Lavoro: i desideri hanno un valore?

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I desideri sono un fatto personalissimo, quando corri in un rettilineo, possono essere utensili utili, quando “sei nelle curve” sono difficili da gestire ma lo sono ancora di più. Come maneggiarli?

I dati sul lavoro sono ormai oggetto di satira, peccato che siano drammatici per chi lo ha perso, per chi lo vive male, per chi lo cerca e per quei milioni che ne sono legati indirettamente.

Dobbiamo esercitare ogni sforzo per far ritornare i numeri della piena occupazione e per migliorarli nella qualità del lavoro. Non avendo voce in capitolo per le scelte dei vari livelli di governo e preferendo lasciare ad altri questa incombenza, mi concentro su cosa le persone  possono fare e come possono essere aiutate.

Tutti noi abbiamo dei desideri e alcuni di questi riguardano il lavoro. La loro intensità  si rapporta con gli eventi della nostra vita. Una “cosa” quando ce l’hai è normalmente meno desiderata di quando non ce l’hai o di quando la perdi. La mia attività è abbastanza centrata su questo oggetto del desiderio.

Come già raccontato, esistono due tipologie di desideri: quelli reattivi e quelli realizzanti. Questa modalità di classificarli tiene conto dell’altro e del contesto in cui si vive.

Noi siamo ancora indotti a considerare i desideri come qualcosa di intimo e da nascondere. La nostra cultura li considera più una negatività da bloccare o tenere a freno.
Questo non è utile nell’ambito del lavoro, anzi oggi possono servire sempre di più.

Nei periodi storici a noi prossimi, per il lavoro, quello che si cerca nelle persone, superficialmente parlando, ha avuto un’evoluzione ben chiara. Il fordismo richiedeva tempo, forza fisica e ubbidienza delle regole e procedure, successivamente ci si è centrati su competenze, capacità, fedeltà, oggi ti chiedono anche il “cuore”.

Il ”cuore” è un oggetto complesso e dentro ci stanno sentimenti, atteggiamenti, sogni e desideri.

 Oggi siamo nel tempo del cuore, del difficilmente misurabile. Una selezione ha due parti: una prima, che segue una qualche forma e corrisponde all’etimo “selezionare, scartare”, un’ultima che è “scelta” e segue regole soggettive. E’ con questa parte che dobbiamo confrontarci. L’altra, da questo punto di vista è poco più di un banale passa/non passa.

I desideri, se ben governati, possono essere il passepartout per sciogliere nodi complicati della carriera.

I desideri reattivi nel lavoro sono utili per alzarsi la mattina e andare in ufficio, impegnarsi di più se si percepisce o si vuole evitare un possibile giudizio negativo, vanno bene nei rettilinei.

Desiderare uno stipendio o uno ancora migliore, formarsi, fare esperienza e in parte fare carriera, ti servono, ma interessano poco all’altro. Alcune volte lo spaventano.

Formarsi, fare esperienza possono essere oggi indicatori di costi aggiuntivi, di performance non adeguate. Tutti vorrebbero evitarli.

Se sei giovane è scontato che tu non abbia esperienza ed è folle pensare di vendere un tuo limite. Se sei maturo e non hai quell’esperienza specifica, questo si evidenzia già nel tuo CV. La tua presentazione non deve fondarsi sul desiderio di farsela, ma piuttosto sulle tue capacità di adattarti e dare risultati comunque. Ma nelle “curve” sono i desideri realizzanti quelli decisivi.

Un desiderio realizzante, consiglio sempre sincero, può interessare l’altro. Certamente l’incuriosisce.

 Se credi di poter trovare soddisfazione nel chiudere una vendita, se desideri aiutare gli altri in qualche attività, se ti piace una nicchia di prodotti e vorresti essere parte della squadra che ci lavora e ti posizioni e scegli interlocutori che hanno un legame con uno di questi desideri il confronto è più produttivo. Questo significa essere offerta. Ovviamente hai più possibilità se hai esperienza, ma anche costi di più. Se sei giovane, neolaureato costi molto meno.

