Lavoro: chi può dartelo e da dove può arrivare

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Donald Trump, nuovo presidente degli Stati Uniti, ha promesso un trilione di dollari di investimenti in infrastrutture per stimolare la crescita, finanziando a deficit progetti pubblico-privati con crediti d’imposta che probabilmente funzioneranno, ma non saranno rivolti verso aree del paese e settori che ne hanno più bisogno. Con Reagan e Bush questi incentivi ebbero effetti molto inferiori alle aspettative e il deficit esplose.

Nella trasposizione italiana si parla di grandi opere, se mai ci saranno è probabile che abbiano gli stessi risultati. Altre proposte che escono dal pubblico rischiano la stessa sorte.

O si accetta una conclusione poco seria, tutti gli estensori di queste politiche sono “rimbambiti”, oppure è la strada che ci suggerisce il passato a non funzionare più.

Investimenti pubblici a pioggia, mirati, bonus individuali, tutto rischia di non procedere se non si agisce con la persona. Anche le modalità sono influenti sul risultato, non sono più accettati vincoli, regole e priorità predefinite. Nessuno più vuole sentirsi utente, paziente, usufruttuario, fruitore, consumatore. Cliente è il termine corretto in cui si riconoscono tutti.

Il lavoro è sempre meno un fatto di “aziende offrono e individui rispondono”;  tutti i cambiamenti in corso concorrono a definire una realtà più simile a “professionalità offrono alle aziende la soluzione di alcuni dei propri problemi”.

Questa regola è molto più interessante per tutte le parti in causa, azienda e persona, riduce i rischi di malcontento e mette in una posizione chiara tutti e due i soggetti: individuo e impresa sanno  cosa devono dare e cosa ricevere.

Ma per arrivare a questa condizione, che è la base per vivere con serenità la propria carriera e gestire con tranquillità eventuali sorprese nel proprio lavoro, bisogna prepararsi.

Con il permesso degli amici esperti di impianti e manutenzione userò qualche loro scenario comprensibile a tutti. La manutenzione di un impianto, se fatta in via preventiva e programmata, è una garanzia del miglior ritorno dell’investimento in tempo e qualità del risultato, ma è anche un contributo per la possibilità di un risparmio futuro per i prossimi impianti e di un consolidamento nel mercato. In più esistono altri risparmi correlati ai temi dell’energia, dei costi accessori del lavoro, che sommati rendono conveniente l’impegno per la manutenzione.

Occuparsi della propria carriera, a “prescindere” dalla percezione del rischio del momento, è fare bene la manutenzione e garantirsi una parte importante del “lavoro chi può dartelo”.

Le aziende vogliono i loro problemi risolti, ma non percepiscono sufficiente garanzia dalla consulenza. Il consulente per quanto bravo ed esperto è coinvolto nel quadrare i suoi “conti”, che solo in seconda battuta e in parte possono dipendere da quell’azienda cliente. La persona che si offre per sciogliere problemi con il contratto dipendente da più certezze. Deve, come il consulente dimostrare  la propria capacità di risolvere, ma non ha bisogno di convincere l’impresa dell’unicità del “matrimonio”.

“Da dove ti può arrivare il lavoro” è la persona stessa ad essere protagonista, senza dover fare troppi compromessi o ringraziamenti. E’ necessario prepararsi , ma è un’attività che frutta e che ha i suoi effetti sia nel nuovo ingresso che nella continuità del lavoro.

Essere offerta significa saper tenere il filo del proprio discorso, ma anche essere pronti a rispondere a tutte le domande dell’altro. E’ per facilitare questo compito che si scelgono le aziende a cui proporsi. Questa operazione si chiama “posizionamento” e va preparata con un lavoro di scouting di imprese e non di posti di lavoro, che si prevede abbiano un bisogno importante che sappiamo soddisfare. E’ un lavoro di “intelligence” molto importante, dal farlo bene o meno bene dipende il grado di difficoltà che si dovrà affrontare per raggiungere il risultato voluto.

Conoscere il Sistema, applicarlo e farsi aiutare rende il tutto più sicuro e più veloce. C’è ancora poca cultura del nuovo per muoversi autonomamente ed avere alte probabilità di successo. Il rischio è di dover perdere troppo tempo per scoprire “acqua calda”, che altri già praticano e offrono.

Importante è accettare l’incertezza del mondo che ci circonda, capire che ne siamo, senza colpe, coinvolti, agire velocemente per metterci in sicurezza e …

Avanti a Gran Carriera!

 

 

 

 

 

 

 

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LAVORO, CARRIERA AL TEMPO DI TRUMP

Vorrei partire da due citazioni, la prima di Barack Obama, ex presidente USA tra 2 mesi, la seconda di mia madre nel giorno del suo compleanno. Presentare Obama è superfluo, mia madre è una donna dell’Appennino nata cento anni fa.

Obama ha dichiarato: “qualunque cosa succeda, domani il sole sorgerà ancora”, grande!

A mia madre nel giorno della sua festa chiedevamo se avesse avuto paura del terremoto, la sua risposta è stata lapidaria: “ho paura della guerra”. Venti giorni fa pensavo che avesse voluto parlarci di se, del suo vissuto nei 2 conflitti mondiali. Oggi ripensandoci ho compreso che ha parlato per noi al presente.

