LAVORO, CARRIERA AL TEMPO DI TRUMP

Vorrei partire da due citazioni, la prima di Barack Obama, ex presidente USA tra 2 mesi, la seconda di mia madre nel giorno del suo compleanno. Presentare Obama è superfluo, mia madre è una donna dell’Appennino nata cento anni fa.

Obama ha dichiarato: “qualunque cosa succeda, domani il sole sorgerà ancora”, grande!

A mia madre nel giorno della sua festa chiedevamo se avesse avuto paura del terremoto, la sua risposta è stata lapidaria: “ho paura della guerra”. Venti giorni fa pensavo che avesse voluto parlarci di se, del suo vissuto nei 2 conflitti mondiali. Oggi ripensandoci ho compreso che ha parlato per noi al presente.

Donald Trump sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti, non è un cambio da “tran ..tran” normale. Le conseguenze future saranno i cittadini americani a scriverle e viverle in prima persona. Il loro paese non è più né il mercato numero uno della produzione, né del consumo nel mondo. Le sue imprese, che prima monopolizzavano  tutti primi posti delle classifiche di settore, ora convivono, pur rimanendo importanti, le posizioni con aziende del Far East, prevalentemente cinesi.

Le scelte della politica di Trump, che si presume seguiranno le linee dettate dalla campagna elettorale (sembra ad esempio guardare a Putin), scuoteranno l’equilibrio  già instabile su cui sta marciando la globalizzazione nei vari paesi, renderanno ancor più insicure previsioni e progetti delle imprese di tutto il mondo, italiane comprese, con ricadute non facilmente gestibili da lavoratori interessati alla sicurezza e alle proprie carriere.

Nel periodo dei due mandati presidenziali di Obama si era accelerata l’internazionalizzazione del “modello americano”; più di 3 miliardi di persone, oltre cittadine e cittadini USA, avevano e ancora hanno fatto propria l’idea che il domani possa essere meglio dell’oggi, il “Change! You can belive in” di Barack. Questo percorso ha trovato negli Stati Uniti nel tempo molti ostacoli che ne hanno frenato i successi. I risultati di queste elezioni ne sono probabilmente la conseguenza.

Ma quest’aggravamento derivato dall’incertezza aumenterà flussi migratori, transiti e richiedenti asilo, nemmeno sopirà i crescenti focolai di guerra sempre più prossimi ai nostri confini, non incrementerà il commercio mondiale e non renderà più sicuro  il movimento di merci e persone.

In queste condizioni risultano improbabili, scarsamente efficaci e molto costose politiche interne del nostro paese di sostegno del potere d’acquisto dei redditi bassi, di ricupero delle emergenze, dell’accoglienza. Dobbiamo contemporaneamente far ri-partire la “macchina”, anche per avere le risorse per quanto di doveroso va fatto sui temi appena elencati. Cominciamo a sostenere, come priorità, le persone attive che hanno progetti, i singoli lavoratori nella loro capacità di risolvere problemi, i professionisti che cercano modalità per servire a questa parte viva del paese, l’Italia delle PMI che vogliono e ad oggi  non possono o trovano difficoltà ad espandersi nei mercati mondiali.

Questo composito aggregato è la stragrande maggioranza della forza presente e ancora di più futura del nostro paese, è la forza vincente. Scommetterci c’è solo da guadagnarci.

Incertezza, instabilità, rischio, che sono la caratteristica del quotidiano del mondo presente oggi  2016-11-10, sono più gestibili con questo modello di “esercito” più dinamico.

Non è la teoria del “piccolo è bello”, affascinante, romantica, ma quella del “pesce veloce che prima o poi mangerà il pesce grande” e che sa cosa può fare. Sa “attaccare velocemente” dove più facile, “ritirarsi e cambiare velocemente direzione” quando serve, ritornare sull’obiettivo al “momento giusto”.

Il nostro lavoro e il nostro contributo è aiutare gli individui ad identificare, selezionare competenze capaci di risolvere problemi, a presentarle e a scegliere dove e con chi farlo. Queste attività necessitano di tutte le professionalità specialistiche disponibili e di un sistema che sappia adattarsi alla particolarità singola.

Il meglio dell’Italia sta puntando sulle start-up ed è importante come messaggio per tutti. Ma dobbiamo allargare moltissimo questo concetto, se vogliamo ottenere grandi risultati e non rimanere solo sull’innovazione di prodotto.

Un nostro cliente esperto del mondo automotive elettrica, alla mia domanda/chiacchera sul grafene mi ha risposto che quel settore predilige il semplice, se possibile facilmente applicabile. Solo in questa logica l’innovazione fa i grandi numeri, la numerosa ed interessante occupazione, utili in tempi ragionevolmente veloci.