Propongo un indicatore, che può essere usato da tutti per capire se si vale per l’altro. Se hai di fronte una realtà di servizi il moltiplicatore può variare tra 10 e 15, la tua presenza deve influenzare attività che valgono almeno 10 volte il tuo costo. Se invece è una realtà industriale il moltiplicatore varia tra 15 e 20. Fare questi conteggi non è semplice e devono essere considerati indicativi. Esistono altri fattori sia personali che aziendali che vanno analizzati caso per caso.

Trovare lavoro, cambiarlo è garantito per tutti a condizioni definite. E’ un percorso individuale impegnativo, che va affrontato senza troppi se o ma.

Le aziende che cercano sono pochissime, quelle che hanno problematiche che possiamo risolvere moltissime. La soluzione di questo apparente ossimoro è alla nostra portata. L’impegno personale e il costo hanno un ritorno.

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La Continuità di Carriera come azione realizzante

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Ho conosciuto ormai decine di migliaia di manager. Oltre ad occuparmi delle loro professionalità ad un certo momento mi sono interessato alle loro motivazioni e desideri, pur tenendo conto della realtà in cui erano inseriti e dei relativi bisogni. Ho trovato situazioni diversissime: occupati in carriera e non, contenti e non della loro condizione, disoccupati. Ho persino scoperto disoccupati felici; uno di questi è oggi il titolare di una delle maggiori società di head hunting italiane.

Mi  sono chiesto moltissime volte quale fossero i meccanismi che spingevano professionisti a comportarsi a volte in un modo a volte in un altro, che legame ci fosse tra le loro azioni e i risultati e quale fossero le ragioni ultime di successi ed insuccessi.

A rendere più intrigante la ricerca, diventata poi parte importante della mia vita, è intervenuto il cambiamento epocale che tutti stiamo vivendo. Ma questa nuova realtà in cui siamo precipitati è stata utile,  perché ha reso più chiara ogni lettura. Come ho già avuto modo di scrivere, nel mondo del lavoro di oggi o sali o scendi.

Non puoi più stare fermo, vivacchiare o avere un’interruzione e pensare di mantenere o ritrovare lo stesso identico ruolo e compito. Con buona pace di E.L. James tra il bianco e il nero sono sparite quasi tutte le sfumature di grigio.

Ieri, se una persona perdeva il lavoro, voleva cambiarlo o era disponibile a farlo e volevi assumerlo, era giustificato un supplemento d’indagine. La possibilità che ci fosse qualcosa di personale, che non quadrasse, era reale.  Oggi la probabilità che questo sia oggettivamente vero è quasi inesistente. E’ molto più utile indagare sulle motivazioni e più ancora sui desideri più profondi e disegnare con questi la previsione del suo futuro in azienda.

Per questo, occupandomi di carriere e della loro continuità, insisto con le persone sul valore al futuro e sul posizionamento. Nel valore al futuro c’è la garanzia e la volontà al personale di riprodurre i contenuti della prestazione, dentro il posizionamento si offre una mappa del percorso desiderato e del legame con i risultati.

Ora vedo con chiarezza chi potrà avere successo, indipendentemente dai guai in cui può incorrere nella sua vita professionale, e chi invece rischia oggi tempi sempre più critici.

Tutto deriva dai desideri che concepiamo. Se i nostri sono desideri reattivi è improbabile far carriera, ricollocarsi, se i desideri sono realizzanti ogni ostacolo può essere superato. I desideri reattivi, sono quelli che nascono dalla mancanza di qualcosa che è stato importante nella nostra vita passata e che per ragioni diverse crediamo sia insostituibile. Agiamo e ci rappresentiamo spinti da quella mancanza.

Se il nostro lavoro ci ha sempre permesso un buon tenore di vita e ora lo abbiamo perso e il nostro agire è motivato dal desiderio di ritornare a quella condizione, saremo nella peggiore condizione di partenza per raggiungere l’obiettivo. Se la nostra carriera dal momento della laurea in poi è sempre  cresciuta, perché ci hanno cercato imprese e cacciatori di teste e il nostro desiderio è aspettare la prossima chiamata, rischiamo attese più lunghe di quelle che ci sta abituando il Servizio Sanitario Nazionale. Quando poi decidiamo di scodinzolare dietro cacciatore di teste prescelto abbiamo o amarissime delusioni o pochissime offerte sempre al ribasso.