Donald Trump sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti, non è un cambio da “tran ..tran” normale. Le conseguenze future saranno i cittadini americani a scriverle e viverle in prima persona. Il loro paese non è più né il mercato numero uno della produzione, né del consumo nel mondo. Le sue imprese, che prima monopolizzavano  tutti primi posti delle classifiche di settore, ora convivono, pur rimanendo importanti, le posizioni con aziende del Far East, prevalentemente cinesi.

Le scelte della politica di Trump, che si presume seguiranno le linee dettate dalla campagna elettorale (sembra ad esempio guardare a Putin), scuoteranno l’equilibrio  già instabile su cui sta marciando la globalizzazione nei vari paesi, renderanno ancor più insicure previsioni e progetti delle imprese di tutto il mondo, italiane comprese, con ricadute non facilmente gestibili da lavoratori interessati alla sicurezza e alle proprie carriere.

Nel periodo dei due mandati presidenziali di Obama si era accelerata l’internazionalizzazione del “modello americano”; più di 3 miliardi di persone, oltre cittadine e cittadini USA, avevano e ancora hanno fatto propria l’idea che il domani possa essere meglio dell’oggi, il “Change! You can belive in” di Barack. Questo percorso ha trovato negli Stati Uniti nel tempo molti ostacoli che ne hanno frenato i successi. I risultati di queste elezioni ne sono probabilmente la conseguenza.

Ma quest’aggravamento derivato dall’incertezza aumenterà flussi migratori, transiti e richiedenti asilo, nemmeno sopirà i crescenti focolai di guerra sempre più prossimi ai nostri confini, non incrementerà il commercio mondiale e non renderà più sicuro  il movimento di merci e persone.

In queste condizioni risultano improbabili, scarsamente efficaci e molto costose politiche interne del nostro paese di sostegno del potere d’acquisto dei redditi bassi, di ricupero delle emergenze, dell’accoglienza. Dobbiamo contemporaneamente far ri-partire la “macchina”, anche per avere le risorse per quanto di doveroso va fatto sui temi appena elencati. Cominciamo a sostenere, come priorità, le persone attive che hanno progetti, i singoli lavoratori nella loro capacità di risolvere problemi, i professionisti che cercano modalità per servire a questa parte viva del paese, l’Italia delle PMI che vogliono e ad oggi  non possono o trovano difficoltà ad espandersi nei mercati mondiali.

Questo composito aggregato è la stragrande maggioranza della forza presente e ancora di più futura del nostro paese, è la forza vincente. Scommetterci c’è solo da guadagnarci.

Incertezza, instabilità, rischio, che sono la caratteristica del quotidiano del mondo presente oggi  2016-11-10, sono più gestibili con questo modello di “esercito” più dinamico.

Non è la teoria del “piccolo è bello”, affascinante, romantica, ma quella del “pesce veloce che prima o poi mangerà il pesce grande” e che sa cosa può fare. Sa “attaccare velocemente” dove più facile, “ritirarsi e cambiare velocemente direzione” quando serve, ritornare sull’obiettivo al “momento giusto”.

Il nostro lavoro e il nostro contributo è aiutare gli individui ad identificare, selezionare competenze capaci di risolvere problemi, a presentarle e a scegliere dove e con chi farlo. Queste attività necessitano di tutte le professionalità specialistiche disponibili e di un sistema che sappia adattarsi alla particolarità singola.

Il meglio dell’Italia sta puntando sulle start-up ed è importante come messaggio per tutti. Ma dobbiamo allargare moltissimo questo concetto, se vogliamo ottenere grandi risultati e non rimanere solo sull’innovazione di prodotto.

Un nostro cliente esperto del mondo automotive elettrica, alla mia domanda/chiacchera sul grafene mi ha risposto che quel settore predilige il semplice, se possibile facilmente applicabile. Solo in questa logica l’innovazione fa i grandi numeri, la numerosa ed interessante occupazione, utili in tempi ragionevolmente veloci.

Impegnarsi avendo chiari questo quadro e queste condizioni è produttivo e realizzante per il lavoro e singolarmente per la propria carriera. Le condizioni di partenza diventano in questo sistema un fattore di cui tenere conto e non limiti che ci bloccano.

Avanti a Gran Carriera

SPENDERSI PER LA CARRIERA E’ SICUREZZA

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Oggi le persone vivono due sole realtà nel lavoro: o lo si ha e lo si sta vivendo o lo si cerca. Carriera, nel pensare comune, può essere una preoccupazione  di chi il posto ce l’ha, per gli altri la si definisce con un esclamazione: “magari!”.

Nel primo gruppo possiamo circoscrivere due comportamenti prevalenti: chi è interessato a migliorarsi e chi “per il momento va bene così”.

I “carrieristi”, scusate la brutta parola, hanno svariate motivazioni: più soldi, più riconoscimento di status, desiderio di misurarsi in ruoli più impegnativi.

