Lavoro: i desideri hanno un valore?

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I desideri sono un fatto personalissimo, quando corri in un rettilineo, possono essere utensili utili, quando “sei nelle curve” sono difficili da gestire ma lo sono ancora di più. Come maneggiarli?

I dati sul lavoro sono ormai oggetto di satira, peccato che siano drammatici per chi lo ha perso, per chi lo vive male, per chi lo cerca e per quei milioni che ne sono legati indirettamente.

Dobbiamo esercitare ogni sforzo per far ritornare i numeri della piena occupazione e per migliorarli nella qualità del lavoro. Non avendo voce in capitolo per le scelte dei vari livelli di governo e preferendo lasciare ad altri questa incombenza, mi concentro su cosa le persone  possono fare e come possono essere aiutate.

Tutti noi abbiamo dei desideri e alcuni di questi riguardano il lavoro. La loro intensità  si rapporta con gli eventi della nostra vita. Una “cosa” quando ce l’hai è normalmente meno desiderata di quando non ce l’hai o di quando la perdi. La mia attività è abbastanza centrata su questo oggetto del desiderio.

Come già raccontato, esistono due tipologie di desideri: quelli reattivi e quelli realizzanti. Questa modalità di classificarli tiene conto dell’altro e del contesto in cui si vive.

Noi siamo ancora indotti a considerare i desideri come qualcosa di intimo e da nascondere. La nostra cultura li considera più una negatività da bloccare o tenere a freno.
Questo non è utile nell’ambito del lavoro, anzi oggi possono servire sempre di più.

Nei periodi storici a noi prossimi, per il lavoro, quello che si cerca nelle persone, superficialmente parlando, ha avuto un’evoluzione ben chiara. Il fordismo richiedeva tempo, forza fisica e ubbidienza delle regole e procedure, successivamente ci si è centrati su competenze, capacità, fedeltà, oggi ti chiedono anche il “cuore”.

Il ”cuore” è un oggetto complesso e dentro ci stanno sentimenti, atteggiamenti, sogni e desideri.

 Oggi siamo nel tempo del cuore, del difficilmente misurabile. Una selezione ha due parti: una prima, che segue una qualche forma e corrisponde all’etimo “selezionare, scartare”, un’ultima che è “scelta” e segue regole soggettive. E’ con questa parte che dobbiamo confrontarci. L’altra, da questo punto di vista è poco più di un banale passa/non passa.

I desideri, se ben governati, possono essere il passepartout per sciogliere nodi complicati della carriera.

I desideri reattivi nel lavoro sono utili per alzarsi la mattina e andare in ufficio, impegnarsi di più se si percepisce o si vuole evitare un possibile giudizio negativo, vanno bene nei rettilinei.

Desiderare uno stipendio o uno ancora migliore, formarsi, fare esperienza e in parte fare carriera, ti servono, ma interessano poco all’altro. Alcune volte lo spaventano.

Formarsi, fare esperienza possono essere oggi indicatori di costi aggiuntivi, di performance non adeguate. Tutti vorrebbero evitarli.

Se sei giovane è scontato che tu non abbia esperienza ed è folle pensare di vendere un tuo limite. Se sei maturo e non hai quell’esperienza specifica, questo si evidenzia già nel tuo CV. La tua presentazione non deve fondarsi sul desiderio di farsela, ma piuttosto sulle tue capacità di adattarti e dare risultati comunque. Ma nelle “curve” sono i desideri realizzanti quelli decisivi.

Un desiderio realizzante, consiglio sempre sincero, può interessare l’altro. Certamente l’incuriosisce.

 Se credi di poter trovare soddisfazione nel chiudere una vendita, se desideri aiutare gli altri in qualche attività, se ti piace una nicchia di prodotti e vorresti essere parte della squadra che ci lavora e ti posizioni e scegli interlocutori che hanno un legame con uno di questi desideri il confronto è più produttivo. Questo significa essere offerta. Ovviamente hai più possibilità se hai esperienza, ma anche costi di più. Se sei giovane, neolaureato costi molto meno.

