LAVORO, CARRIERA AL TEMPO DI TRUMP

Vorrei partire da due citazioni, la prima di Barack Obama, ex presidente USA tra 2 mesi, la seconda di mia madre nel giorno del suo compleanno. Presentare Obama è superfluo, mia madre è una donna dell’Appennino nata cento anni fa.

Obama ha dichiarato: “qualunque cosa succeda, domani il sole sorgerà ancora”, grande!

A mia madre nel giorno della sua festa chiedevamo se avesse avuto paura del terremoto, la sua risposta è stata lapidaria: “ho paura della guerra”. Venti giorni fa pensavo che avesse voluto parlarci di se, del suo vissuto nei 2 conflitti mondiali. Oggi ripensandoci ho compreso che ha parlato per noi al presente.

Donald Trump sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti, non è un cambio da “tran ..tran” normale. Le conseguenze future saranno i cittadini americani a scriverle e viverle in prima persona. Il loro paese non è più né il mercato numero uno della produzione, né del consumo nel mondo. Le sue imprese, che prima monopolizzavano  tutti primi posti delle classifiche di settore, ora convivono, pur rimanendo importanti, le posizioni con aziende del Far East, prevalentemente cinesi.

Le scelte della politica di Trump, che si presume seguiranno le linee dettate dalla campagna elettorale (sembra ad esempio guardare a Putin), scuoteranno l’equilibrio  già instabile su cui sta marciando la globalizzazione nei vari paesi, renderanno ancor più insicure previsioni e progetti delle imprese di tutto il mondo, italiane comprese, con ricadute non facilmente gestibili da lavoratori interessati alla sicurezza e alle proprie carriere.

Nel periodo dei due mandati presidenziali di Obama si era accelerata l’internazionalizzazione del “modello americano”; più di 3 miliardi di persone, oltre cittadine e cittadini USA, avevano e ancora hanno fatto propria l’idea che il domani possa essere meglio dell’oggi, il “Change! You can belive in” di Barack. Questo percorso ha trovato negli Stati Uniti nel tempo molti ostacoli che ne hanno frenato i successi. I risultati di queste elezioni ne sono probabilmente la conseguenza.

Ma quest’aggravamento derivato dall’incertezza aumenterà flussi migratori, transiti e richiedenti asilo, nemmeno sopirà i crescenti focolai di guerra sempre più prossimi ai nostri confini, non incrementerà il commercio mondiale e non renderà più sicuro  il movimento di merci e persone.

In queste condizioni risultano improbabili, scarsamente efficaci e molto costose politiche interne del nostro paese di sostegno del potere d’acquisto dei redditi bassi, di ricupero delle emergenze, dell’accoglienza. Dobbiamo contemporaneamente far ri-partire la “macchina”, anche per avere le risorse per quanto di doveroso va fatto sui temi appena elencati. Cominciamo a sostenere, come priorità, le persone attive che hanno progetti, i singoli lavoratori nella loro capacità di risolvere problemi, i professionisti che cercano modalità per servire a questa parte viva del paese, l’Italia delle PMI che vogliono e ad oggi  non possono o trovano difficoltà ad espandersi nei mercati mondiali.

Questo composito aggregato è la stragrande maggioranza della forza presente e ancora di più futura del nostro paese, è la forza vincente. Scommetterci c’è solo da guadagnarci.

Incertezza, instabilità, rischio, che sono la caratteristica del quotidiano del mondo presente oggi  2016-11-10, sono più gestibili con questo modello di “esercito” più dinamico.

Non è la teoria del “piccolo è bello”, affascinante, romantica, ma quella del “pesce veloce che prima o poi mangerà il pesce grande” e che sa cosa può fare. Sa “attaccare velocemente” dove più facile, “ritirarsi e cambiare velocemente direzione” quando serve, ritornare sull’obiettivo al “momento giusto”.

Il nostro lavoro e il nostro contributo è aiutare gli individui ad identificare, selezionare competenze capaci di risolvere problemi, a presentarle e a scegliere dove e con chi farlo. Queste attività necessitano di tutte le professionalità specialistiche disponibili e di un sistema che sappia adattarsi alla particolarità singola.

Il meglio dell’Italia sta puntando sulle start-up ed è importante come messaggio per tutti. Ma dobbiamo allargare moltissimo questo concetto, se vogliamo ottenere grandi risultati e non rimanere solo sull’innovazione di prodotto.

Un nostro cliente esperto del mondo automotive elettrica, alla mia domanda/chiacchera sul grafene mi ha risposto che quel settore predilige il semplice, se possibile facilmente applicabile. Solo in questa logica l’innovazione fa i grandi numeri, la numerosa ed interessante occupazione, utili in tempi ragionevolmente veloci.

