Lavoro: i desideri hanno un valore?

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I desideri sono un fatto personalissimo, quando corri in un rettilineo, possono essere utensili utili, quando “sei nelle curve” sono difficili da gestire ma lo sono ancora di più. Come maneggiarli?

I dati sul lavoro sono ormai oggetto di satira, peccato che siano drammatici per chi lo ha perso, per chi lo vive male, per chi lo cerca e per quei milioni che ne sono legati indirettamente.

Dobbiamo esercitare ogni sforzo per far ritornare i numeri della piena occupazione e per migliorarli nella qualità del lavoro. Non avendo voce in capitolo per le scelte dei vari livelli di governo e preferendo lasciare ad altri questa incombenza, mi concentro su cosa le persone  possono fare e come possono essere aiutate.

Tutti noi abbiamo dei desideri e alcuni di questi riguardano il lavoro. La loro intensità  si rapporta con gli eventi della nostra vita. Una “cosa” quando ce l’hai è normalmente meno desiderata di quando non ce l’hai o di quando la perdi. La mia attività è abbastanza centrata su questo oggetto del desiderio.

Come già raccontato, esistono due tipologie di desideri: quelli reattivi e quelli realizzanti. Questa modalità di classificarli tiene conto dell’altro e del contesto in cui si vive.

Noi siamo ancora indotti a considerare i desideri come qualcosa di intimo e da nascondere. La nostra cultura li considera più una negatività da bloccare o tenere a freno.
Questo non è utile nell’ambito del lavoro, anzi oggi possono servire sempre di più.

Nei periodi storici a noi prossimi, per il lavoro, quello che si cerca nelle persone, superficialmente parlando, ha avuto un’evoluzione ben chiara. Il fordismo richiedeva tempo, forza fisica e ubbidienza delle regole e procedure, successivamente ci si è centrati su competenze, capacità, fedeltà, oggi ti chiedono anche il “cuore”.

Il ”cuore” è un oggetto complesso e dentro ci stanno sentimenti, atteggiamenti, sogni e desideri.

 Oggi siamo nel tempo del cuore, del difficilmente misurabile. Una selezione ha due parti: una prima, che segue una qualche forma e corrisponde all’etimo “selezionare, scartare”, un’ultima che è “scelta” e segue regole soggettive. E’ con questa parte che dobbiamo confrontarci. L’altra, da questo punto di vista è poco più di un banale passa/non passa.

I desideri, se ben governati, possono essere il passepartout per sciogliere nodi complicati della carriera.

I desideri reattivi nel lavoro sono utili per alzarsi la mattina e andare in ufficio, impegnarsi di più se si percepisce o si vuole evitare un possibile giudizio negativo, vanno bene nei rettilinei.

Desiderare uno stipendio o uno ancora migliore, formarsi, fare esperienza e in parte fare carriera, ti servono, ma interessano poco all’altro. Alcune volte lo spaventano.

Formarsi, fare esperienza possono essere oggi indicatori di costi aggiuntivi, di performance non adeguate. Tutti vorrebbero evitarli.

Se sei giovane è scontato che tu non abbia esperienza ed è folle pensare di vendere un tuo limite. Se sei maturo e non hai quell’esperienza specifica, questo si evidenzia già nel tuo CV. La tua presentazione non deve fondarsi sul desiderio di farsela, ma piuttosto sulle tue capacità di adattarti e dare risultati comunque. Ma nelle “curve” sono i desideri realizzanti quelli decisivi.

Un desiderio realizzante, consiglio sempre sincero, può interessare l’altro. Certamente l’incuriosisce.

 Se credi di poter trovare soddisfazione nel chiudere una vendita, se desideri aiutare gli altri in qualche attività, se ti piace una nicchia di prodotti e vorresti essere parte della squadra che ci lavora e ti posizioni e scegli interlocutori che hanno un legame con uno di questi desideri il confronto è più produttivo. Questo significa essere offerta. Ovviamente hai più possibilità se hai esperienza, ma anche costi di più. Se sei giovane, neolaureato costi molto meno.

Propongo un indicatore, che può essere usato da tutti per capire se si vale per l’altro. Se hai di fronte una realtà di servizi il moltiplicatore può variare tra 10 e 15, la tua presenza deve influenzare attività che valgono almeno 10 volte il tuo costo. Se invece è una realtà industriale il moltiplicatore varia tra 15 e 20. Fare questi conteggi non è semplice e devono essere considerati indicativi. Esistono altri fattori sia personali che aziendali che vanno analizzati caso per caso.