Impegnarsi avendo chiari questo quadro e queste condizioni è produttivo e realizzante per il lavoro e singolarmente per la propria carriera. Le condizioni di partenza diventano in questo sistema un fattore di cui tenere conto e non limiti che ci bloccano.

Avanti a Gran Carriera

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SPENDERSI PER LA CARRIERA E’ SICUREZZA

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Oggi le persone vivono due sole realtà nel lavoro: o lo si ha e lo si sta vivendo o lo si cerca. Carriera, nel pensare comune, può essere una preoccupazione  di chi il posto ce l’ha, per gli altri la si definisce con un esclamazione: “magari!”.

Nel primo gruppo possiamo circoscrivere due comportamenti prevalenti: chi è interessato a migliorarsi e chi “per il momento va bene così”.

I “carrieristi”, scusate la brutta parola, hanno svariate motivazioni: più soldi, più riconoscimento di status, desiderio di misurarsi in ruoli più impegnativi.

Questo gruppo è una minoranza affogata nel mare magnum di chi pensa che conviene accontentarsi. Le logiche individuali di questo modo di pensare sono tante quanto sono le persone, ma possiamo raccoglierle in tre categorie: adesione a “luoghi comuni”, problemi famigliari, scelte personali.

Il mondo è cambiato e questo è apparso evidente da troppo poco tempo perché la gente, nella sua grande maggioranza, abbia già aggiornato le proprie maps e le applications. I segnali erano  manifesti  già da qualche anno prima della crisi e molti individui ne erano a conoscenza, ma per più di 10 anni, prima si è creduto che potessero essere allarmi sopravvalutati, poi si è pensato che sarebbe sicuramente toccato ad altri e per ultimo, ancora presente, si è preferito imitare gli struzzi precludendosi ogni possibilità di osservazione.

Le conseguenze di questi comportamenti sono la carenza di difese e nemmeno si sa come approntarle.

Questa situazione ha prodotto conseguenze negative negli individui per le loro prestazioni, intaccandone il loro valore.  Il sano/malato è una specie in vertiginoso aumento. Ansie e fobie ne sono le conseguenze meno gravi, quando non succede di peggio.

Pensare che questa mancanza di progettualità non abbia conseguenze sul breve periodo e che ti precluda un buon futuro è un’illusione. Il lavoro, gli affetti e le relazioni che sono  parti centrali per lunghi periodi dell’esistenza, sono coinvolti e frequentemente travolti.

Non occuparsi della propria carriera è al tempo presente non solo un danno personale, ma può configurarsi come un atto di egoismo verso tutti quelli che in qualche misura dipendono da noi o si stanno impegnando per noi.

C’è un bisogno di sicurezza e questo non può più essere garantito dalle aziende, grandi o piccole che siano. Queste non vanno oltre il “qui ed ora” definito contrattualmente. Tutto quello che viene promesso oltre sono “variabili troppo dipendenti da altro” per essere accettate  come sicurezza. Senza per questo imputare responsabilità soggettive o men che meno oggettive.

La sicurezza in tema di continuità del lavoro, ritorna dopo poco meno di due secoli, nelle incombenza delle persone. La responsabilità sociale delle imprese è qualcosa che riguarda la collettività non più i singoli individui. Il contratto, sia nella sua parte formale che reale, non la garantisce più.

Possiamo dire che il tempo indeterminato è tornato al suo significato semantico e può assicurare limitate certezze non sufficienti a programmare e poi assicurare il modello di vita desiderato. Nel mondo presente sono troppe le variabili più “indipendenti” di un testo concordato, sottoscritto e persino garantito dalla legge nazionale.

Questo può essere messo in discussione da troppi eventi fuori dal controllo del singolo o della collettività.

Occuparsi della carriera non è un problema da affrontarsi ad una certa età e non preoccuparsene più ad un’altra.

Pensare che riguardi solo un certo periodo della vita è un errore che costa carissimo: il giovane rischia di complicarsi tutta l’esistenza futura, e la persona di esperienza azzarda, se non lo fa, rischia il crollo del suo valore fino ad uscire di fatto dal mercato.

I rimedi ci sono, ne ho parlato nei post precedenti. Non sono gratuiti, come tutto quello che vale, ma il non far nulla o il rinvio dell’azione costa molto più caro e non è garantito.

Quando vai fuori strada è faticosissimo rimettersi in carreggiata e spesso ti ritrovi con qualcosa di rotto che non ti permette la ripartenza immediata.