Impegnarsi avendo chiari questo quadro e queste condizioni è produttivo e realizzante per il lavoro e singolarmente per la propria carriera. Le condizioni di partenza diventano in questo sistema un fattore di cui tenere conto e non limiti che ci bloccano.

Avanti a Gran Carriera

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Carriera, Lavori in corso!

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Nel mio lavoro le sincronicità che ti fanno meditare abbondano. Oggi voglio narrarvi di quattro colloqui dell’ultima giornata  (venerdì pomeriggio e sabato mattina) da cui trarre riflessioni, cercare conferme e ottenere indicazioni che possano aiutarci a fare scelte migliori e arrivare prima ai risultati voluti.

Le persone che ho incontrato sono manager di livelli diversi in attività, tre laureati  lauree pesanti, uno no, ma con una esperienza di tutto rispetto, retribuzione annua lorda tra i 55/95 mila Euro, età che varia dai 37 a 52 anni. Provengono da aziende industriali e di servizi, hanno in comune l’essere entrati nella logica della carriera, il bisogno della sua continuità, dentro quadri lavorativi, personali e famigliari differenti.

Nessuno di loro ha il dramma della disoccupazione, ma tutti sentono l’urgenza di consolidare sia il loro percorso, sia lo stile di vita. Per 3 casi le aziende da cui provengono sono grandi gruppi, quelli per capirci che decidono loro la carriera e a volte, anche indirettamente, i momenti della vita delle persone loro vicine.

L’aspetto interessante rispetto al passato è che tutti e quattro ragionano e vogliono muoversi di conseguenza con inclusività della loro vita professionale, dimostrando rispetto del proprio lavoro che, per farlo al meglio, tengono conto della famiglia non solo come responsabilità, ma anche come risorsa utile a sè per lavorare come richiesto. Tra loro c’è anche un expatriate, famiglia compresa, in un Paese molto più avanti del nostro nelle classifiche del “ranking of happiness”.

Vogliono far carriera in Italia.

Mi ha sorpreso come  persone differenti con situazioni diverse, senza addurre ragioni ideologiche, abbiano lo stesso obiettivo. Con l’ultimo, sabato ne sono stato quasi commosso. Soddisfatto perché abbiamo il sistema per guidarli e aiutarli, ma felice per quanto questo possa significare per tutti noi.

Per anni nella crisi avevo accettato a malincuore l’idea dell’inevitabilità di spostarsi. Mi ero anche auto convinto che siamo stati un paese di emigranti  e potevamo tornarlo ad esserlo.

Sbagliavo, non sapevo leggere segnali come: “il prosecco ha venduto nel mondo più bottiglie dello champagne”, “la passata di pomodoro per volumi e per fatturato ha superato il ketchup negli USA”. E sono sicuro che tra i miei lettori qualcuno potrà aggiungere anche moltissimi altri “segnali”.

Per questo motivo ci siamo preparati a rileggere “da sinistra a destra” il nostro mercato del lavoro e scoprire che molto e molto più grande di quello che vediamo, ad ascoltare amici stranieri che continuano a dirmi che “vivere italiano” vale tantissimo. Questo, questi professionisti che scelgono il nostro servizio ci spingono ad essere sempre più efficaci ed informati.

Per successo dei nostri clienti e per il nostro successo,

Avanti a Gran Carriera!

 

Lavoro: i desideri hanno un valore?

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I desideri sono un fatto personalissimo, quando corri in un rettilineo, possono essere utensili utili, quando “sei nelle curve” sono difficili da gestire ma lo sono ancora di più. Come maneggiarli?

I dati sul lavoro sono ormai oggetto di satira, peccato che siano drammatici per chi lo ha perso, per chi lo vive male, per chi lo cerca e per quei milioni che ne sono legati indirettamente.

Dobbiamo esercitare ogni sforzo per far ritornare i numeri della piena occupazione e per migliorarli nella qualità del lavoro. Non avendo voce in capitolo per le scelte dei vari livelli di governo e preferendo lasciare ad altri questa incombenza, mi concentro su cosa le persone  possono fare e come possono essere aiutate.

Tutti noi abbiamo dei desideri e alcuni di questi riguardano il lavoro. La loro intensità  si rapporta con gli eventi della nostra vita. Una “cosa” quando ce l’hai è normalmente meno desiderata di quando non ce l’hai o di quando la perdi. La mia attività è abbastanza centrata su questo oggetto del desiderio.

Come già raccontato, esistono due tipologie di desideri: quelli reattivi e quelli realizzanti. Questa modalità di classificarli tiene conto dell’altro e del contesto in cui si vive.