Questo gruppo è una minoranza affogata nel mare magnum di chi pensa che conviene accontentarsi. Le logiche individuali di questo modo di pensare sono tante quanto sono le persone, ma possiamo raccoglierle in tre categorie: adesione a “luoghi comuni”, problemi famigliari, scelte personali.

Il mondo è cambiato e questo è apparso evidente da troppo poco tempo perché la gente, nella sua grande maggioranza, abbia già aggiornato le proprie maps e le applications. I segnali erano  manifesti  già da qualche anno prima della crisi e molti individui ne erano a conoscenza, ma per più di 10 anni, prima si è creduto che potessero essere allarmi sopravvalutati, poi si è pensato che sarebbe sicuramente toccato ad altri e per ultimo, ancora presente, si è preferito imitare gli struzzi precludendosi ogni possibilità di osservazione.

Le conseguenze di questi comportamenti sono la carenza di difese e nemmeno si sa come approntarle.

Questa situazione ha prodotto conseguenze negative negli individui per le loro prestazioni, intaccandone il loro valore.  Il sano/malato è una specie in vertiginoso aumento. Ansie e fobie ne sono le conseguenze meno gravi, quando non succede di peggio.

Pensare che questa mancanza di progettualità non abbia conseguenze sul breve periodo e che ti precluda un buon futuro è un’illusione. Il lavoro, gli affetti e le relazioni che sono  parti centrali per lunghi periodi dell’esistenza, sono coinvolti e frequentemente travolti.

Non occuparsi della propria carriera è al tempo presente non solo un danno personale, ma può configurarsi come un atto di egoismo verso tutti quelli che in qualche misura dipendono da noi o si stanno impegnando per noi.

C’è un bisogno di sicurezza e questo non può più essere garantito dalle aziende, grandi o piccole che siano. Queste non vanno oltre il “qui ed ora” definito contrattualmente. Tutto quello che viene promesso oltre sono “variabili troppo dipendenti da altro” per essere accettate  come sicurezza. Senza per questo imputare responsabilità soggettive o men che meno oggettive.

La sicurezza in tema di continuità del lavoro, ritorna dopo poco meno di due secoli, nelle incombenza delle persone. La responsabilità sociale delle imprese è qualcosa che riguarda la collettività non più i singoli individui. Il contratto, sia nella sua parte formale che reale, non la garantisce più.

Possiamo dire che il tempo indeterminato è tornato al suo significato semantico e può assicurare limitate certezze non sufficienti a programmare e poi assicurare il modello di vita desiderato. Nel mondo presente sono troppe le variabili più “indipendenti” di un testo concordato, sottoscritto e persino garantito dalla legge nazionale.

Questo può essere messo in discussione da troppi eventi fuori dal controllo del singolo o della collettività.

Occuparsi della carriera non è un problema da affrontarsi ad una certa età e non preoccuparsene più ad un’altra.

Pensare che riguardi solo un certo periodo della vita è un errore che costa carissimo: il giovane rischia di complicarsi tutta l’esistenza futura, e la persona di esperienza azzarda, se non lo fa, rischia il crollo del suo valore fino ad uscire di fatto dal mercato.

I rimedi ci sono, ne ho parlato nei post precedenti. Non sono gratuiti, come tutto quello che vale, ma il non far nulla o il rinvio dell’azione costa molto più caro e non è garantito.

Quando vai fuori strada è faticosissimo rimettersi in carreggiata e spesso ti ritrovi con qualcosa di rotto che non ti permette la ripartenza immediata.

Rileggendo quello che ho scritto mi sono un poco preoccupato, forse ho esagerato e non mi sento di rovinarvi l’umore. Per questo entro breve vi rimanderò al mio amico Vinicio e a qualcosa e che vi faccia sorridere descrivendo però sempre la realtà, perché sempre ….

Avanti a Gran Carriera!

Lavoro: i desideri hanno un valore?

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I desideri sono un fatto personalissimo, quando corri in un rettilineo, possono essere utensili utili, quando “sei nelle curve” sono difficili da gestire ma lo sono ancora di più. Come maneggiarli?

I dati sul lavoro sono ormai oggetto di satira, peccato che siano drammatici per chi lo ha perso, per chi lo vive male, per chi lo cerca e per quei milioni che ne sono legati indirettamente.

Dobbiamo esercitare ogni sforzo per far ritornare i numeri della piena occupazione e per migliorarli nella qualità del lavoro. Non avendo voce in capitolo per le scelte dei vari livelli di governo e preferendo lasciare ad altri questa incombenza, mi concentro su cosa le persone  possono fare e come possono essere aiutate.

Tutti noi abbiamo dei desideri e alcuni di questi riguardano il lavoro. La loro intensità  si rapporta con gli eventi della nostra vita. Una “cosa” quando ce l’hai è normalmente meno desiderata di quando non ce l’hai o di quando la perdi. La mia attività è abbastanza centrata su questo oggetto del desiderio.

Come già raccontato, esistono due tipologie di desideri: quelli reattivi e quelli realizzanti. Questa modalità di classificarli tiene conto dell’altro e del contesto in cui si vive.