Rileggendo quello che ho scritto mi sono un poco preoccupato, forse ho esagerato e non mi sento di rovinarvi l’umore. Per questo entro breve vi rimanderò al mio amico Vinicio e a qualcosa e che vi faccia sorridere descrivendo però sempre la realtà, perché sempre ….

Avanti a Gran Carriera!

Lavoro: i desideri hanno un valore?

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I desideri sono un fatto personalissimo, quando corri in un rettilineo, possono essere utensili utili, quando “sei nelle curve” sono difficili da gestire ma lo sono ancora di più. Come maneggiarli?

I dati sul lavoro sono ormai oggetto di satira, peccato che siano drammatici per chi lo ha perso, per chi lo vive male, per chi lo cerca e per quei milioni che ne sono legati indirettamente.

Dobbiamo esercitare ogni sforzo per far ritornare i numeri della piena occupazione e per migliorarli nella qualità del lavoro. Non avendo voce in capitolo per le scelte dei vari livelli di governo e preferendo lasciare ad altri questa incombenza, mi concentro su cosa le persone  possono fare e come possono essere aiutate.

Tutti noi abbiamo dei desideri e alcuni di questi riguardano il lavoro. La loro intensità  si rapporta con gli eventi della nostra vita. Una “cosa” quando ce l’hai è normalmente meno desiderata di quando non ce l’hai o di quando la perdi. La mia attività è abbastanza centrata su questo oggetto del desiderio.

Come già raccontato, esistono due tipologie di desideri: quelli reattivi e quelli realizzanti. Questa modalità di classificarli tiene conto dell’altro e del contesto in cui si vive.

Noi siamo ancora indotti a considerare i desideri come qualcosa di intimo e da nascondere. La nostra cultura li considera più una negatività da bloccare o tenere a freno.
Questo non è utile nell’ambito del lavoro, anzi oggi possono servire sempre di più.

Nei periodi storici a noi prossimi, per il lavoro, quello che si cerca nelle persone, superficialmente parlando, ha avuto un’evoluzione ben chiara. Il fordismo richiedeva tempo, forza fisica e ubbidienza delle regole e procedure, successivamente ci si è centrati su competenze, capacità, fedeltà, oggi ti chiedono anche il “cuore”.

Il ”cuore” è un oggetto complesso e dentro ci stanno sentimenti, atteggiamenti, sogni e desideri.

 Oggi siamo nel tempo del cuore, del difficilmente misurabile. Una selezione ha due parti: una prima, che segue una qualche forma e corrisponde all’etimo “selezionare, scartare”, un’ultima che è “scelta” e segue regole soggettive. E’ con questa parte che dobbiamo confrontarci. L’altra, da questo punto di vista è poco più di un banale passa/non passa.

I desideri, se ben governati, possono essere il passepartout per sciogliere nodi complicati della carriera.

I desideri reattivi nel lavoro sono utili per alzarsi la mattina e andare in ufficio, impegnarsi di più se si percepisce o si vuole evitare un possibile giudizio negativo, vanno bene nei rettilinei.

Desiderare uno stipendio o uno ancora migliore, formarsi, fare esperienza e in parte fare carriera, ti servono, ma interessano poco all’altro. Alcune volte lo spaventano.

Formarsi, fare esperienza possono essere oggi indicatori di costi aggiuntivi, di performance non adeguate. Tutti vorrebbero evitarli.

Se sei giovane è scontato che tu non abbia esperienza ed è folle pensare di vendere un tuo limite. Se sei maturo e non hai quell’esperienza specifica, questo si evidenzia già nel tuo CV. La tua presentazione non deve fondarsi sul desiderio di farsela, ma piuttosto sulle tue capacità di adattarti e dare risultati comunque. Ma nelle “curve” sono i desideri realizzanti quelli decisivi.

Un desiderio realizzante, consiglio sempre sincero, può interessare l’altro. Certamente l’incuriosisce.

 Se credi di poter trovare soddisfazione nel chiudere una vendita, se desideri aiutare gli altri in qualche attività, se ti piace una nicchia di prodotti e vorresti essere parte della squadra che ci lavora e ti posizioni e scegli interlocutori che hanno un legame con uno di questi desideri il confronto è più produttivo. Questo significa essere offerta. Ovviamente hai più possibilità se hai esperienza, ma anche costi di più. Se sei giovane, neolaureato costi molto meno.

Propongo un indicatore, che può essere usato da tutti per capire se si vale per l’altro. Se hai di fronte una realtà di servizi il moltiplicatore può variare tra 10 e 15, la tua presenza deve influenzare attività che valgono almeno 10 volte il tuo costo. Se invece è una realtà industriale il moltiplicatore varia tra 15 e 20. Fare questi conteggi non è semplice e devono essere considerati indicativi. Esistono altri fattori sia personali che aziendali che vanno analizzati caso per caso.

