Cerchi lavoro? Nel colloquio ti giochi tutto!

 

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Quando cerchi lavoro, perché ti devi ricollocare o perché vuoi cambiarlo, il colloquio di selezione è il teatro dove tutti i nodi vengono al pettine.

C’è certamente moltissimo lavoro prima, non siamo al “vedi Napoli e poi muori”, ma a quello che possiamo definire il “punto di non ritorno in negativo”, cioè se hai “toppato” al colloquio, non la recupera nemmeno il padreterno!

Tutte le volte che ho ceduto alla richiesta della persona di “perorare la causa”, facendo un recall, un poco pushing dopo un colloquio, è stato un fallimento per me e per la persona stessa, ma almeno ho scoperto quel qualcosa che non ha funzionato. Quindi la tua performance nel colloquio di selezione deve essere perfetta.

Riprendiamo la metafora del teatro, che può farci da guida per vivere al meglio questa situazione.

Nel teatro c’è un luogo fisico in cui avviene la rappresentazione, ci sono elementi che se non sei abituato possono infastidirti e far emergere le tue paure, far salire il tuo livello di ansia, farti sbagliare le battute.

Se ti alleni e, ancor meglio, hai un buon consulente di carriera, il primo gruppo di problemi te li puoi gestire.

Poi ci sono i diversi soggetti. Alcuni stanno in teatro, attori e tecnici di sala, regista, il pubblico. Ciascuno interpreta la sua parte, definita chiaramente per taluni, legata al momento per altri.

Ma c’è anche chi non è in sala o può non esserci, autore, sceneggiatore, scenografo, produttore. E poi, come in teatro, c’è l’imprevedibile: qualcuno dimentica la battuta, un guasto ai microfoni, una giornata in cui va tutto storto.

Qui comincia il difficile: tu sei, oltre che l’attore, il co-autore, co-sceneggiatore, produttore e per la tua parte regista. Ma a differenza del teatro o del cinema il tuo unico margine è concordare il giorno e l’ora dell’incontro/rappresentazione.

Non c’è nessun Shakespeare che ti ha lasciato il suo testo su cui costruire la tua interpretazione, né nessuno che ti svela in anticipo le sue battute.  Il consulente non basta più, hai bisogno dell’esperto.

Per aiutarti devi sapere quelle che sono le regole generali e le differenze tra i diversi individui, nei loro ruoli, co-protagonisti con te del colloquio di selezione.

Head Hunter e Selezionatore: Il “wanted” che devono rispettare è chiaro e contiene anche la sua “taglia”, una tariffa o più indirettamente uno stipendio, a seconda che sia un esterno o interno all’azienda. Da lì lui non si muove, può solo interpretare il suo compito meglio o peggio in base alla sua esperienza e alla sua intelligenza. Non rischia e in fondo non decide, può influenzare, a volte molto, la decisione che un altro prenderà. E’ comunque entrato nella tematica dell’assunzione a processo già avviato. Del valore al futuro apprezza più la forma, come lo rappresenti, più il racconto, che il risultato del contenuto.

HR Manager: Ha il futuro nelle sue responsabilità ma, entro certi limiti, è più interessato al comportamento, che al valore al futuro. Nella grande organizzazione ha una parte fondamentale nella decisione, ma cerca sempre di condividerla. Presidia sicuramente il prezzo. Nella PMI ci sono tre tipologie di HRM:

  • Giovani, con scarsa anzianità aziendale, spesso un’esperienza in società dell’area HR, poco strategici, molto tecnici, più capaci a fermarti che a spingerti. Non decidono.
  • Forte anzianità aziendale, nati con l’impresa, a volte atterrati in quel ruolo da altri. Possono spingerti, conoscono alla radice il problema per cui potrebbero interessarsi a te, ma anche loro non decidono, però sono molto utili per capire.
  • Professionisti più anziani, di provenienza grandi gruppi, esperti nella selezione, la storia li ha resi diffidenti, potrebbero influenzare molto, ma sono restii a farlo.

Ricorda: nella PMI, a differenza della grande multinazionale, non deve scoraggiarti il prezzo, non sono queste figure che hanno l’ultima parola, il valore, con l’interlocutore giusto, può pesare molto.

Executive del ruolo: Sarebbe il tuo futuro capo funzionale e lo incontri in una seconda fase. A parte il tuo valore professionale, cerca rassicurazione sulla tua capacità di collaborare e di “stare al tuo posto”. Può bloccare la tua assunzione, non può deciderla.

Imprenditore: La più importante figura nella realtà italiana. Ha 2 punti di fortissimo aggancio: è molto interessato al suono degli Euro che possono entrare nelle sue tasche e vorrebbe dormire tranquillo qualche notte in più. Di queste caratteristiche dobbiamo tenerne conto nel colloquio. Ci sono anche utili per scegliere. Diffidare dell’imprenditore a cui mancano questi punti è una regola sana, ci evita un futuro di “fulmini a ciel sereno”. E’ lui il vero decisore. Su di lui dobbiamo puntare.

