E’ Milano la bandiera blu della carriera

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La lunga crisi ha picchiato duro e questo si è percepito molto nelle aree più attive ed industrializzate.
Lasciando perdere i dati degli economisti, che come categoria in questi anni hanno meritato il “tapiro d’oro” per previsioni e contributi e partendo dalle mie esperienze e osservazioni, posso affermare che quelle aree del nostro Paese che ci avevano abituati nei decenni passati alle migliori performance (e che erano più esposte alla competizione mondiale) sono state le più colpite. Quelle stesse che hanno dovuto finanziare, nonostante i crolli di utili e guadagni, un settore pubblico oneroso ed improduttivo ed un’illegalità, non solo fiscale, crescente.

La crisi ha avuto effetti collaterali pesanti sulle carriere delle persone. E’ stata usata per bloccarne il riconoscimento formale, sia in termini di ruoli che di retribuzione. Essa ha comportato anche allargamenti orizzontali delle mansioni ed estensioni non riconosciute di responsabilità.

Questo fenomeno ha coinvolto tutte la attività, escluse quelle pubbliche toccate solo marginalmente per i mancati rinnovi contrattuali, e ha creato insoddisfazione e guasti con reazioni differenti per fasce d’età, per professionalità e per aree geografiche.
Le maggiori città del Nord hanno pagato i prezzi più elevati. La presenza di forti realtà industriali simbolo, da elemento di sicurezza è diventata un danno. Tutte le scelte di queste imprese e i loro guai si sono amplificati nel territorio con effetti epidemici per le altre attività. Solo Milano, con la sua multiculturalità e multisettorialità, ha retto e gestito meno peggio questi otto anni bui.
Le professionalità più colpite e su cui si sono rovesciate le conseguenze peggiori della recessione sono state quelle dei manager e del reddito medio alto, sia per il crollo di aspettative future, che per l’alto rischio di conseguenze, anche drammatiche, nei casi di cattive performance aziendali.
Questo pericolo si è ingigantito per le fasce d’età over 50 per ragioni di costo e per pregiudizi senza fondamento, ma molto diffusi sulla previsione di risultati prevedibili del personale più anziano.

La tematica del costo del lavoro, in questo caso, appare una ovvietà, quasi insultante, ed è l’indicatore di una scarsa qualità di governo del sistema e delle aziende o il paravento di ben altre responsabilità. Il costo/ora nei diversi paesi europei è certamente il più alto, ma il bollino CEE è ricercatissimo. E’ diventato una griffe molto ambita, ne fanno fede tutte le contraffazioni, alcune anche semilegali, che avvengono intorno a questo marchio.
La scelta di aumentare qualità e contenuti dei prodotti/servizi e al tempo stesso l’efficienza del sistema Italia è stata troppo timida e ostacolata da troppi “se” e “ma”. La Germania e le aziende tedesche, che hanno seguito questa strada senza tentennamenti, sono state immuni da tutti i nostri guai e possono considerare gli ultimi anni tra i migliori della propria storia, nonostante il più elevato costo del lavoro.
Ma le competenze e le esperienze dei nostri manager e delle persone sono rimaste alte e possono crescere ulteriormente. Da questo dobbiamo ripartire.

Nella crisi il valore di quella parte dei nostri dirigenti, quadri e professionisti, che non si è lasciato coinvolgere dal lassismo del nostro sistema, è aumentato. Quelli che avevano esperienza l’hanno ulteriormente accresciuta, quelli che ne avevano poca , se l’hanno voluto, se la sono fatta.