Noi siamo ancora indotti a considerare i desideri come qualcosa di intimo e da nascondere. La nostra cultura li considera più una negatività da bloccare o tenere a freno.
Questo non è utile nell’ambito del lavoro, anzi oggi possono servire sempre di più.

Nei periodi storici a noi prossimi, per il lavoro, quello che si cerca nelle persone, superficialmente parlando, ha avuto un’evoluzione ben chiara. Il fordismo richiedeva tempo, forza fisica e ubbidienza delle regole e procedure, successivamente ci si è centrati su competenze, capacità, fedeltà, oggi ti chiedono anche il “cuore”.

Il ”cuore” è un oggetto complesso e dentro ci stanno sentimenti, atteggiamenti, sogni e desideri.

 Oggi siamo nel tempo del cuore, del difficilmente misurabile. Una selezione ha due parti: una prima, che segue una qualche forma e corrisponde all’etimo “selezionare, scartare”, un’ultima che è “scelta” e segue regole soggettive. E’ con questa parte che dobbiamo confrontarci. L’altra, da questo punto di vista è poco più di un banale passa/non passa.

I desideri, se ben governati, possono essere il passepartout per sciogliere nodi complicati della carriera.

I desideri reattivi nel lavoro sono utili per alzarsi la mattina e andare in ufficio, impegnarsi di più se si percepisce o si vuole evitare un possibile giudizio negativo, vanno bene nei rettilinei.

Desiderare uno stipendio o uno ancora migliore, formarsi, fare esperienza e in parte fare carriera, ti servono, ma interessano poco all’altro. Alcune volte lo spaventano.

Formarsi, fare esperienza possono essere oggi indicatori di costi aggiuntivi, di performance non adeguate. Tutti vorrebbero evitarli.

Se sei giovane è scontato che tu non abbia esperienza ed è folle pensare di vendere un tuo limite. Se sei maturo e non hai quell’esperienza specifica, questo si evidenzia già nel tuo CV. La tua presentazione non deve fondarsi sul desiderio di farsela, ma piuttosto sulle tue capacità di adattarti e dare risultati comunque. Ma nelle “curve” sono i desideri realizzanti quelli decisivi.

Un desiderio realizzante, consiglio sempre sincero, può interessare l’altro. Certamente l’incuriosisce.

 Se credi di poter trovare soddisfazione nel chiudere una vendita, se desideri aiutare gli altri in qualche attività, se ti piace una nicchia di prodotti e vorresti essere parte della squadra che ci lavora e ti posizioni e scegli interlocutori che hanno un legame con uno di questi desideri il confronto è più produttivo. Questo significa essere offerta. Ovviamente hai più possibilità se hai esperienza, ma anche costi di più. Se sei giovane, neolaureato costi molto meno.

Propongo un indicatore, che può essere usato da tutti per capire se si vale per l’altro. Se hai di fronte una realtà di servizi il moltiplicatore può variare tra 10 e 15, la tua presenza deve influenzare attività che valgono almeno 10 volte il tuo costo. Se invece è una realtà industriale il moltiplicatore varia tra 15 e 20. Fare questi conteggi non è semplice e devono essere considerati indicativi. Esistono altri fattori sia personali che aziendali che vanno analizzati caso per caso.

Trovare lavoro, cambiarlo è garantito per tutti a condizioni definite. E’ un percorso individuale impegnativo, che va affrontato senza troppi se o ma.

Le aziende che cercano sono pochissime, quelle che hanno problematiche che possiamo risolvere moltissime. La soluzione di questo apparente ossimoro è alla nostra portata. L’impegno personale e il costo hanno un ritorno.

Avanti a Gran Carriera!

SI PUO’ SALVARE LAVORO, SI PUO’ FARE CARRIERA CON IL MARCHIO CE

Nel nostro ufficio di Torino abbiamo un videocitofono acquistato 2 mesi fa. La marca più prestigiosa in Italia e non solo, una sorta di Coca Cola del settore, conosciuta e diffusa nel mondo. Per il nostro lavoro accogliamo manager fuori dagli orari canonici, nulla di strano: dopo le 19, il sabato mattina etc…

Da quasi subito percepivamo che qualcosa non funziona. Sentivi la voce, vedevi la persona poi dopo un troppo tempo il tizio arrivava (siamo al 1° piano). Anche tra di noi succedeva nella pausa di mezzogiorno lo stesso problema, ma ci si dava reciprocamente la colpa: “Sei sbadata”, “alla tua età non sai usare bene la C – S”; “Testone, dimentichi sempre il codice di chiamata”. Alla fine, un nostro cliente ingegnere (benedetti gli ingegneri!) sentenzia: “Il vostro citofono non funziona!”. Per fortuna in CC Global vale la regola del “cliente ha sempre ragione” e chiamiamo l’elettricista dello stabile (prima stazione della Via Crucis superata brillantemente in 2 giorni).

Il tecnico sentenzia: “è difettoso, per fortuna è ancora in garanzia; tranquilli (nostro sospiro di sollievo), devo passare in azienda per altro materiale (lo guardiamo e non ci scatta il sentimento del mal comune mezzo gaudio), tempo 3 giorni lavorativi, che la casa produttrice, per caso sempre torinese, me lo renda (seconda stazione della Via Crucis) e poi lo reinstallerò.” (terza stazione della Via Crucis).