I questi casi tutta la tua energia, i tuoi sensi, sono concentrati sul tentativo di riempire il presunto vuoto, tu diventi sordo e cieco a tutto il resto. Non convinci nessuno e non sei credibile, perché non sei nella relazione. Più rimani in questo stato più perdi identità, e perdere valore ne è  la logica conseguenza. Non cerchi l’altro, in realtà cerchi solo quello per cui ti stai muovendo. Tutto questo è percepito facilmente e ti penalizza.

Tutti i desideri realizzanti ti aiutano, aprono e ti portano al raggiungimento dell’obiettivo.

Se una persona mi avvicina e mi dice: “voglio uno stipendio per poter vivere”, esprimo tutta la mia solidarietà e mi fermo. Ma se mi dice: “voglio lavorare nel tuo settore, perché solo lì mi sento realizzato”, comincio a farle domande e se risponde giusto (per me ovviamente) il rapporto si apre enormemente. Dove si fermerà non lo so, ma non ci sono preclusioni.

Se mi spieghi che vuoi far carriera, mi stimoli a chiederti perché. Voglio sapere le tue skill, sono interessato a te.

In realtà gestendo i desideri realizzanti apri una partita da giocare, con quelli reattivi quando va bene ti fermi; quando l’altro li lega (per sua cultura, ideologia, esperienza) a qualcosa di negativo, ti danneggi.

La carriera è un buon argomento realizzante per la relazione con l’altro. Non deve restare solo, va abbinato al valore e al setting e ai protagonisti della situazione. Insieme, se ben selezionati (posizionamento) danno il risultato cercato.

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Ripartire con la carriera: il percorso diagnostico

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Incontro tutti i giorni professionisti, insieme ai miei colleghi, nelle nostre sedi e via web. Centinaia di persone di valore, che hanno a cuore la difesa della propria esperienza e che vogliono continuare la loro carriera lavorativa.

Tutti mi pongono o si pongono le stesse domande: “che certezza posso avere di raggiungere i miei obiettivi, in particolare la sicurezza di poter mantenere e migliorare il mio attuale stile di vita?”. “Ho responsabilità verso la mia famiglia, tutti i suoi componenti e come  posso rischiare?”. “L’investimento è importante, che garanzie ho di un ritorno positivo?”.

Nessuno ha mai recriminato sulla validità del Sistema, valore al futuro-posizionamento-essere offerta. Tutti hanno apprezzato la differente impostazione, la logica indiscutibile e le novità dell’approccio. Anch’io sento il peso della responsabilità che mi prendo nella nostra proposta ed esigo la certezza del risultato del nostro lavoro.

Per esserne sicuro prendo a prestito dal mondo medico una pratica obbligatoria per garantire le risposte e la coscienza professionale: il Percorso Diagnostico.

Fortunatamente, a differenza di un medico, l’esito può essere assicurato a condizione che il processo venga condotto correttamente.

In più, rispetto alle normali terapie, il Sistema si è rivelato, nella realtà agita, autoadattabile a tutte le novità individuali e di contesto generale.

 

Ad esempio, il nostro cliente, arrivato disperato con il bisogno di uscire ad ogni costo da una multinazionale dal clima interno insopportabile, oggi si ritrova talmente rafforzato, in linea con uno dei risultati del Sistema, da decidere lui, rispetto alle sue convenienze, tempi, direzione e modi del suo cambiamento.

Oppure quell’altro professionista con una scadenza molto sfidante definita temporalmente di riposizionarsi, l’ha risolta puntualmente seguendo rigidamente il processo e le mie istruzioni.

Il percorso diagnostico medico prevede la presa in carico della persona e del suo problema, la definizione dl possibile iter nel sistema sanitario e nel suo contesto di vita, gli interventi multi professionali e multidisciplinari, il tutto per diminuire (nel caso medico) la possibilità di errore.