Propongo un indicatore, che può essere usato da tutti per capire se si vale per l’altro. Se hai di fronte una realtà di servizi il moltiplicatore può variare tra 10 e 15, la tua presenza deve influenzare attività che valgono almeno 10 volte il tuo costo. Se invece è una realtà industriale il moltiplicatore varia tra 15 e 20. Fare questi conteggi non è semplice e devono essere considerati indicativi. Esistono altri fattori sia personali che aziendali che vanno analizzati caso per caso.

Trovare lavoro, cambiarlo è garantito per tutti a condizioni definite. E’ un percorso individuale impegnativo, che va affrontato senza troppi se o ma.

Le aziende che cercano sono pochissime, quelle che hanno problematiche che possiamo risolvere moltissime. La soluzione di questo apparente ossimoro è alla nostra portata. L’impegno personale e il costo hanno un ritorno.

Avanti a Gran Carriera!

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Ripartire con la carriera: il percorso diagnostico

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Incontro tutti i giorni professionisti, insieme ai miei colleghi, nelle nostre sedi e via web. Centinaia di persone di valore, che hanno a cuore la difesa della propria esperienza e che vogliono continuare la loro carriera lavorativa.

Tutti mi pongono o si pongono le stesse domande: “che certezza posso avere di raggiungere i miei obiettivi, in particolare la sicurezza di poter mantenere e migliorare il mio attuale stile di vita?”. “Ho responsabilità verso la mia famiglia, tutti i suoi componenti e come  posso rischiare?”. “L’investimento è importante, che garanzie ho di un ritorno positivo?”.

Nessuno ha mai recriminato sulla validità del Sistema, valore al futuro-posizionamento-essere offerta. Tutti hanno apprezzato la differente impostazione, la logica indiscutibile e le novità dell’approccio. Anch’io sento il peso della responsabilità che mi prendo nella nostra proposta ed esigo la certezza del risultato del nostro lavoro.

Per esserne sicuro prendo a prestito dal mondo medico una pratica obbligatoria per garantire le risposte e la coscienza professionale: il Percorso Diagnostico.

Fortunatamente, a differenza di un medico, l’esito può essere assicurato a condizione che il processo venga condotto correttamente.

In più, rispetto alle normali terapie, il Sistema si è rivelato, nella realtà agita, autoadattabile a tutte le novità individuali e di contesto generale.

 

Ad esempio, il nostro cliente, arrivato disperato con il bisogno di uscire ad ogni costo da una multinazionale dal clima interno insopportabile, oggi si ritrova talmente rafforzato, in linea con uno dei risultati del Sistema, da decidere lui, rispetto alle sue convenienze, tempi, direzione e modi del suo cambiamento.

Oppure quell’altro professionista con una scadenza molto sfidante definita temporalmente di riposizionarsi, l’ha risolta puntualmente seguendo rigidamente il processo e le mie istruzioni.

Il percorso diagnostico medico prevede la presa in carico della persona e del suo problema, la definizione dl possibile iter nel sistema sanitario e nel suo contesto di vita, gli interventi multi professionali e multidisciplinari, il tutto per diminuire (nel caso medico) la possibilità di errore.

Noi possiamo eliminare questa possibilità a condizione di lavorare insieme con il possibile cliente, già prima del servizio, nella definizione dei suoi obiettivi, del suo contesto personale, famigliare e lavorativo e delle credenze che lo sostengono. A questo serve il nostro primo  colloquio conoscitivo.

Ma verremmo molto aiutati, se la persona si preparasse preliminarmente.

Nella mia esperienza gli ostacoli al raggiungimento del risultato sono due:

  1. Una scarsa o esagerata valutazione delle proprie esperienze e del proprio valore
  2. Una profonda convinzione delle proprie credenze, nonostante evidenze palesi.