Noi siamo ancora indotti a considerare i desideri come qualcosa di intimo e da nascondere. La nostra cultura li considera più una negatività da bloccare o tenere a freno.
Questo non è utile nell’ambito del lavoro, anzi oggi possono servire sempre di più.

Nei periodi storici a noi prossimi, per il lavoro, quello che si cerca nelle persone, superficialmente parlando, ha avuto un’evoluzione ben chiara. Il fordismo richiedeva tempo, forza fisica e ubbidienza delle regole e procedure, successivamente ci si è centrati su competenze, capacità, fedeltà, oggi ti chiedono anche il “cuore”.

Il ”cuore” è un oggetto complesso e dentro ci stanno sentimenti, atteggiamenti, sogni e desideri.

 Oggi siamo nel tempo del cuore, del difficilmente misurabile. Una selezione ha due parti: una prima, che segue una qualche forma e corrisponde all’etimo “selezionare, scartare”, un’ultima che è “scelta” e segue regole soggettive. E’ con questa parte che dobbiamo confrontarci. L’altra, da questo punto di vista è poco più di un banale passa/non passa.

I desideri, se ben governati, possono essere il passepartout per sciogliere nodi complicati della carriera.

I desideri reattivi nel lavoro sono utili per alzarsi la mattina e andare in ufficio, impegnarsi di più se si percepisce o si vuole evitare un possibile giudizio negativo, vanno bene nei rettilinei.

Desiderare uno stipendio o uno ancora migliore, formarsi, fare esperienza e in parte fare carriera, ti servono, ma interessano poco all’altro. Alcune volte lo spaventano.

Formarsi, fare esperienza possono essere oggi indicatori di costi aggiuntivi, di performance non adeguate. Tutti vorrebbero evitarli.

Se sei giovane è scontato che tu non abbia esperienza ed è folle pensare di vendere un tuo limite. Se sei maturo e non hai quell’esperienza specifica, questo si evidenzia già nel tuo CV. La tua presentazione non deve fondarsi sul desiderio di farsela, ma piuttosto sulle tue capacità di adattarti e dare risultati comunque. Ma nelle “curve” sono i desideri realizzanti quelli decisivi.

Un desiderio realizzante, consiglio sempre sincero, può interessare l’altro. Certamente l’incuriosisce.

 Se credi di poter trovare soddisfazione nel chiudere una vendita, se desideri aiutare gli altri in qualche attività, se ti piace una nicchia di prodotti e vorresti essere parte della squadra che ci lavora e ti posizioni e scegli interlocutori che hanno un legame con uno di questi desideri il confronto è più produttivo. Questo significa essere offerta. Ovviamente hai più possibilità se hai esperienza, ma anche costi di più. Se sei giovane, neolaureato costi molto meno.

Propongo un indicatore, che può essere usato da tutti per capire se si vale per l’altro. Se hai di fronte una realtà di servizi il moltiplicatore può variare tra 10 e 15, la tua presenza deve influenzare attività che valgono almeno 10 volte il tuo costo. Se invece è una realtà industriale il moltiplicatore varia tra 15 e 20. Fare questi conteggi non è semplice e devono essere considerati indicativi. Esistono altri fattori sia personali che aziendali che vanno analizzati caso per caso.

Trovare lavoro, cambiarlo è garantito per tutti a condizioni definite. E’ un percorso individuale impegnativo, che va affrontato senza troppi se o ma.

Le aziende che cercano sono pochissime, quelle che hanno problematiche che possiamo risolvere moltissime. La soluzione di questo apparente ossimoro è alla nostra portata. L’impegno personale e il costo hanno un ritorno.

Avanti a Gran Carriera!

Il Team giusto per trovare lavoro

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Oggi cercare una nuova occupazione, sia che tu creda ancora nell’attuale morente mercato del lavoro e conosca solo antiche ricette per procedere, sia che tu lo voglia affrontare con il nostro SISTEMA, richiede il seguire una serie di indicazioni su strumentazioni innovative con supporti nuovi, più professionali e più efficaci.

Nel passato le società di outplacement affiancavano un consulente ad ogni candidato, anche quelle che agivano nell’orbita delle multinazionali del settore (e noi lo eravamo) ignoravano i modelli americani molto proceduralizzati e  considerati poco adatti all’individualismo italiano.

Questa scelta era motivata da diversità del mercato del lavoro: maggiore rigidità, cultura più centrata sulla fedeltà, che sulla professionalità, crescente individualizzazione degli stili di vita e del modo di pensarsi degli italiani. E in parte il risultato di ragioni interne alle società del settore: facilità di controllo per chi governa,  primitivismo organizzativo e scarsa traceability. Le uniche concessioni erano  la possibilità di cambiare consulente, qualora non ci fosse feeling e in qualche caso un pacchetto di workshop collettivi a tema predefiniti dalle società.

