella termodinamica anche nel lavoro esistono i 3 principi, che oggi sono:

  • NEL LAVORO ESISTONO SOLO 2 DIREZIONI: SALIRE O SCENDERE, NON E’ PIU’ POSSIBILE RESTARE FERMI
  • ALLA PENSIONE CI ARRIVI AL MASSIMO DELLA TUA CARRIERA, ALTRIMENTI RISCHI IL FUORI MERCATO
  • IL LAVORO NON GRADISCE LE ALTRE TUE IDENTITA’

 

Abbiamo appena abbandonato un lungo periodo in cui dominavano altre regole ed erano accettati comportamenti diversi.

Si poteva salire, il “far carriera”, comportamento che non sempre era visto bene. Si accettava di più che fossero altri a decidere. Chi dava segni di essere troppo interessato non era apprezzato, ne dai colleghi, ne dai capi. Quel mondo era fatto principalmente da chi stava fermo. Ci si lamentava un poco, ma poi andava bene così, nella vita c’era anche altro e c’erano le risorse per permetterselo. In Italia, per un periodo discretamente lungo, abbiamo vissuto nella società dei 4/5. Solo un quinto percepiva di star male, il resto era soddisfatto. E’ stato il tempo delle “nuove povertà”, quelle che non derivavano dal lavoro, ma da comportamenti sociali (tossicodipendenza ad esempio). Anche il scendere era relativo.

In quell’epoca precrisi si parlava di “atterraggio morbido” alla pensione. La tua carriera ad un certo punto si fermava e tu e tutti intorno a te, cominciavate a pensare al tuo pensionamento. Il massimo dei guai che potevano capitarti era il mal di stomaco provocato dal nuovo che avrebbe dovuto prendere il tuo posto, non certo l’essere buttato fuori.

Durante un colloquio di selezione se parlavi del tuo gradimento, perché il posto era più vicino a casa era considerato normale, era quasi gradito. Se spiegavi  il tuo grande desiderio di lavorare in quell’azienda, perché avresti molto imparato, lusingava l’interlocutore. Se esprimevi con parole giuste la tua volontà di crescere di ruolo, eri apprezzato.

Parliamo al passato “remoto”, ma sono solo 8 anni fa. Oggi, cosa devi fare?

  1. Se è un poco che sei fermo nello stesso ruolo devi prepararti a scegliere: o accetti ogni giorno di essere sempre più a rischio oppure comincia a pensare di cambiare. Questo vale ancor di più se i tuoi superiori apprezzano veramente il tuo lavoro. In particolare il  middle management è pieno di carriere stroncate,  perché sei diventato indispensabile. Ma questo principio vale anche per gli executive.
  2. La curva della tua carriera non è più sostenibile. Anche relativamente vicino alla pensione (oggi poi che sono cambiati tempi e regole) devi crearti una retta verso l’alto. Le tue esperienze ti possono aiutare a continuare a crescere, ma non sperare che siano gli altri a riconoscerle. Che tu sia in azienda o che sfortunatamente sia obbligato a cercar lavoro, sei tu che devi rivalutarle e venderle nel modo e nel posto giusto. Altrimenti il rischio che tu possa precipitare fuori mercato è altissimo
  3. Quando vuoi un lavoro dentro o fuori l’azienda o quando sei obbligato a cercarlo, nel colloquio non accampare mai ragioni estranee a quel lavoro. Vicinanza, qualcosa che lo rende più accettabile a te e alla tua vita, anche il tuo desiderio di formarti, far carriera, imparare, tutto quello che ti riguarda fa scattare nell’altro domande e sospetti, che non ti aiutano. Tutto ciò che è fuori da quel lavoro non è più gradito: esiste, ma devi convincere l’interlocutore, che non ricadrà mai sul tuo lavoro. Quindi è per te un terreno insidioso, meglio non entrarci e prepararsi solo a domanda risponde.