 

Nel primo caso l’esperienza di questi ultimi anni mi riporta una prevalenza schiacciante di scarsa convinzione di sé. In pratica la persona conosce benissimo la sua storia e i suoi valori, ma va in tilt quando deve farne la somma. Questo è dovuto agli ormai otto anni ininterrotti  di crisi e al vissuto personale nell’attuale agonico mercato del lavoro.

Nel secondo caso le credenze, quello che ciascuno pensa essere vero, sono molto più invalidanti e subdole. E’ chiaro che nella globalizzazione le aziende possono garantire solo il “qui e ora”, indipendentemente dalla dimensione, dal settore e dalle leggi nazionali (ultimo, il caso Deutsche Bank docet), che i singoli stati non sono più in grado di agire, come se fossero pienamente indipendenti.

Eppure molte persone in gamba, colte e preparate continuano a pensarla così o peggio per il risultato, a esserne convinti razionalmente, ma poi recedere quando si trovano di fronte a una scelta importante che genera impegno o in momenti fortemente stressanti come un colloquio d’assunzione.

Quando c’è troppa ansia la nostra mente si concentra (peggio,va in paranoia) solo sul traguardo perdendo di vista tutta la pianificazione di azioni mirate, coordinate e programmate insieme.

Un filosofo terapeuta del secolo scorso affermava “la mente, sola, mente solamente”. Nella mia vita lavorativa quotidiana ho troppi riscontri che mi confermano questa affermazione forte.

La certezza del risultato può esistere solo se si è convinti che:

  1. L’unica sicurezza, che funziona oggi, è quella che deriva dalla propria storia, dalle scelte e dalle azioni
  2. Interventi esterni, quali raccomandazioni, segnalazioni, sollecitazioni rischiano di essere nella gestione pratica più dannose che utili
  3. La certezza dell’obiettivo si raggiunge con una progettazione precisa, una programmazione adeguata, un allenamento continuo e una attenzione, meglio se maniacale, dei particolari
  4. La complessità del contesto in cui operiamo è tale che richiede un supporto professionale qualificato
  5. Una presenza adeguata, attenta e costante sui social è utile alla continuità nel tempo della sicurezza dei risultati

 

Queste sono le condizioni che garantiscono il successo. Il tempo per raggiungerlo dipendono dal punto 3 e 4.

 

Io sono interessato al successo dei nostri clienti e al moltiplicarsi del numero di persone e società, che applicano il nostro Sistema. Il numero di chi mi legge è sempre più alto e ringrazio tutti . Posso garantire loro che continuerò a riportare le mie esperienze e quello che vedo e pratico.

Buona giornata, a venerdì prossimo e

Avanti a Gran Carriera!

 

 

 

 

NO al taglio degli over 50!

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Aver superato la cinquantina non significa più cominciare a stare più tranquilli.

Nel passato i figli iniziavano a farsi strada nella vita, la propria attività si era definitivamente stabilizzata, avevi casa di proprietà e a volte qualcosa di più. In particolare nel lavoro, se avevi investito in impegno e serietà, eri in una botte di ferro.  Con un poco di buona salute potevi cominciare a “respirare”.

Oggi è tutto cambiato.

Nei tuoi 50 hai probabilmente i figli che vanno a scuola o comunque ancora a tuo carico, tutto il resto (casa, proprietà, famiglia) è diventato più costoso o pesante. Il tuo barometro personale è passato da sereno stabile ad incerto tendente al peggio, quando non sei già nello “stormy”.

Nel lavoro poi, a partire dal nuovo millennio, per essere più precisi con l’inizio della crisi, tutto il tuo passato fatto di studi, di dedizione, spesso di sacrifici sembra non contare più. Anzi a volte ti fanno credere: “…sì lei è stato importante, ma adesso i tempi sono cambiati, quindi…”  Te lo dicono ormai tante volte o te lo fanno capire, che quasi ti convinci. Ma quali errori hai commesso, dove hai sbagliato, cosa c’è che non va in te?