Queste modalità impoveriscono il contributo che la persona riceve e sono totalmente insufficienti con la complessità dell’oggi.

Infatti già allora era impossibile avere career coach capaci su tutto. La negatività di questo  si percepisce meno se il mercato è agevole: “mi serve quella professionalità per sostituire… per duplicare”.  Importante era che il consulente guidasse la persona nella stesura di strumenti efficaci di comunicazione, che lo preparasse un poco ad un colloquio, che contattasse il numero più alto di aziende sperando di trovare la ricerca giusta (fatto che in tempi medi avveniva).  I migliori avevano rapporti intensi con head hunter, società di ricerca e selezione, qualche direttore del personale amico e dopo il 2004 con le agenzie di lavoro interinale. La domanda centrale del periodo era se le persone  si ricollocavano a stipendi più alti o più bassi.

Quello che è richiesto al tempo della globalizzzazione è molto di più e diverso.

  • Devi aggiungere altre competenze, quella linguistica e la capacità di dialogare con mondi e culture differenti
  • Si danno per scontate, a certi livelli, le specializzazioni e sono più convinti da ruoli multipli o esperienze in più ruoli
  • Sono apprezzate capacità comunicative e di guida del cambiamento

 

Tutto queste pretese riguarda il nostro vicinato, quello in cui siamo anche territorialmente, quello che deve cambiare per stare nel mondo globale.

Il team che ti deve accompagnare sarà diverso; devono essere presenti almeno questi 3 esperti.

  1. Un “colloquiatore”, che abbia rapporti con le aziende a livelli che gli permettano non solo di presentare candidature (quello che si faceva nel periodo dell’outplacement), ma di colloquiare su difficoltà, obiettivi, problematiche e avere l’autorevolezza di suggerire soluzioni,
  2. Un head hunter esperto, che sia integrale alle logiche della carriera e che ami preparare professionisti perfetti per i diversi tipi di colloquio, telefonico, di selezione, di assunzione,
  3. Un web content specialist globale, a cui piaccia curare il personal branding dei candidati con impegno ed intensità per ottener il miglior posizionamento nel tempo nei social media.

Il tutto completato da altre due figure centrali: il consulente di riferimento, che svolge le funzioni di career coach per tutto il percorso e il team leader, che interviene nei passaggi significativi del Sistema.

In questo modo sono possibili certezze e garanzie di successo. A questo punto quello che deve fare la persona è avviare il “cantiere” e lavorare insieme al team. Così può anche prendersi quelle pause “dovute” senza sentirsi preoccupato, in ansia e pieno di dubbi.

Così si affrontano le ferie senza troppe preoccupazioni.

Avanti a Gran Carriera!

Il colloquio di assunzione

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L’ho chiamato ASSUNZIONE e non selezione, perché dobbiamo evidenziare in modo netto il cambiamento che stiamo operando per ottenere i risultati nel mondo attuale.

Il bisogno di assumere delle imprese, per risolvere problemi di cui solo in parte possono dire di conoscere e di saperli governare in tutti i suoi aspetti e, elemento più importante, avere la certezza dal successo delle operazioni, è la base del colloquio d’assunzione.

Questo bisogno è 1000 volte più numeroso delle offerte di lavoro di questo mercato.

Il classico colloquio di selezione continua ad esistere nella forma attuale fino a che i social non saranno così organizzati per permettere di fare tutto senza presenze, solo con voci ed immagini. Nel modello ancora seguito, la selezione va ben oltre la short list. Quel cosiddetto colloquio di assunzione altro non è che un corollario della lettera d’impegnativa.

Infatti fino all’ultimo si è incerti. Non c’è azienda, direttori del personale, head hunter e persona che non abbiano dovuto gestire casi imbarazzanti di intoppi o rinunce.

Quello di cui vi parlo salta tutte le fasi e diventa un unicum, anche se è spesso diviso in 3 parti:

  1. Conoscenza dell’offerta (è attore il nostro cliente)
  2. Conoscenza dell’azienda (è attore il responsabile per l’azienda)
  3. Contrattazione del prezzo, in particolare la parte variabile (sono attori lo shareholder e il nostro cliente)

 

Nel colloquio d’assunzione il protagonista principale è il nostro cliente. E’ lui che offre il suo valore al futuro, quello che corrisponde alla soluzione di quei singoli  problemi che ha l’azienda, e solo in parte conosce, e quelli che paventano dover affrontare nel tempi successivi. Poi per rafforzare il risultato si presentano altri valori coerenti con le qualità e il modello organizzativo interno e i desideri di espansione dell’imprenditore.