Noi possiamo eliminare questa possibilità a condizione di lavorare insieme con il possibile cliente, già prima del servizio, nella definizione dei suoi obiettivi, del suo contesto personale, famigliare e lavorativo e delle credenze che lo sostengono. A questo serve il nostro primo  colloquio conoscitivo.

Ma verremmo molto aiutati, se la persona si preparasse preliminarmente.

Nella mia esperienza gli ostacoli al raggiungimento del risultato sono due:

  1. Una scarsa o esagerata valutazione delle proprie esperienze e del proprio valore
  2. Una profonda convinzione delle proprie credenze, nonostante evidenze palesi.

 

Nel primo caso l’esperienza di questi ultimi anni mi riporta una prevalenza schiacciante di scarsa convinzione di sé. In pratica la persona conosce benissimo la sua storia e i suoi valori, ma va in tilt quando deve farne la somma. Questo è dovuto agli ormai otto anni ininterrotti  di crisi e al vissuto personale nell’attuale agonico mercato del lavoro.

Nel secondo caso le credenze, quello che ciascuno pensa essere vero, sono molto più invalidanti e subdole. E’ chiaro che nella globalizzazione le aziende possono garantire solo il “qui e ora”, indipendentemente dalla dimensione, dal settore e dalle leggi nazionali (ultimo, il caso Deutsche Bank docet), che i singoli stati non sono più in grado di agire, come se fossero pienamente indipendenti.

Eppure molte persone in gamba, colte e preparate continuano a pensarla così o peggio per il risultato, a esserne convinti razionalmente, ma poi recedere quando si trovano di fronte a una scelta importante che genera impegno o in momenti fortemente stressanti come un colloquio d’assunzione.

Quando c’è troppa ansia la nostra mente si concentra (peggio,va in paranoia) solo sul traguardo perdendo di vista tutta la pianificazione di azioni mirate, coordinate e programmate insieme.

Un filosofo terapeuta del secolo scorso affermava “la mente, sola, mente solamente”. Nella mia vita lavorativa quotidiana ho troppi riscontri che mi confermano questa affermazione forte.

La certezza del risultato può esistere solo se si è convinti che:

  1. L’unica sicurezza, che funziona oggi, è quella che deriva dalla propria storia, dalle scelte e dalle azioni
  2. Interventi esterni, quali raccomandazioni, segnalazioni, sollecitazioni rischiano di essere nella gestione pratica più dannose che utili
  3. La certezza dell’obiettivo si raggiunge con una progettazione precisa, una programmazione adeguata, un allenamento continuo e una attenzione, meglio se maniacale, dei particolari
  4. La complessità del contesto in cui operiamo è tale che richiede un supporto professionale qualificato
  5. Una presenza adeguata, attenta e costante sui social è utile alla continuità nel tempo della sicurezza dei risultati

 

Queste sono le condizioni che garantiscono il successo. Il tempo per raggiungerlo dipendono dal punto 3 e 4.

 

Io sono interessato al successo dei nostri clienti e al moltiplicarsi del numero di persone e società, che applicano il nostro Sistema. Il numero di chi mi legge è sempre più alto e ringrazio tutti . Posso garantire loro che continuerò a riportare le mie esperienze e quello che vedo e pratico.

Buona giornata, a venerdì prossimo e

Avanti a Gran Carriera!

 

 

 

 

Cercare lavoro con il posizionamento

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Nonostante le stime al ribasso della nostra economia prima del risultato del Brexit e considerato l’ormai sicuro peggioramento ulteriore, continuo ad essere certo sulla possibilità di cambiare, trovare lavoro e fare carriera oggi in Italia più che in altri paesi del mondo. Non sono necessarie fughe, né affrontare rischi e necessità di cambiamenti di stile di vita.

Dobbiamo però partire dalla una presa d’atto che la strumentazione e i percorsi consigliati da istituzioni, protagonisti storici  e influencers sono dannosi e portano fuori strada.