Trovare lavoro, cambiarlo è garantito per tutti a condizioni definite. E’ un percorso individuale impegnativo, che va affrontato senza troppi se o ma.

Le aziende che cercano sono pochissime, quelle che hanno problematiche che possiamo risolvere moltissime. La soluzione di questo apparente ossimoro è alla nostra portata. L’impegno personale e il costo hanno un ritorno.

Avanti a Gran Carriera!

Over 50, over 60…SU LA TESTA!

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A 64 anni si può vincere la Premier League. Il più importante campionato nazionale del mondo del calcio, il più ricco, quello frequentato dagli sceicchi e dai giocatori più forti. Si può vincerlo con una squadra che i bookmaker  londinesi a inizio campionato avevano quotato 1 a 5000. Claudio Ranieri, classe 1951, con l’etichetta di “zero tituli”, affibiatagli da quel simpaticone di Mourinho, è il coach della numero 1 d’Inghilterra.

Faccio outing, sono del Toro e considerato il trascorso juventino di Ranieri non posso essere tacciato di piaggeria con tutti questi complimenti.

Cosa significa tutto questo? Che “la palla è rotonda e quindi può andare dove vuole”?

No. Significa solo competenza, sacrificio, esperienza, continuare a migliorarsi giorno dopo giorno e mai piangersi addosso.

Spesso mi trovo con clienti con profili e storie importanti, che non sanno più muoversi. Che crollano al primo insuccesso, che si sono dimenticati come hanno costruito la loro crescita. A volte mi viene il dubbio che si accontenterebbero di poter ritornare al passato, di mantenere la posizione di allora. Questo non può succedere,  non solo perché il “passato è passato”, ma perché oggi quella opzione non esiste.

Oggi o sali o scendi. E se sei over, questa sì è l’ingiustizia, lo scendere è spesso un precipitare.

La conclusione sia emotiva che logica è che bisogna prepararsi per crescere. Non preoccuparsi di cosa “chiacchierano” gli altri.

Riprendere a crescere ad una certa età è molto interessante e alcune ricerche ci dicono essere pure “vitaminico”.  Il lavoro, i suoi bisogni, non sono evoluzionisti. Sono legati ad un “hic et nunc” del quotidiano e hanno oggi orizzonti temporali molto più ristretti. Essere over oggi può trasformarsi in un’occasione. Una lettrice di un mio post precedente mi scrive “per 28 anni ho lavorato come [….], poi mi sono licenziata ed ora svolgo un lavoro che adoro”.

Parafrasando Claudio Ranieri potrebbe affermare: “la Grecia mi ha licenziato. Ora svolgo un lavoro che adoro e sono…felicissimo!”.

Auguri alla lettrice, a Ranieri e a tutti noi.

Avanti a Gran Carriera!

 

Sono un eroe, perchè lotto per la carriera!

Il nostro mondo immaginario ha bisogno di eroi. Caparezza nel 2008, con la crisi ancora oltre oceano, cantava “sono un eroe, perché combatto per la pensione”. Quanto tempo è passato,  le pensioni hanno cominciato a dare delusioni e chissà quante altre ce ne daranno nel futuro.

Oggi il  Luigi delle Bicocche di Caparezza comincerebbe a lottare per la carriera e sarebbe nel giusto credersi un eroe. Lo farebbe per le stesse ragioni di fondo per cui lottava quasi 10 anni fa: la famiglia, lo stipendio, il pensiero: “a qualunque età io sono già fuori mercato”.

Quante verità c’erano già in quei testi!

Ora tutti spiegano che sei fuori dal mercato,  perché sei troppo vecchio, perché sei troppo giovane. Rischi d’impazzire nel chiederti il perché.

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Carriera oggi ha lo stesso significato di lavoro. Non è più una scelta, è l’unica strada certa per restare nel lavoro.

Nel passato ed ancora oggi in alcuni che camminano guardandosi indietro, far carriera voleva dire sgomitare e non rispettare le regole e gli altri, pur di riuscirci. Era implicito, che queste persone non fossero le migliori.

Nella mia famiglia questi soggetti, anche se parenti, non erano accettati, nemmeno durante le feste comandate. Erano carrieristi. Brutta parola, brutta gente!

Ma oggi, estratti i tre contenuti importanti del percorso professionale, valore al futuro, posizionamento e capacità espositiva, abbiamo il sostegno giusto per agire con successo le nostre azioni per continuare o fare la nostra carriera.