 

Per ultimo, puoi trovarti in un teatro le cui regole cambiano nel corso del colloquio oppure un tuo errore ti ha messo in imbarazzo e devi uscirne, se vuoi salvarne l’esito. Devi allestire immediatamente un nuovo teatro e l’esperto, ovvio, in quel momento non c’è. E’ qui che hai bisogno di un sistema.

Per essere sicuro di fare un colloquio vincente, dentro un percorso di successo hai bisogno di un SISTEMA, di un ESPERTO, di un CONSULENTE di CARRIERA.

Trovare tutto questo non è facile, ma ne vale la pena. Le tue probabilità di riuscita aumentano. Cercare e scegliere ti porta via tempo e denaro, ma ne vale la pena.

Avanti a Gran Carriera!

 

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Pesci e carriere

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Il mondo da cui arriviamo poteva essere così descritto: “il pesce grosso mangia il pesce piccolo”. Per decenni abbiamo assistito ad acquisizioni, al protagonismo delle grandi aziende, che sono diventate corporation e poi multinazionali. Hanno anticipato la globalizzazione, ma non hanno previsto il cambiamento del paradigma. Oggi è chiaro che “il pesce veloce mangia il pesce lento”.

La grande dimensione serve, ma non garantisce più nulla. La sicurezza, la continuità, la buona retribuzione, la carriera, tutto è incerto. Anche quando sono definiti da accordi, contratti consuetudini questi possono essere messi in discussione in poco tempo.

E’ un’ironia amara, il “tempo indeterminato” è sempre più indefinito. Se riflettiamo, produce più guasti di quanti ne eviti. Anestetizza, ti fa passare la giornata, ma ti espropria il futuro.

Se nel tuo futuro  c’è il lavoro come dimensione importante della vita il danno maggiore ti riguarda.

Ricostruire la tua carriera, ripartire richiede tra l’altro una scelta di organizzazioni a cui fare la propria offerta. Pesce lento o pesce veloce? È uno dei criteri di scelta.

Se il tuo valore è adatto alla soluzione di problematicità interne e hai un posizionamento, che contiene stanzialità, indifferenza all’ansia e trasmissione di sicurezza, anche il pesce lento è il tuo target. Devi essere sicuro della tua carriera e meglio se hai qualcuno che se ne occupa per te.

Il pesce veloce è invece per un valore al futuro, il posizionamento è  tutto concentrato sull’espansione. Valore e posizionamento devono rispondere a forte dinamicità, curiosità del nuovo e esaltazione nella competizione. La carriera può essere interna, è possibile che tu abbia più problemi logistici che di network.

Azienda grande o PMI, lenta o veloce  per la Continuità di Carriera con il sistema CC Global sono indifferenti, quello che conta è il proprio valore al futuro e il posizionamento scelto. Prendere una strada o un’altra è una liberalità che chi sceglie questo sistema si può permettere. Caratteristiche e vincoli esterni del periodo non sono più un condizionamento, ma si può decidere o meno se trasformarle in opportunità . Tutto questo non è una magia, ma il risultato di un duro e costoso lavoro passato per costruire il sistema e di un impegno intenso anche se breve di oggi per raggiungere velocemente il primo di tanti altri risultati.

Buona Pasqua di cuore e…A Gran Carriera!

 

PS: ho sentito parlare di Pesce Lento e Pesce Veloce diversi anni fa da Bob, un rockettaro canadese genio del marketing, allora in Iveco. A lui un grazie e un forte abbraccio.

La tua carriera è la tua fortuna. Se la cerchi!

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Nel mondo che abbiamo vissuto fino ad oggi nessuno ha mai sentito il bisogno di avere un SISTEMA per vendersi al meglio sul mercato del lavoro.
C’erano le offerte e si è sempre pensato che il vero problema fosse conoscerle. In Italia molte centinaia di milioni sono stati spesi inutilmente per far incrociare domanda e offerta. Alcuni si sono arricchiti, ma non la domanda e nemmeno l’offerta.
Eppure si continua a pensare che basta essere disponibile, avere un CV dignitoso, inviarlo al maggior numero di aziende (l’offerta) e aspettare.
Oppure, la moda del momento, sei su Linkedin ed il colloquio e il recruiting sono assicurati!
Si comincia convinti che qualcuno abbia bisogno di noi, poi dopo nessun risultato e pochi educati “..la terremo in considerazione” scattano le prime ansie, si inizia a credere di non contare nulla, a sentirsi disperatamente soli e senza speranze.
Però diversi hanno capito che il problema è un altro:  chi domanda non ha un sistema per vendersi.