 

Può sembrare un mondo crudele, ma è solo un mondo diverso. La nostra sfortuna è di dover vivere un cambiamento a cui non eravamo preparati. Facciamo di necessità virtù.

 

Avanti a Gran Carriera!

Carriera e fusioni

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Merger & Acquisition. Sono eventi sempre più presenti nella realtà italiana. Queste non riguardano soltanto le grandi imprese, ma tutte le classi d’azienda.

Alcuni autori hanno pubblicato “Pmi e M&A, una strada sicura per la crescita”. In ogni caso quello delle M&A è una realtà in forte crescita rispetto agli anni precedenti. Nel 2014 sono state 534, il 2% del fatturato totale mondo (fonte KPMG).  Se valutiamo le M&A un fattore di dinamicità per restare nel mercato globale e consideriamo che il nostro PIL è poco meno del 4% mondo, è ragionevole ritenere questa nicchia di attività interessante e in sviluppo quasi obbligato.

Diverse persone hanno visto la loro carriera messa a dura prova o peggio interrotta da queste operazioni.

L’80% delle fusioni falliscono (fonte Methodos).

Le ragioni di questi disastri sono da ricercarsi, in ultima analisi, nei temi legati all’individuo, nella “comunicazione dall’alto” e nell’assenza di “condivisione”.

Ricostruire la propria carriera in questo tipo di mercato è possibile, specialmente se si sono maturate esperienze simili, positive o negative che siano, da trasformare in valore al futuro. Le proprie competenze tecniche concorrono al posizionamento corretto, ma è quanto si è imparato ed elaborato dalla propria storia di quel periodo a garantire il valore futuro.

Problemi di comunicazione, che s’incagliano di fronte a sovrapposizioni, percorsi up-down mal gestiti, difesa di illusorie posizioni di rendita, resistenza e mancanza di leadership del cambiamento, sono alla base di questi fallimenti.

Quando si decide un M&A si dovrebbero fare 2 due diligence e non una: all’azienda che vuole  acquistare  e a quella che vuole vendere. La prima è sicuramente la più importante, visti i dati dei fallimenti.

Le imprese che dovranno espandersi per acquisizioni saranno sempre di più nel mercato italiano, come pure quelle che dovranno essere acquisite. E’ questa un’opportunità per chi si vuole dare una diversa Continuità di Carriera.

Nel nostro sistema, nella sezione “SELEZIONARE LE AZIENDE A CUI FARE L’OFFERTA”, le società coinvolgibili nei processi di M&A stanno diventando sempre più numerose. Più del 50% hanno, tra la prima o seconda scelta, quella di M&A. Troppo per non prenderla in debita considerazione.

Avanti a gran carriera!

Pesci e carriere

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Il mondo da cui arriviamo poteva essere così descritto: “il pesce grosso mangia il pesce piccolo”. Per decenni abbiamo assistito ad acquisizioni, al protagonismo delle grandi aziende, che sono diventate corporation e poi multinazionali. Hanno anticipato la globalizzazione, ma non hanno previsto il cambiamento del paradigma. Oggi è chiaro che “il pesce veloce mangia il pesce lento”.

La grande dimensione serve, ma non garantisce più nulla. La sicurezza, la continuità, la buona retribuzione, la carriera, tutto è incerto. Anche quando sono definiti da accordi, contratti consuetudini questi possono essere messi in discussione in poco tempo.

E’ un’ironia amara, il “tempo indeterminato” è sempre più indefinito. Se riflettiamo, produce più guasti di quanti ne eviti. Anestetizza, ti fa passare la giornata, ma ti espropria il futuro.

Se nel tuo futuro  c’è il lavoro come dimensione importante della vita il danno maggiore ti riguarda.

Ricostruire la tua carriera, ripartire richiede tra l’altro una scelta di organizzazioni a cui fare la propria offerta. Pesce lento o pesce veloce? È uno dei criteri di scelta.