Nulla!

Nulla che non possa essere corretto e risolto in tempo ragionevole, nulla che ti precluda una continuità della tua carriera. Anzi, hai qualcosa che è assolutamente necessario alle imprese, al nostro paese. L’esperienza , che è l’unica “merce”, che non si può copiare e non si può ricostruire identica, e che trattata a dovere diventa valore e moneta sonante al futuro.

Si deve però uscire da un vecchio e ormai scarsissimamente efficace sistema, dove oggi tu sei la domanda, e dove l’offerta è limitata e troppo spesso sfasata rispetto al tuo profilo.

Bisogna distaccarsi dalla logica del prezzo, perché ci sarà sempre qualcuno più giovane, con il profilo a volte migliore del tuo, a cui andrà benissimo lavorare alla metà del tuo costo. Ma non avrà mai le stesse esperienze e competenze.

Devi lavorare sul posizionamento, che considera insieme valore al futuro, vincoli e compromessi, per selezionare le 20 aziende a cui offrirsi.

Tutto il resto è un duro lavoro di tecniche da imparare e di allenamento ad applicarle mantenendo, in tutti i momenti del percorso di avvicinamento al nuovo incarico, una rigorosa coerenza al nuovo sistema.

Fare tutto questo è faticoso mentre stai lavorando, perché oltre al surplus d’impegno hai anche la realtà di tutti i giorni che ti risucchia verso il vecchio sistema. Farlo quando sei in criticità lavorativa porta con sè l’ansia del risultato, senti sulle spalle pesi che vanno ben oltre a quelli che ti vengono richiesti e hai paura che non possa funzionare.Questi sono i passaggi più difficile da superare, ma ce la si può fare, specialmente se si è aiutati dall’equipe giusta.

Tutto è possibile, essere Over 50 e avere una giusta continuità di carriera  non è poi così inconsueto. Proviamo a renderlo un fatto generalizzato.

Avanti a gran carriera…e buon weekend!

 

I 3 nuovi principi della termodinamica del lavoro

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Come nella termodinamica anche nel lavoro esistono i 3 principi, che oggi sono:

  • NEL LAVORO ESISTONO SOLO 2 DIREZIONI: SALIRE O SCENDERE, NON E’ PIU’ POSSIBILE RESTARE FERMI
  • ALLA PENSIONE CI ARRIVI AL MASSIMO DELLA TUA CARRIERA, ALTRIMENTI RISCHI IL FUORI MERCATO
  • IL LAVORO NON GRADISCE LE ALTRE TUE IDENTITA’

 

Abbiamo appena abbandonato un lungo periodo in cui dominavano altre regole ed erano accettati comportamenti diversi.

Si poteva salire, il “far carriera”, comportamento che non sempre era visto bene. Si accettava di più che fossero altri a decidere. Chi dava segni di essere troppo interessato non era apprezzato, ne dai colleghi, ne dai capi. Quel mondo era fatto principalmente da chi stava fermo. Ci si lamentava un poco, ma poi andava bene così, nella vita c’era anche altro e c’erano le risorse per permetterselo. In Italia, per un periodo discretamente lungo, abbiamo vissuto nella società dei 4/5. Solo un quinto percepiva di star male, il resto era soddisfatto. E’ stato il tempo delle “nuove povertà”, quelle che non derivavano dal lavoro, ma da comportamenti sociali (tossicodipendenza ad esempio). Anche il scendere era relativo.

In quell’epoca precrisi si parlava di “atterraggio morbido” alla pensione. La tua carriera ad un certo punto si fermava e tu e tutti intorno a te, cominciavate a pensare al tuo pensionamento. Il massimo dei guai che potevano capitarti era il mal di stomaco provocato dal nuovo che avrebbe dovuto prendere il tuo posto, non certo l’essere buttato fuori.