E’ ora possibile e necessario riconoscere questo nuovo valore, piegando il mercato del lavoro malato di prezzi bassi e di scarsa qualità e ricostruendolo.
Il sistema c’è e parte dall’esperienze trasformate in valore al futuro, dalla ricerca del proprio posizionamento ottimale dove avere la migliore performance e la certezza di risolvere problemi dell’impresa e dal trasformarsi in offerta per il successo delle aziende.
L’abbinamento valore/problema da risolvere è la sfida su cui scommettere. Ma è anche l’unica strada per garantirsi crescita e sicurezza.
Milano e i suoi manager e quadri sono la realtà più pronta ad accettare questa sfida e a ricongiungere due generazioni, che possono trainare la nostra ripresa: 40/50enni con nuova esperienza e over 50 con un nuovo valore al futuro.
Avanti a Gran Carriera!

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La carriera è il primo problema del manager

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L’82% dei manager che cambiano posto di lavoro hanno un età che varia da 40 anni a 54.  E’ in questa fascia che si percepisce di più il disagio attuale: l’ansia del futuro.

Dopo 40 anni si cominciano ad incassare i primi dividendi delle buone scelte precedenti e si giocano tutte le carte per consolidare un percorso e renderlo progressivo.

E’ anche il periodo in cui hai un bisogno di reddito crescente e gli oneri familiari si trasformano. Occuparsi di un bimbo richiede stili di vita, quantità e qualità di risorse differenti,  piuttosto che accompagnare i figli nel loro percorso universitario. Un esempio: meno tempo, ma più denaro. Però in quest’età il percorso lavorativo affronta snodi decisivi, che non possono essere rinviati. Contemporaneamente la paura di sbagliare cresce; un errore a 30anni si recupera, è più facile ripartire e costa meno. Dopo i 50 anni la ripresa diventa molto articolata e onerosa.

In più fino a ieri quest’errore  si pagava, magari caro, ma era chiaro il costo e si poteva riallineare la propria vita con rinunce accettabili. Oggi questo non è più possibile e si teme che nel futuro le sue conseguenze possano essere pesanti con la certezza di ritrovarsi  in una situazione senza piani di riserva “precotti” (aspettare la pensione).

Ci si trova  schiacciati tra la convinzione che bisogna muoversi (fare scelte) e l’ansia di sbagliare (paura di conseguenze negative).

Non esistono oggi modelli validi per tutti  e quelli passati funzionano male o solo per alcuni settori. Ma, in questo caso, sono questi settori a non avere futuro, perché troppo chiusi al nuovo. I cambiamenti della nostra società, voluti o imposti poco importa, ci spingono ad una forte “individualizzazione”dei percorsi personali. Questo dato è confermato indirettamente dalla proliferazione delle offerte di coaching.

Ma queste hanno l’obiettivo di portare chiarezza e al massimo potenziare le competenze trasversali. Quando agisci per il raggiungimento del risultato ti senti troppo solo e questo può indebolire sulla tua forza per continuare.

Se si vuole avere certezza del successo e ridurre il disagio della solitudine si deve:

  1. Fare l’inventario delle proprie risorse professionali, verificabili nelle esperienze e nella storia vissuta, mettere in coerenza tutte rappresentazioni di sé, sia nel CV e nella lettera di presentazione, che nella online reputation
  2. Aggiungere una riflessione approfondita delle scelte di vita lavorativa per il futuro,
  3. Confrontarle con i ruoli e compiti nella vita familiare e garantirsi che non ci siano incompatibilità latenti
  4. Identificare una ventina di aziende target, che siano attinenti ai risultati dei primi tre punti
  5. Costruirsi un sistema per le fasi successive, che le colleghi tra loro e con i punti precedenti e che procedurizzi  le singole azioni
  6. Pianificare tutti gli aspetti della ricerca e prepararsi una modalità di contrattazione
  7. Tener conto di una continuità di prospettiva, utile per raccogliere anche i frutti tardivi del seminato precedente  e garante della certezza futura della propria

Agire in questo modo è laborioso, ma ne vale la pena.

Avanti a Gran Carriera!

 

Per tutti gli Over, lavoro è sinonimo di carriera!

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Al tempo d’oggi la carriera è il lavoro per tutti i cluster, che vanno dal middle manager al top executive.