Se il tuo valore è adatto alla soluzione di problematicità interne e hai un posizionamento, che contiene stanzialità, indifferenza all’ansia e trasmissione di sicurezza, anche il pesce lento è il tuo target. Devi essere sicuro della tua carriera e meglio se hai qualcuno che se ne occupa per te.

Il pesce veloce è invece per un valore al futuro, il posizionamento è  tutto concentrato sull’espansione. Valore e posizionamento devono rispondere a forte dinamicità, curiosità del nuovo e esaltazione nella competizione. La carriera può essere interna, è possibile che tu abbia più problemi logistici che di network.

Azienda grande o PMI, lenta o veloce  per la Continuità di Carriera con il sistema CC Global sono indifferenti, quello che conta è il proprio valore al futuro e il posizionamento scelto. Prendere una strada o un’altra è una liberalità che chi sceglie questo sistema si può permettere. Caratteristiche e vincoli esterni del periodo non sono più un condizionamento, ma si può decidere o meno se trasformarle in opportunità . Tutto questo non è una magia, ma il risultato di un duro e costoso lavoro passato per costruire il sistema e di un impegno intenso anche se breve di oggi per raggiungere velocemente il primo di tanti altri risultati.

Buona Pasqua di cuore e…A Gran Carriera!

 

PS: ho sentito parlare di Pesce Lento e Pesce Veloce diversi anni fa da Bob, un rockettaro canadese genio del marketing, allora in Iveco. A lui un grazie e un forte abbraccio.

Contro la decadenza del lavoro, creiamo valore!

jobpostit

Decidere o essere obbligati a cercar lavoro oggi in Italia ha le caratteristiche della Via Crucis, Via Dolorosa.

Moltissima concorrenza, poca offerta, attenta oltre misura al prezzo. Questo stato delle cose non favorisce nessuno: esclude tutti coloro che hanno esperienze importanti, maturate negli anni, rende umiliante il percorso per i più giovani frammentando continuamente la propria carriera professionale.

Le persone con più anni di servizio sono obbligate ad accettare posizioni chiaramente al ribasso, non solo nella retribuzione. E quando raramente avviene, devono ringraziare sempre qualcuno, per ripartire con la sola non esaltante motivazione: “devo ritenermi fortunato, almeno un lavoro ce l’ho!”.

Anche tra i “millenials”, i talenti, ce ne sono più di quanti si possa credere, hanno frenata la loro carriera e la loro possibilità di vivere esperienze produttive da questa decadenza del mondo del lavoro.

In realtà anche le imprese si trovano nella stessa situazione. Affrontano la competizione globale e la sua imprevedibilità accettando, come inevitabili, aspetti che non lo sono e che il subire apre a futuri drammatici: chiusure e ridimensionamenti per loro e impoverimento e altra disoccupazione per la collettività.

La competizione sul prezzo non è alla nostra portata, quella sul valore si!

Il valore sta nella persona, sia singola, che insieme (impresa).

Non c’è concorrenza nel valore, è solo posizionamento.

Il valore non è conoscenza, capacità, competenza, esperienza, ma si basa su questi 4 elementi.

Conoscenza, capacità, competenza, esperienza nascono nel passato e, se ben posizionati, diventano futuro.

Ripartiamo dal futuro abbiamo moltissimo da spendere, ma anche molto da rivedere e imparare. Facciamo troppi errori, perché sbagliamo il posizionamento.

Come persone e come aziende, giovani e più anziani, più o meno talentuosi siamo troppo concentrati su noi stessi, sui nostri prodotti, troppo poco su come gli altri interpretano, utilizzano, possono arricchirsi, risolvere i loro problemi con il nostro valore di persona e d’impresa.

Nel nostro micromondo c’è troppa perdente competizione e troppo poca vincente condivisione.

Aver tanta esperienza può voler dire avere tanto valore.

Avere tanto futuro e buone conoscenze può voler dire avere un buon valore di partenza.

Avere un buon prodotto e l’umiltà per imparare il necessario può voler dire tanto successo.

Qualunque sia il presente, il nostro futuro sarà migliore.