Durante un colloquio di selezione se parlavi del tuo gradimento, perché il posto era più vicino a casa era considerato normale, era quasi gradito. Se spiegavi  il tuo grande desiderio di lavorare in quell’azienda, perché avresti molto imparato, lusingava l’interlocutore. Se esprimevi con parole giuste la tua volontà di crescere di ruolo, eri apprezzato.

Parliamo al passato “remoto”, ma sono solo 8 anni fa. Oggi, cosa devi fare?

  1. Se è un poco che sei fermo nello stesso ruolo devi prepararti a scegliere: o accetti ogni giorno di essere sempre più a rischio oppure comincia a pensare di cambiare. Questo vale ancor di più se i tuoi superiori apprezzano veramente il tuo lavoro. In particolare il  middle management è pieno di carriere stroncate,  perché sei diventato indispensabile. Ma questo principio vale anche per gli executive.
  2. La curva della tua carriera non è più sostenibile. Anche relativamente vicino alla pensione (oggi poi che sono cambiati tempi e regole) devi crearti una retta verso l’alto. Le tue esperienze ti possono aiutare a continuare a crescere, ma non sperare che siano gli altri a riconoscerle. Che tu sia in azienda o che sfortunatamente sia obbligato a cercar lavoro, sei tu che devi rivalutarle e venderle nel modo e nel posto giusto. Altrimenti il rischio che tu possa precipitare fuori mercato è altissimo
  3. Quando vuoi un lavoro dentro o fuori l’azienda o quando sei obbligato a cercarlo, nel colloquio non accampare mai ragioni estranee a quel lavoro. Vicinanza, qualcosa che lo rende più accettabile a te e alla tua vita, anche il tuo desiderio di formarti, far carriera, imparare, tutto quello che ti riguarda fa scattare nell’altro domande e sospetti, che non ti aiutano. Tutto ciò che è fuori da quel lavoro non è più gradito: esiste, ma devi convincere l’interlocutore, che non ricadrà mai sul tuo lavoro. Quindi è per te un terreno insidioso, meglio non entrarci e prepararsi solo a domanda risponde.

 

Può sembrare un mondo crudele, ma è solo un mondo diverso. La nostra sfortuna è di dover vivere un cambiamento a cui non eravamo preparati. Facciamo di necessità virtù.

 

Avanti a Gran Carriera!

7 mosse per ricostruire la tua carriera

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La carriera è sempre più centrale nella vita delle persone.  La sua importanza non è più un fatto interno, che riguarda la propria sfera personale, ma si espande all’intero agire nel mercato del lavoro.

Il valore di ciascuno è connesso al suo posizionamento. Il posizionamento è anche l’altra faccia della carriera in quel momento dato.

Ricostruire la carriera, come la intendo e come è efficace, è insieme un percorso “tecnico” e un obiettivo strategico per un’identità professionale che segua e cerchi di anticipare la realtà che viviamo, che garantisca sicurezza e appagamento e che concorra alla realizzazione dello stile di vita cercato.

Ogni azione che indico è più una sezione, fatta di attività da farsi con metodo, impegno e, se si è da soli, con un pizzico di creatività.

RACCOGLIERE LE ESPERIENZE, CONOSCENZE, COMPETENZE

  • Scegli quelle che ritieni più interessanti, indipendentemente dal tempo. Interessanti, perché te le ritrovi in vari momenti della tua vita lavorativa e sociale e sono per te consolidate
  • Ordinale secondo logica del bilancio delle competenze
  • Usa lo strumento delle realizzazioni

TRASFORMARE LA STORIA LAVORATIVA IN VALORE FUTURO

  • Preparati in quelle parti di te che possono far parte di quanto porti nel futuro
  • Lega le tue storie, come potresti raccontare esperienze/realizzazioni, competenze e conoscenze, a situazioni future che vorresti ritrovare
  • Aiutati leggendo sia previsioni degli esperti negli ambiti che possono riguardarti, sia ripensando la tua realtà di oggi