E’ ovvio, se sei in “carriera” sei più appetibile, puoi più facilmente essere oggetto di “caccia” da parte di aziende ed Head Hunter. In questo mercato è però una fattispecie sempre più rara, ci sono meno ricerche!

Nonostante esigenze di pubblicità di politici e di privati, il lavoro non è ripartito.

Che il mercato del lavoro sia malato per colpa dei suoi attori è ormai acquisito. Che il sistema agisca scoordinato e le logiche delle sue azioni siano incomprensibile alle persone normali, pure.

Basti pensare all’allungamento dei tempi pensionistici, dovuto a questioni di cassa. Anche se non gradito può essere compreso. Ma come reagire ai  molti casi di operazioni di allontanamenti dalle imprese di dipendenti over 50.

Le aziende adducono ragioni di costo, sottacendo il rischio che la palese perdita d’esperienza avrà sul proprio futuro. Questa politica aziendale è a mio avviso deleteria, ma è una libera scelta.

Nessuno però tiene conto che queste persone sono tra i migliori “clienti” dell’INPS, quelli che versano i maggiori contributi alle casse dell’Istituto e, che ormai rassegnate, sono disponibili ad incrementare il loro “capitale versato” anche per più anni di quelli che avevano previsto. Trovarsi però anche senza lavoro o con il rischio di perderlo, mi sembra troppo!

Chi governa la collettività e decide le regole dovrebbe diversamente intervenire, non basta la busta gialla, e agire per superare questo evidente “farsi del male da soli”.

In attesa che qualcuno svolga meglio il proprio compito è più produttivo per se e per tutti cominciare a “sbrigarsela da soli”.

Riprendendo la perifrasi della caccia, è meglio, che in questa situazione, sia tu ad essere “cacciatore”. Devi avere un sistema, anche in questo caso vale la vecchia regola “chi fa da sé, fa per tre”.

A volte cadiamo nel sogno di avere un forte sponsor, che ci conduca al nuovo lavoro. Non esiste più, è una categoria in via d’estinzione.

Oggi è aumentata l’insofferenza verso tutto quello che può sembrare anche solo una velata raccomandazione.

Quando un amico mi consiglia qualcuno, se è per un aiuto mi impegno volentieri, se è per un’assunzione di cui io sarò responsabile, mi sale subito la domanda “cosa succederà, se poi non va bene? Mi gioco l’amico? Di problemi ne ho già tanti, non voglio averne uno in più” e quindi cerco il modo elegante per svicolare.

Sistema vuol dire non dipendere da nessuno, se funziona non hai debiti, se in corso d’opera non ti soddisfa sai cosa devi cambiare.

Anche quando la carriera l’hai interrotta, il ruolo del “cacciatore” per ripartire è sempre il più produttivo.  Ti tieni attivo e da una immagine di te positiva , simile a colui che è in “carriera”.

Spesso hai bisogno di un esperto, che ti aiuti a chiarire meglio l’obiettivo e a costruire il sistema per raggiungerlo. Se è anche in grado di seguirti in tutto il percorso fino al raggiungimento del tuo successo sei già ”a metà dell’opera”. Tutto il resto è lavoro, lavoro, lavoro, ma il risultato è sicuro.

Oggi è tutto quello che possiamo fare e non mi pare poco.

Avanti a Gran Carriera!

Over 50, over 60…SU LA TESTA!

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A 64 anni si può vincere la Premier League. Il più importante campionato nazionale del mondo del calcio, il più ricco, quello frequentato dagli sceicchi e dai giocatori più forti. Si può vincerlo con una squadra che i bookmaker  londinesi a inizio campionato avevano quotato 1 a 5000. Claudio Ranieri, classe 1951, con l’etichetta di “zero tituli”, affibiatagli da quel simpaticone di Mourinho, è il coach della numero 1 d’Inghilterra.