Continuità di carriera, è riferito a chi ha esperienza, che appresa la competenza  di trasformare quest’esperienza in valore futuro quantificato in moneta, si muove su un numero di aziende mirate per raggiungere il proprio obiettivo. Se tutto viene svolto nel sistema corretto non esiste concorrenza. Il posizionamento e le capacità di risolvere quei problemi in quel modo sono unici. La probabilità  che ci sia qualchedun altro identico è impossibile.

Avvio della propria carriera è studiato per chi entra o è appena entrato nel mercato del lavoro e vuole sfuggire a una realtà di frammentazione, anni persi, percorsi privi di logica. Si parte dagli stessi paradigmi della continuità, valore al futuro, posizionamento,capacità espositiva e si gioca più sulle conoscenze, competenze e attitudini distintive. Anche in questo caso tutto deve essere, anche se con maggiore indeterminatezza e difficoltà, riportato a misura. L’esperienza, che è pressoché inesistente, deve essere sostituita dalla motivazione, che deve però stare dentro i particolari del lavoro stesso. Affermare “mi interessa perché imparo” oppure “voglio far carriera”  vanno banditi, perché sono tuoi problemi.  Dire “mi interessano quei prodotti”, “voglio fare quella professione” è più convincente. La concorrenza ci sarà, ma molto meno agguerrita.

Noi non abbiamo bisogno di eroi. Abbiamo bisogno di essere eroi!

Al ritmo dell’hip hop….avanti a Gran Carriera!

I 3 nuovi principi della termodinamica del lavoro

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Come nella termodinamica anche nel lavoro esistono i 3 principi, che oggi sono:

  • NEL LAVORO ESISTONO SOLO 2 DIREZIONI: SALIRE O SCENDERE, NON E’ PIU’ POSSIBILE RESTARE FERMI
  • ALLA PENSIONE CI ARRIVI AL MASSIMO DELLA TUA CARRIERA, ALTRIMENTI RISCHI IL FUORI MERCATO
  • IL LAVORO NON GRADISCE LE ALTRE TUE IDENTITA’

 

Abbiamo appena abbandonato un lungo periodo in cui dominavano altre regole ed erano accettati comportamenti diversi.

Si poteva salire, il “far carriera”, comportamento che non sempre era visto bene. Si accettava di più che fossero altri a decidere. Chi dava segni di essere troppo interessato non era apprezzato, ne dai colleghi, ne dai capi. Quel mondo era fatto principalmente da chi stava fermo. Ci si lamentava un poco, ma poi andava bene così, nella vita c’era anche altro e c’erano le risorse per permetterselo. In Italia, per un periodo discretamente lungo, abbiamo vissuto nella società dei 4/5. Solo un quinto percepiva di star male, il resto era soddisfatto. E’ stato il tempo delle “nuove povertà”, quelle che non derivavano dal lavoro, ma da comportamenti sociali (tossicodipendenza ad esempio). Anche il scendere era relativo.

In quell’epoca precrisi si parlava di “atterraggio morbido” alla pensione. La tua carriera ad un certo punto si fermava e tu e tutti intorno a te, cominciavate a pensare al tuo pensionamento. Il massimo dei guai che potevano capitarti era il mal di stomaco provocato dal nuovo che avrebbe dovuto prendere il tuo posto, non certo l’essere buttato fuori.

Durante un colloquio di selezione se parlavi del tuo gradimento, perché il posto era più vicino a casa era considerato normale, era quasi gradito. Se spiegavi  il tuo grande desiderio di lavorare in quell’azienda, perché avresti molto imparato, lusingava l’interlocutore. Se esprimevi con parole giuste la tua volontà di crescere di ruolo, eri apprezzato.

Parliamo al passato “remoto”, ma sono solo 8 anni fa. Oggi, cosa devi fare?

  1. Se è un poco che sei fermo nello stesso ruolo devi prepararti a scegliere: o accetti ogni giorno di essere sempre più a rischio oppure comincia a pensare di cambiare. Questo vale ancor di più se i tuoi superiori apprezzano veramente il tuo lavoro. In particolare il  middle management è pieno di carriere stroncate,  perché sei diventato indispensabile. Ma questo principio vale anche per gli executive.
  2. La curva della tua carriera non è più sostenibile. Anche relativamente vicino alla pensione (oggi poi che sono cambiati tempi e regole) devi crearti una retta verso l’alto. Le tue esperienze ti possono aiutare a continuare a crescere, ma non sperare che siano gli altri a riconoscerle. Che tu sia in azienda o che sfortunatamente sia obbligato a cercar lavoro, sei tu che devi rivalutarle e venderle nel modo e nel posto giusto. Altrimenti il rischio che tu possa precipitare fuori mercato è altissimo
  3. Quando vuoi un lavoro dentro o fuori l’azienda o quando sei obbligato a cercarlo, nel colloquio non accampare mai ragioni estranee a quel lavoro. Vicinanza, qualcosa che lo rende più accettabile a te e alla tua vita, anche il tuo desiderio di formarti, far carriera, imparare, tutto quello che ti riguarda fa scattare nell’altro domande e sospetti, che non ti aiutano. Tutto ciò che è fuori da quel lavoro non è più gradito: esiste, ma devi convincere l’interlocutore, che non ricadrà mai sul tuo lavoro. Quindi è per te un terreno insidioso, meglio non entrarci e prepararsi solo a domanda risponde.