RIFLETTERE SU CONDIZIONAMENTI E PROPRI COMPROMESSI

La vita lavorativa deve tener conto di tutti gli altri nostri aspetti, degli equilibri, compromessi e le relazioni che viviamo. Cambiarli è possibile, ma ricostruire la carriera deve appoggiarsi ad un life balance positivo

DEFINIRE IL POSIZIONAMENTO

  • Il valore futuro ti dà il moltiplicatore da apportare alla tua attuale situazione
  • Condizionamenti e compromessi non incidono sul posizionamento, rendono solo più complessa la ripartenza
  • Il mercato non riconosce parametri diversi da quelli lavorativi, quindi  retrocedere dal proprio valore  per ragioni extra lavorative complica  e preclude il successo del percorso

PREPARARE L’OFFERTA AL MERCATO

  • Rivedi il curriculum vitae e lettera di presentazione per ottenere il miglior risultato in linea con usi e costumi odierni
  • Raccogli il tuo network, riorganizzalo in funzione del posizionamento voluto
  • Usa i social e, se come spesso accade sei insufficiente, alza sia l’intensità che il livello della tua presenza

SELEZIONARE  LE  AZIENDE A CUI FARE L’OFFERTA

  • Scegli i criteri di selezione in base a posizionamento, valore futuro, condizionamenti e compromessi
  • Parti da un numero più grande (non meno di 50) e riduci (non più di 20) il numero delle tue aziende target
  • Preparati alla caccia di ciascuna azienda  per acquisire con un criterio a tutto campo più informazioni possibili. Sii creativo e non preoccuparti di usare tutte le astuzie del cacciatore

RIPARTIRE CON LA NUOVA OCCUPAZIONE

  • Contratta gli elementi di misura del tuo valore e quelli di supporto, per evitare incidenti di percorso; il tuo agire futuro deve essere discusso previsto e condiviso dall’azienda
  • Continua la tua attività sui social e trova il modo d’intensificarla.
  • Il tuo agire deve passare da monodirezionale, per l’azienda, a bidirezionale, per l’azienda e per te stesso

 

Per questo percorso servono 2 mesi più il ripartire con una nuova occupazione. Se la tua guida governa questo sistema e se lo segui con impegno il tempo può essere molto vicino ai 2mesi. La fortuna (il famoso “management by providence”) conta, ma non è governabile.

Buon lavoro e…..A Gran Carriera!

O lavoro improbabile, o carriera SUBITO!

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Cercare lavoro è sempre più difficile, trovarlo è improbabile, un evento raro da festeggiare!
Questa realtà non riguarda solo i giovani o le persone mature, coinvolge tutti. Se poi pensiamo alla qualità di questi lavori, il quadro si fa ancora più triste.
Frammentazioni e forme contrattuali senza futuro per i giovani, cambiamenti per decisioni altrui per i più esperienziati e avanti negli anni, in posti sempre meno sicuri e quasi sempre con condizioni e contenuti professionali peggiori.
Sviluppare carriera, con il suo valore intrinseco di solutore di problemi, cambia il paradigma. L’interlocutore è immediatamente attento e, più alto è il ruolo (fino all’imprenditore), più alto è l’interesse.
Per questa strada, seguendo un sistema molto articolato,  arrivi al risultato cercato in tempi molto più brevi e con contenuti che sono quelli che decidi tu e nessun altro.
Questo sistema è anche molto più efficiente nel contatto con le aziende.

Riporto il parere della Dott.ssa Persico, che da circa 10 anni svolge attività di scouting aziendale per le persone:

“Ho verificato che se presento valore professionale e carriere risolutrici di problemi, ho un interesse e una risposta 20 volte superiore della presentazione anche ragionata del CV della stessa persona.”