Ancora una questione essenziale da dirimere: cosa vendere, un valore o un prezzo? Se vendi prezzo, accetti di essere merce, di essere messo in concorrenza con tutti i prezzi più bassi, che oggi nel mercato del lavoro abbondano!
Se offri valore, la prospettiva cambia radicalmente. Non ci può essere concorrenza, solo più valore. Ma questa è una situazione accettabile, al massimo dovrai riflettere sul tuo posizionamento.
Ultimo, una scelta tua, che solo apparentemente rimane al tuo interno, cerchi un nuovo posto di lavoro o una tua continuità di carriera? Il senso comune ci dice tutti e due.
No, sono incompatibili: il posto di lavoro ti risucchia verso il recruiting, la spirale infernale per te del prezzo, con la carriera ti disponi sul valore.
Tutto questo è la parte fondante del SISTEMA, che ti guida a risolvere il tuo problema più urgente e a ripartire nella tua carriera.

Cerca chi ti possa aiutare a rendere questo percorso il più breve possibile ed avrai bisogno di molto impegno e di un poco di “management by providence”.
Good luck!

Sarò contro la decadenza del mondo del lavoro!

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Avendo superato la settantina mi posso permettere forse di dire qualcosa di scomodo, con meno ritrosie di quando di anni ne avevo quarantacinque e fondai Career Counseling, società di outplacement e ricollocazione professionale.
Ora i tempi son ben diversi e poco è rimasto di quel modo di pensare al lavoro, ma già allora, e per tutti questi anni, pensavo a qualcosa di diverso, qualcosa che potesse unire lavoro e persona. L’outplacement non era esattamente quello che avevo in mente; in fondo si trattava di un esser fuori posto, un essere allontanati, esclusi da una produzione e da un ruolo per rientrare da un’altra parte nello stesso ruolo. Passare da un mondo all’altro, da un’azienda ad un’altra senza battere ciglio: questo era più o meno quello che si è venduto per molto tempo.
Ora mi chiedo: quando sono diventato anche io decadente senza accorgermene?
Mi spiego meglio.
Per me decadente è un mondo di cui non ci interessa più la funzione, le regole interne, la struttura. Così una volta la gente comune conosceva l’effetto terapeutico di molte erbe e ortaggi, poi, la decadenza del mondo agrario ha fatto sì che tutti si siano disinteressati. Nessuno di noi conosce l’effetto, il terreno di coltura di ciò che normalmente introduciamo come cibo quotidiano. Ecco cos’è decadente. Un modo sciatto di avere a che fare con le cose del mondo, specialmente quando stiamo parlando del nostro mondo.
Oggi respiro nel mondo del lavoro un’aria decadente. Non so se è la paura che il lavoro manchi, che non ci sia più per tutti ad aver creato questo effetto. Non voglio azzardare analisi che non sarei in grado di condurre. E’ ciò che vedo e respiro tutti giorni, che mi allarma.
Qualsiasi lavoro.
Questa frase, declinata in mille forme, l’ho sentita pronunciare anche nel silenzio dei miei clienti. Qualsiasi lavoro significa che io non posso scegliere, che ho perso l’umanità, la direzione verso qualcosa in cui credere. E’ decadenza. E’ disinteressarsi a ciò che sicuramente in passato ci aveva interessato. La carriera di studi, la scelta, il conoscere un certo mondo e sentirsi parte. E ora pronunciamo quella frase senza vergogna: “ma, sì, mi va bene qualsiasi soluzione!”.
Qualsiasi lavoro, a pensarci bene, è un’aberrazione, è mancanza di fedeltà a se stessi ed alla vita che si sta conducendo, ai valori in cui abbiamo voluto credere e a ciò che vogliamo ancora dare.


 

Ho deciso di chiudere Career Counseling per tanti motivi che non sto qui a spiegare.
Ho deciso di aprire un’altra società a 71 anni, CC Global, per un motivo sopra gli altri: per non cedere alla decadenza.
Ho ancora questo sogno: condurre le persone verso qualcosa che sentano proprio, estendere la loro carriera con direzione e chiudere con un senso. Non voglio essere io a convincere le persone ad accettare qualsiasi compromesso. So bene che un’azienda non vale l’altra, che ci sono dei valori e un sentire profondo in ciascuno di noi e che accontentarsi toglierà alcune ansie, ma ne fa venire molte altre.
Credo che un giovane non dovrebbe permettere di frammentare la propria carriera professionale continuamente in nome di forme contrattuali senza capo né coda, e che un uomo di mezza età non dovrebbe acconsentire a cambiamenti casuali per decisione altrui. Così come credo, che chi ha un buon posto sicuro, debba dormire preoccupato se il “buono e il sicuro” è definito fuori da se stesso.

 
Solo il 12% delle persone che si rivolgono a noi potrebbe oggettivamente rientrare nella categoria dei senza lavoro, ma tutti hanno l’obiettivo della Continuità di Carriera e considerano insieme a noi questa parte la più urgente, non la più importante.

 
Questo è il vero “posto fisso” di oggi e degli anni a venire. E osservando con attenzione ed esperienza le imprese, che hanno successo, ho trovato questo nesso per un percorso parallelo, ma indipendente di persona ed azienda che sarà l’asse su cui si ricostruisce il nuovo mondo del lavoro. Ma questa è un’altra storia che affronteremo la prossima volta.
Auguri a tutti voi a CC Global e a me stesso!