 

Può sembrare un mondo crudele, ma è solo un mondo diverso. La nostra sfortuna è di dover vivere un cambiamento a cui non eravamo preparati. Facciamo di necessità virtù.

 

Avanti a Gran Carriera!

Contro il vecchio mercato che ammala il lavoro

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Il lavoro non riparte. Nonostante i provvedimenti governativi, la forte ripresa economica degli USA, che sono la nostra vera locomotiva, l’Italia è sempre allo stesso punto: qualche passetto in avanti, qualcuno indietro e nulla più. Eppure il mondo non è fermo.

Anche se il terrorismo mette a dura prova il nostro stile di vita, certi assetti geopolitici non reggono più e di conseguenza creano aree di forte instabilità pericolosamente vicine a noi, abbiamo sorprendentemente  energia a basso costo e continue espansioni del commercio, quindi nuove opportunità, che si aprono.

Ma la percezione di tutti è che la crisi continui per il lavoro. Ormai è evidente che qualcosa non funzioni nel nostro mercato, che non sia più adeguato ai tempi e che gli attori non abbiamo ancora chiara la propria parte. Si “blatera” su le aziende che non si muovono, head hunter che non capiscono, il governo che non fa questo o quello. Spesso si dicono anche cose vere, ma inutili perché non risolvono nulla.

Forse è giunto il momento di cambiare ruolo, passare da spettatore che subisce, ad attore che propone.

Le aziende hanno difficoltà a formalizzare le proprie esigenze, a renderle esplicite e pubbliche. Questo è influenzato da esperienze o percezioni che vengono dal passato prossimo di una fortissima rigidità del lavoro, ma conta molto di più la reale incertezza sul futuro a breve. Tutte le sicurezze su concorrenti, prezzi e regole sono svanite. Oggi un imprenditore naviga a vista. Ma questo significa che il bisogno esiste e spetta a noi emanciparlo da tutte le paure, dubbi ed indefinitezze.

Se hai chiaro il tuo valore al futuro e centri bene il tuo posizionamento sei la persona giusta per affrontare e convincere l’altro a prenderti in considerazione.

Per prepararci adeguatamente dobbiamo sapere che l’imprenditore, non l’azienda, è interessato a due argomenti intrecciati tra di loro: quanto potrai fargli guadagnare e quante ansie puoi prendere dalle sue spalle e caricartele sulle tue, il famoso “dormire preoccupato”.

Per avere una buona probabilità di successo le aziende, le famose 20 di cui ho parlato qualche post fa, devono essere coerenti con il proprio posizionamento e il risultato del nostro lavoro futuro deve essere almeno 20 volte superiore a quanto costeremo a prodotto raggiunto.

Dobbiamo saper monetizzare il nostro valore al futuro, con una parte variabile identica a quella fissa, dobbiamo arrivare all’imprenditore. La prima delle due è la base di tutto, la seconda è essenziale per entrare in fase di chiusura.

Se osserviamo superficialmente questo sistema possiamo confonderlo con la consulenza. Ma la differenza è abissale. Il consulente non è un dipendente, si presume  ovviamente che abbia altri clienti e certamente non è credibile pensare che dorma preoccupato al posto dell’imprenditore.  Un collaboratore che ha saputo posizionarsi sul punto dolente e ha venduto alla perfezione il suo variabile a risultato è più difficile respingerlo che accettarlo.

Arrivare all’imprenditore non è facile, ma nemmeno impossibile. Non è quasi mai sufficiente una mail o una telefonata. Usando i normali canali di contatto ad un certo punto devi  intervenire con altre modalità. E’ impossibile elencare quali siano. Per esperienza posso però dire che quelli personali, referenze, raccomandazioni sono, contrariamente a quanto pensiamo, i meno governabili. Forse perché, anche con gli amici e conoscenti, siamo diventati diffidenti o perché il tema “mio lavoro” l’imprenditore lo considera una sua esclusività. L’uso dei social, comunicare contenuti coerenti sono più lenti, ma più sicuri.