Una prima considerazione è sul volume dei cambiamenti di posti di lavoro. In Italia è troppo basso e questo è un indicatore più della inadeguatezza del mercato, che della crisi perdurante. Le persone hanno voglia di cambiare, di crescere e di ricuperare quanto gli otto anni bui hanno loro tolto; l’ interesse è alto, ma viene frenato e frustrato da chi non conta più nulla o non ha mai contato nulla sul benessere dei singoli e delle nostre collettività.

Il “posto fissaro”, così ben descritto e ridicolizzato da Checco Zalone nel suo film “Quo vado?” è sia il modello comico delle nostre paure e sia dei parassiti del nostro tempo, ma alla fine è anche il personaggio dalla furbizia buona messa al servizio di un cambiamento, di una causa alta e altra.

Per vincere questa battaglia nella vita reale abbiamo bisogno, dopo aver ben definito il proprio valore d’uso, di un forte posizionamento. Le aziende che hanno problemi da risolvere, orizzonti desiderati da raggiungere, criticità da superare sono la quasi totalità dell’universo imprenditoriale. Sono presenti, con densità diversa, in tutte le aree del nostro paese.

Posizionarsi vuol dire:

  • Tener conto dei propri valori professionali, iniziale operazione di screening che ci fornisce il primo numero provvisorio di imprese a cui rivolgere la nostra attenzione
  • Considerare lo stile di vita oggi e quello desiderato per il futuro comprendendo la propria famiglia e i suoi componenti presenti e prossimi, che ci aiuta a selezionare l’ultima la lista su cui agire

Tutto il resto di questa fase è operatività da svolgere con un sistema, che garantisca ordine, sicurezza, efficienza e efficace utilizzo della risorsa tempo.

L’evento protagonista di tutto il lavoro ben fatto sarà il colloquio di selezione.  Ma in questo nuovo mercato, il colloquio ha regole, alcune riprese dal passato, altre nuove, che derivano dall’essere offerta e non più domanda di lavoro.

Martedì 19 parleremo dell’essere offerta e del nuovo colloquio.

A differenza di chi vuole restare in questo clima tempestoso e catastrofico ( nonostante il caldo opprimente), perché  ha interessi da difendere e prosperare, e di chi non sapendo come uscirne e spera nella tregua della ferie, continuerò ad essere presente e a sforzarmi di darvi i migliori consigli.

Il primo: preparatevi ferie serene organizzando adesso il vostro percorso/ cambiamento, che vi imponete essere operativo da settembre.

Luglio è il tempo giusto per decidere e fare il primo passo operativo.

Io sono pronto a consigliarvi e aiutarvi.

Avanti a Gran Carriera!

Cercare lavoro e fare carriera al tempo di BREXIT

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La vittoria del “leave” sul “remain” ha aggiunto incertezza a una realtà già confusa. Il nostro Paese, uscito stremato dai lunghi anni di crisi e incapace di scegliere, ha ora una ragione in più per rinviare. Ma questo comportamento si è già rivelato fallimentare: nessun reale miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, una politica stop&go contro le lobbies che frenano le opportunità di lavoro e innovazione.

Le notizie del giorno sembrano indicare una volontà di agire sulle banche (spero che l’amico Marco Parlangeli nel suo blog ci aiuti a capire), ma nulla sull’occupazione e su come produrre il maggiore reddito di cui abbiamo, anche singolarmente, bisogno.

Quindi insisto:dobbiamo sbrigarcela da soli, ripartire da noi stessi.

Siamo stati abituati a considerare dell’incertezza solo il lato negativo e a credere che la vita più desiderata sia quella “sicura”. Lo facciamo col lavoro, gli affetti, lo stile di vita. Crediamo che la conquista di sicurezza sia il nuovo benessere. Nel mondo del lavoro, vorrei ricordarlo a quanti dimenticano la storia, il benessere lo abbiamo conquistato quando le lotte hanno saputo umanizzare il lavoro, tutto qua. Si è poi creduto per un periodo brevissimo, che la stabilità fosse l’oggetto delle conquiste, ma era un’aberrazione di visione. Non può essere questo l’elemento di crescita di una società e non è questa la garanzia che porta il singolo al futuro.