Dopo un settimana abbiamo di nuovo il nostro bel video citofono e siamo convinti di averla scampata. In fondo a nostro Signore di Stazioni ne sono capitate 14, a noi solo tre e mezzo (dimenticavo due persone per smontarlo e due per rimontarlo) e di drammaticità ben diversa.

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Ma poi raccogliendo la spazzatura ho visto il marchio CE, ormai più citato e famoso di Gucci e Armani messi insieme, quello su cui la nostra industria pone tutte le sue speranze di crescita e di sopravvivenza e mi sono ricordato della nuova quindicesima Stazione della Via Crucis, la Resurrezione. Le mie competenze in materia si fermano qui.

Restando su temi terreni chiedo cosa si può fare? Rimango un fermo credente, il bollino CE, ci può tirare su, ma non con situazioni che vi ho descritto e vissuto.

Allora come?

Un ingegnere, giovane ma già con ruoli importanti, che apprezzo per la sua open mind, Luca Vescio ha cominciato a scrivere sul suo blog Aspettando Lunedì”. Giro a lui e a tutti gli uomini prodotto come lui la domanda. Scrivetemi, anche alla mia mail personale. Tante persone sono a rischio e molte aziende possono chiudere se non diamo valore al futuro (scusate l’insistenza) ai nostri prodotti.  Molti di voi sanno, nel loro individuale,  cosa fare. Proviamo  a mettere tutto insieme.

Sono certo che otterremo risultati sia per i singoli,  per le imprese, ma anche per chi si impegna nello studiare il cosa fare.

 

Avanti A Gran Carriera!

Cerca la tua carriera!

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Cercare carriera può essere coniugato in molte forme, alcune nate nel mondo passato, altre pericolose, altre ancora virtuose ed efficaci oggi.

Il barometro del buono/cattivo del “cercare la carriera” e’ impostato su: buonissimo, quello che decidi tu e funziona; malissimo, quello che decidono altri e non funziona più. Questa scala che vale per il tempo di oggi, è molto diversa dal passato.

Ma dentro questa regola generale, dobbiamo avere un “adattatore universale” che ci permetta di agganciarci alle  situazioni personali che stiamo vivendo, ci aiuti a non sprecare tempo ed energia e prepararci a scegliere dove, come, quando e quali battaglie possiamo vincere.

Qui di seguito una lettura ragionata di partenza su cluster generali di posti di lavoro e sulla probabilità che tue competenze ed esperienze possano essere riconosciute per la carriera:

  • Impieghi pubblici: le competenze ed esperienze agite, contano poco. Al netto di una possibile rivolta della società per gli effetti, che questo presupposto ha sulla percezione generale del servizio,  vale quanto è successo fino ad oggi e può solo peggiorare. I “predestinati” fortunati possono continuare indisturbati con i loro comportamenti. Quelli che nascono “sfigati”, non possono che peggiorare (ho negli occhi i lavori massacranti di alcuni Pronto Soccorso e  Ospedali delle grandi città, la scarsità di risorse e il loro ritrovarsi dentro un deterioramento del rapporto con il cittadino richiedente).

 

  • Grandi imprese e multinazionali: ogni singola realtà fa storia a sé. Ma posso evidenziare una situazione tipo. Ci sono realtà che hanno subito radicali cambiamenti, ma questi finiscono nella palude del vecchio modello “per cordate”. “Navegar” queste situazioni è impossibile, “viver” è il massimo che si possa ottenere. Si hanno sempre più difficoltà nel capire le ragioni delle scelte che ti riguardano. Quando sei coinvolto nel non rispetto delle promesse fatte o in spostamenti repentini, l’argomento “diminuzione dei costi” e “urgenza”, da soli non convincono. Si è slabbrato il rapporto up/down, l’affievolimento del attenzione dell’azienda all’individuo e alla sua realtà presente non trova equilibrio con la possibilità di  crescita personale. Sono pochi i gruppi che scommettono sulla carriera a tutto campo. Ad oggi non è ancora stata trovata una soluzione che coniughi l’assillo del quotidiano per l’azienda e la risposta ormai “normalmente eccezionale” del collaboratore.

 

  • Piccola Media Impresa: possiamo caratterizzarla non solo con il fatturato o il numero dei dipendenti, ma in più per la possibilità di rapporto diretto con l’imprenditore. L’importanza di questo per la carriera è cresciuta e sta diventando importante. Il coinvolgimento  favorisce risposte veloci e soluzioni, solo apparentemente improvvisate, che derivano dal valore del collaboratore e dalla sua “partecipazione”. Questa situazione, favorente per la carriera e per chi vuole farla ripartire, va sfruttata. I rischi insiti nella personalità dell’imprenditore e della situazione poco strutturata possono essere pesati prima e sono compensati, nel professionista, da una consapevolezza del proprio “mestiere/ruolo” e dal giusto stimolo e ritorno del proprio “impegno”.