Un altro aspetto pericoloso per le professionalità alte e medio alte che solo offrendo valore in ottica di carriera si può evitare, è la progressiva perdita di competitività nel mercato.
Questo non deriva dall’età o da sfortuna, ma solo dall’aver scelto il sistema sbagliato per posizionarsi. Così oltre a dover competere al ribasso, rischi di non fare esperienze interessanti, mettendo a rischio il tuo valore per il futuro. Il futuro per tutti quelli che lo vogliono veramente!
Prepararsi richiede impegno e accettazione del nuovo. Bisogna lasciarsi guidare da esperti. Non aver paura di “ritornare a scuola”.
E’ anche molto importante rivedere tutte le convinzioni e certezze che si hanno sul mercato del lavoro, facendo una scelta, meglio se aiutati, tra quello che ancora ci serve, quello che è inutile e quello che è dannoso.

Il tempo per decidere non è infinito. Venerdì è un buon giorno per farlo.

 
Vi auguro un buon weekend!

 

La tua carriera è la tua fortuna. Se la cerchi!

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Nel mondo che abbiamo vissuto fino ad oggi nessuno ha mai sentito il bisogno di avere un SISTEMA per vendersi al meglio sul mercato del lavoro.
C’erano le offerte e si è sempre pensato che il vero problema fosse conoscerle. In Italia molte centinaia di milioni sono stati spesi inutilmente per far incrociare domanda e offerta. Alcuni si sono arricchiti, ma non la domanda e nemmeno l’offerta.
Eppure si continua a pensare che basta essere disponibile, avere un CV dignitoso, inviarlo al maggior numero di aziende (l’offerta) e aspettare.
Oppure, la moda del momento, sei su Linkedin ed il colloquio e il recruiting sono assicurati!
Si comincia convinti che qualcuno abbia bisogno di noi, poi dopo nessun risultato e pochi educati “..la terremo in considerazione” scattano le prime ansie, si inizia a credere di non contare nulla, a sentirsi disperatamente soli e senza speranze.
Però diversi hanno capito che il problema è un altro:  chi domanda non ha un sistema per vendersi.

Ancora una questione essenziale da dirimere: cosa vendere, un valore o un prezzo? Se vendi prezzo, accetti di essere merce, di essere messo in concorrenza con tutti i prezzi più bassi, che oggi nel mercato del lavoro abbondano!
Se offri valore, la prospettiva cambia radicalmente. Non ci può essere concorrenza, solo più valore. Ma questa è una situazione accettabile, al massimo dovrai riflettere sul tuo posizionamento.
Ultimo, una scelta tua, che solo apparentemente rimane al tuo interno, cerchi un nuovo posto di lavoro o una tua continuità di carriera? Il senso comune ci dice tutti e due.
No, sono incompatibili: il posto di lavoro ti risucchia verso il recruiting, la spirale infernale per te del prezzo, con la carriera ti disponi sul valore.
Tutto questo è la parte fondante del SISTEMA, che ti guida a risolvere il tuo problema più urgente e a ripartire nella tua carriera.

Cerca chi ti possa aiutare a rendere questo percorso il più breve possibile ed avrai bisogno di molto impegno e di un poco di “management by providence”.
Good luck!