In quel momento, quando si è ben preparati, nella 1° parte si stimola nell’altro un forte interesse sia economico ma rovesciato: “quanto ci posso guadagnare con lui”, che comportamentale: “mi potrò fidare di lui e di quello che dice?”. Il colloquio si sta incanalando nella giusta direzione. L’altro  è tutto concentrato nel disegnarsi un futuro negli argomenti esposti in cui il nostro cliente è presente.

Inizia la 2° parte, che spesso è la visita all’azienda che può prolungarsi anche tutto il giorno. E’ fondamentale ascoltare, ascoltare, ascoltare. Si memorizza tutto. Il giusto atteggiamento è l’umiltà unita alla curiosità. Attenzione all’eventuale pranzo, mai modificare il comportamento. Nel ringraziare alla fine si può comunicare la volontà, dopo una notte di riflessione di riprendere la chiaccherata.

La 3° parte è la contrattazione, che può cominciare con una riflessione sulla visita e, con il tatto dovuto iniziare, iniziare a descrivere i “primi 100 giorni” possibili. Se si è seguito alla lettera il sistema e si è sfruttato a dovere la visita ci sono tutti gli elementi per fare un buon “rendering” del possibile lavoro futuro. A quel punto il prezzo è una banalità.

Le opportunità di fare colloqui di assunzione diventano maggiori e, colloquio dopo colloquio, si diventa più preparati e il prossimo ha maggiori possibilità del precedente. Il successo si pensa che derivi dalla situazione più adatta a noi, vero solo in parte. Noi siamo più preparati a gestirli!

Buon weekend e Avanti a Gran Carriera!

PS: settimana prossima nelle news del sito di CC Global ci sarà un’intervista alla Dott.ssa Rossella Farina sui “primi 100 giorni”, non perdetevelo.

Il terzo fondamento del job seeking: essere offerta

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Dopo il valore al futuro e il posizionamento oggi parliamo di essere offerta.

Per secoli e anche per gli ultimi decenni, il mercato del lavoro nel mondo si è configurato in due figure principali: gli imprenditori, che erano l’offerta, e i lavoratori, che erano la domanda. Ci sono state  nel tempo molte mutazioni, ma la sostanza è rimasta la stessa. Tutto questo perché l’azienda aveva le idee molto chiare del proprio futuro e di quale “manodopera” le servisse per agirlo e la persona era prevalentemente in attesa ad aspettare una chiamata.

La globalizzazione ha complicato tutti gli scenari: la visibilità sul futuro si è molto ridotta. Le previsioni economiche generali, il nostro “bollettino meteo”, sono diventate totalmente inaffidabili. Economisti, sondaggisti, statistici, futurologi continuano a campare più come “cantastorie” al servizio di questo o quel potere, piuttosto che per merito e utilità.

In passato l’imprenditore conosceva la sua concorrenza,  si sapeva tutti quel poco che c’era da sapere . Se era bravo diventava un leader, se era “così, così” andava avanti lo stesso grazie ad una crescita quasi perenne del mercato.

La persona doveva adattarsi all’offerta e approfittare, se ne era capace, dei momenti migliori sperando che nella “piena occupazione” si spuntasse un prezzo più alto. La carriera era decisa da altri, altri definivano regole, tempi e modelli.

Oggi per l’impresa la realtà è infinitamente più complessa e impossibile da prevedere. Concorrenza, mercato, gusti del cliente, persino le regole, tutto è indefinito, incerto, non scontato nella globalità del mondo, nel mercato e per le vischiosità delle aziende stesse. Concorre a rendere le organizzazioni incerte, deboli, tendenti all’immobilismo e all’attesa passiva.

Per il professionista la situazione è diversa; la sua forte sofferenza non deriva dalle logiche della globalizzazione, ma dalle regole di ripartizioni della “torta”, dall’enorme ulteriore arricchimento dell’1% di ricchi, in maggioranza non imprenditori. Le persone hanno avuto occasione di farsi  esperienze e di applicare competenze negli 8 anni di crisi. Sono quelli che definirei “generazione ad interim”.

Il tutto raramente riconosciuto e retribuito, ma comunque reale. Questo contesto continua nel quotidiano odierno.

Il sistema valore al futuro, posizionamento, essere offerta, che spinge a gerarchie e valori generati dal campo, rimette logica in un ordine falsato. Le esperienze praticate, la loro compattazione nel posizionarsi professionale hanno creato un effetto microscopio, che permette, volendolo, di avere maggiori capacità di visione futura vendibile e utile alle problematicità delle imprese. Avviene così per le persone, prima e più facilmente che per le aziende, una sorta di branding ante litteram, che rende chi segue questo percorso coerente con il tempo che stiamo vivendo.