Faccio outing, sono del Toro e considerato il trascorso juventino di Ranieri non posso essere tacciato di piaggeria con tutti questi complimenti.

Cosa significa tutto questo? Che “la palla è rotonda e quindi può andare dove vuole”?

No. Significa solo competenza, sacrificio, esperienza, continuare a migliorarsi giorno dopo giorno e mai piangersi addosso.

Spesso mi trovo con clienti con profili e storie importanti, che non sanno più muoversi. Che crollano al primo insuccesso, che si sono dimenticati come hanno costruito la loro crescita. A volte mi viene il dubbio che si accontenterebbero di poter ritornare al passato, di mantenere la posizione di allora. Questo non può succedere,  non solo perché il “passato è passato”, ma perché oggi quella opzione non esiste.

Oggi o sali o scendi. E se sei over, questa sì è l’ingiustizia, lo scendere è spesso un precipitare.

La conclusione sia emotiva che logica è che bisogna prepararsi per crescere. Non preoccuparsi di cosa “chiacchierano” gli altri.

Riprendere a crescere ad una certa età è molto interessante e alcune ricerche ci dicono essere pure “vitaminico”.  Il lavoro, i suoi bisogni, non sono evoluzionisti. Sono legati ad un “hic et nunc” del quotidiano e hanno oggi orizzonti temporali molto più ristretti. Essere over oggi può trasformarsi in un’occasione. Una lettrice di un mio post precedente mi scrive “per 28 anni ho lavorato come [….], poi mi sono licenziata ed ora svolgo un lavoro che adoro”.

Parafrasando Claudio Ranieri potrebbe affermare: “la Grecia mi ha licenziato. Ora svolgo un lavoro che adoro e sono…felicissimo!”.

Auguri alla lettrice, a Ranieri e a tutti noi.

Avanti a Gran Carriera!

 

Il lavoro ha bisogno degli Over 50!

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Mentre la politica si prepara, per l’ennesima volta, ad aggiungere complicazioni alle già complesse problematiche del nostro Paese, noi rimaniamo con le nostre emergenze.

Ripresa e occupazione  restano “missing in action”.

Fino ad oggi continuiamo a pensare che la disoccupazione giovanile abbia raggiunto livelli critici, e pensiamo bene, avvicinandoci a scenari simili a quelli dei paesi nordafricani a noi prossimi.

In più il futuro economico della maggioranza degli italiani, io tra questi, dipende dalle pensioni. E se i contributi pensionistici versati oggi sono ridotti, per le ragioni che tutti conosciamo, l’erogazione quotidiana delle nostre pensioni, pur avendone il sacrosanto diritto, è a rischio.

Le due teoriche strade possibili sono: aumentare l’età del pensionamento e ridurre il carico economico delle nuove pensioni.

Fatto questo (e già siamo avanti nel percorso!), perché non trovare il modo d’incentivare l’uscita dei “prossimi” alla pensione? E forse è meglio “restare insensibili” al taglio dei over 50, che sta avvenendo in Italia.

Il tutto sembra essere una soluzione non dichiarata del “buon senso comune” e anche di alcune intenzioni delle politiche del lavoro (vedi favorire il part time per coloro che sono vicini alla pensione in funzione di un atterraggio morbido).

Se sostituisco un over con un under, avrei una riduzione dei contributi pensionistici.

Ma, parodiando l’incolpevole signore di  Lapalisse aiutato dall’anonimo veronese “l’è peso el tacon del buso”: l’uscita dal mercato degli over 50 è negativa. Anzi più perdiamo esperienza, cioè over 50, meno possibilità avremo di favorire l’inserimento di giovani.

Tutto possiamo chiedere ai giovani, meno che l’esperienza. Hanno competenze interessanti, che devono essere guidate e favorite nel loro svilupparsi. Senza questo essi diventano un peso e in più non crescono.

Più giovani devono entrare al lavoro, più abbiamo bisogno di over 50. Questo mix è la formula perfetta del nostro paese: aumenta il valore della prestazione aziendale, allarga la possibilità di offerta, abbassa il costo, incrementa la velocità della risposta.