Trovare lavoro, cambiarlo è garantito per tutti a condizioni definite. E’ un percorso individuale impegnativo, che va affrontato senza troppi se o ma.

Le aziende che cercano sono pochissime, quelle che hanno problematiche che possiamo risolvere moltissime. La soluzione di questo apparente ossimoro è alla nostra portata. L’impegno personale e il costo hanno un ritorno.

Avanti a Gran Carriera!

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Cerchi lavoro? Nel colloquio ti giochi tutto!

 

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Quando cerchi lavoro, perché ti devi ricollocare o perché vuoi cambiarlo, il colloquio di selezione è il teatro dove tutti i nodi vengono al pettine.

C’è certamente moltissimo lavoro prima, non siamo al “vedi Napoli e poi muori”, ma a quello che possiamo definire il “punto di non ritorno in negativo”, cioè se hai “toppato” al colloquio, non la recupera nemmeno il padreterno!

Tutte le volte che ho ceduto alla richiesta della persona di “perorare la causa”, facendo un recall, un poco pushing dopo un colloquio, è stato un fallimento per me e per la persona stessa, ma almeno ho scoperto quel qualcosa che non ha funzionato. Quindi la tua performance nel colloquio di selezione deve essere perfetta.

Riprendiamo la metafora del teatro, che può farci da guida per vivere al meglio questa situazione.

Nel teatro c’è un luogo fisico in cui avviene la rappresentazione, ci sono elementi che se non sei abituato possono infastidirti e far emergere le tue paure, far salire il tuo livello di ansia, farti sbagliare le battute.

Se ti alleni e, ancor meglio, hai un buon consulente di carriera, il primo gruppo di problemi te li puoi gestire.

Poi ci sono i diversi soggetti. Alcuni stanno in teatro, attori e tecnici di sala, regista, il pubblico. Ciascuno interpreta la sua parte, definita chiaramente per taluni, legata al momento per altri.

Ma c’è anche chi non è in sala o può non esserci, autore, sceneggiatore, scenografo, produttore. E poi, come in teatro, c’è l’imprevedibile: qualcuno dimentica la battuta, un guasto ai microfoni, una giornata in cui va tutto storto.

Qui comincia il difficile: tu sei, oltre che l’attore, il co-autore, co-sceneggiatore, produttore e per la tua parte regista. Ma a differenza del teatro o del cinema il tuo unico margine è concordare il giorno e l’ora dell’incontro/rappresentazione.

Non c’è nessun Shakespeare che ti ha lasciato il suo testo su cui costruire la tua interpretazione, né nessuno che ti svela in anticipo le sue battute.  Il consulente non basta più, hai bisogno dell’esperto.

Per aiutarti devi sapere quelle che sono le regole generali e le differenze tra i diversi individui, nei loro ruoli, co-protagonisti con te del colloquio di selezione.

Head Hunter e Selezionatore: Il “wanted” che devono rispettare è chiaro e contiene anche la sua “taglia”, una tariffa o più indirettamente uno stipendio, a seconda che sia un esterno o interno all’azienda. Da lì lui non si muove, può solo interpretare il suo compito meglio o peggio in base alla sua esperienza e alla sua intelligenza. Non rischia e in fondo non decide, può influenzare, a volte molto, la decisione che un altro prenderà. E’ comunque entrato nella tematica dell’assunzione a processo già avviato. Del valore al futuro apprezza più la forma, come lo rappresenti, più il racconto, che il risultato del contenuto.

HR Manager: Ha il futuro nelle sue responsabilità ma, entro certi limiti, è più interessato al comportamento, che al valore al futuro. Nella grande organizzazione ha una parte fondamentale nella decisione, ma cerca sempre di condividerla. Presidia sicuramente il prezzo. Nella PMI ci sono tre tipologie di HRM:

  • Giovani, con scarsa anzianità aziendale, spesso un’esperienza in società dell’area HR, poco strategici, molto tecnici, più capaci a fermarti che a spingerti. Non decidono.
  • Forte anzianità aziendale, nati con l’impresa, a volte atterrati in quel ruolo da altri. Possono spingerti, conoscono alla radice il problema per cui potrebbero interessarsi a te, ma anche loro non decidono, però sono molto utili per capire.
  • Professionisti più anziani, di provenienza grandi gruppi, esperti nella selezione, la storia li ha resi diffidenti, potrebbero influenzare molto, ma sono restii a farlo.