Oggi si sta creando un fenomeno paradossale, anche nelle fasce giovanili. L’ansia legata alla mancanza di sicurezza offusca la libera scelta e la crescita, per cui molte persone (lo osservo quotidianamente) sono come ingabbiate in una posizione assurda: qualsiasi cosa io scelga, nulla potrà assicurarmi il futuro.

È una condizione trappola e di profonda impotenza che nulla ha a che fare col ruolo proattivo che tutti oggi vorremmo avere.

Bisogna smettere di credere che è il sistema a decidere per te, ma  scegliere che sia tu a entrare direttamente nel gioco del sistema, con le tue energie personali, modificando a tuo favore la traiettoria di alcuni eventi.

Dobbiamo cessare, soprattutto in Italia, di continuare a pensare che tutto dipende da altri, che i giochi siano già decisi, e di sprecare le nostre energie solo per lamentarci, per trovare complici che si lamentino almeno quanto noi.

Tutto è incerto in questa vita, ma incertezza non significa nessun valore, non significa avere già perso.

Incertezza è anche condizione che accende energie, mobilita risorse, attiva la mente strategica, che per poter continuare dovrà cogliere ciò che nel futuro durerá. Siamo parte di questo sistema disordinato e non possiamo pensare che l’ordine venga imposto da fuori. L’illusione di nuove regole sovrastanti la nostra vita, forme contrattuali e, perchè no, una Nuova Europa che ci faccia guadagnare quanto i lavoratori tedeschi, sono solo sogni infantili. Sono scorciatoie di chi è già troppo stanco per iniziare a pensare al nuovo percorso personale e al proprio spazio lavorativo come il luogo in cui apportare valori destinati al futuro.

Valore al futuro è il punto di partenza per uscire dall’inconcludenza attuale del mercato del lavoro e per aiutare le aziende a scegliere e accettare le nostre offerte.

Essere l’offerta cambia il quadro, permette di muoversi non su richieste, ma  in un terreno quasi infinito

Posizionamento permette di scegliere, di proporsi laddove il nostro valore può risolvere problematicità, di tener conto delle nostre preferenze e dei nostri compromessi per essere nella migliore condizione di poter affrontare realtà che cerchiamo di rendere sfidanti.

Questi  tre cardini del nuovo agire sul mercato valgono lo sforzo e l’investimento per costruirli. Un grande investimento in termini di tempo mentale e non solo economico.

Se nella nostra vita professionale ci siamo sempre confrontati con problematiche di marginalità bassissime, ad esempio nel mondo dell’auto e del suo indotto, abbiamo lottato con continue riduzioni di prezzo, sia dentro la produzione che in mansioni service (quality, logistics, procurement, project, controlling, finance etc…). Dobbiamo essere in grado di trasformare queste esperienze in valore futuro.

Invece di sperare che un’azienda ricerchi un particolarissimo profilo, dobbiamo essere noi a diventare offerta. Per un’azienda che arriva dopo mille tentennamenti a offrire quel posto, ne esistono almeno altre cento (non solo dello stesso settore merceologico) che hanno quel tipo di problematiche.

Attrezzandoci con un posizionamento personale abbiamo la possibilità di scegliere tra tutte quelle che meglio si adattano alle nostre caratteristiche professionali, individuali e famigliari.

Possiamo così avviare in modo mirato l’ultima fase della nostra ricerca e garantirci un successo alle nostre migliori condizioni.

Ho preso ad esempio il settore automotive, ma la stessa logica è applicabile sia in altre nicchie industriali, che il settore del credito o dei servizi. Lo stesso modello può riprodursi partendo dalle diverse funzioni e può avere un’infinità di variabili miste.

Con questo sistema siamo in grado di trasformare tutte le negatività e i non funzionamenti del mercato del lavoro in opportunità per ottenere il nostro obiettivo.

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Elezioni e lavoro, come scegliere di continuare?

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Questa settimana si è persa nelle valutazioni dei risultati delle elezioni amministrative. Molti parlano di rivoluzioni, sconvolgimenti epocali, ci sono stati tanti “la prima volta che…”, ma nulla di cui fidarsi. Il massimo dell’ottimismo esprimibile è “speriamo che ora cambi qualcosa”.