Curriculum Vitae: usi e costumi

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Ciascuno di noi ha una carta d’identità, chi lavora o vuole lavorare deve avere un curriculum vitae. Il CV non è un obbligo di legge, ma è come se lo fosse se vogliamo seriamente stare sul mercato.
Fin qui tutto è chiaro e inopinabile, le differenze cominciano con che tipo di CV e a che cosa serve.
Più esperienza hai e meno ti serve, meno incide sul tuo valore. Ovviamente deve essere ben fatto, ma vale per lo 0,01% sulla soluzione dei tuoi problemi di carriera. Come la carta d’identità o la patente deve permettere di riconoscerti. Una foto da “capellone” e con gli occhi allucinati non ti aiuta. Così nel CV o nel profilo social non solo l’eventuale foto, ma tutto il resto non deve dar l’idea di sciatto, disordinato e strano. Nel nostro caso, foto si o foto no? Per il profilo social SI! Nel CV in Italia per le persone mature te lo aspetti di meno, non è lì che farai la differenza, quindi meglio di NO!
Scarta il formato europeo, va bene per i concorsi pubblici, per le selezioni con migliaia di concorrenti, per quelle gare in cui non devi mai farti coinvolgere. Per te con esperienza ed anni è una partita persa in partenza, quindi non giocarla, per cui formato europeo NO!
Le ultime esperienze lavorative all’inizio del resoconto poi le altre in ordine cronologico. Cosa inserire in ogni esperienza? Il ruolo, il suo significato in termini di governance e un accenno, dove possibile, a competenze utilizzate, significative per il tuo valore.
Il CV è ben fatto se non intralcia il racconto che tu dovrai narrare nei colloqui e meglio ancora se è una guida ben fatta. Non pensare di poter elencare tutto quello che potrai dire nel colloquio (non è il CV il giusto contenitore) e nemmeno che valga una volta per tutte.
Nelle 15/20 aziende in cui ti giocherai la nuova partita avrai bisogno di CV simili, ma nessuno uguale all’altro. Quindi la base che prepari deve essere aperta alla modifica volta per volta.
In questo modo il CV aiuterà la tua ricerca e sarà sempre attuale per chi dovrà leggerlo.
Queste regole possono essere applicate ad un massimo di 20 realtà, oltre diventa impossibile. Ma solo per questa strada si può avere successo nel mercato del lavoro di oggi. Il compito non è impossibile, basta seguire un sistema.
In questo sistema il CV ha la sua parte e altre azioni devono essere fatte, ma tutte devono essere integrate.
Di questo sistema parleremo la prossima puntata. Sembra ci si debba coprire.
Buon weekend!

“Cerco lavoro!”

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“Cerco lavoro!”

Tutte le volte che sento questa frase dalle persone che si rivolgono a me provo tristezza, solidarietà, ma anche rabbia.
E’ passato il tempo che cercare lavoro risultava possibile. Che anzi era il percorso normale: un curriculum vitae, qualche suggerimento e tante aziende dove farlo arrivare. Sicuramente quel tempo, così vicino a noi, ma ormai lontano, ci ha lasciato in eredità tanti problemi difficili da risolvere.
Nell’ultimo periodo l’abbiamo incoscientemente vissuto, con la testa sotto la sabbia o più precisamente girata al passato. Ora tutto questo è finito, non rischiamo più il torcicollo ma guardiamo smarriti in basso e facciamo troppi errori.
Da cinefilo convinto dico: “è finito il tempo di Giù la testa!”. Piantiamola di cercar lavoro, offriamo valore!
L’esperienza di chi ha almeno 10/15 anni di storia professionale è la base del Sistema, che ci permette di aspirare ad un “lavoro subito”. Quanto subito lo fanno la guida che noi ci scegliamo e l’impegno che siamo disposti a metterci per questa prima tappa di una continuità di carriera.
Questa esperienza da sola non conta, ma confrontata e trasformata con il futuro prossimo è l’arma vincente per un primo successo rapido.
L’esperienza è oggi come la farina, immangiabile! Però cotta nel modo giusto e con pochi ingredienti aggiuntivi diventa indispensabile nella nostra tavola.
Abbiamo anche necessità di rivedere tutti gli strumenti della nostra cucina. Il CV dobbiamo avercelo, ma è come il piano di lavoro: serve, ma non darà mai più sapore e più bontà, non è un ingrediente caratterizzante.
Dobbiamo saper raccontare le nostre esperienze chiave con un canovaccio definito, che termina sempre su cosa faremo e quali problemi risolveremo. Il racconto dell’esperienza è la referenza della nostra capacità di risolvere.
Dobbiamo scegliere e non essere scelti, non per arroganza, ma perché questo sistema funziona nel mondo del lavoro oggi.