Ricorda: nella PMI, a differenza della grande multinazionale, non deve scoraggiarti il prezzo, non sono queste figure che hanno l’ultima parola, il valore, con l’interlocutore giusto, può pesare molto.

Executive del ruolo: Sarebbe il tuo futuro capo funzionale e lo incontri in una seconda fase. A parte il tuo valore professionale, cerca rassicurazione sulla tua capacità di collaborare e di “stare al tuo posto”. Può bloccare la tua assunzione, non può deciderla.

Imprenditore: La più importante figura nella realtà italiana. Ha 2 punti di fortissimo aggancio: è molto interessato al suono degli Euro che possono entrare nelle sue tasche e vorrebbe dormire tranquillo qualche notte in più. Di queste caratteristiche dobbiamo tenerne conto nel colloquio. Ci sono anche utili per scegliere. Diffidare dell’imprenditore a cui mancano questi punti è una regola sana, ci evita un futuro di “fulmini a ciel sereno”. E’ lui il vero decisore. Su di lui dobbiamo puntare.

 

Per ultimo, puoi trovarti in un teatro le cui regole cambiano nel corso del colloquio oppure un tuo errore ti ha messo in imbarazzo e devi uscirne, se vuoi salvarne l’esito. Devi allestire immediatamente un nuovo teatro e l’esperto, ovvio, in quel momento non c’è. E’ qui che hai bisogno di un sistema.

Per essere sicuro di fare un colloquio vincente, dentro un percorso di successo hai bisogno di un SISTEMA, di un ESPERTO, di un CONSULENTE di CARRIERA.

Trovare tutto questo non è facile, ma ne vale la pena. Le tue probabilità di riuscita aumentano. Cercare e scegliere ti porta via tempo e denaro, ma ne vale la pena.

Avanti a Gran Carriera!

 

Contro il vecchio mercato che ammala il lavoro

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Il lavoro non riparte. Nonostante i provvedimenti governativi, la forte ripresa economica degli USA, che sono la nostra vera locomotiva, l’Italia è sempre allo stesso punto: qualche passetto in avanti, qualcuno indietro e nulla più. Eppure il mondo non è fermo.

Anche se il terrorismo mette a dura prova il nostro stile di vita, certi assetti geopolitici non reggono più e di conseguenza creano aree di forte instabilità pericolosamente vicine a noi, abbiamo sorprendentemente  energia a basso costo e continue espansioni del commercio, quindi nuove opportunità, che si aprono.

Ma la percezione di tutti è che la crisi continui per il lavoro. Ormai è evidente che qualcosa non funzioni nel nostro mercato, che non sia più adeguato ai tempi e che gli attori non abbiamo ancora chiara la propria parte. Si “blatera” su le aziende che non si muovono, head hunter che non capiscono, il governo che non fa questo o quello. Spesso si dicono anche cose vere, ma inutili perché non risolvono nulla.

Forse è giunto il momento di cambiare ruolo, passare da spettatore che subisce, ad attore che propone.

Le aziende hanno difficoltà a formalizzare le proprie esigenze, a renderle esplicite e pubbliche. Questo è influenzato da esperienze o percezioni che vengono dal passato prossimo di una fortissima rigidità del lavoro, ma conta molto di più la reale incertezza sul futuro a breve. Tutte le sicurezze su concorrenti, prezzi e regole sono svanite. Oggi un imprenditore naviga a vista. Ma questo significa che il bisogno esiste e spetta a noi emanciparlo da tutte le paure, dubbi ed indefinitezze.

Se hai chiaro il tuo valore al futuro e centri bene il tuo posizionamento sei la persona giusta per affrontare e convincere l’altro a prenderti in considerazione.

Per prepararci adeguatamente dobbiamo sapere che l’imprenditore, non l’azienda, è interessato a due argomenti intrecciati tra di loro: quanto potrai fargli guadagnare e quante ansie puoi prendere dalle sue spalle e caricartele sulle tue, il famoso “dormire preoccupato”.