 

  • Settore del Credito: dentro il cambiamento generale è sicuramente quello più problematico. Ha vincoli e tradizioni particolari ed è quello in cui i riflessi della nostra appartenenza alla CEE sono diretti e non mediabili. E’ stata la meta ambita dei nostri genitori, il loro sogno per noi; oggi che il settore sta sempre più precipitando nella realtàterrena”, le banche devono cambiare. Ma non sanno tenere insieme tutti gli aspetti dell’essere banca e dell’ essere bancari. I percorsi professionali e le dinamiche del mondo “cambiato” sono troppo disallineati. I vantaggi passati si stanno perdendo e non sono ancora compensati da diverse regole per la crescita personale. La carriera interna non risponde alle aspettative dei nuovi e meno nuovi. Il sistema bancario è però un buon terreno di caccia per chi ha esperienze in altri settori, che da più tempo stanno nella concorrenza e nella globalizzazione. Da area, chiusa ad altre esperienze, sta diventando permeabile. Ma pure le competenze che si maturano in queste attività sono diventate più spendibili in comparti diversi.

 

Il “dove” e il “perché” generale del cercare carriera, spero possa essere più chiaro. Alla prossima puntata cercherò di dare un mio contributo sul “come”. Teniamoci in contatto!

Buon weekend e Avanti a Gran Carriera!

Cercare lavoro è un lavoro!

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Questo aforisma cominciammo ad usarlo in Italia, tra le società di outplacement poco più di venticinque anni fa, tra la fine degli 80 e inizio dei 90. Sarebbe stato un onestissimo concetto per il marketing educativo, peccato che il marketing fosse ancora indigesto al nostro paese, che il lavoro non fosse la prima delle preoccupazioni degli italiani, che per coincidenze politico storiche il messaggio più diffuso fosse sbilanciato sull’arricchimento più che sul lavoro, sul consumo come identità.

In realtà cercavamo scorciatoie improbabili invece che “vie maestre”.

Nello stesso periodo nacque l’esperienza italiana dell’outplacement per aiutare, su mandato delle aziende, le persone allontanate dalle stesse. Questo servizio non veniva fornito a tutti, ma a discrezione dell’azienda o in base ad accordi sindacali. Era funzionale alla ricollocazione in altre aziende con lo stesso ruolo. Il metro di misura del successo erano i tempi della ricollocazione e il mantenimento o il miglioramento dello stipendio. Di far carriera se ne parlava poco e sempre in termini negativi. Era abbinata a immagini sgradevoli quali “passare sul cadavere della propria madre per…”, “sgomitare per…”.

Nel percorso dell’outplacement venne fuori il “cercare lavoro è un lavoro”, ma era uno stimolo ad agire, che non si traduceva in obblighi vincolanti (la mia concorrente/ amica Gabriella puniva, ritenendo ricollocati, chi superava un certo numero di  assenze ai colloqui  e non chi era “svogliato”).

Le persone si sentivano vittime di un sopruso e percepivano il servizio come un risarcimento, che doveva realizzarsi con un nuovo lavoro.

Noi, Career Counseling,  introducemmo lo scouting per ovviare a questo inconveniente con buoni risultati nell’immediato. Meno interessanti sulle capacità personali future di job seeker. In realtà nessuno aveva preso sul serio “cercar lavoro è un lavoro”, che era rimasta quasi un gioco di parole tra noi addetti ai lavori: outplacer e head hunter “politicamente scorretti”.

Oggi è tutto cambiato.

Il lavoro è diventato il pezzo forte dell’ identità personale. Per questo non può più essere qualcosa di esterno, che altri ti possono trovare. Possono aiutarti, guidarti,sostenerti, ma rimane tuo, interiorizzato come percorso di carriera e che all’esterno ti definisce.

Per questo il lavoro è la prima preoccupazione degli italiani, non solo per la crisi.

Certamente le offerte di lavoro si sono rarefatte e la concorrenza è aumentata. Certamente il rapporto valore/prezzo, che nel passato era abbastanza definito e variava in funzione delle urgenze aziendali, nel mercato odierno è sbilanciato al ribasso sul prezzo. Ma mentre le offerte sono poche, le problematicità delle imprese per affrontare il nuovo sono moltissime e il desiderio di risolverle è alto, pur che appaia conveniente e garantito. Sono aumentate le persone che ritengono l’attuale occupazione non più gradita. Chi è o sta o ha paura di diventare “esubero”, è più interessata a soluzioni e per fortuna è molto più disposta ad impegnarsi.

Per poter gestire queste “novità” occorre un sistema e qui torna utile partire dall’aforisma “cercare lavoro è un lavoro”.  Voglio raccontarvi un caso di due mesi fa.

Responsabile di produzione di una PMI, 40 anni, non laureato, con una carriera partita dal livello più basso, ottime qualità, capisci subito che crede nel suo lavoro e ha la sua identità professionale incollata addosso.  Arriva da me disperato, la sua uscita dall’azienda precedente era avvenuta “sbattendo la porta”, senza preoccuparsi di assicurarsi un minimo di “paracadute”. Passatagli la “buriana”, provocata anche da un difficile carattere, comincia a cercare e contemporaneamente sente tutto il peso della preoccupazione derivata dalla sua identità familiare e personale.  Ovviamente la sua ricerca solitaria non conclude  nulla. Firma con noi il contratto di continuità di carriera il 15 dicembre. Mi dice che non può resistere, che per lui il lavoro è tutto e mi chiede cosa posso fare per ricollocarlo subito. Gli rispondo: “lavora anche le ferie natalizie, noi ti seguiremo. Dopo 2 mesi, se ti sei impegnato duramente, ogni giorno è buono per collocarti”.