Essere offerta è la conclusione logica dell’avere capito di avere un valore, della sicurezza di poterlo replicare nel futuro. Questo deriva dall’aver riconosciuto un proprio posizionamento  indipendentemente da quanto altri hanno definito nel personale “currere” passato.

Questa offerta va orientata e presentata.

Non significa che quello che manca sono aziende con cui fare un colloquio, anzi ce ne sono troppe, quasi quante il numero delle imprese. Significa solamente, che non si è preparati per ignoranza (accettabile) o per pigrizia (meno accettabile) a seguire questo percorso semplice, ma non già “precotto”.

Sono un patito di cinema e del genere western. James Stewart, nel suo primo successo del 39, è uno strano sceriffo senza pistola con un ombrellino da sole, e così si definisce alla stupenda Marlene Dietrich: ‘sono come un francobollo, che si appiccica a una cosa finchè questa non arriva’.

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P.S.: giovedì 21 luglio nelle news del sito di CC Global uscirà un’intervista a Luca Salani, head hunter di lungo corso,  sui colloqui di assunzione, sulle sue regole e sulle novità oggi e venerdi 22 riprenderò l’argomento colloquio.

Avanti a Gran Carriera!

 

SI PUO’ SALVARE LAVORO, SI PUO’ FARE CARRIERA CON IL MARCHIO CE

Nel nostro ufficio di Torino abbiamo un videocitofono acquistato 2 mesi fa. La marca più prestigiosa in Italia e non solo, una sorta di Coca Cola del settore, conosciuta e diffusa nel mondo. Per il nostro lavoro accogliamo manager fuori dagli orari canonici, nulla di strano: dopo le 19, il sabato mattina etc…

Da quasi subito percepivamo che qualcosa non funziona. Sentivi la voce, vedevi la persona poi dopo un troppo tempo il tizio arrivava (siamo al 1° piano). Anche tra di noi succedeva nella pausa di mezzogiorno lo stesso problema, ma ci si dava reciprocamente la colpa: “Sei sbadata”, “alla tua età non sai usare bene la C – S”; “Testone, dimentichi sempre il codice di chiamata”. Alla fine, un nostro cliente ingegnere (benedetti gli ingegneri!) sentenzia: “Il vostro citofono non funziona!”. Per fortuna in CC Global vale la regola del “cliente ha sempre ragione” e chiamiamo l’elettricista dello stabile (prima stazione della Via Crucis superata brillantemente in 2 giorni).

Il tecnico sentenzia: “è difettoso, per fortuna è ancora in garanzia; tranquilli (nostro sospiro di sollievo), devo passare in azienda per altro materiale (lo guardiamo e non ci scatta il sentimento del mal comune mezzo gaudio), tempo 3 giorni lavorativi, che la casa produttrice, per caso sempre torinese, me lo renda (seconda stazione della Via Crucis) e poi lo reinstallerò.” (terza stazione della Via Crucis).

Dopo un settimana abbiamo di nuovo il nostro bel video citofono e siamo convinti di averla scampata. In fondo a nostro Signore di Stazioni ne sono capitate 14, a noi solo tre e mezzo (dimenticavo due persone per smontarlo e due per rimontarlo) e di drammaticità ben diversa.

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Ma poi raccogliendo la spazzatura ho visto il marchio CE, ormai più citato e famoso di Gucci e Armani messi insieme, quello su cui la nostra industria pone tutte le sue speranze di crescita e di sopravvivenza e mi sono ricordato della nuova quindicesima Stazione della Via Crucis, la Resurrezione. Le mie competenze in materia si fermano qui.

Restando su temi terreni chiedo cosa si può fare? Rimango un fermo credente, il bollino CE, ci può tirare su, ma non con situazioni che vi ho descritto e vissuto.

Allora come?

Un ingegnere, giovane ma già con ruoli importanti, che apprezzo per la sua open mind, Luca Vescio ha cominciato a scrivere sul suo blog Aspettando Lunedì”. Giro a lui e a tutti gli uomini prodotto come lui la domanda. Scrivetemi, anche alla mia mail personale. Tante persone sono a rischio e molte aziende possono chiudere se non diamo valore al futuro (scusate l’insistenza) ai nostri prodotti.  Molti di voi sanno, nel loro individuale,  cosa fare. Proviamo  a mettere tutto insieme.

Sono certo che otterremo risultati sia per i singoli,  per le imprese, ma anche per chi si impegna nello studiare il cosa fare.

 

Avanti A Gran Carriera!