Mi ricorda “io, speriamo che me la cavo”, un libro dell’allora maestro elementare di Arzano (Napoli) che raccolse i temi dei suoi allievi. Sono passati 25 anni, Marcello D’Orta, ahimè, è morto e la situazione è probabilmente peggiorata per i suoi alunni, oggi più che trentenni.

Non sono sconfortato dai risultati, ma da come ci si è arrivati. Nessuno degli schieramenti in campo ha focalizzato la sua campagna elettorale sul lavoro, sull’efficienza, sul rimuovere le cause che bloccano gli investimenti. Eppure è il lavoro il primo problema degli italiani e il territorio è il luogo dove deve essere trovata una soluzione.

Una conferma però l’abbiamo avuta:  è inutile sperare che dall’alto arrivino ricette spendibili. Se questo sarà possibile, non sembra essere con questi protagonisti. Quindi dobbiamo sbrigarcela da soli. Non è una provocazione, ma una necessità.

Per poter affrontare il proprio  problema di lavoro e di carriera bisogna pianificare azioni , acquisire modelli, comprare risorse esperte. Pensare ad un “fai da te” è difficile, si rischiano perdite di tempo e brutte figure.

Per valutare come muoversi e quale scelta operare è utile utilizzare una logica make or buy, questo è il mio consiglio per muoversi:

  • Valutare la posizione attuale e ipotizzare il proprio futuro in termini di carriera , il reddito disponibile e il fabbisogno futuro di reddito (make)
  • Ipotizzare la solidità nel tempo dell’azienda in cui lavori e ponderare rischi e opportunità future (make)
  • Stimare le probabilità future di un mantenimento del welfare attuale (make)
  • Acquisire un metodo per far emergere, riordinare e prezzare le tue esperienze (buy)
  • Calcolare il valore delle tue esperienze (make)
  • Raccogliere conoscenze/competenze e dare loro una priorità in relazione ai valori e ai trend di mercato (make e buy)
  • Diventare l’offerta del mercato del lavoro che corrisponde ai tuoi desiderata,
  • Avere un sistema che definisce il tuo posizionamento (buy)
  • Preparare una modalità per soddisfare i tuoi obiettivi futuri e garantire il loro mantenimento nel tempo (buy)
  • Provvedere una modalità che espanda la produttività del tuo tempo a disposizione (buy)
  • Costruire un elenco di aziende target che soddisfano il tuo posizionamento (make e buy)
  • Analizzare a “freddo” la realtà visibile di ciascuna azienda (make)
  • Conoscere dati “liquidi” e non visibili delle aziende target (buy)
  • Informarsi delle problematiche presenti e delle condizioni per la continuità della vita delle aziende target (buy)
  • Preparare il curriculum vitae e la lettera di presentazione adeguata ad ogni singola azienda (buy)
  • Riflettere e valutare su tutte le selezioni a cui hai partecipato e sui risultati (make)
  • Usare il “risk based thinking” per valutare le tue performance selettive, presenti e future (buy)
  • Correggere gli errori di tratto delle tue capacità espressive nei colloqui selettivi (buy)
  • Allenarsi, allenarsi, allenarsi e misurare i miglioramenti della incisività della tua presentazione e delle tue risposte (buy)
  • Resettare e reimpostare la propria presenza sui social (buy)
  • Identificare il network organizzandolo in funzione del posizionamento individuato (make)

 

Questo percorso moltiplica le opportunità e aumenta di molto le possibilità di successo.

Affrontarlo da soli (make) e scoprire la via per comprendere e piegare al nostro obiettivo tutti i cambiamenti già in atto e futuri è possibile, ma molto dispendioso in termini di energie necessarie e rischi di errori. Possono essere molti gli ostacoli, che ci portano a desistere.

Essere aiutati (buy) riduce enormemente gli ostacoli, non elimina l’impegno personale, ma lo potenzia in maniera virale e da sicurezza.