Ubbidisce e si concede pausa, più per i figli, solo Natale e Santo Stefano. Mi prende in parola e lo sentiamo e vediamo con molta frequenza. Al 15 febbraio di quest’anno firma un contratto molto interessante che con il variabile (fa parte del nostro metodo) più che raddoppia il suo contratto precedente.

Penso, è stato fortunato, poi rifletto: “No, ha avuto successo, perché ha lavorato come un pazzo e si è lasciato guidare”.
Ecco un caso di “cercare lavoro è un lavoro”, anzi  possiamo andare oltre con  l’aforisma:

“Cerca la tua carriera, agisci, e il lavoro sarà sempre più sicuro”.

 

Avanti a Gran Carriera!

 

 

 

Carriera e fusioni

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Merger & Acquisition. Sono eventi sempre più presenti nella realtà italiana. Queste non riguardano soltanto le grandi imprese, ma tutte le classi d’azienda.

Alcuni autori hanno pubblicato “Pmi e M&A, una strada sicura per la crescita”. In ogni caso quello delle M&A è una realtà in forte crescita rispetto agli anni precedenti. Nel 2014 sono state 534, il 2% del fatturato totale mondo (fonte KPMG).  Se valutiamo le M&A un fattore di dinamicità per restare nel mercato globale e consideriamo che il nostro PIL è poco meno del 4% mondo, è ragionevole ritenere questa nicchia di attività interessante e in sviluppo quasi obbligato.

Diverse persone hanno visto la loro carriera messa a dura prova o peggio interrotta da queste operazioni.

L’80% delle fusioni falliscono (fonte Methodos).

Le ragioni di questi disastri sono da ricercarsi, in ultima analisi, nei temi legati all’individuo, nella “comunicazione dall’alto” e nell’assenza di “condivisione”.

Ricostruire la propria carriera in questo tipo di mercato è possibile, specialmente se si sono maturate esperienze simili, positive o negative che siano, da trasformare in valore al futuro. Le proprie competenze tecniche concorrono al posizionamento corretto, ma è quanto si è imparato ed elaborato dalla propria storia di quel periodo a garantire il valore futuro.

Problemi di comunicazione, che s’incagliano di fronte a sovrapposizioni, percorsi up-down mal gestiti, difesa di illusorie posizioni di rendita, resistenza e mancanza di leadership del cambiamento, sono alla base di questi fallimenti.

Quando si decide un M&A si dovrebbero fare 2 due diligence e non una: all’azienda che vuole  acquistare  e a quella che vuole vendere. La prima è sicuramente la più importante, visti i dati dei fallimenti.

Le imprese che dovranno espandersi per acquisizioni saranno sempre di più nel mercato italiano, come pure quelle che dovranno essere acquisite. E’ questa un’opportunità per chi si vuole dare una diversa Continuità di Carriera.

Nel nostro sistema, nella sezione “SELEZIONARE LE AZIENDE A CUI FARE L’OFFERTA”, le società coinvolgibili nei processi di M&A stanno diventando sempre più numerose. Più del 50% hanno, tra la prima o seconda scelta, quella di M&A. Troppo per non prenderla in debita considerazione.

Avanti a gran carriera!

Pesci e carriere

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Il mondo da cui arriviamo poteva essere così descritto: “il pesce grosso mangia il pesce piccolo”. Per decenni abbiamo assistito ad acquisizioni, al protagonismo delle grandi aziende, che sono diventate corporation e poi multinazionali. Hanno anticipato la globalizzazione, ma non hanno previsto il cambiamento del paradigma. Oggi è chiaro che “il pesce veloce mangia il pesce lento”.

La grande dimensione serve, ma non garantisce più nulla. La sicurezza, la continuità, la buona retribuzione, la carriera, tutto è incerto. Anche quando sono definiti da accordi, contratti consuetudini questi possono essere messi in discussione in poco tempo.

E’ un’ironia amara, il “tempo indeterminato” è sempre più indefinito. Se riflettiamo, produce più guasti di quanti ne eviti. Anestetizza, ti fa passare la giornata, ma ti espropria il futuro.

Se nel tuo futuro  c’è il lavoro come dimensione importante della vita il danno maggiore ti riguarda.

Ricostruire la tua carriera, ripartire richiede tra l’altro una scelta di organizzazioni a cui fare la propria offerta. Pesce lento o pesce veloce? È uno dei criteri di scelta.

Se il tuo valore è adatto alla soluzione di problematicità interne e hai un posizionamento, che contiene stanzialità, indifferenza all’ansia e trasmissione di sicurezza, anche il pesce lento è il tuo target. Devi essere sicuro della tua carriera e meglio se hai qualcuno che se ne occupa per te.