Cercare lavoro con il posizionamento

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Nonostante le stime al ribasso della nostra economia prima del risultato del Brexit e considerato l’ormai sicuro peggioramento ulteriore, continuo ad essere certo sulla possibilità di cambiare, trovare lavoro e fare carriera oggi in Italia più che in altri paesi del mondo. Non sono necessarie fughe, né affrontare rischi e necessità di cambiamenti di stile di vita.

Dobbiamo però partire dalla una presa d’atto che la strumentazione e i percorsi consigliati da istituzioni, protagonisti storici  e influencers sono dannosi e portano fuori strada.

Una prima considerazione è sul volume dei cambiamenti di posti di lavoro. In Italia è troppo basso e questo è un indicatore più della inadeguatezza del mercato, che della crisi perdurante. Le persone hanno voglia di cambiare, di crescere e di ricuperare quanto gli otto anni bui hanno loro tolto; l’ interesse è alto, ma viene frenato e frustrato da chi non conta più nulla o non ha mai contato nulla sul benessere dei singoli e delle nostre collettività.

Il “posto fissaro”, così ben descritto e ridicolizzato da Checco Zalone nel suo film “Quo vado?” è sia il modello comico delle nostre paure e sia dei parassiti del nostro tempo, ma alla fine è anche il personaggio dalla furbizia buona messa al servizio di un cambiamento, di una causa alta e altra.

Per vincere questa battaglia nella vita reale abbiamo bisogno, dopo aver ben definito il proprio valore d’uso, di un forte posizionamento. Le aziende che hanno problemi da risolvere, orizzonti desiderati da raggiungere, criticità da superare sono la quasi totalità dell’universo imprenditoriale. Sono presenti, con densità diversa, in tutte le aree del nostro paese.

Posizionarsi vuol dire:

  • Tener conto dei propri valori professionali, iniziale operazione di screening che ci fornisce il primo numero provvisorio di imprese a cui rivolgere la nostra attenzione
  • Considerare lo stile di vita oggi e quello desiderato per il futuro comprendendo la propria famiglia e i suoi componenti presenti e prossimi, che ci aiuta a selezionare l’ultima la lista su cui agire

Tutto il resto di questa fase è operatività da svolgere con un sistema, che garantisca ordine, sicurezza, efficienza e efficace utilizzo della risorsa tempo.

L’evento protagonista di tutto il lavoro ben fatto sarà il colloquio di selezione.  Ma in questo nuovo mercato, il colloquio ha regole, alcune riprese dal passato, altre nuove, che derivano dall’essere offerta e non più domanda di lavoro.

Martedì 19 parleremo dell’essere offerta e del nuovo colloquio.

A differenza di chi vuole restare in questo clima tempestoso e catastrofico ( nonostante il caldo opprimente), perché  ha interessi da difendere e prosperare, e di chi non sapendo come uscirne e spera nella tregua della ferie, continuerò ad essere presente e a sforzarmi di darvi i migliori consigli.

Il primo: preparatevi ferie serene organizzando adesso il vostro percorso/ cambiamento, che vi imponete essere operativo da settembre.

Luglio è il tempo giusto per decidere e fare il primo passo operativo.

Io sono pronto a consigliarvi e aiutarvi.

Avanti a Gran Carriera!

Con il valore al futuro, trovare lavoro è più semplice!

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Per avere la certezza di trovare un buon lavoro, migliorare la carriera e aumentare la sicurezza  si deve cominciare dal valore al futuro.

Valore al futuro è la proiezione di quello che tu sei certo di poter fare, e dei risultati che potrai ottenere in realtà aziendali che abbiano problematicità e obiettivi a te familiari. Questa certezza viene dalla storia passata, dai problemi con cui ti sei confrontato e hai risolto o hai capito come risolvere. 

Per costruire la base della tua ricerca è necessario che tu faccia una diversa ricostruzione della tua vita professionale. Il curriculum vitae, nei differenti format  che oggi sono consigliati e anche offerti sul web, non è più una base utile per impostare il tuo valore.

Il CV ha risposto ai bisogni di un’epoca, che è durata per più di cinquant’anni. Lungo tutto questo periodo era prevalente il bisogno di sostituire e di duplicare mansioni. In tutta l’Europa Occidentale e negli USA lo sviluppo economico è stato impetuoso e c’era fame di tutti i diversi tipi di figure professionali: tante e con urgenza. Il CV è stato usato come un passa/non passa per rendere veloci le ricerche. Per questo la sua lettura si è molto focalizzata sull’ultima esperienza.

Le persone sono state spinte a perdere interesse al proprio valore: era molto più concorrenziale il “prezzo” che veniva offerto. Ancora oggi ho professionisti, anche ben pagati, da molto in azienda, che mi chiedono di fornirgli un servizio, che  certifichi solo il proprio  prezzo sul mercato. Sono sempre imbarazzato a rispondere “ mi faccia la seconda domanda, allora avrà senso la mia risposta!”.