Avanti a Gran Carriera!

 

 

7 mosse per ricostruire la tua carriera

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La carriera è sempre più centrale nella vita delle persone.  La sua importanza non è più un fatto interno, che riguarda la propria sfera personale, ma si espande all’intero agire nel mercato del lavoro.

Il valore di ciascuno è connesso al suo posizionamento. Il posizionamento è anche l’altra faccia della carriera in quel momento dato.

Ricostruire la carriera, come la intendo e come è efficace, è insieme un percorso “tecnico” e un obiettivo strategico per un’identità professionale che segua e cerchi di anticipare la realtà che viviamo, che garantisca sicurezza e appagamento e che concorra alla realizzazione dello stile di vita cercato.

Ogni azione che indico è più una sezione, fatta di attività da farsi con metodo, impegno e, se si è da soli, con un pizzico di creatività.

RACCOGLIERE LE ESPERIENZE, CONOSCENZE, COMPETENZE

  • Scegli quelle che ritieni più interessanti, indipendentemente dal tempo. Interessanti, perché te le ritrovi in vari momenti della tua vita lavorativa e sociale e sono per te consolidate
  • Ordinale secondo logica del bilancio delle competenze
  • Usa lo strumento delle realizzazioni

TRASFORMARE LA STORIA LAVORATIVA IN VALORE FUTURO

  • Preparati in quelle parti di te che possono far parte di quanto porti nel futuro
  • Lega le tue storie, come potresti raccontare esperienze/realizzazioni, competenze e conoscenze, a situazioni future che vorresti ritrovare
  • Aiutati leggendo sia previsioni degli esperti negli ambiti che possono riguardarti, sia ripensando la tua realtà di oggi

RIFLETTERE SU CONDIZIONAMENTI E PROPRI COMPROMESSI

La vita lavorativa deve tener conto di tutti gli altri nostri aspetti, degli equilibri, compromessi e le relazioni che viviamo. Cambiarli è possibile, ma ricostruire la carriera deve appoggiarsi ad un life balance positivo

DEFINIRE IL POSIZIONAMENTO

  • Il valore futuro ti dà il moltiplicatore da apportare alla tua attuale situazione
  • Condizionamenti e compromessi non incidono sul posizionamento, rendono solo più complessa la ripartenza
  • Il mercato non riconosce parametri diversi da quelli lavorativi, quindi  retrocedere dal proprio valore  per ragioni extra lavorative complica  e preclude il successo del percorso

PREPARARE L’OFFERTA AL MERCATO

  • Rivedi il curriculum vitae e lettera di presentazione per ottenere il miglior risultato in linea con usi e costumi odierni
  • Raccogli il tuo network, riorganizzalo in funzione del posizionamento voluto
  • Usa i social e, se come spesso accade sei insufficiente, alza sia l’intensità che il livello della tua presenza

SELEZIONARE  LE  AZIENDE A CUI FARE L’OFFERTA

  • Scegli i criteri di selezione in base a posizionamento, valore futuro, condizionamenti e compromessi
  • Parti da un numero più grande (non meno di 50) e riduci (non più di 20) il numero delle tue aziende target
  • Preparati alla caccia di ciascuna azienda  per acquisire con un criterio a tutto campo più informazioni possibili. Sii creativo e non preoccuparti di usare tutte le astuzie del cacciatore

RIPARTIRE CON LA NUOVA OCCUPAZIONE

  • Contratta gli elementi di misura del tuo valore e quelli di supporto, per evitare incidenti di percorso; il tuo agire futuro deve essere discusso previsto e condiviso dall’azienda
  • Continua la tua attività sui social e trova il modo d’intensificarla.
  • Il tuo agire deve passare da monodirezionale, per l’azienda, a bidirezionale, per l’azienda e per te stesso

 

Per questo percorso servono 2 mesi più il ripartire con una nuova occupazione. Se la tua guida governa questo sistema e se lo segui con impegno il tempo può essere molto vicino ai 2mesi. La fortuna (il famoso “management by providence”) conta, ma non è governabile.

Buon lavoro e…..A Gran Carriera!