Così il mercato cambia e il nostro agire si rivitalizza. Nel peggiore dei casi un risultato lo otterremo: se non funziona sappiamo che è per qualche nostro errore o di posizionamento o di valore al futuro. E allora basta ripartire…

…A Gran Carriera !

7 mosse per ricostruire la tua carriera

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La carriera è sempre più centrale nella vita delle persone.  La sua importanza non è più un fatto interno, che riguarda la propria sfera personale, ma si espande all’intero agire nel mercato del lavoro.

Il valore di ciascuno è connesso al suo posizionamento. Il posizionamento è anche l’altra faccia della carriera in quel momento dato.

Ricostruire la carriera, come la intendo e come è efficace, è insieme un percorso “tecnico” e un obiettivo strategico per un’identità professionale che segua e cerchi di anticipare la realtà che viviamo, che garantisca sicurezza e appagamento e che concorra alla realizzazione dello stile di vita cercato.

Ogni azione che indico è più una sezione, fatta di attività da farsi con metodo, impegno e, se si è da soli, con un pizzico di creatività.

RACCOGLIERE LE ESPERIENZE, CONOSCENZE, COMPETENZE

  • Scegli quelle che ritieni più interessanti, indipendentemente dal tempo. Interessanti, perché te le ritrovi in vari momenti della tua vita lavorativa e sociale e sono per te consolidate
  • Ordinale secondo logica del bilancio delle competenze
  • Usa lo strumento delle realizzazioni

TRASFORMARE LA STORIA LAVORATIVA IN VALORE FUTURO

  • Preparati in quelle parti di te che possono far parte di quanto porti nel futuro
  • Lega le tue storie, come potresti raccontare esperienze/realizzazioni, competenze e conoscenze, a situazioni future che vorresti ritrovare
  • Aiutati leggendo sia previsioni degli esperti negli ambiti che possono riguardarti, sia ripensando la tua realtà di oggi

RIFLETTERE SU CONDIZIONAMENTI E PROPRI COMPROMESSI

La vita lavorativa deve tener conto di tutti gli altri nostri aspetti, degli equilibri, compromessi e le relazioni che viviamo. Cambiarli è possibile, ma ricostruire la carriera deve appoggiarsi ad un life balance positivo

DEFINIRE IL POSIZIONAMENTO

  • Il valore futuro ti dà il moltiplicatore da apportare alla tua attuale situazione
  • Condizionamenti e compromessi non incidono sul posizionamento, rendono solo più complessa la ripartenza
  • Il mercato non riconosce parametri diversi da quelli lavorativi, quindi  retrocedere dal proprio valore  per ragioni extra lavorative complica  e preclude il successo del percorso

PREPARARE L’OFFERTA AL MERCATO

  • Rivedi il curriculum vitae e lettera di presentazione per ottenere il miglior risultato in linea con usi e costumi odierni
  • Raccogli il tuo network, riorganizzalo in funzione del posizionamento voluto
  • Usa i social e, se come spesso accade sei insufficiente, alza sia l’intensità che il livello della tua presenza

SELEZIONARE  LE  AZIENDE A CUI FARE L’OFFERTA

  • Scegli i criteri di selezione in base a posizionamento, valore futuro, condizionamenti e compromessi
  • Parti da un numero più grande (non meno di 50) e riduci (non più di 20) il numero delle tue aziende target
  • Preparati alla caccia di ciascuna azienda  per acquisire con un criterio a tutto campo più informazioni possibili. Sii creativo e non preoccuparti di usare tutte le astuzie del cacciatore

RIPARTIRE CON LA NUOVA OCCUPAZIONE

  • Contratta gli elementi di misura del tuo valore e quelli di supporto, per evitare incidenti di percorso; il tuo agire futuro deve essere discusso previsto e condiviso dall’azienda
  • Continua la tua attività sui social e trova il modo d’intensificarla.
  • Il tuo agire deve passare da monodirezionale, per l’azienda, a bidirezionale, per l’azienda e per te stesso

 

Per questo percorso servono 2 mesi più il ripartire con una nuova occupazione. Se la tua guida governa questo sistema e se lo segui con impegno il tempo può essere molto vicino ai 2mesi. La fortuna (il famoso “management by providence”) conta, ma non è governabile.

Buon lavoro e…..A Gran Carriera!

Contro la decadenza del lavoro, creiamo valore!

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Decidere o essere obbligati a cercar lavoro oggi in Italia ha le caratteristiche della Via Crucis, Via Dolorosa.