Se non si riparte dal valore, definito dai passati risultati e dalla parziale garanzia, a proprio rischio, di altrettanti o migliori nel futuro, il prezzo lo farà il mercato con un esito, per  le poche offerte presenti, scontato al ribasso.

Perché conoscenze, competenze e in particolare esperienze diventino valore al futuro, dobbiamo seguire un metodo che le trasformi in racconto comprensibile all’interlocutore e che indichi un metro di misura confrontabile con il costo che noi riteniamo congruo al nostro valore. Bisogna poi verificare una sorta di R.O.I, diverso per tipologie di funzioni e settori, che soddisfi l’investimento dell’azienda.

Definito perfettamente il proprio valore al futuro abbiamo reso semplice tutto il percorso successivo. Semplice non è il sinonimo di facile, vuole solo dire che il primo risultato è certo.

Il tempo per il suo raggiungimento è conseguenza di quanto impegno ci si mette per raggiungere la perfezione  nella definizione del posizionamento, nella determinazione con cui ci si definisce offerta nelle aziende target e “last not least” nella perfezione che si raggiunge nella preparazione del colloquio di selezione. Ci arriveremo nei prossimi post.

Nel frattempo, Avanti a Gran Carriera!

Cercare lavoro in Italia è ancora buono per la carriera?

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Dialogo tutti i giorni con professionisti per il mio lavoro e si parla del nostro paese, delle sue prospettive in chiave di sviluppo delle loro carriere personali.

Spesso ho la sensazione di avere persone, anche con importanti posizioni, rassegnate.

Se hanno figli giovani (8-14 anni) li percepisco, aldilà delle apparenze, spaventati, preoccupati per il futuro, che cercano di ancorare a qualche sicurezza esterna a cui non credono ma comunque disposti a raccontarsi qualunque favola che rassicuri. Se la loro prole è nell’età tra i 25 e i 30, non parlano più di se ma investono tutto nella scommessa sulle carriere dei figli. Raccontano con orgoglio situazioni assurde per il pensare italiano: il primogenito che sta lottando per entrare nello “Square Mile” a Londra, la piccola che fa uno stage a Washington. Progettano di posizionarsi anche loro all’estero per essergli più vicino.

In tutti e due i casi siamo fuori dalla logica, siamo nella tipica situazione di “la mente, da sola, mente solamente”.

Rafforzando il proprio grado di sicurezza, mettendosi al riparo di variabili esterne a sé, si potrebbe realmente sostenere il percorso dei propri figli. Lo si sa, ma si mente a se stessi. Perché?

La prima delle risposte vale per tutti e riguarda un nostro limite, che risale alla notte dei tempi. Fermarsi, nascondersi quando la situazione è ritenuta pericolosa è un comportamento istintivo. Noi l’abbiamo tradotta, al tempo d’oggi, nel rinvio continuo delle decisioni.

Nella realtà antica gli umani agivano in gruppi (erano già sociali) e la scelta era facile: la “mente” non era mai lasciata da sola. Oggi siamo ancora più social, ma la mente è veramente sola, in particolare sul tema lavoro. E quando deve prendere decisioni, sceglie di ingannarsi  sistematicamente. Perché questo avvenga così spesso possiamo comprenderlo solo frequentando i seminari della dottoressa Tania Margiotta, nostra esperta, ma quello che ci serve al momento è applicare il sistema per disincagliare i professionisti da realtà non più adeguate per la propria carriera e il proprio stile di vita.

Il prezzo di una simile situazione non giustifica la solo apparente tranquillità che può dare uno stipendio a fine mese.

In più con il nostro sistema non è necessario abbandonarlo, fino a che non si raggiunge l’obiettivo che soddisfa tutte le aspirazioni. La personalizzazione del percorso e la centralità del cliente fanno parte di tutto il nostro agire. Orari, giorni  e strumenti sono programmati per essere sempre allineati con le disponibilità della persona.

La preparazione necessaria è breve e subito si entra nel mercato dei problemi da risolvere. Questo è il futuro del lavoro e diventa il terreno su cui far correre la propria carriera. Il numero delle aziende dove diventare offerta cresce esponenzialmente ed è possibile con il posizionamento scegliere quelle più adatte al nostro valore.

In questo modo l’Italia ritorna ad essere molto interessante per chi considera importante  la propria carriera.

A queste condizioni la certezza del risultato diventa più credibile e l’insuccesso può solo derivare da un errore del percorso, che può essere corretto nel corso del servizio.

Avanti a Gran Carriera !