Per avere una buona probabilità di successo le aziende, le famose 20 di cui ho parlato qualche post fa, devono essere coerenti con il proprio posizionamento e il risultato del nostro lavoro futuro deve essere almeno 20 volte superiore a quanto costeremo a prodotto raggiunto.

Dobbiamo saper monetizzare il nostro valore al futuro, con una parte variabile identica a quella fissa, dobbiamo arrivare all’imprenditore. La prima delle due è la base di tutto, la seconda è essenziale per entrare in fase di chiusura.

Se osserviamo superficialmente questo sistema possiamo confonderlo con la consulenza. Ma la differenza è abissale. Il consulente non è un dipendente, si presume  ovviamente che abbia altri clienti e certamente non è credibile pensare che dorma preoccupato al posto dell’imprenditore.  Un collaboratore che ha saputo posizionarsi sul punto dolente e ha venduto alla perfezione il suo variabile a risultato è più difficile respingerlo che accettarlo.

Arrivare all’imprenditore non è facile, ma nemmeno impossibile. Non è quasi mai sufficiente una mail o una telefonata. Usando i normali canali di contatto ad un certo punto devi  intervenire con altre modalità. E’ impossibile elencare quali siano. Per esperienza posso però dire che quelli personali, referenze, raccomandazioni sono, contrariamente a quanto pensiamo, i meno governabili. Forse perché, anche con gli amici e conoscenti, siamo diventati diffidenti o perché il tema “mio lavoro” l’imprenditore lo considera una sua esclusività. L’uso dei social, comunicare contenuti coerenti sono più lenti, ma più sicuri.

Così il mercato cambia e il nostro agire si rivitalizza. Nel peggiore dei casi un risultato lo otterremo: se non funziona sappiamo che è per qualche nostro errore o di posizionamento o di valore al futuro. E allora basta ripartire…

…A Gran Carriera !

Iniziamo…a gran carriera!

Il genio dà inizio alle opere belle, ma soltanto il lavoro le compie.”

(Joseph Joubert)

La-vo-ro, la-vo-ro, la-vo-ro.
Astratto desiderio, sogno impersonale, generica realizzazione.
Quando è un “buono” ci solleva, quando è “duro” ci logora, quando è “un’opportunità”, ci fa sognare.
Per come oggi ne parliamo, per come tutti ne parlano, il posto di lavoro è diventato un luogo immobile, estraneo alla persona, che lo occupa quando è libero o lo perde quando svanisce.
Impegna gli esperti nella stratosfera o in basso, basso le discussioni da bar.
A volte lo usiamo anche noi tutti per sganciarci dalle implorazioni di un amico, un conoscente che ci chiede aiuto. “Non c’è lavoro, è dura”, diciamo. “Mandami il cv, vedo cosa posso fare ma non ti prometto nulla!”.
Lavoro per il singolo è una parola senza più significato! Anzi mi porta fuori strada, non mi distingue, non mi serve nei colloqui, non accetto più che mi qualifichi socialmente.
CAR-RIE-RA, car-rie-ra, car-rie-ra.
Il lavoro può essere nella coniugazione dei verbi l’infinito, la carriera è l’indicativo presente. Se fossimo di lingua inglese probabilmente diremmo: io carriero, tu carrieri , lui carriera, noi carrieriamo…
Contiene il mio passato e posso inserire quello che vorrei del mio futuro. E’ in “movimento”, mi riconosco, m’impegno e penso che ne valga la pena. In più è capace di farmi restare con i piedi per terra senza incatenarmi.
Oggi concentrarsi sulla carriera è l’atteggiamento giusto per prepararsi a seguire con successo tutte le tappe necessarie per conquistare il lavoro e per tenerselo.
Significa avere un posizionamento, anche mentale, diverso nel Mercato del Lavoro.
Tutto questo non è facile farlo senza l’aiuto di un esperto.
Io mi sono sempre occupato di carriere e oggi più che mai voglio continuare a farlo. Ho fatto errori, ho visto tante realtà, ho seguito tantissime persone e tante aziende.
Con questo blog voglio continuare ad imparare (e per esperienza so che imparerò da voi) e darvi in cambio tutto il mio know-how e l’aiuto nell’ambito della vasta area delle persone nel lavoro e del suo Mercato, che ho percorso in ruoli diversi e in cui ancora agisco.