Il pesce veloce è invece per un valore al futuro, il posizionamento è  tutto concentrato sull’espansione. Valore e posizionamento devono rispondere a forte dinamicità, curiosità del nuovo e esaltazione nella competizione. La carriera può essere interna, è possibile che tu abbia più problemi logistici che di network.

Azienda grande o PMI, lenta o veloce  per la Continuità di Carriera con il sistema CC Global sono indifferenti, quello che conta è il proprio valore al futuro e il posizionamento scelto. Prendere una strada o un’altra è una liberalità che chi sceglie questo sistema si può permettere. Caratteristiche e vincoli esterni del periodo non sono più un condizionamento, ma si può decidere o meno se trasformarle in opportunità . Tutto questo non è una magia, ma il risultato di un duro e costoso lavoro passato per costruire il sistema e di un impegno intenso anche se breve di oggi per raggiungere velocemente il primo di tanti altri risultati.

Buona Pasqua di cuore e…A Gran Carriera!

 

PS: ho sentito parlare di Pesce Lento e Pesce Veloce diversi anni fa da Bob, un rockettaro canadese genio del marketing, allora in Iveco. A lui un grazie e un forte abbraccio.

7 mosse per ricostruire la tua carriera

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La carriera è sempre più centrale nella vita delle persone.  La sua importanza non è più un fatto interno, che riguarda la propria sfera personale, ma si espande all’intero agire nel mercato del lavoro.

Il valore di ciascuno è connesso al suo posizionamento. Il posizionamento è anche l’altra faccia della carriera in quel momento dato.

Ricostruire la carriera, come la intendo e come è efficace, è insieme un percorso “tecnico” e un obiettivo strategico per un’identità professionale che segua e cerchi di anticipare la realtà che viviamo, che garantisca sicurezza e appagamento e che concorra alla realizzazione dello stile di vita cercato.

Ogni azione che indico è più una sezione, fatta di attività da farsi con metodo, impegno e, se si è da soli, con un pizzico di creatività.

RACCOGLIERE LE ESPERIENZE, CONOSCENZE, COMPETENZE

  • Scegli quelle che ritieni più interessanti, indipendentemente dal tempo. Interessanti, perché te le ritrovi in vari momenti della tua vita lavorativa e sociale e sono per te consolidate
  • Ordinale secondo logica del bilancio delle competenze
  • Usa lo strumento delle realizzazioni

TRASFORMARE LA STORIA LAVORATIVA IN VALORE FUTURO

  • Preparati in quelle parti di te che possono far parte di quanto porti nel futuro
  • Lega le tue storie, come potresti raccontare esperienze/realizzazioni, competenze e conoscenze, a situazioni future che vorresti ritrovare
  • Aiutati leggendo sia previsioni degli esperti negli ambiti che possono riguardarti, sia ripensando la tua realtà di oggi

RIFLETTERE SU CONDIZIONAMENTI E PROPRI COMPROMESSI

La vita lavorativa deve tener conto di tutti gli altri nostri aspetti, degli equilibri, compromessi e le relazioni che viviamo. Cambiarli è possibile, ma ricostruire la carriera deve appoggiarsi ad un life balance positivo

DEFINIRE IL POSIZIONAMENTO

  • Il valore futuro ti dà il moltiplicatore da apportare alla tua attuale situazione
  • Condizionamenti e compromessi non incidono sul posizionamento, rendono solo più complessa la ripartenza
  • Il mercato non riconosce parametri diversi da quelli lavorativi, quindi  retrocedere dal proprio valore  per ragioni extra lavorative complica  e preclude il successo del percorso

PREPARARE L’OFFERTA AL MERCATO

  • Rivedi il curriculum vitae e lettera di presentazione per ottenere il miglior risultato in linea con usi e costumi odierni
  • Raccogli il tuo network, riorganizzalo in funzione del posizionamento voluto
  • Usa i social e, se come spesso accade sei insufficiente, alza sia l’intensità che il livello della tua presenza

SELEZIONARE  LE  AZIENDE A CUI FARE L’OFFERTA

  • Scegli i criteri di selezione in base a posizionamento, valore futuro, condizionamenti e compromessi
  • Parti da un numero più grande (non meno di 50) e riduci (non più di 20) il numero delle tue aziende target
  • Preparati alla caccia di ciascuna azienda  per acquisire con un criterio a tutto campo più informazioni possibili. Sii creativo e non preoccuparti di usare tutte le astuzie del cacciatore

RIPARTIRE CON LA NUOVA OCCUPAZIONE

  • Contratta gli elementi di misura del tuo valore e quelli di supporto, per evitare incidenti di percorso; il tuo agire futuro deve essere discusso previsto e condiviso dall’azienda
  • Continua la tua attività sui social e trova il modo d’intensificarla.
  • Il tuo agire deve passare da monodirezionale, per l’azienda, a bidirezionale, per l’azienda e per te stesso

 

Per questo percorso servono 2 mesi più il ripartire con una nuova occupazione. Se la tua guida governa questo sistema e se lo segui con impegno il tempo può essere molto vicino ai 2mesi. La fortuna (il famoso “management by providence”) conta, ma non è governabile.

Buon lavoro e…..A Gran Carriera!