Moltissima concorrenza, poca offerta, attenta oltre misura al prezzo. Questo stato delle cose non favorisce nessuno: esclude tutti coloro che hanno esperienze importanti, maturate negli anni, rende umiliante il percorso per i più giovani frammentando continuamente la propria carriera professionale.

Le persone con più anni di servizio sono obbligate ad accettare posizioni chiaramente al ribasso, non solo nella retribuzione. E quando raramente avviene, devono ringraziare sempre qualcuno, per ripartire con la sola non esaltante motivazione: “devo ritenermi fortunato, almeno un lavoro ce l’ho!”.

Anche tra i “millenials”, i talenti, ce ne sono più di quanti si possa credere, hanno frenata la loro carriera e la loro possibilità di vivere esperienze produttive da questa decadenza del mondo del lavoro.

In realtà anche le imprese si trovano nella stessa situazione. Affrontano la competizione globale e la sua imprevedibilità accettando, come inevitabili, aspetti che non lo sono e che il subire apre a futuri drammatici: chiusure e ridimensionamenti per loro e impoverimento e altra disoccupazione per la collettività.

La competizione sul prezzo non è alla nostra portata, quella sul valore si!

Il valore sta nella persona, sia singola, che insieme (impresa).

Non c’è concorrenza nel valore, è solo posizionamento.

Il valore non è conoscenza, capacità, competenza, esperienza, ma si basa su questi 4 elementi.

Conoscenza, capacità, competenza, esperienza nascono nel passato e, se ben posizionati, diventano futuro.

Ripartiamo dal futuro abbiamo moltissimo da spendere, ma anche molto da rivedere e imparare. Facciamo troppi errori, perché sbagliamo il posizionamento.

Come persone e come aziende, giovani e più anziani, più o meno talentuosi siamo troppo concentrati su noi stessi, sui nostri prodotti, troppo poco su come gli altri interpretano, utilizzano, possono arricchirsi, risolvere i loro problemi con il nostro valore di persona e d’impresa.

Nel nostro micromondo c’è troppa perdente competizione e troppo poca vincente condivisione.

Aver tanta esperienza può voler dire avere tanto valore.

Avere tanto futuro e buone conoscenze può voler dire avere un buon valore di partenza.

Avere un buon prodotto e l’umiltà per imparare il necessario può voler dire tanto successo.

Qualunque sia il presente, il nostro futuro sarà migliore.

O lavoro improbabile, o carriera SUBITO!

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Cercare lavoro è sempre più difficile, trovarlo è improbabile, un evento raro da festeggiare!
Questa realtà non riguarda solo i giovani o le persone mature, coinvolge tutti. Se poi pensiamo alla qualità di questi lavori, il quadro si fa ancora più triste.
Frammentazioni e forme contrattuali senza futuro per i giovani, cambiamenti per decisioni altrui per i più esperienziati e avanti negli anni, in posti sempre meno sicuri e quasi sempre con condizioni e contenuti professionali peggiori.
Sviluppare carriera, con il suo valore intrinseco di solutore di problemi, cambia il paradigma. L’interlocutore è immediatamente attento e, più alto è il ruolo (fino all’imprenditore), più alto è l’interesse.
Per questa strada, seguendo un sistema molto articolato,  arrivi al risultato cercato in tempi molto più brevi e con contenuti che sono quelli che decidi tu e nessun altro.
Questo sistema è anche molto più efficiente nel contatto con le aziende.

Riporto il parere della Dott.ssa Persico, che da circa 10 anni svolge attività di scouting aziendale per le persone:

“Ho verificato che se presento valore professionale e carriere risolutrici di problemi, ho un interesse e una risposta 20 volte superiore della presentazione anche ragionata del CV della stessa persona.”

Un altro aspetto pericoloso per le professionalità alte e medio alte che solo offrendo valore in ottica di carriera si può evitare, è la progressiva perdita di competitività nel mercato.
Questo non deriva dall’età o da sfortuna, ma solo dall’aver scelto il sistema sbagliato per posizionarsi. Così oltre a dover competere al ribasso, rischi di non fare esperienze interessanti, mettendo a rischio il tuo valore per il futuro. Il futuro per tutti quelli che lo vogliono veramente!
Prepararsi richiede impegno e accettazione del nuovo. Bisogna lasciarsi guidare da esperti. Non aver paura di “ritornare a scuola”.
E’ anche molto importante rivedere tutte le convinzioni e certezze che si hanno sul mercato del lavoro, facendo una scelta, meglio se aiutati, tra quello che ancora ci serve, quello che è inutile e quello che è dannoso.

Il tempo per decidere non è infinito. Venerdì è un buon giorno per farlo.

 
Vi auguro un buon weekend!