Più abbiamo over 50, più giovani entrano al lavoro. Con questi paradigmi dobbiamo ripensare tutto il nostro agire. Per primo, fare tutto il possibile per far rientrare al lavoro  quelli che ne sono usciti, non di loro volontà. La mia storia in CC Global è tutta concentrata su questo obiettivo. Per far questo e perché possa essere utile a tutti, over 50, giovani, impresa ci vuole un sistema, che, per prima, la persona esperienziata deve imparare.

Più siamo in grado aiutare gli over 50, meglio realizziamo il nostro compito!

NO al taglio degli over 50!

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Aver superato la cinquantina non significa più cominciare a stare più tranquilli.

Nel passato i figli iniziavano a farsi strada nella vita, la propria attività si era definitivamente stabilizzata, avevi casa di proprietà e a volte qualcosa di più. In particolare nel lavoro, se avevi investito in impegno e serietà, eri in una botte di ferro.  Con un poco di buona salute potevi cominciare a “respirare”.

Oggi è tutto cambiato.

Nei tuoi 50 hai probabilmente i figli che vanno a scuola o comunque ancora a tuo carico, tutto il resto (casa, proprietà, famiglia) è diventato più costoso o pesante. Il tuo barometro personale è passato da sereno stabile ad incerto tendente al peggio, quando non sei già nello “stormy”.

Nel lavoro poi, a partire dal nuovo millennio, per essere più precisi con l’inizio della crisi, tutto il tuo passato fatto di studi, di dedizione, spesso di sacrifici sembra non contare più. Anzi a volte ti fanno credere: “…sì lei è stato importante, ma adesso i tempi sono cambiati, quindi…”  Te lo dicono ormai tante volte o te lo fanno capire, che quasi ti convinci. Ma quali errori hai commesso, dove hai sbagliato, cosa c’è che non va in te?

Nulla!

Nulla che non possa essere corretto e risolto in tempo ragionevole, nulla che ti precluda una continuità della tua carriera. Anzi, hai qualcosa che è assolutamente necessario alle imprese, al nostro paese. L’esperienza , che è l’unica “merce”, che non si può copiare e non si può ricostruire identica, e che trattata a dovere diventa valore e moneta sonante al futuro.

Si deve però uscire da un vecchio e ormai scarsissimamente efficace sistema, dove oggi tu sei la domanda, e dove l’offerta è limitata e troppo spesso sfasata rispetto al tuo profilo.

Bisogna distaccarsi dalla logica del prezzo, perché ci sarà sempre qualcuno più giovane, con il profilo a volte migliore del tuo, a cui andrà benissimo lavorare alla metà del tuo costo. Ma non avrà mai le stesse esperienze e competenze.

Devi lavorare sul posizionamento, che considera insieme valore al futuro, vincoli e compromessi, per selezionare le 20 aziende a cui offrirsi.

Tutto il resto è un duro lavoro di tecniche da imparare e di allenamento ad applicarle mantenendo, in tutti i momenti del percorso di avvicinamento al nuovo incarico, una rigorosa coerenza al nuovo sistema.

Fare tutto questo è faticoso mentre stai lavorando, perché oltre al surplus d’impegno hai anche la realtà di tutti i giorni che ti risucchia verso il vecchio sistema. Farlo quando sei in criticità lavorativa porta con sè l’ansia del risultato, senti sulle spalle pesi che vanno ben oltre a quelli che ti vengono richiesti e hai paura che non possa funzionare.Questi sono i passaggi più difficile da superare, ma ce la si può fare, specialmente se si è aiutati dall’equipe giusta.

Tutto è possibile, essere Over 50 e avere una giusta continuità di carriera  non è poi così inconsueto. Proviamo a renderlo un fatto generalizzato.

Avanti a gran carriera…e buon weekend!